Agosto 2015

Manuale di sopravvivenza al tempo del gender, Cap.7

"Libertà di educazione - qualche suggerimento per l'uso", è il titolo del settimo capitolo del mio "Manuale di sopravvivenza al tempo del gender", sempre su l'Occidentale. E, a proposito di libertà e di gender, tutta la mia solidarietà a Raffaella Frullone e Benedetta Frigerio, dopo l'incredibile - nel senso letterale del termine, che non si può credere, ma che purtroppo è successo - annullamento del loro incontro di ieri al Meeting di Rimini, sul gender, appunto - la presentazione di un libro di P. Carbone, se non erro. 

a proposito di Don Ciccio

Avvertenza per i lettori: questo è un lungo post su Don Ciccio, destinato soprattutto a chi lo ha conosciuto.

Adesso che l’emozione per la morte di Don Ciccio è meno forte – celebrati i funerali, abbiamo pregato e pianto insieme, spesso a distanza, fisicamente parlando, ma veramente vicini – vorrei fare una premessa e un paio di precisazioni, che per amore di verità devo al mio amico che se ne è andato.

Ho conosciuto Don Ciccio quando seguiva la comunità di CL di Perugia. Abbiamo iniziato a parlarci per via delle mie posizioni su Israele: io ero – come adesso – decisamente a favore, senza se e senza ma, del diritto all’esistenza in pace dello Stato di Israele, unico stato democratico del Medio Oriente, e convinta del fatto che non è un problema di terra ma di odio degli arabi verso gli ebrei, a prescindere. Lui non condivideva questo mio orientamento così pro-Israele, secondo lui per molti aspetti ideologico, ed era più disposto ad ascoltare le ragioni delle popolazioni locali arabe, diciamo pure palestinesi. Ne discutevamo spesso, ci scambiavamo articoli di giornale, ma non mi convinse: diventai vicepresidente della locale associazione Italia-Israele, e con il centro culturale di CL di Perugia organizzai incontri pubblici sul tema, fra cui “Esperienze educative in un kibbutz”.

Don Ciccio, che voleva bene alle persone, ed era un vero padre, oltre che un uomo intelligente, non ignorò i miei interessi, le mie domande e le mie convinzioni, né tantomeno cercò di bloccare le mie iniziative, di cui non condivideva l’impostazione di fondo. L’avrebbe potuto fare benissimo: era pur sempre il centro culturale del movimento a Perugia, di cui lui aveva, alla fin fine, la responsabilità ultima davanti a Don Giussani. Basta pensare a quel che succede adesso in CL  con le iniziative delle Sentinelle in piedi, per esempio, o al pasticcio della giornata del 20 giugno (e non dico altro: a buon intenditor poche parole).

Don Ciccio, per spiegarmi che – secondo lui – sbagliavo e non avevo capito cosa stava succedendo, mi portò con sé in Israele. Era la settimana dopo Pasqua del 2003, non era ancora finita la seconda intifada, i luoghi santi erano deserti. Eravamo solo in cinque persone dall’Italia. E là mi fece conoscere personaggi straordinari, come Sambi, strepitoso nunzio apostolico in Israele e delegato apostolico a Gerusalemme, e organizzò, apposta per farmelo conoscere, una cena con Pizzaballa, che poi divenne il capo della Custodia francescana. Quella sera volle che gli fossi vicino a cena, - a Pizzaballa - per poterci parlare per bene. Siamo andati insieme al Santo Sepolcro e in tanti altri posti, e sempre Don Ciccio mi faceva incontrare persone, e parlare con loro. Fece tutto questo con una particolare attenzione, paterna e personale (ripeto, eravamo solo in cinque). E’ stato il viaggio più bello della mia vita, e da quella volta in poi Don Ciccio è sempre stato e resterà per sempre nel mio cuore (sulla politica israeliana sono tornata più convinta di prima. Ma sui francescani in terra santa, ho cambiato idea). Perché lui era un padre, e perché questo era il metodo di chi guidava CL, e quindi di tutta CL per come l’ho conosciuta io, per tanti anni.

Così come anni dopo, saputo che due persone del centro-Nord avevano cancellato la propria iscrizione alla fraternità di CL, Don Ciccio se ne partì da Catania per ANDARE A CASA LORO a parlarci. C’è andato per davvero, è partito dalla Sicilia e ha suonato il loro campanello di casa. Lui raccontava: ho fatto come faceva Don Giussani. Lui era così. Per questo gli devo quanto segue.

