Gennaio 2015

avviso

da: http://www.camilloblog.it/archivio/2015/01/27/19/

Oggi è l’ultimo giorno di Giuliano Ferrara alla guida del Foglio. Il suo ultimo numero sarà in edicola domani. Domani, 28 gennaio, è il primo giorno di direzione di Claudio Cerasa. Il suo primo numero sarà quello in edicola giovedi 29. Poi Venerdi 30 sarà il 19esimo compleanno del Foglio (nella foto che si vede cliccando il link sopra: il primo compleanno del Foglio, nella sede di Via Victor Hugo). Auguri a tutti.

segnalazioni - Olanda, Roccella

Sono in ritardo su tutto, ho il tempo solo di due segnalazioni veloci, almeno per oggi: un articolo molto interessante e un commento.

L'articolo è quello di Matteo Matzuzzi su Il Foglio di qualche giorno fa, "Olanda senza Cristo": i cattolici quasi scomparsi nel cuore dell'Europa, i protestanti che pure non stanno tanto bene, e l'Islam che avanza. Da leggere con attenzione.

Il commento è quello di Eugenia Roccella alla sentenza di oggi di Strasburgo, che ha condannato l'Italia in nome del "maggior interesse del minore". Qua la notizia, e di seguito il commento di Eugenia Roccella (dalla sua pagina fb).  No all'usucapione dei bambini!

Pericolosissima la sentenza emessa oggi dalla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo.
L'Italia è stata condannata perché ha allontanato un bambino dalla coppia che pare lo avesse ottenuto grazie al ricorso all'utero in affitto in Russia. Ma le autorità italiane, dopo aver accertato che il bambino, a differenza di quanto dichiarato dalla coppia, non aveva legami biologici neppure con il padre, lo hanno affidato a un’altra famiglia. La Corte Europea però ha stabilito che, seguendo il principio del maggior interesse del minore, indipendentemente da qualsiasi legame biologico, il bambino deve rimanere con chi stabilisce con lui un rapporto affettivo. Si configura, così, una sorta di diritto all'usucapione nei confronti del minore: basta che qualcuno riesca a tenere con sé un bambino per il tempo sufficiente a stabilire una relazione, e potrà tenerlo per sempre.
Insomma: il bambino è dell'ultimo che riesce a prenderselo, senza considerare come l'ha ottenuto, in che modo è stato generato, quali sono i suoi genitori biologici. E' evidente come la sentenza consenta il ricorso all'utero in affitto nei paesi dove tale pratica è vietata, impedendo ai parlamenti e ai governi nazionali di decidere autonomamente. Contro questa sentenza assurda, che applica in modo insensato un principio giusto come il maggior interesse del minore, chiediamo un intervento urgente del Garante dell'infanzia perché quel principio sia rispettato davvero, e i bambini non siano trattati come oggetti a disposizione di chi se li prende.”

da leggere - per capire e pensare

Segnalo un paio di articoli molto interessanti pubblicati sul Foglio mercoledì scorso. Il primo si intitola "Il logorio dell'Occidente", ed è una conversazione con Leon Wieseltier, intellettuale americano, passato da pochissimo da editore letterario del New Republic al mensile Atlantic (qui la notizia del passaggio e sua biografia. 

Il secondo è un'intervista a un intellettuale francese, stavolta, Richard Millet, che parla di "exculturation" francese del cattolicesimo, la cui "estromissione  crea un vuoto riempito dall’islam", e conclude osservando "Le Guardie rosse di questo laicismo, lavorando alla decristianizzazione dell’Europa, hanno creato il terrore nichilista, la morte della cultura”.

ancora su CL

Rispondo alle lettere e ai commenti al post di qualche giorno fa, quello sui fatti di Francia, l’11 settembre e CL. Molti commenti sono simili, e quindi rispondo una volta per tutte. Tralascio insulti e ironie di chi non ha altro come argomenti.

Una premessa: alcuni mi hanno risposto attribuendomi giudizi e commenti diversi dal post,  per esempio sul Papa (ma non solo) dicendo “tanto si capisce bene quel che pensi”.  In effetti di solito si capisce bene quel che penso perché io scrivo proprio per farmi capire, e scrivo quel che penso, e di quel che scrivo voglio parlare e rispondo. Non di retropensieri, pensati da altri.

Ma veniamo al post. Sintetizzando, chi non era d’accordo sostanzialmente ha risposto:

 “Il problema non è “dov’è CL” ma TU DOVE SEI? Siamo chiamati ed educati sempre più ad essere noi protagonisti”.

Cioè: adesso si lavora sull’io, sulla coscienza di sé e del proprio rapporto con Cristo, non si aspetta una posizione “ufficiale” firmato CL a cui aderire supinamente, e non si vuole fare un attivismo che sarebbe ideologico, ma si cerca di esercitare una libertà personale. Nessuno vieta di esprimere giudizi, anche in pubblico, ovviamente, ma nessuno può parlare a nome di CL: ognuno parli per sé, ci metta la propria faccia.

Sicuramente è una proposta ottima, condivisibile, ma semplicemente non è questo il metodo di CL, non lo è mai stato.

