Ottobre 2015

prove tecniche di dittatura

Oggi diversi militanti LGBT hanno dato l’ennesima prova – casomai ce ne fosse ancora bisogno – della loro intolleranza, e del regime dispotico che stanno cercando di instaurare, tentando di cancellare qualsiasi voce diversa dalla loro. In nome della non discriminazione, ovviamente.

Secondo gli avvocati della Rete Lanford, una delle lobbies LGBT “Viene qualche dubbio sulla serenità di giudizio da parte del giudice Carlo Deodato", ovvero del magistrato del Consiglio di Stato che ha redatto la sentenza (decisa insieme ad altri quattro giudici) che ha bocciato le trascrizioni da parte di alcuni sindaci delle nozze gay contratte all'estero.

E perché non sarebbe sereno, quel giudice? “Per i numerosi ri-tweet dei messaggi lanciati da gruppi come quello delle 'Sentinelle', fra cui uno in cui si affermava che la nuova Resistenza si chiama difesa della famiglia”, lo afferma un socio fondatore della Rete Lanford, la cui Presidente, Sangalli, afferma inoltre: “Mi limito ad osservare che il giudice avrebbe dovuto astenersi e che bisognava evitare di assegnare proprio a lui questa sentenza”.

Insomma: non sei d’accordo con i matrimoni gay? Non puoi fare il giudice! Sei di parte! Quelle sentenze hanno il diritto di scriverle solo quelli “non di parte”, cioè chi è a favore del matrimonio gay.

C’è anche l’aggravante: quel giudice è cattolico, e l’ha pure scritto! In un profilo pubblico! Orrore, orrore! E’ un “fan delle sentinelle”, dice Lo Giudice, quel senatore del Pd di cui stiamo ancora aspettando che ci dica quanto ha pagato l’utero in affitto per la madre dei bambini che vivono con lui, e che ci faccia leggere il contratto che ha stipulato nell’occasione.

Domani vedremo cosa uscirà sui giornali. Per ora notiamo che nessun parlamentare di sinistra ha preso le difese del giudice. Sono tutti coraggiosamente in silenzio, acquattati.

Una prima conclusione: la libertà va conquistata ogni giorno, non la dobbiamo e non la possiamo più dare per scontata. Dobbiamo rivendicarla, volerla fortemente, difenderla quotidianamente centimetro per centimetro, e dobbiamo farlo adesso che c’è ancora spazio, non molto, ma ancora c’è.

Prima che il parlamento più laicista della storia italiana – finora - approvi leggi liberticide per imbavagliarci.

Prima che prevalga definitivamente quel clima intimidatorio che vorrebbe noi cattolici sussurrare i nostri convincimenti alle orecchie dei nostri amici, nei sottoscale delle sagrestie.

Soprattutto noi, che con tutti i problemi che ci sono siamo fissati con la rivoluzione antropologica. Così come erano fissati con il nazismo quelli della Rosa Bianca. 

sei genitori, adozione gay, che succede in NCD

Due storie dal Mondo Nuovo:

1. Le "famiglie" si allargano, fino a sei  genitori coinvolti in una nuova combinazione, che comprende, ovviamente, l'utero in affitto: tre padri legali, e pure biologici, tre donatrici di ovociti di cui due madri surrogate. Ne ho scritto giovedì scorso su Avvenire.

2. Doppio intervento a gamba tesa in Italia, dal Tribunale di Roma, dove è stata concessa una adozione a una coppia gay del tipo "stepchild adoption" - nell'attesa del pronunciamento della Corte di Appello su un'altra stepchild adoption. Mia spiegazione dei fatti e commento su l'Occidentale. 

