Settembre 2014

la guerra e una lettera (di un mese fa)

“Conquisteremo la vostra Roma, frantumeremo le vostre croci e renderemo schiave le vostre donne, con l’aiuto di Allah”. Lo ha detto Abu Mohammed-al-Adnani, il più noto portavoce dello stato islamico. E intanto dall’Africa i vescovi della Nigeria lanciano un grido di allarme: la nazione è in fiamme, assediata dagli islamisti di Boko Haram.  Sono guerre di terroristi islamici innanzitutto contro i cristiani: come si può negare questa evidenza? Un mese fa circa, giovedì 21 agosto, sul Corriere della Sera è stata pubblicata una bellissima e altrettanto lucida e drammatica lettera di Ronald Lauder, Presidente del Consiglio Ebraico Mondiale. La ripropongo, di seguito, mentre Obama ha – finalmente -  iniziato a bombardare l’Isis in Siria: Perché il mondo tace mentre i cristiani sono sterminati? In Europa e negli Stati Uniti abbiamo assistito a dimostrazioni di massa per la morte dei palestinesi usati come scudi umani come copertura per il lancio di razzi da parte delle organizzazioni terroristiche di Gaza. L’Onu fa le sue indagini e indirizza la sua attenzione solo su Israele. Ma il terribile massacro di migliaia e migliaia di cristiani nei modi più barbari è stato accolto con assoluta indifferenza. Le comunità cristiane del Medio Oriente e di parte dell’Africa centrale stanno scomparendo più o meno allo stesso modo nel quale in Europa ottanta anni fa gli ebrei furono uccisi o si diedero alla fuga. Poche proteste si levarono sulle campagne di epurazione naziste del 1930 prima che fosse troppo tardi, e come allora, il silenzio di oggi è altrettanto assordante. Gli storici guarderanno a questo periodo chiedendosi se le persone avessero veramente perso la ragione. Pochissimi i giornalisti che hanno potuto testimoniare in Iraq l’ondata di terrore simil-nazista che sta invadendo il Paese. Le Nazioni Unite sono state per lo più immobili. I leader mondiali sembrano impegnati in altre questioni in questa strana estate del 2014. Non ci sono “flottiglie” umanitarie in viaggio verso la Siria e l’Iraq. Perché le grandi celebrità e le invecchiate stelle del rock non sono preoccupate quando sono i cristiani ad essere macellati? Lo stato islamico dell’Iraq e della Siria (Isis) non è una semplice coalizione di gruppi jihadisti. Si tratta di una vera e propria forza militare che è riuscita a conquistare gran parte dell’Iraq, con un modello economico vincente che diffonde in punta di lancia dispensando omicidi a sangue freddo. L’Isis prende soldi dalle banche ed usa estorsioni vecchio stile per finanziare la sua macchina di morte. Sistema che lo ha reso forse il più ricco gruppo terroristico islamico al mondo. Ma dove eccelle veramente è negli eccidi a sangue freddo che rivaleggiano con le carneficine medievali. Lungo il suo cammino l’obiettivo principale sono diventate tutte le comunità cristiane incontrate, purtroppo molto numerose. Un uomo di affari caldeo-americano di nome Mark Arabo intervistato dalla Cnn ha descritto questa scena in un parco di Mosul, “…decapitano bambini e mettono la loro testa su dei bastoni. Per ogni nuovo bambino ucciso, altre madri violentate e uccise, e i padri impiccati”. Ora, dove sono le proteste? Dove sono le grandi manifestazioni di massa con i cartelli e gli slogan urlati? Dov’è la rabbia e lo sdegno? In un discorso davanti a migliaia di cristiani a Budapest lo scorso giugno, ho fatto una promessa solenne: così come non rimarrò in silenzio di fronte alla minaccia dell’antisemitismo di destra e sinistra in Europa e Medio Oriente, non sarò mai indifferente alla sofferenza cristiana. Ebrei e cristiani leggono la stessa Bibbia, la loro religione condivide la stessa base comune e ora, purtroppo, essi condividono un tipo di sofferenza che li ha presi di mira per una e una sola ragione: muoiono a causa delle loro convinzioni. Muoiono perché sono stati presi di mira da assassini, perché sono indifesi e perché il mondo è indifferente alle loro sofferenze. Ma questo può e deve essere fermato. Invito i leader mondiali a riunirsi insieme, non per parlare, ma per agire. Abbiamo bisogno di una coalizione formata da uomini e donne di buona volontà per unirsi e fermare questo abominio. Non siamo impotenti. Scrivo questo come cittadino della più forte potenza militare sulla terra. Scrivo questo come leader ebreo che si preoccupa per i suoi fratelli e sorelle cristiani. Questa ondata di morte deve essere fermata. Ora.

