Maggio 2014

elezioni europee

Con queste ultime elezioni, anche l’Italia si è allineata al resto d’Europa, dove il voto cattolico è irrintracciabile, perché irrilevante. Il problema non è la dispersione del voto dei cattolici fra i vari partiti, ma il fatto che i cattolici hanno votato seguendo gli stessi criteri di tutti gli altri: anche con il loro contributo è schizzato al 40% il partito di Renzi, patron di Scalfarotto, primo firmatario della legge sull’omofobia; è lo stesso partito del senatore Lo Giudice,  che proprio pochissimi giorni fa ha annunciato di aver avuto un bambino con la pratica dell’utero in affitto in America, commissionato da lui e dal suo compagno, sposato a Oslo qualche anno fa. Ma basterebbe andarsi a guardare il programma di Renzi alle primarie del Pd per vedere che la sua posizione su vita, famiglia e libertà di educazione è in piena sintonia con il clima laicista che impregna il Pd. E così tanti cattolici che all’epoca si erano stracciati le vesti per la vita personale di Berlusconi – cioè per quello che faceva a casa sua – stavolta hanno serenamente votato le liste di Renzi, senza ombra di dubbio. D’altra parte la pattuglia più nutrita di cattolici con un dichiarato impegno in politica in questo senso, in parlamento, è quella del Nuovo Centro destra, che comunque non è stato premiato: a dimostrare che, contrariamente a quanto si dice, certe battaglie (v. legge sull’omofobia, per es.) non portano voti. Eppure stavolta con le preferenze era possibile scegliere anche i candidati, che però – numeri alla mano – sono stati evidentemente eletti seguendo altri criteri. E’ il trionfo della scelta religiosa, cioè di quell’atteggiamento per cui la fede deve rimanere un qualcosa di intimo e privato, mentre la vita, in particolare la vita pubblica, scorre altrove. I benpensanti, fra cui alcuni sedicenti intellettuali cattolici, dicono che i tempi sono cambiati, e che adesso ai credenti non è chiesto di opporsi: inutile cercare di arginare il corso dei tempi, anzi, così facendo si diventa ideologici, fondamentalisti, integralisti. Questo è il tempo della testimonianza, dicono. Ma cosa è la testimonianza? Sicuramente non è il buon esempio. La testimonianza è un giudizio, una presenza evidente a tutti. Se così non fosse, per esempio, dovremmo accusare di ideologia i ragazzi della Rosa Bianca, che molti conoscono perché qualche anno fa una mostra al Meeting (ironia della sorte) ne ha diffuso la storia al grande pubblico. Secondo i criteri che adesso vanno per la maggiore, dovremmo forse dire che Sophie e Hans Scholl, Alexander Schmorell, e tutti gli altri, letteralmente ossessionati dal nazismo, si illusero di arginare il corso dei tempi (pure loro), perdendo la vita per incitare a una folle resistenza a Hitler? O forse invece che la loro amicizia, proprio perché vera, non poteva che tradursi in quella che è diventata una splendida esperienza e testimonianza, cioè un giudizio pubblico? E non è stato proprio il loro impegno pubblico, a farci chiedere dove si fondava la loro amicizia? L’Italia finora è stata una felice eccezione nell’Europa scristianizzata, perché i tratti fondanti dell’esperienza cristiana – vita, famiglia e libertà di educazione – sono stati tenacemente difesi, anche e soprattutto nella vita civile e politica. Come ricordava Sandro Magister, in un pezzo scritto per gli ottanta anni del Card. Ruini: “L’eccezione italiana è il rovescio di quel cattolicesimo “adulto” che ama immergersi e perdersi nella città degli uomini, come lievito e sale di un mondo impastato da altri, un cattolicesimo che ascolta prima di parlare, che accoglie prima di giudicare. L’esito di questa avventura è sotto gli occhi di tutti in altre regioni d’Europa e del mondo, dove il vento della secolarizzazione ha fatto tabula rasa. Per Ruini, invece, la Chiesa deve avere “un ruolo guida e un’efficacia trainante”, come disse il suo maestro Wojtyla. Deve insegnare e praticare la “sacra militia”, assieme alla “sacra doctrina”. Deve essere Chiesa di popolo, con un linguaggio e una visibilità pubblici. Non deve aver paura di parlare a voce alta di Dio, con tutto quel che ne consegue, perché “con Lui o senza di Lui tutto cambia”. Sull’eccezione italiana San Giovanni Paolo II ebbe parole chiarissime, fin dalla svolta del convegno di Loreto 1985, ma anche successivamente, per esempio nella sua Lettera ai Vescovi italiani sulle responsabilità dei cattolici di fronte alle sfide dell’attuale momento storico, del 6 gennaio 1994, e due mesi dopo nell’iniziativa della “Grande preghiera per l’Italia e con l’Italia”, di cui ricordo un passo: “Sono convinto che l’Italia come nazione ha moltissimo da offrire a tutta l’Europa. Le tendenze che oggi mirano ad indebolire l’Italia sono negative per l’Europa stessa e nascono anche sullo sfondo della negazione del cristianesimo. In una tale prospettiva si vorrebbe creare un’Europa, e in essa anche un’Italia, che siano apparentemente ‘neutrali’ sul piano dei valori, ma che in realtà collaborino alla diffusione di un modello postilluministico di vita. Ciò si può vedere anche in alcune tendenze operanti nel funzionamento di istituzioni europee. Contro l’orientamento di coloro che furono i padri dell’Europa unita, alcune forze, attualmente operanti in questa comunità, sembrano piuttosto ridurre il senso della sua esistenza e della sua azione ad una dimensione puramente economica e secolaristica. All’Italia, in conformità alla sua storia, è affidato in modo speciale il compito di difendere per tutta l’Europa il patrimonio religioso e culturale innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo”. Urge riflessione.