Per fare questo basta una comunità cristiana con una fede autentica. In ogni parrocchia si cerca di fare questo:  educare la propria persona alla fede e rischiare poi, ciascuno a modo suo, nel mondo, là dove è. Un metodo che ha prodotto anche tanti santi, ma ditemi: dove sarebbe la specificità di CL?

Per decenni CL è stato sinonimo di presenza pubblica di cristiani che sono in comunione evidente fra loro. Era così evidente la nostra presenza pubblica insieme, la nostra unità, che ci accusavano di essere una setta.

Il cuore di CL, la sua specificità, quello che ci ha reso sempre riconoscibili è stato il fatto che ci trovavano dappertutto, e avevamo sempre qualcosa da fare e da dire, pubblicamente, e insieme. Perché erano i nostri gesti a essere educativi, era la nostra stessa presenza pubblica, in quanto tale, a essere al tempo stesso educativa.

Ci presentavamo alle elezioni scolastiche perché fare la campagna elettorale era un gesto educativo, perchè chiedendo il voto per la nostra lista dovevamo motivarlo, e il motivo ultimo era quel che avevamo incontrato, e lo riscoprivamo proponendolo, e proponendolo lo riscoprivamo anche per noi.

E questo valeva per ogni gesto, che non poteva che essere pubblico, cioè per tutti. Un gesto, cioè iniziative che erano sempre giudizi, più o meno espliciti (dalla festa dei giovani alle elezioni ai volantinaggi, che presupponevano un testo da diffondere).

Non si chiedeva prima la formazione, e poi una presenza personale (come è adesso). Ma i due momenti erano insieme, e vissuti in comunione.

Era un’esperienza dove dire io e dire noi era la stessa cosa, perché dicendo noi era la nostra persona che cresceva, e viceversa, l’esperienza di ciascuno, condivisa, faceva crescere e maturare tutti noi.

Per questo per decenni abbiamo fatto volantini su tutto e su tutti, firmandoli CL senza problemi, e poi quando facevamo CP all’università o MP, intorno ai singoli che si impegnavano personalmente nelle istituzioni c’era sempre tutta la comunità.

Ma adesso il metodo è cambiato, e di conseguenza CL è scomparsa dalla scena pubblica, e c’è un’altra cosa, che ha lo stesso nome, che usa molte stesse parole – non tutte, “noi” e “compagnia” sono quasi scomparse – ma che con un vocabolario simile a quello passato sta raccontando una storia diversa.

Non ho niente in contrario al fatto che il metodo sia cambiato. Chi guida il movimento ovviamente lo può fare. Ma lo deve dire, non può fare come se tutto fosse come sempre. Anzi, meglio: non lo si può fare sottintendendo che finora molte cose erano sbagliate e questo è un nuovo inizio. Che si dica chiaramente, e ognuno si confronti con la nuova proposta.

i fatti di Francia, l'11 settembre e CL

In questi giorni ho cercato di capire cosa stesse succedendo nel mondo, e qui, in questa nostra Europa.

Sto parlando dei fatti di Parigi, naturalmente, quelli definiti come l’11 settembre europeo.

Ricordo bene che per settimane, insieme ai miei amici, nei giorni dell’attacco alle Twin Towers abbiamo letto, discusso, cercato di capire e giudicare quello che era successo. Entrando nel merito delle questioni, nella concretezza.

Un amico, Marco, ieri mi ha telefonato e mi ha detto, sconsolato: “Non siamo stati capaci di giudicare quel che è successo a Parigi. Che differenza con la consapevolezza e i giudizi del 2001!”. Pensavo si riferisse alla Fallaci, al suo memorabile intervento sul Corriere, che poi diventò un libro.

Invece mi ha suggerito di andare a rivedere il libro di Savorana su Don Giussani. Sono due paginette scarse, 1089 e 1090. Riporto di seguito alcuni passaggi:

“Appena appresa la notizia – a Milano è il primo pomeriggio – Giussani telefona a Jonathan Fields, responsabile della comunità di CL a New York. La prima cosa che gli chiede è di pregare San Giuseppe per la Chiesa universale e per questi terribili eventi.

Mentre Giussani parla, Fields trascrive come può le sue parole, quindi le trasmette immediatamente a tutti gli amici del movimento sparso per l’America. Sono frasi spezzate, accenni di pensieri che tuttavia lasciano intendere la preoccupazione che ha mosso Giussani a telefonare subito. “Noi dobbiamo tener saldo il nostro giudizio e paragonare tutto con quello che ci è successo, in questo momento grave e grande…Dobbiamo ripetere questo giudizio prima di tutto a noi stessi. Questo momento è almeno grave quanto la distruzione di Gerusalemme. E’ totalmente dentro il Mistero di Dio…Tutto è segno…Preghiamo la Madonna…L’ultima definizione della realtà è che essa è positiva e la misericordia di Dio è la più grande parola. Questo è certo, occorre rimanere saldi nella speranza. Grazie a ognuno, uno a uno, per essere là”.Spedendo la trascrizione della telefonata ricevuta dall’Italia, Fields invita gli amici: “Per favore, fate di tutto per trovarvi insieme per la messa o il Rosario”. […]