aspettando il Sinodo

Il Card. George Pell è "un componente del cosiddetto C9, il Consiglio dei cardinali scelti da Francesco per aiutarlo nel governo della Chiesa, e prefetto della segreteria per l’Economia, cioè il nuovo «zar» delle finanze vaticane (dove ha messo sottosopra lo Ior). Quindi si tratta di un uomo di fiducia del Pontefice e non di un esponente della vecchia guardia della Curia” (lo spiega la Calabrò sul Corriere). Secondo questo cardinale la questione della comunione ai divorziati e risposati (civilmente, dopo un primo matrimonio religioso, meglio spiegarlo) è un “simbolo”, “una posta in palio nello scontro fra ciò che resta del cristianesimo in Europa e un neopaganesimo aggressivo”. E aggiunge: “Tutti gli avversari del cristianesimo vorrebbero che la Chiesa capitolasse su questo punto”. E’ proprio così. E’ per questo che cardinali di peso, dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ad Angelo Scola, passano per Pell appunto, e per esempio Caffarra, hanno ribadito la loro posizione alla vigilia del Sinodo. Una sintesi efficace di quel che è successo finora l’ha data qui Sandro Magister: nel suo post ci sono anche i link ad alcuni di questi testi dei cardinali. Non si tratta di “guerre preventive”, come ha detto qualcuno, sempre più ansioso di compiacere al mainstream del momento piuttosto che di fare il giornalista, ma di un confronto vero, importante e drammatico all’interno della Chiesa, come spesso ce ne sono stati, nel corso della storia. In attesa del sinodo, comprerò e leggerò i libri che stanno uscendo, e intanto prego, con molta preoccupazione. Oltre che gli esiti del Sinodo, ovviamente, a preoccuparmi è la tempistica: sappiamo che questo è un Sinodo straordinario, e che la parola definitiva sarà data dal Papa l’anno prossimo, in occasione di quello ordinario. Mi preoccupa questo anno intermedio: se il messaggio finale di questo Sinodo, pur non definitivo e interlocutorio, non fosse chiaro almeno nella direzione generale, se lasciasse margini di interpretazione per ambedue le posizioni in campo adesso (pro e contro Kasper, tanto per capirci), avremmo davanti un anno di lacerazioni, con i media a martellare – come in questi giorni - in direzione della cosiddetta “apertura”, intesa come capitolazione della Chiesa. Con effetti devastanti per la confusione che inevitabilmente si verrebbe a creare, a prescindere dalle conclusioni vere e proprie del Sinodo.

a proposito di eterologa e di figli che….

...che dovrebbero assomigliare ai genitori. ne ho scritto ieri su Avvenire:  Avere un figlio che assomigli, possibilmente, ai genitori "legali": secondo le indicazioni delle Regioni i centri di fecondazione assistita che praticano l’eterologa, dovrebbero «ragionevolmente assicurare la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente. Per continuare, cliccate qua.