3. Che succede in NCD? Ci interessa capire quel che succede in questo partito perchè in questi anni alcuni dei suoi politici più importanti sono gli stessi - a volte gli unici - che hanno fatto davvero le battaglie a difesa della famiglia e della vita. E' evidente che c'è una crisi all'interno, con alcuni esponenti che dicono di andare a sinistra e altri a destra. Ricordo che Giovanardi e Roccella, dopo che il Pd ha voluto a tutti i costi calendarizzare il Cirinnà in Aula, saltando di netto il dibattito in commissione, hanno dichiarato che si sentono liberi di non votare più la fiducia a questo governo. Leggiamo allora cosa ci dice Gaetano Quagliariello, che era il coordinartore del partito e che da questa carica si è dimesso da poco, in una sua lunga intervista su l'Occidentale.  

si al voto palese, no all'affido rafforzato

Bene Alfano quando ribadisce l'impegno del suo partito a fare dell'utero in affitto un reato universale (v. sua intervista oggi sul Corriere).

Ma non sono d'accordo sulla proposta di voto segreto sulla Cirinnà: qua serve invece il voto palese, io voglio sapere cosa vota ogni singolo parlamentare sul testo di legge sulle unioni civili, articolo per articolo, perché su questo mi baserò per decidere chi votare alle prossime elezioni.

E non sono neanche d'accordo con la proposta dei catto-dem sul cosiddetto "affido rafforzato": innanzitutto è un 'adozione con un altro nome, l'utero in affitto rimane tutto intero, e, essendo stata madre affidataria per dieci anni, so bene che durante l'affido noi genitori affidatari abbiamo come obiettivo quello di far tornare il bambino nella famiglia di origine, il prima possibile, se le condizioni lo permettono, ovviamente. Mentre l'emendamento che hanno proposto i cattolici del pd prevede che: “i minori possono essere affidati al partner di un’unione civile tra persone dello stesso sesso quando sono figli anche adottivi dell'altro partner e l'altro genitore è ignoto, deceduto ovvero decaduto dalla responsabilità genitoriale”. Cioè già si sa che non potranno tornare nelle famiglie di origine. E allora che affido è?

Tutto questo lo spiega bene anche un pezzo su l'Occidentale, oggi.

cosa succede a NCD - uno

Cosa sta succedendo a NCD?

Gaetano Quagliariello si è dimesso da coordinatore, chiede di aprire una discussione interna al partito e Alfano risponde di non voler trattenere nessuno…in altre parole un invito implicito ad andarsene. Nelle stesse ore Eugenia Roccella e Carlo Giovanardi hanno annunciato di sentirsi liberi di non votare più la fiducia al governo.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'arroganza di Renzi sulle unioni civili, la madre di tutte le battaglie, come abbiamo scritto tante volte: ha voluto per forza piantare la sua bandiera, incardinando il testo al Senato il 14 ottobre.

Che significa? Innanzitutto che, dopo l'incardinamento , il testo di legge può essere discusso in aula sempre, appena lo si decide, e Renzi ha già annunciato che lo sarà alla ripresa dei lavori a Gennaio, dopo la legge di Stabilità. Per fare questo incardinamento Renzi ha interrotto, chiudendola definitivamente, la discussione in Commissione Giustizia, dove l'NCD aveva prima presentato centinaia di emendamenti, ma di recente ne aveva ritirati la gran parte (quelli pretestuosi che consentivano di allungare i tempi con l'ostruzionismo) lasciando solo quelli che affrontavano veramente i punti sostanziali della legge. In questo modo si sarebbe entrati nel merito della riflessione e del confronto sulla stepchild adoption, sulla genitorialità di coppie dello stesso sesso, sulla reversibilità della pensione e via dicendo, per non lasciare alibi alla sinistra ed entrare nel merito dei punti cruciali delle cosiddette “unioni civili”. Un gesto, da parte dell'NCD, anche di dialogo verso il PD alleato di governo.

Ma il Pd se ne è letteralmente infischiato dei suoi alleati: per andare in aula e saltare a piè pari la commissione, il regolamento chiede che si adotti un testo diverso da quello discusso in commissione, e che la legge vada in aula senza relatore. E che ha fatto il Pd? Ha copiato il testo Cirinnà, cambiando solo alcuni particolari - tanto per dire che formalmente il testo era diverso da quello in commissione - ed ha mandato in aula la legge, nonostante la contrarietà di NCD, snobbando gli alleati e pronto ad allearsi momentaneamente con M5S e SEL, solo per le unioni civili.