Socci, una risposta a Borghesi

C'erano fra le 600 e le 700 persone venerdì scorso ad ascoltare Antonio Socci alla parrocchia di Santa Lucia, a Perugia: ci ha parlato del suo ultimo libro "Tornati dall'alidilà", della sua esperienza con Caterina, e di molto altro. Quando ha finito di parlare, nessuno si è alzato dal posto per andarsene (erano le dieci e mezzo di sera), e abbiamo continuato ancora con le domande dal pubblico. Veramente una bella serata. Ricordo ai perugini che stasera alle sei e mezzo, con la messa presieduta dal nostro Cardinale Gualtiero Bassetti, nella parrocchia di Santa Lucia si concluderanno i festeggiamenti per il ventennale della costruzione della Chiesa, dedicata a Maria Regina della Pace. Ci affidiamo tutti a Lei, la Gospa.  Purtroppo qualche giorno fa Massimo Borghesi ha attaccato i firmatari dell'appello sul Foglio a Papa Francesco, quello di due mesi fa sulla libertas ecclesiae. Dico purtroppo perchè francamente non capisco la necessità di tornarci su:  sono stata fra i primissimi firmatari, e lo rifarei convinta, ma all'epoca non ho voluto replicare a certe critiche che pure c'erano state - alcune esplicite, altre meno - per evitare polemiche pretestuose. Ma adesso, sinceramente, sono stufa, e rispondo, condividendo parola per parola quanto scritto oggi in risposta da Antonio Socci (anche lui firmatario), e invito tutti a leggere il suo intervento.