Giussani invia un telegramma al presidente americano George W. Bush: tutti i membri del movimento cattolico di Comunione e Liberazione, scrive, “sono vicini a Lei in un momento così doloroso per tutta la Nazione – e quindi per tutti gli uomini – per i tragici fatti di New York e di Washington DC, terribile affronto alla dignità dell’uomo”. Nel messaggio a Bush, Giussani riprende le parole del Pontefice e implora Dio “per la Sua persona e per il Suo popolo affinchè insieme possiate raggiungere quella giustizia pacificante di cui avete sete e di cui tutto il mondo ha bisogno, dato il compito storico che gli Stati Uniti d’America hanno nei confronti di tutti”.

Il giudizio sul mondo, il paragone con tutto, la passione per tutto. Il nostro giudizio pubblico sul mondo,  il nostro paragone con tutto, la nostra passione per tutto. Nostra perchè era mia, mia perchè era nostra. Questa era CL. E arrivava fino a mandare un telegramma a Bush, perché noi avevamo da dire qualcosa di importante a Bush, e ne eravamo consapevoli. Gli dicevamo che pregavamo per lui e per il suo popolo. E al tempo stesso riconoscevamo il compito storico degli Usa: un giudizio storico, e politico, e culturale.

Forse Don Gius era un teo-con? Un seguace dei terribili intellettuali americani? Magari adesso qualcuno lo dirà, lo penserà.  Se qualcuno dicesse quelle stesse cose adesso – magari giudicando su questo la presidenza Obama – sarebbe sicuramente accusato di esserlo (nel frattempo per molti fra noi “teo-con” è diventato un insulto, una volta semplicemente individuava un'area di pensiero).

I giudizi, in CL, entravano nel merito, restando nei fatti e superando sempre gli schieramenti.

Questa era CL, nel settembre 2001. E adesso, dov’è? Non lo so. So solo che adesso è talmente scontato che non si giudica più insieme quel che succede, che non ci aspettiamo più neanche che CL abbia una posizione, un giudizio su tutto.

P.S.: non solo, ma non ce lo ricordiamo neanche più che prima era così. Chissà quanti si ricordano dell’esistenza del telegramma del Gius a Bush. E chissà se qualcuno si ricorda del raduno spontaneo di famiglie nella bassa milanese, insieme a Vittadini, per giudicare, cercare di capire. Raduno spontaneo, ripeto, avvenuto anche in tante altre città. Per quello nel milanese, leggete qua, molti passaggi sono veramente interessanti.

Eravamo tutti teo-con? O forse c’è un problema più profondo, che prima o poi dovremo dirci in faccia?

a proposito di Charlie Hebdo

Condivido il post di Giuseppe Schillaci, che metto di seguito in corsivo.

post di Giuseppe Schillaci:

La libertà di espressione di chi non la pensa come te è essenziale alla convivenza civile. Tre esempi facili:

1. Va garantita la libertà di satira, anche se veramente satira è sbeffeggiare i potenti, e non i sentimenti dei poveracci che vivono accanto a te;

2. Va difesa la libertà di pensare e dire che l'unione tra uomo e donna, in cui la madre non è la matrice e il padre non è l'esperto, manifesta al bambino il fatto che esistere è cosa buona (mentre gli esperti sono là per mostrare che è cosa buona riuscire). Memo: ricordarlo a Scalfarotto.

3. Va garantita la libertà di propugnare il matrimonio omosessuale, e confrontarsi liberamente nella società con tutti quelli che la pensano diversamente.

Il problema non è il gradimento di vignette di un giornale talmente irriverente da definirsi "irresponsabile" sotto la testata, che poi Charlie Habdo è realmente irriverente verso tutti e tutto - e non a corrente alterna, come qua - un giornale di satira che può essere anche molto pesante nella sua satira (altrimenti non è satira, ma cabaret), che magari fa anche satira che non condividiamo perché riteniamo blasfema, o quanto meno di pessimo gusto (io non gradisco, e magari faccio satira e battutacce a mia volta), ma il problema è la LIBERTA'.

La libertà di espressione, di pensiero, sempre e comunque, senza se e senza ma.

Altrimenti siamo come quelli che, quando una va in giro con la minigonna e da sola la sera, se poi le fanno violenza, dicono che se l'è cercata. ‪#‎JeSuisCharlie.

Ma non dimentichiamo che mattanze come queste, i cristiani le subiscono a decine ogni giorno, nel silenzio e nell'indifferenza del pianeta. Come avevo scritto qualche tempo fa: i cristiani sono i canarini nella miniera. Quando non cantano più, vuol dire che un gas velenoso sta arrivando, e sta per uccidere tutti. Loro sono i primi a morire. Dimenticare le mattanze dei cristiani, perché, così lontane, sembrano non riguardarci, non serve a niente, anzi: come abbiamo visto, è già venuto il giorno in cui riguardano anche noi, compresi quelli che cristiani non sono.