Un'ultima sottolineatura: teoricamente il Cirinnà è una proposta parlamentare, e non del governo (i famosi Di.Co., tanto per capirci, quelli del Family Day del 2007, erano di iniziativa governativa, cioè ci aveva messo la firma, e quindi la faccia, l'allora Ministro Rosi Bindi). Quindi il governo sul Cirinnà non dovrebbe metterci bocca. Invece Renzi e i suoi si muovono come fosse una proposta governativa (con il ministro Boschi che va al Gay Village a garantire le tempistiche), ma quando gli si chiede conto delle sue ostinazioni, come ha fatto NCD, risponde che non è un'iniziativa del governo ma parlamentare.

Insomma: un gran pasticcio, e soprattutto tanta arroganza che ha esasperato alcuni parlamentari NCD, i quali ne stanno traendo le conseguenze.

Cerchiamo di andare ancora più a fondo, perché non si tratta “solo” delle sorti dell’NCD, ma di un’intera area politica che rischia di scomparire, ed è quella a cui, finora, chi è allarmato dalla rivoluzione antropologica ha fatto riferimento. Iniziamo una riflessione con l'articolo con cui Eugenia Roccella spiega le ragioni della sua decisione, e, più in generale, il suo giudizio su NCD. Da l'Occidentale, il giornale on-line che esprime proprio il pensiero di questa area politica.

il gender, il doppio libretto e CL

E’ importante fare chiarezza su alcuni punti della questione del “doppio libretto”, posta dal “Tracce”, rivista ufficiale di Comunione e Liberazione.

Nel numero del mese di settembre si può leggere un articolo titolato “Cervinia. Questione di engagment” che racconta alcuni momenti importanti dell’Equipe del Clu, una tre giorni estiva di raduno di 500 responsabili degli universitari di CL, insieme a Julian Carron.

A un certo punto si legge:

La natura della testimonianza è stata uno dei punti cruciali della prima lezione di Carron perché, come diceva Don Giussani “le circostanze attraverso cui Dio ci fa passare sono fattore essenziale della nostra vocazione”.  Dopo una giornata di gita e due canti nella hall dell’albergo, all’assemblea, Giulio interviene proprio su questa frase. Studente di Legge a Firenze, è il responsabile di Lista Aperta della sua università. Quest’estate il Senato accademico ha votato per approvare un “doppio libretto” che faciliti il momento dell’esame agli studenti transessuali, spesso in difficoltà nello spiegare a professori e compagni il loro cambiamento. A Firenze sono due gli studenti che hanno fatto richiesta per il libretto. “All’inizio noi eravamo contrari. Tutto si giocava sul piano ideologico. Ma guardare il loro disagio ci ha fatto cambiare posizione”. Incontrare uno di loro, poi, è ciò che li ha convinti a votare di si, “ma non abbiamo rinunciato a dire, anche agli altri eletti in Senato, che un documento non avrebbe mai risolto il suo bisogno, né saziato il desiderio di diventare se stesso”.

Ieri, su Tempi, Luigi Amicone ha scritto una lettera aperta a Giulio e ai redattori di Tracce, ponendo alcune domande che condivido, e che vi invito a leggere.

Io vorrei però chiarire altri punti, senza i quali si rischia di non capire fino in fondo la posta in gioco.

Nell’articolo di Tracce si parla di studenti transessuali. Ma nelle cronache che hanno raccontato il fatto dell'università di Firenze si dice, più correttamente, di studenti “transgender”. Non è questione di lana caprina. Molto spesso sono usati come sinonimi, ma con “transessuali” solitamente si indicano coloro che, rifiutando il sesso di appartenenza, vogliono appartenere totalmente al sesso opposto e, a seguito di un lungo percorso che comprende sostegno psicologico, trattamenti ormonali e interventi chirurgici, modificano i loro caratteri sessuali principali e secondari, e da maschi diventano femmine o viceversa. E’ un percorso regolato da una legge apposita, la L. 14 aprile 1982, n. 164,Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso.”, che prevede la modifica anagrafica di nome e sesso, quando il percorso di riattribuzione del sesso è stato completato.

