Marzo 2015

CL e la politica

A seguito delle dimissioni di Maurizio Lupi sono apparsi articoli, come quello ad esempio di Michele Brambilla (ciellino) su La Stampa, che parlano del fatto che “sembra al tramonto una stagione molto discussa, quella dei ciellini in politica “ e, più avanti, aggiunge “Dire che tutto si sia risolto in un’occupazione del potere sarebbe ingiusto, perché l’impegno di Cl in politica ha prodotto anche molte cose buone, alcune straordinariamente buone. Ma che ci sia stata una degenerazione, a volte un compiacimento nella gestione del potere, un giustificare tutto in nome della fede, un liquidare le obiezioni con lo slogan «non facciamo i moralisti», beh, questo è innegabile. Non tutti i ciellini hanno fatto finta di non cogliere, qualche giorno fa, la reprimenda di Papa Francesco”. E continua: “Ma Cl non è un blocco monolitico. Anzi molti ciellini ritengono che un certo modo di stare in politica abbia finito per nuocere al movimento più di qualsiasi nemico esterno. Don Julián Carrón, il successore di don Giussani, pensa con dolore che si è scambiata la testimonianza con l’egemonia, e spiega la differenza con un esempio: testimonianza vuol dire che, se ho il potere di nominare un primario in ospedale, nomino il più bravo; egemonia vuol dire che nomino uno di Cl. C’è da aggiungere qualcosa? No, non c’è da aggiungere niente”.

Voglio fare alcune osservazioni:

1. Sul rapporto fra Cl e la politica, invito tutti a riprendere i libri che ne parlano, citando testimoni diretti, e mi riferisco ai tre “Comunione e Liberazione”, di Massimo Camisasca (ed. San Paolo), che nessuno cita più. Chi fa, si sa, può sbagliare, e certamente di errori ne possono essere stati fatti tanti, perché tanto si è fatto. Anche Papa Francesco ha detto che preferisce “una chiesa che sbaglia per fare qualcosa che una che si ammala per rimanere rinchiusa”.

Ma a ridurre l’intera storia di CL a un malsano rapporto con la politica, noi di CL non possiamo starci. Non è questa la nostra storia.

Basta scorrere le pagine dei libri di Camisasca – per chi non se lo ricordasse proprio, cosa è stata la nostra storia – per rinfrescare la memoria di come siamo nati, cresciuti, certamente anche corretti e ripresi da Don Giussani, ma sempre in un fiorire di opere e nella ricchezza della nostra presenza nella vita pubblica, anche politica.

Qualche esempio: “L’impegno politico e la nascita del Movimento Popolare” (MP), II vol, cap. XIX, che inizia con “Sentivamo innanzitutto la necessità che la politica non fosse separata dalla vita concreta”, e quindi la Scuola Quadri, e ancora “Furono gli interventi di Don Giussani, in diverse occasioni, a correggere la rotta a favore della DC”, in riferimento alle amministrative del 1970, e poi la Redazione Culturale, e il 21 dicembre 1975, primo Convegno di Movimento Popolare. E il suo sviluppo, III vol. cap. X, la prima uscita di Formigoni alle europee del 1984, con 454.000 preferenze, mentre il capolista, Ministro degli Interni, tale Oscar Luigi Scalfaro, non arrivò a 400.000, e poi i referendum, i boat people, il terremoto in Irpinia, la rivolta in Polonia.. e intanto il Sabato (cap.VIII, vol.3) erede di Radio Supermilano, molto centrato a Roma (leggi Tantardini per la politica), e poi nasce il Meeting di Rimini, nel 1980. Leggeteli, i libri di Camisasca. Almeno guardate l'indice. 

Ognuno di noi partecipava di tutto questo. Noi avevamo incontrato Testori, il Sabato era il nostro giornale, nostro era il Meeting, noi sostenevamo i dissidenti e Solidarnosc, e nostre erano le mille opere che nascevano ogni giorno, indipendentemente da dove vivessimo.

Era, ed è, la nostra storia, perché la nostra Comunione è la nostra Liberazione.

2. E' assurdo collegare il giudizio di autoreferenzialità di Papa Francesco di due settimane fa al passato rapporto fra CL e la politica. Il giudizio del Papa è su adesso, quindi negli ultimi anni, e non può essere un giudizio riferito a oltre dieci anni fa. Prima i Papi ci dicevano altro.

Per esempio, leggo a pag. 57 del terzo volume di Camisasca un intervento di Giovanni Paolo II del 1984 (c’erano già MP, Il Sabato, il Meeting):

Vi sono grato in modo speciale” disse il Papa ricevendo i ciellini il 13 maggio a Castel Gandolfo “per l’impegno con cui vi siete dedicati all’Anno Santo della Redenzione e specialmente al Giubileo dei giovani”. Ma nelle parole del Papa, durante quella fredda sera accanto al lago, c’è anche un invito importante per CL: a essere visibile. Se fosse stato possibile, ancora più visibile. "Dobbiamo essere una chiesa visibile", intitola “Avvenire”, e “La Repubblica”: "Il papa invita Comunione e Liberazione a essere più visibile nella società". “Alcuni – disse testualmente il Santo Padre – forse vorrebbero che la Chiesa fosse più nascosta, meno visibile: ma questo non è giusto. La Chiesa deve essere visibile, soprattutto per se stessa. La comunione tra noi è legata alla nostra visibilità. Poi c’è un altro aspetto: noi come Chiesa, come cristiani, come ciellini, dobbiamo essere visibili per gli altri”, e questo “noi ciellini” si impresse nella memoria di tutti i presenti.

