Aprile 2015

Madri invisibili

Voli speciali stanno portando in Israele decine di neonati, figli di “madri surrogate” nepalesi e commissionati da coppie omosessuali israeliane, evacuandoli dalle zone terremotate. Finora sono arrivati tre bambini, con le rispettive coppie gay che risultano loro genitori “legali”. Se ne aspettano più di venti nelle prossime ore, e il numero potrebbe aumentare di molto: in Israele l’utero in affitto è accessibile solo a coppie eterosessuali, e gli omosessuali che vogliono farlo se ne vanno all’estero.

è l'inizio di un mio editoriale, oggi, su Avvenire, sulle madri surrogate del Nepal. Madri invisibili. si continua a leggere cliccando qua.

unità di crisi

E’ difficile dire qualcosa che non sia retorica, mentre si cerca di capire almeno quanti siano effettivamente i morti dell’ultimo naufragio davanti a casa nostra, nel canale di Sicilia. Le ultime notizie dicono quasi mille ma, paradossalmente, non è questo il punto.

Sappiamo che ce ne sono dieci, cento, mille volte tanti pronti a partire, ammassati in posti disumani che dovrebbero essere campi profughi, soprattutto nelle coste libiche.

E’ questa la grande emergenza del nostro paese, prima ancora della crisi economica, delle elezioni regionali e di tutto il resto. E non riguarda, non può riguardare solo i ministri competenti. Non può non riguardare ciascuno di noi, così come non possiamo sempre girare la testa dall’altra parte di fronte ai massacri dei cristiani da parte dell’Isis.

Le istituzioni europee, inerti fino a oggi, forse qualcosa faranno. Chissà.

L’Italia sta facendo già tanto, generosamente.

Ma il naufragio di oggi mostra che il problema – l’ha ripetuto più volte Renzi, oggi, in conferenza stampa – non sono i soccorsi, paradossalmente. Il barcone è affondato davanti alla nave che lo stava per soccorrere.

Il problema è che i barconi pieni di gente partono, in continuazione, e non sono i naufragi a farli fermare. Chi parte sa che rischia la vita, ma non ha niente da perdere, perché la vita la sta rischiando già a casa sua. Il problema si può risolvere solo non facendoli partire.

E non possiamo pensare “semplicemente” di bloccarli con le navi, facendoli tornare indietro – nella migliori delle ipotesi – o abbandonandoli al loro destino di disperati che scappano dalla loro patria per cercare di sopravvivere, di scampare a una vita terribile, nella prospettiva di finire in preda al Califfato.

Dobbiamo preoccuparci di quel che succede là, nei loro paesi. Considerando anche che la disgraziata guerra libica che ha facilitato tutto questo è stata fatta per iniziativa di Sarkozy, supportato da Obama, e giustificato pure da Napolitano. 

Dobbiamo chiedere una grande operazione di “normalizzazione” nel Nord Africa, che crei zone franche con campi profughi in condizioni umane, che accolgano questi fuggitivi, e non li lascino nelle grinfie dei terroristi e dei trafficanti. Una grande operazione che si ponga anche l'obiettivo di respingere e sconfiggere l’ISIS.

In primo luogo dobbiamo chiedere eserciti che proteggano questi campi profughi, e ne garantiscano condizioni umane di vita. Nel Nord Africa ci sono anche nazioni non distrutte, ma ben esistenti: Algeria, Marocco, Tunisia, lo stesso Egitto. Aiutiamo questi paesi a ospitare questa marea montante di fuggitivi, facendoci carico dell’organizzazione della loro accoglienza, innanzitutto dal punto di vista economico e logistico. Aiutiamo questi paesi a difendersi dall'ISIS.

Chiediamo a tutte le associazioni di volontariato – dalla Caritas a Sant’Egidio, passando per Avsi, e per tutto il generoso mondo di volontariato italiano - di creare una comune unità di crisi, per disegnare e supportare una grande operazione di accoglienza e salvezza, che impedisca partenze suicide, come quella del naufragio di oggi, e che non abbandoni i fuggitivi africani al loro destino disperato.

Armenia e Garissa, eterologa

Papa Francesco ricorda il genocidio degli Armeni, citando Giovanni Paolo II, e la Turchia reagisce duramente.

E l'Huffington Post ci informa che il governo italiano ha preteso la cancellazione della parola "genocidio" per dare il suo patrocinio a eventi sul massacro armeno.

Sui fatti di Garissa: Valentina Colombo e Alberto Gambino lanciano un manifesto in università per proporre una giornata nazionale per i nuovi martiri di Garissa. Io l'ho sottoscritto e ve lo propongo.

Da ultimo. Eterologa. Ne ho scritto nell'inserto "E' vita" di Avvenire giovedì scorso. Titolato "Eterologa segreta, il giallo del donatore 7042"

i loro volti

148: un numero.

148 volte una vita, 148 volte una persona, 148 volte un essere umano ucciso dai terroristi islamici - chiamiamoli con il loro nome per favore, per rispetto per i morti. Sono 148 volti, che vogliamo conoscere, ognuno di noi guardando le loro foto non può che riconoscervi un pezzo della propria vita universitaria. Della propria giovinezza. Non vi conoscevamo, ma adesso non vogliamo dimenticarvi più. Sarete sempre nei nostri cuori.

la via crucis dei cristiani perseguitati

La via crucis dei cristiani perseguitati. Una via crucis in cui a ogni stazione c'è una testimonianza di cristiani perseguitati per la loro fede. Se non è così, se non è ricordando la via crucis di tanti nostri fratelli cristiani, perseguitati in tutto il mondo, uccisi soprattutto dal terrore islamico - perché bisognerà pur chiamare le cose con il loro nome, almeno per rispetto alla verità - allora non ha senso ricordare e celebrare venerdì santo, oggi. E' una via crucis bellissima, che hanno fatto in una parrocchia di Ivrea. Che diventi la preghiera di tutti noi.