Prima precisazione. Alcuni ricordi scritti dai suoi amici, fra cui quelli riportati sul sito di CL, pur essendo molto belli, parlano di Don Ciccio come punto di riferimento siciliano. Ma Don Ciccio non era semplicemente il punto di riferimento di CL in Sicilia. Lui è stato uno dei pilastri storici, e quindi nazionali e non solo, del movimento di Comunione e Liberazione. Uno di quelli che più a lungo ha condiviso la guida globale di tutta quanta CL, per decenni, perchè lui era a fianco di Don Giussani. Questo non emerge dai ricordi riportati, che lo hanno sistematicamente “confinato” in Sicilia, ridimensionando irrimediabilmente la sua figura, il suo contributo a CL.  E non è emerso neppure al funerale, dove mi dicono non fossero presenti responsabili nazionali significativi del movimento. Eppure ne è stato uno dei massimi responsabili, fino al suo nuovo corso.

E veniamo alla seconda precisazione. Nella sezione che gli hanno dedicato sul sito di CL sono riportati due articoli di suoi amici che lo ricordano, alcune pagine scritte quando era ancora in vita insieme al messaggio – breve - di Carron letto al funerale, uno stralcio del testamento di Don Ciccio e due suoi interventi. Mancano i quattro articoli più importanti che sono stati scritti su di lui, per la sua morte: tre di intellettuali di spicco e il quarto di uno dei protagonisti storici del movimento, attualmente vescovo.

Per la precisione, mancano gli articoli di Giuliano Ferrara, sul Foglio; di Lucetta Scaraffia su l’Osservatore Romano; di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera, e di Sua Eccellenza Mons. Luigi Negri, questo su un quotidiano on-line, La Nuova Bussola Quotidiana.

Tre fra le firme più note e prestigiose del panorama culturale italiano che non hanno certo scritto su Don Ciccio perché incaricati da qualcuno, ma solo per stima personale, che comunque non basta a spiegare i loro articoli: non si scrive sul Corriere e sull’Osservatore per un anziano prete, anche se amico personale – per esempio il proprio amatissimo vecchio parroco - né uno come Ferrara firma un pezzo in prima sul Foglio perché è morto il cappellano del carcere di Catania, anche se l’ha conosciuto bene. E d’altra parte, non credo che per Mons. Negri sia stato il primo funerale di un amico carissimo.

In effetti, chi se lo potrebbe aspettare, a leggere solo il sito di CL, adesso? Don Ciccio, secondo quanto ignari lettori potrebbero capire dal sito, era il capo di CL in Sicilia, anziano sacerdote che aveva conosciuto Don Giussani, ritiratosi entusiasticamente e volontariamente negli ultimi anni dalla vita attiva del movimento, per fare il cappellano del carcere di Catania.

Perché i quattro contributi, tra l’altro tutti molto belli e sinceri, non formali, del tipo di quelli scritti per personaggi di particolare importanza e significato per l’opinione pubblica – sono state scritte cose simili per il pensionamento di Ruini e per la morte di alcuni, solo alcuni cardinali, oltre che per Don Giussani per es. - non sono nel sito di CL?

Chi ha letto i quattro pezzi, e ha conosciuto Don Ciccio, lo sa.

Perché tutti e quattro dicono, a un certo punto e in forme diverse, ma chiare, che negli ultimi anni Don Ciccio non si è ritirato volontariamente dalla vita attiva del movimento, non si è “liberato” dagli impegni, come incredibilmente qualcuno altro ha pure scritto, ma è stato marginalizzato dall’attuale dirigenza del movimento. Messo da parte dalla dirigenza di CL, quella che ne ha impresso il nuovo corso e che ne ha trasformato l’anima: messo da parte perché Don Ciccio non condivideva questa mutazione genetica. All’improvviso è sparito, sparite le responsabilità dentro CL, ritirato nella sua Catania (AAA: ASTENERSI PERDITEMPO evitate di scrivermi che lo ha chiesto lui per “liberarsi” o che ha deciso lui di “rinunciare”: so benissimo che non è vero, inutile starsela a raccontare, please. Il re è nudo.).