Sarebbe interessante ritrovare l’intero discorso, io ho ne ho trovato solo una parte nell’archivio di Repubblica  Qualcuno mi può aiutare? (P.S.: aggiornamento: mi hanno appena mandato il link al discorso completo, eccolo qua.)

3. Sulla questione di egemonia e testimonianza, rimando a questa risposta molto pertinente ed efficace, di Marco Cobianchi su Panorama.

dimissioni di Lupi, maternità nel mondo nuovo

Sulle dimissioni di Lupi sottoscrivo l'editoriale di oggi di Antonio Polito sul Corriere della Sera. Il criterio per decidere chi si dimette e chi no? "L'umore dell'opinione pubblica, di cui Renzi si considera un buon medium". E conclude: "Fu una piazza a salvare Barabba e a mandare a morte Gesù".

La maternità nel nuovo mondo. Ce ne parla Eugenia Roccella nel suo ultimo libro, a partire dalla vicenda degli embrioni scambiati del Pertini, continuando con l'eterologa e il co-parenting. Interessanti i documenti in appendice (tradotti dall'inglese). FINE DELLA MATERNITA', ed. Cantagalli (qua la copertina)

E sull'utero in affitto, oggi su Avvenire presento un libro sull'argomento, scritto da una giornalista indiana:  lei è Gita Aravamudan, il titolo: 'Baby Makers. A Story of Indian Surrogacy' (Produttori di bambini. Una storia di surrogazione indiana, Harper Collins Publishers, India, 2014). un'inchiesta molto originale ed efficace su questa nuova schiavitù. 

CLdalPapa

Avevo scritto un post su CL dal Papa, ma un pezzo di oggi di Massimo Borghesi me lo fa correggere, in parte.

Ricapitoliamo.

Una settimana fa l’incontro fra CL e il Papa, a Roma, per i sessant’anni del movimento e i dieci dalla morte di Giussani.

Diverse le valutazioni: commentatori in senso positivo li potete leggere nella rassegna stampa del sito di CL, mentre altri ne hanno sottolineato le criticità, in modo più o meno acceso – da Robi Ronza, a Sandro Magister, a Socci, fino al Manifesto.

Un punto è evidente, e su questo – ma solo su questo – sono d’accordo con Massimo Borghesi: il Papa ci ha detto che siamo autoreferenziali. Dopo un’ora e mezza di proiezioni di filmati con Don Giussani e di canti, ci ha detto – come oramai sanno tutti - che dire “Io sono CL” è autoreferenziale, che non dobbiamo essere – sottintendendo che forse lo siamo – guardiani di musei e adoratori di ceneri.

Molti dei presenti non hanno avvertito la durezza del discorso, secondo me anche perché la piazza era veramente bella. Il gesto molto curato, un momento atteso e preparato a lungo, la gioia di vedersi insieme, in tanti, magari incontrando anche amici lontani dopo anni – capita sempre, in queste occasioni – il tutto aspettando il Papa e riascoltando Giussani in una bellissima giornata romana: in un clima molto positivo (a detta di alcuni con un audio non sempre chiarissimo, per esempio la frase “Io sono CL” molti l’hanno letta dopo) la sferzata si è sentita meno, probabilmente. Da casa è stato diverso: anche con la migliore disposizione d’animo, si era per forza concentrati solo nel seguire le parole di Papa Francesco, parole risuonate dallo schermo televisivo chiaramente, in tutta la loro dura nettezza, rafforzata anche da toni e gestualità.

Una nettezza accentuata – come hanno notato diversi commentatori – dalla differenza con le parole del giorno prima ai neocatecumenali, e anche, aggiungo, con quanto ha detto oggi alla comunità “seguimi”, un’associazione laicale nata negli anni sessanta a Modena e Roma: “Vi incoraggio ad essere laici in prima linea, a sentirvi parte attiva nella missione della Chiesa, a vivere la vostra secolarità dedicandovi alle realtà proprie della città terrena: la famiglia, le professioni, la vita sociale nelle diverse espressioni. Così potete contribuire, a modo di fermento, a immettere lo spirito del Vangelo nelle pieghe della storia con la testimonianza della fede, della speranza e della carità”.

In particolare, anche a loro ha detto di de-centrarsi, ma non era riferito al loro carisma, piuttosto alle persone, riconoscendo che il programma della loro associazione è il de-centrarsi per vivere centrati su Gesù.