due segnalazioni

La prima, un'intervista al Ministro Lorenzin sulla fecondazione eterologa, su Avvenire: "Con questa eterologa, coppie a rischio.  La seconda: una mia lettera al Foglio, con risposta di Giuliano Ferrara: Al direttore - Leggendo il pezzo di Matteo Matzuzzi su “Le pecore di Bergoglio”, c’è una cosa che non capisco. Se l’80-85 per cento delle coppie che vive a Barracas, e comunque la maggioranza di quelle dell’America latina, convive senza sposarsi, perché poi dicono che il problema è la scarsa accessibilità ai tribunali ecclesiastici per ottenere l’annullamento del matrimonio? Quanti saranno i matrimoni da annullare, sul restante 15-20 per cento? E comunque se l’85 per cento convive, e per il 15 per cento si pone addirittura il problema dell’annullamento del matrimonio, le cose sono due: o ci rassegniamo al fatto che il sacramento del matrimonio ha perso il suo valore, oppure bisogna cominciare a farsi qualche domanda sull’impostazione pastorale. E d’altra parte, se la situazione è quella prospettata nell’articolo, cioè quella del matrimonio come scelta residuale – in America latina non si sposano più, in Europa divorzi e convivenze aumentano, e l’eccezione italiana sta svanendo velocemente – dobbiamo chiederci se questo sia il frutto di una criminalizzazione sessuofoba, oppure se sia la tendenza inevitabile della post modernità. Ma allora bisogna scegliere se mantenere l’idea forte del matrimonio, specie di quello cristiano indissolubile, oppure se assecondare la deriva dei tempi. Assuntina Morresi Il matrimonio in occidente è in crisi, ovvio. Non solo nelle megalopoli della miseria. E’ sciupato dalla mancanza di fede, in senso religioso e laico. Andare dal sacerdote e celebrare in chiesa, celebranti gli sposi, un sacramento, è cosa complicata per le coscienze contemporanee. Ma è complicato anche dare una regola e misura civile all’unione tra uomo e donna, secolarizzare un concetto teologico. L’importante è volersi bene, dice con ironia un mio amico dei lassismi dolci del tempo. E’ il trionfo dell’amore. Strano trionfo. Ariosto nel Cinquecento, tra ottave di spinto femminismo, difendeva i diritti della donna adultera dall’insulto del populazzo, con tocco cavalleresco. Sono pronto anch’io, a patto che mi si dia, del gran poema, anche la grazia infinita dell’infinita fedeltà, fino alla pazzia.  

Per favore, cercate di capirci

“Per favore, cercate di capirci. I vostri principi liberali e democratici qui non valgono nulla. Occorre che ripensiate alla nostra realtà in Medio Oriente perché state accogliendo nei vostri paesi un numero sempre crescente di musulmani. Anche voi siete a rischio. Dovete prendere decisioni forti e coraggiose, a costo di contraddire i vostri principi. Voi pensate che gli uomini sono tutti uguali. Ma non è vero. L’islam non dice che gli uomini sono tutti uguali. I vostri valori non sono i loro valori. Se non lo capite in tempo, diventerete vittime del nemico che avete accolto a casa vostra”. Non è Oriana Fallaci (che comunque ci manca tantissimo), ma sono le parole accorate di Amel Nona, arcivescovo caldeo di Mosul, fuggito a Erbil, raccolte dall’inviato del Corriere della Sera e pubblicate lo scorso 10 agosto. Mentre i cristiani di Erbil, riferendosi ai raid americani, chiedono “Ma perché le bombe americane non sono arrivate prima? E voi europei cosa aspettate? Le nostre sofferenze di oggi sono il preludio di quelle che subirete anche voi europei e cristiani occidentali nel prossimo futuro”. E l’arcivescovo di Erbil, Bashar Warda, cerca di spiegare: “Ma il dramma non è solo delle persone. E’ l’antica cultura della nostra convivenza con i musulmani che viene cancellata. Il meccanismo della coesistenza pacifica si è inceppato. Siamo di fronte a un Medio Oriente diverso da quello che avevamo sempre conosciuto”. Di fronte all’ennesima decapitazione offerta in rete, sono le parole dei cristiani e dei loro vescovi in Medio Oriente su cui dovremmo riflettere. Che altro devono fare questi islamici per spiegarci che ci hanno dichiarato guerra? E alle anime belle che si ostinano ancora a dire che “serve il dialogo” (ma con chi?), due brevi, sommesse osservazioni, e un invito. Prima osservazione: da noi europei i dittatori sono arrivati con libere elezioni, o comunque godevano di un forte sostegno popolare, specie agli inizi, e la democrazia è arrivata con le armi e i bombardamenti americani. Potrà non piacere, ma la storia è andata proprio così. Seconda osservazione: da noi ancora ci si chiede perché mai gli alleati non hanno bombardato i binari dei treni verso Auschwitz. Basta leggere la gran parte dei giornali occidentali di quest’ultimo periodo, e si può intuire cosa sia successo, all’epoca. Invito: per tutti coloro che pensano che questo è il momento del dialogo, invito caldamente a un bel viaggetto nel califfato. Prendeteci un appuntamento, con questi, e dialogateci: dovrebbe essere facile, parlano tutti l’inglese.