Appello di Socci e Avvenire, strane notizie

Una parte seria e una meno seria, stasera. Parte seria: Antonio Socci (che venerdì prossimo 23 maggio, alle 21.00, presenterà il suo ultimo libro “Tornati dall’aldilà” nella chiesa “Regina della Pace”, parrocchia di S. Lucia, Perugia, CI VEDIAMO TUTTI LA’!) ieri su Libero ha lanciato un appello al Papa per Meriam, la giovane donna cristiana sudanese condannata a morte perché non ha voluto rinunciare alla sua fede. Qui l’appello di Socci, e qua la campagna di Avvenire a cui ho aderito: Meriam deve vivere!!!!! Parte meno seria (ma mica tanto): a proposito di Papa Francesco. C’è una gara nei media a farlo passare per il più straordinario innovatore di tutti i tempi nella Chiesa; c’è una volontà pervicace di creare aspettative di grandi cambiamenti, quasi che sia il primo Papa degno di questo di nome. E per questo si stanno diffondendo notizie sempre più strane, a cui però tutti credono, o almeno fanno finta di farlo, e nessuno che si chieda da dove vengano, e soprattutto che senso hanno e qual è il loro vero obiettivo. Ultima della serie, la storia della lettera che 26 donne “coinvolte sentimentalmente con un sacerdote o un religioso”, avrebbero scritto a Papa Francesco, per essere da lui convocate, e sostanzialmente chiedere l’abolizione del celibato sacerdotale. Le 26 scrivono di amori struggenti, si definiscono “un piccolo campione” , ma rappresentativo di tante altre che vivono nel silenzio. Andrea Tornielli, diligentissimo vaticanista, riporta accuratamente il fatto qui, spiega che la lettera è firmata con i nomi di battesimo e l’iniziale del cognome delle “donne dei preti”, e che la raccomandata porta un cognome e ci sono recapiti telefonici. La notizia ha avuto molto risalto, rilanciata dai giornali con grande serietà, come se ci si potesse aspettare da un momento all’altro una telefonata del Papa a queste donne. E sui giornali di regime altri diligentissimi vaticanisti hanno già cominciato a raccontare le storie delle donne del prete. Gli amori impossibili. Ma dico io: siete tutti matti? Chi ci crede a una scemenza del genere? E poi: ma dove sta la notizia?  Una domanda: di grazia, come hanno fatto a conoscersi fra loro 26 amanti di preti? Dove si sono incontrate? Come le hanno raccolte le firme su quella lettera? Se si tratta di donne che hanno vissuto o stanno vivendo una relazione con un prete, questa è stata o è ancora clandestina. Mi sa difficile pensare che siano tutte di una stessa parrocchia, o di limitrofe, vista la notoria mancanza di vocazioni e l’età avanzata della maggior parte dei preti e religiosi. Bene: e come hanno fatto a incontrarsi in 26 - diconsi ventisei - amanti clandestine di preti, da tutta Italia, e addirittura dire che sono un “piccolo campione”? Che c’è, hanno fatto un club? Hanno fatto un sindacato? Un’associazione, una onlus, una cooperativa, una società di mutuo soccorso, una pagina facebook: insomma, qualcuno mi spieghi come hanno fatto decine e decine di amanti clandestine di preti a incontrarsi, e conoscersi tanto da scrivere insieme una lettera al Papa. Che fanno, le gite sociali il fine settimana? Passano insieme le vacanze? E il “piccolo campione” delle 26, come lo hanno scelto: hanno fatto le elezioni? Chi ha lanciato la notizia dandola per buona ha il dovere di fare verifiche personali e dare spiegazioni. Sono curiosissima di sapere. Diverso sarebbe se si trattasse di donne che hanno sposato o vivono con ex-preti (ammesso che abbiano un’associazione che ha eletto 26 rappresentanti): ma allora perché non firmarsi apertamente? Così come sono anche curiosa di sapere chi è che smista la posta del Papa, e prende per buona una lettera anonima, firmata da 26 nomi senza cognome, e ne dà notizia ai media come se fosse oro colato. Sono curiosa, perché è troppo forte il sospetto che sia tutta una montatura, fatta da un lato per distogliere l’attenzione da Meriam, la coraggiosa sudanese condannata a morte dagli islamici perché cristiana, e dall’altro per aumentare la confusione intorno a Papa Francesco, e creare aspettative francamente impossibili, come quella di sdoganare pure l’amante del prete.