Don Ciccio, è noto, non ne voleva parlare pubblicamente. Ma lo sapevano tutti, anche proprio per la sua improvvisa e totale autocensura sul rapporto con CL, che era diventato per lui un evidente e profondo dolore. Quindi, ovviamente, se ne sono accorti anche i suoi amici intellettuali, che di CL non sono, ma che lo hanno scritto a chiare lettere.

Per la precisione, riporto di seguito i passi chiarificatori dei quattro, bellissimi articoli scritti per lui (i corsivi sono miei):

Ernesto Galli della Loggia: “Collaboratore tra i più intimi di Don Giussani, dopo la morte di questi il nuovo corso di CL, così pieno di ombre, lo mise progressivamente ai margini, fino a consumare una separazione destinata a restare una ferita forse non rimarginata.”

Lucetta Scaraffia: dopo averlo definito “quasi cofondatore” di CL, racconta “negli ultimi anni don Ciccio, già molto affaticato dalla malattia e messo da parte dal movimento — un’evidenza che però si guardava bene dal commentare — aveva iniziato una nuova missione…” e poi continua “Ha scritto libri, alcuni di teologia morale, altri dedicati a ricostruire la storia, e soprattutto lo spirito, del movimento di Comunione e liberazione nel periodo in cui si era identificato con esso, e articoli per questo giornale…”

Giuliano Ferrara: “L’ultimo periodo della sua esistenza sacerdotale e del suo attivismo illuminato deve essere stato un po’ complicato, CL non sa più tanto che fare e come farlo, e qualche volta si rifugia nel non fare, produce l’attesa come esercizio spirituale, un circuito mentale e psicologico che credo fosse del tutto estraneo ai rendiconti esistenziali dell’amico e allievo di don Giussani”.

E quindi si capisce meglio il cenno di Mons. Negri, che si è rivolto a lui personalmente per un ultimo saluto: “Molte cose sono state faticose, soprattutto in questi ultimi anni che tu ed io sognavamo diversi, come compimento straordinario di una ricchezza umana oltre ogni immaginazione. Purtroppo così non è stato. Sono venuti tempi di prova, di dolore e di umiliazione. Anche in questo, senza giudicare nessuno, ci siamo affidati al mistero del Signore che, come ci ricordava Giussani, scrive diritto su righe storte”.

Per amore di verità, questo glielo dovevo. Ciao Don Ciccio.

 

vaccini, utero in affitto

Oggi, su Avvenire, parlo di come la campagna elettorale per le presidenziali americane sia partita dal...morbillo. Non è una battuta, ma una cosa molto seria, che ci riguarda da vicino per due motivi: il primo è quello proprio del merito (l'importanza di vaccinarsi) e il secondo è la questione di fondo (autodeterminazione e libertà di scelta). I vaccini entrano nella corsa alla Casa Bianca, insomma.

Qualche giorno fa, la notizia dell'ennesimo abbandono di un bambino nato da utero in affitto: bambino disabile, nato da madre surrogata disabile e malata. Ne ho scritto su Avvenire, adesso lo segnalo qua. 

Su Fb, dove ho postato il pezzo appena uscito, abbiamo già tutti fatto i paragoni fra il bambino sottratto alla coppia condannata per aver sfregiato con l'acido- ne parla tutta Italia - e le migliaia di bambini sottratti ogni anno alle madri a seguito di contratto commerciale - silenzio su utero in affitto, per molti un "diritto". 

 

Don Ciccio

Ciao Don Ciccio, ricorderò per sempre il viaggio insieme in Israele. Salutaci Don Giussani, e Enzo, adesso che li vedi, proteggi tutti noi, e indicaci la strada: ora puoi farlo ancora meglio! 

Sulla home page de Il Foglio, un ricordo di Giuliano Ferrara, commovente e profondamente vero. Don Ciccio sicuramente gradisce. Inizia così: "Don Ciccio era il prete che ciascuno vorrebbe avere incontrato nella vita". Grazie Giuliano, a nome di tutti noi che gli siamo stati legati fino alla fine.   Informazioni dettagliate sulla camera ardente e sul suo funerale - domani pomeriggio, a Catania - si possono leggere sul sito di CL LOCALE, di Catania. Molti di noi hanno lasciato un ultimo saluto e ricordo sulla sua pagina fb.     N.B.: alcuni siti hanno dato la notizia della sua morte, dicendo che era riferimento di CL a Catania, o della Sicilia. Ma non lo era solo di Catania, o della Sicilia: come si può vedere dai messaggi di ricordo, e come si può capire dall'articolo che gli ha dedicato Ferrara, era ed è restato sempre un riferimento nazionale e oltre, fondamentale e significativo per tantissimi, veramente tantissimi.    

