Dicembre 2015

in una galassia lontana lontana….

“Domenica c’è Star Wars, magari dopo…”, ha risposto ironicamente su twitter un ragazzo alla chiamata del Califfo  (quello vero, quello dell’Isis) alle armi. E ha ragione (il ragazzo), dico io. E’ un ritorno imperdibile, quello di Star Wars e adesso che sicuramente tutti i fan storici hanno visto il settimo episodio, se ne può parlare. Non mancano i delusi, ma io non sono fra quelli. Anzi. Grande l’emozione nel vedere la scritta che scorre verso l’alto, per raccontarci quel che è accaduto tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, così come è grande il tuffo al cuore all’apparire di Han Solo, nonostante si sapesse bene del suo ritorno. L’avrei tanto voluto abbracciare, lui (e pure Chewbecca) e con profondo, grandissimo dolore gli ho detto addio.

Nel 1977 avevo 14 anni, e questo settimo episodio è pensato per chi, come me, è stato affiancato nella sua giovinezza dai Jedi di Guerre Stellari, e ha sempre sognato di poter volare col Millennium Falcon, e di entrare in quel Bar strepitoso – il Bar di Guerre Stellari, mi ha fatto letteralmente impazzire, la prima volta al cinema - che JJ Abrams ha gentilmente replicato nell’Abbeveratoio in questo suo film, regalandolo a tutti quelli della mia età. Gliene sarò per sempre grata.

Non è solo una colossale, riuscita operazione commerciale: è volutamente la rivisitazione del primissimo, storico episodio – Guerre Stellari, appunto - per rassicurare tutti noi che siamo cresciuti accompagnati dalla sua colonna sonora, perché qualsiasi novità difficilmente sarebbe stata all’altezza del genio di Lucas, e ci sarebbe apparsa piuttosto come un triste e crudele tradimento. Non si può reinventare l’Odissea o, peggio ancora, aggiornarla: puoi solo raccontarla di nuovo.

La trama ormai la sanno tutti, inutile starla a ridire qua. E’ pieno zeppo di citazioni degli episodi precedenti, e per questo offre una seconda, ricchissima lettura a tutti gli specialisti del ramo (per esempio i miei due figli maschi che lo hanno già visto quattro volte a testa, anche in lingua originale, e uno di loro è andato alla prima all’Imax a Milano vestito da Jedi e con la spada laser, quella luminosa e sonora): per esempio quando Han Solo chiama “Ben”, sul ponte – grande momento, l’ha definito giustamente uno dei miei figli – o quando Rey sente le voci, mentre si avvicina alla spada nascosta, e sono quelle dei Jedi. Maestoso e struggente il finale con la spada offerta al Luke ritrovato: una promessa per il seguito.

Se non l’avete ancora fatto, andatelo a vedere. Vale la pena. Il Male c’è, ed è potente, ma non praevalebunt, perché c’è il Bene a combatterlo. Come accade da sempre, e non solo in quella galassia lontana lontana… 

i giudici vogliono arrivare sempre primi

Eugenia Roccella commenta l'ultimo - in ordine di tempo - intervento dei giudici, in tema "adozione coppie gay":

L’avevamo detto: sul tema dell’adozione per le coppie gay, sulla cosiddetta stepchild adoption, con annessa legittimazione dell’utero in affitto, arriveranno i giudici. Siamo stati però troppo ottimisti. Ci aspettavamo che perlomeno si attendesse il voto sul ddl Cirinnà, invece no, la magistratura ha fretta, vuole “fare tana” e arrivare all’obiettivo per prima.

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Le Pen, vescovo e costituzione

Uno. Non è inaspettata la vittoria della destra delle Le Pen in Francia: ampiamente annunciata fin da prima degli attentati del Bataclan, ovviamente confermata dalla virulenza degli attacchi dei terroristi islamici in Francia e non solo. Nell’attesa di leggere domani i commenti, osserviamo per ora che il marriage pour tous non ha portato voti, e chissà che non ne abbia invece tolti. Il vuoto della laicitè e del politicamente corretto non resiste di fronte a proposte fortemente identitarie: può piacere o no, ma il succo è questo.

Due. Il nuovo vescovo di Palermo si è insediato leggendo dal palco la Costituzione. Ne scrivo e commento su l’Occidentale.

segnalazioni

Segnalazione n.1: le femministe di "Se non ora quando" firmano un appello contro l'utero in affitto. Eugenia Roccella commenta su l'Occidentale, invitandole a andare fino in fondo e combattere, coerentemente, anche la Cirinnà che, di fatto, lo vuole sdoganare.

Segnalazione n.2: si è tenuto a Washington un summit internazionale importantissimo su una nuova tecnica di manipolazione genetcia, il gene editing. Qua lo presento e ne spiego il senso, un mio editoriale su Avvenire. Qua invece il documento finale del summit.

 

Mons. Negri

Mons. Galantino ha messo la parola fine al “caso” di Mons. Negri, il vescovo di Ferrara. In una sua intervista rilasciata a Zenit, Galantino ha affermato di "considerare il caso chiuso, in quanto mons. Luigi Negri ha assicurato di non aver detto quelle frasi: io non posso che credergli".

Come noto, ne “Il Fatto Quotidiano” erano state riportate frasi attribuite a Mons. Negri, ascoltate casualmente in treno e riferite poi ai cronisti del noto quotidiano, che l’autore del pezzo interpretava come un augurio di morte a Papa Francesco  da parte dello stesso Negri, il quale in due comunicati ha fatto sapere che ha già chiesto di incontrare il Papa, e ha precisato, ovviamente, di non aver mai detto quel che gli è stato messo in bocca dal Fatto.

Resta una profonda amarezza per la pessima nota di Comunione e Liberazione, che si è affrettata a prendere le distanze – persino umane - da Mons. Negri, in un testo inviato al Fatto Quotidiano, che abbiamo potuto leggere solo sui lanci di giornali, i quali non si sono certo fatti scappare l’occasione di scrivere che CL aveva scaricato il suo vescovo.

Nel merito di tutta la faccenda, vi propongo la riflessione fuori dal coro (un coro di silenzi) di Andrea Zambrano che linko qua.

Con una mia aggiunta personale: chiunque conosca Mons. Negri sa benissimo che ha già dato e continuerà a dare tutta la sua vita a Cristo, alla sua Chiesa e a CL, in totale e sincera obbedienza.