Il gesto, simbolico e intensamente spirituale, dei primi membri di partire dalle Catacombe di San Callisto testimonia questa volontà, che avete espresso nella formula statutaria del vostro programma di vita: “Gesù Cristo vivo è al centro di Seguimi”. Questo è molto bello. Vi incoraggio a vivere ogni giorno con impegno tale programma, cioè ad essere persone decentrate da voi stessi e a porre il vostro centro vitale nella Persona viva di Gesù.”

E quindi, in sintesi, la questione che si pone per noi adesso è: che cosa significa correggere la propria autoreferenzialità? Perché questo ha chiesto il Papa.

In che modo adesso CL è autoreferenziale?  In che cosa consiste la nostra autoreferenzialità?

La risposta di Borghesi di oggi è indicativa (anche perché un suo pezzo poco precedente, aveva anticipato toni e sostanza del discorso di Papa Francesco).

Sostanzialmente, in questo suo ultimo contributo, Borghesi parla di un problema di autoreferenzialità di CL come della Chiesa stessa, e ne dà una lettura storica: “Si tratta di una deriva di cui Francesco ha parlato costantemente nel corso dei due anni del suo magistero, deriva che non riguarda solo CL ma la Chiesa nel suo complesso. Una Chiesa che doveva abbattere i bastioni della cittadella assediata, grazie al Concilio Vaticano II, e che è tornata invece, a partire dalla fine degli anni ’80 in avanti, ad avvitarsi nuovamente in se stessa a identificare servizio e burocrazia, a clericalizzarsi nella separazione tra leadership e popolo, a confidare negli spazi di potere residui. Questo processo ha toccato tutte le realtà ecclesiali, CL compresa”.

E qui siamo al cuore della faccenda.

Perché da tempo, oramai, all’interno di CL, si tende a prendere le distanze da gran parte della storia stessa di CL, dicendo, più o meno esplicitamente, che ci si è allontanati dalla “purezza” delle origini, sottintendendo che il problema sia stato un approccio sbagliato alla presenza pubblica, specie riguardo la politica. Sotto accusa sono proprio la fine degli anni ’80 e poi i ’90, fino alla morte del Don Gius.

Borghesi con questa lente legge la storia della Chiesa, immagino sostanzialmente quella italiana, diciamo pure il periodo di Ruini, di cui si vuol dire che si è allontanato dalla strada del Concilio Vaticano II.

Ora: il Papa in quegli anni era vescovo/cardinale in Argentina, dubito conoscesse CL, il Sabato, i Cattolici Popolari e il Movimento Popolare, ma se lo ha fatto è stato tramite don Giacomo Tandardini – un grande - che in quegli anni nella politica ci nuotava dentro. Il Papa ha letto i libri del Don Gius, ne apprezza e condivide il pensiero, ma non ha conosciuto direttamente la nostra storia, né le nostre opere – a cui non ha fatto neppure cenno nel suo discorso.

Quindi lui ci ha giudicato per come ci vede ora, in questi ultimi anni. Autoreferenziali, adesso. E con questo giudizio dobbiamo confrontarci, tutti, personalmente e con le nostre comunità di adesso.

A meno che gli sia stata raccontata la storia del movimento nella chiave descritta da Borghesi. Anche questa è una possibilità.

Un racconto che comunque io non condivido, perché non è la mia storia né la mia esperienza di quegli anni, che invece sono di grande libertà e apertura nei confronti del mondo intero.  Ed è a questo livello che si gioca il futuro del nostro movimento. Perché a seconda della lettura della nostra storia le note citazioni di Giussani – "non ho mai inteso fondare niente", e, citata nel finale da Borghesi, quella in cui Gius dice che "l’ideale sarebbe che CL scomparisse" – potrebbero anche condurre ad un graduale sbiadimento del movimento, fino a un suo sostanziale  scioglimento.

Una trasformazione da movimento di appartenenza – in cui ciascuno di noi si identifica come appartenente a CL, perché il “noi” della comunione è la liberazione e realizzazione personale, - a movimento di formazione, una comunità che ciascuno di noi -  cioè “io”-  frequenta per formare la propria persona alla fede cristiana, una sorta di catechesi permanente.

Sul significato da attribuire alle parole di Giussani sullo scioglimento di CL si decide tutto, e di questo dobbiamo parlare.

due letture interessanti

La prima lettura, a firma Nicoletta Tiliacos, su Il Foglio di giovedì scorso, dal titolo "Nascite creative. Piccolo catalogo del mondo nuovo". Per la prima volta un elenco completo - almeno fino a oggi - di tutti i modi in cui un  umano può essere concepito, al giorno d'oggi. La realtà che stiamo già vivendo.

La seconda lettura è un pezzo firmato da me, sempre di giovedì scorso, su Avvenire, ancora sulla vicenda degli embrioni con tre genitori, e su cosa sta bollendo in pentola, a proposito; per esempio un accordo tra alcune aziende, chiamato anche "cloning connection". Non ne parlano altri, in Italia, ma è bene saperlo.