Manuale di sopravvivenza al tempo del gender, Cap.4

Oggi, quarto capitolo del "Manuale di sopravvivenza al tempo del gender", dove cerco di spiegare che in questa faccenda non si tratta di valori morali ma di questione antropologica: infatti il titolo del Cap. 4 è "L'equivoco dei valori morali" ed inizia così: "Ed è bene qui sottolineare un punto importante. Abbiamo detto che stiamo parlando di “questione antropologica” e non di “questione morale”, per sgombrare il campo da un equivoco che spesso è usato come alibi al disimpegno, specie in certo mondo cattolico che, considerando queste situazioni come un problema di valori cristiani, rifiuta di affrontarle con una presenza pubblica e un impegno quindi politico, e indica nella testimonianza personale dei credenti l’unica possibilità di risposta"

sull'Occidentale, ovviamente, anche gli altri capitoli.

Il terzo "Un problema di libertà di espressione e di educazione"

il secondo "Scatta l'allarme: il gender nelle scuole"

Il primo "Partiamo dalle definizioni: che cos'è la teoria del gender (e cosa non è)"

l'introduzione

 

la politica vera, in una lettera

La lettera di Maurizio Sacconi ai parlamentari di Area Popolare (cioè NCD e UDC) sulle unioni civili non è “solo” una bellissima lettera ai colleghi del suo partito sulla proposta di legge sulle unioni civili. E’ molto di più.

Innanzitutto Sacconi rivendica il percorso politico del centrodestra, suo gruppo politico di riferimento dopo che Mani Pulite spazzò via il partito in cui lui si è formato, cioè il PSI di Craxi.

Un percorso politico di cui pochi sono consapevoli, al di fuori di NCD, dove troppo spesso si avverte una beffarda ingratitudine dovuta soprattutto a una profonda ignoranza dei fatti. Eppure c’è stato un percorso particolare di laici e cattolici, di cui quel gruppo parzialmente sopravvissuto all’interno di NCD aveva una leadership netta, dentro il grande contenitore berlusconiano della prima Forza Italia e del Pdl poi. Basti pensare alla vicenda di Eluana Englaro, che Sacconi ricorda.

Ma ve lo immaginate cosa sarebbe successo, se fosse capitato adesso? Nell’indifferenza generale la fatina Boschi avrebbe soavemente detto che lei è cattolica, ma su questo la pensa diversamente (ancora non si capisce cosa pensa uguale ai cattolici).

E’ grazie al centrodestra se abbiamo avuto la legge 40, smantellata da sentenze che – dobbiamo dircelo, se vogliamo essere onesti – sono state pronunciate dopo la sostanziale sconfitta del centrodestra berlusconiano.

Già, perché la sentenza che ha realmente scardinato la legge, quella sull’eterologa  – prima non era successo niente di essenziale, una manciata di pronunciamenti di tribunali civili, senza alcun effetto sul testo della 40  – è stata pronunciata da una Consulta diversa, come composizione, da quelle che in precedenza avevano respinto i ricorsi sulla fecondazione eterologa. E la Consulta è disegnata in gran parte dal Presidente della Repubblica e dal Parlamento.

E onestamente Sacconi si rivolge ai suoi colleghi, dicendo: “Non voglio quindi pensare che ora la nostra fragilità politica in una fase certamente difficile ci conduca a svendere proprio quel patrimonio di meriti che con la nostra scelta abbiamo inteso mantenere operosamente vivo.”

Una fragilità politica sotto gli occhi di tutti, che però costituisce l’unico argine, in parlamento, adesso, allo tsunami antropologico che ci è piombato addosso, quello tsunami che è partito da lontano, con la nascita di Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta, e di cui gli esiti, prevedibili già quarant’anni fa, si sono resi evidenti negli ultimi anni.

La lettera di Sacconi va letta tutta quanta, e con molta attenzione perchè dà una chiave di lettura vera di quel che sta succedendo. Non è una difesa del suo partito, ma una sveglia, uno strattone pubblico ad Ap ma alla politica tutta, in nome della politica vera, quella di cui si occupano le persone che hanno a cuore il loro futuro e quello del loro paese.