Quindi se gli studenti in questione avessero compiuto l'intero percorso previsto dalla legge non ci sarebbe stato bisogno di un doppio libretto, perché la loro nuova identità sessuale sarebbe già stata riconosciuta dai documenti ufficiali. E se ci fossero stati ritardi nella parte burocratica del cambio di documenti, casomai il problema sarebbe stato sollecitare gli uffici competenti.

Quella del doppio libretto, in realtà, è una battaglia “transgender”, e cioè di chi chiede che nome e sesso anagrafici possano essere cambiati indipendentemente dal sesso anatomico e quindi dal proprio corpo, ma a seconda del “genere” autopercepito, quello a cui “si sente” di appartenere, indipendentemente dal fatto che ci sia stato un intervento chirurgico completamente demolitivo e/o ricostruttivo dell’apparato sessuale. Tanto per capirci: Luxuria non è transessuale, ma transgender: nato maschio, “si sente” donna ed è a suo agio nella condizione attuale, anche se il suo corpo non è completamente trasformato in femminile (diremmo, in sintesi, “non si è operato”), infatti all’anagrafe risulta un maschio, Vladimiro Guadagno. Luxuria cioè appare come una donna, ma i suoi caratteri sessuali primari sono rimasti quelli maschili.

Semplificando: Giovanni “si sente” Giovanna, inizia a vestirsi come Giovanna, magari fa anche uso di ormoni per cambiare caratteri sessuali secondari, e forse si opererà o forse no, ma in forza di questo cambiamento che sta accadendo, ma non è ancora compiuto, chiede che cambi l’attribuzione del sesso e il nome nei suoi documenti, a partire, appunto, dal libretto universitario.

La posta in gioco è enorme.

Cambiare l’attribuzione del proprio sesso (e di conseguenza il nome), a prescindere dal fatto di avere modificato il proprio corpo coerentemente e completamente, significa affermare che essere uomini o donne non è un fondamentale tratto identitario di ogni essere umano – tu sei un uomo, io sono una donna - (fino a oggi determinato da fatti precisi: il dato cromosomico, i caratteri sessuali primari e l’apparato riproduttivo, e quindi la possibilità di generare come padre o come madre, e su questo torneremo più precisamente domani), ma qualcosa che si può modificare, pure dal punto di vista anagrafico, anche solo a seconda delle percezioni, dei sentimenti e dei convincimenti personali – sono una donna ma “sento” di essere un uomo, e quindi “sono” un uomo.  

Dall’articolo su Tracce, e anche dalle cronache raccontate su altre testate, è questa la situazione a cui il Senato accademico di Firenze, come quelli di altri atenei, ha detto sì.  In totale sintonia con una sentenza della Cassazione dello scorso luglio, sulla quale avevo scritto un pezzo ironico.

La questione non è tanto la posizione dei ragazzi che, a titolo personale, hanno dato il loro voto favorevole, i quali, studenti universitari e, almeno uno, di Giurisprudenza, sicuramente erano ben consapevoli di quel che votavano, dal punto di vista legale e culturale. E ai quali studenti vorrei solo far notare che, in nome della contrapposizione a posizioni ideologiche, in questo modo si aderisce a una battaglia tutta ideologica che prescinde da uno dei fatti più oggettivi su cui si basa l’umanità.

Ma la loro, dicevamo, è una posizione personale, e vale la lettera di Tempi.

Il vero problema è leggere questo episodio nella rivista ufficiale del movimento di CL, trattato come testimonianza significativa ad un raduno di responsabili nazionali: un giudizio positivo, qualcosa da seguire, insomma.

Le questioni ora sono due: o i fatti sono diversi da come emergono dall’articolo su Tracce – e dalle cronache di altri giornali – e allora andrebbero precisati e spiegati meglio, chiaramente in modo pubblico, per eliminare la confusione che si è creata. Oppure i fatti sono andati proprio così, e  allora CL dovrebbe chiarire se la posizione degli studenti coincide veramente con il giudizio di CL a riguardo.

E, da ultimo, per chi ancora pensa che il gender non esiste, sia chiaro: tutto questo è il cuore della “teoria gender”, e il fatto che il “doppio libretto” sia una richiesta proposta in più atenei, indica che si tratta di una battaglia organizzata.