Aprile 2014

sull'eterologa cadono gli slogan

Avvenire 20 aprile 2014 In attesa delle motivazioni della Consulta SULL'ETEROLOGA CADONO GLI SLOGAN Assuntina Morresi La probabilità che due donne con cognomi molto simili potessero trasferire lo stesso numero di embrioni la stessa mattina, una subito dopo l’altra, proprio in un centro di procreazione assistita inadeguato nelle procedure per la sicurezza e la tracciabilità, era onestamente molto bassa, però sufficiente a provocare lo scambio di embrioni di cui in questi giorni tutto il Paese sta parlando. Ma che un evento tanto anomalo sia accaduto proprio all’indomani della sentenza della Consulta che introduce la fecondazione eterologa, ha quasi dell’incredibile. L’incidente del Pertini, infatti, piaccia o no, è stato un vero e proprio fulmine nel “ciel sereno” dell’eterologa, appena resa legale in Italia, e ne ha fatto esplodere con drammatica evidenza tutte le contraddizioni. Facendo cadere gli slogan di comodo. È proprio l’involontarietà del percorso eterologo del Pertini – le coppie evidentemente volevano figli usando i propri gameti – a mostrarne tutta la fragilità. Una fecondazione con gameti estranei alla coppia si basa su un presupposto: si è genitori non perché si genera un figlio, ma perché lo si desidera. Il patto fra chi vuole un figlio e chi fornisce i gameti, quindi, si basa sull’ipotesi, condivisa, che il legame genetico è meno importante delle intenzioni personali e della gravidanza. In altre parole, le parti in causa convengono sul fatto che il Dna non conta per stabilire chi è genitore. L’incidente del Pertini scopre proprio questa contraddizione; nel momento in cui questo scambio di gameti non è voluto, ecco l’interrogativo: chi è la mamma “vera”, quella genetica o quella che ha i figli in grembo? Se non c’è un accordo condiviso e scritto (cioè un contratto), qual è il criterio per stabilire chi sono i genitori? Se fosse chiaro, non ci porremmo queste domande, tanto è evidente, adesso, da un lato l’importanza della gravidanza di chi ha i gemelli in grembo, e dall’altro la profonda ingiustizia subita dalla coppia privata dei suoi embrioni (che nella vicenda del Pertini "appartengono" evidentemente a chi li ha generati). Chi vuole l’eterologa lo giustifica spiegando che il figlio è di chi lo desidera e di chi ha intenzione di crescerlo, un criterio che in queste circostanze mostra tutti i suoi limiti: entrambe le donne hanno questa intenzione, ma dire “lo voglio” non equivale a dire “è mio”. È evidente che una soluzione giusta per tutti in questo caso non c’è, e bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere almeno che stabilire quale sia la madre vera fra quella genetica e quella cosiddetta gestazionale è impossibile; dovremmo piuttosto chiederci con quale delle due mamme dovrebbero crescere i figli che nasceranno. Insomma: dire che il legame genetico non conta, come avviene nell’eterologa, è una convenzione, un’ipotesi, ma non un’evidenza. Alcuni giuristi spiegano che la legge in Italia riconosce come madre quella che partorisce; ma questo vale perché naturalmente non è possibile partorire un figlio non legato geneticamente a sé. La gravidanza e il parto finora sono stati la prova evidente, ex-post, della maternità, mentre con l’eterologa stanno diventando il presupposto necessario per essere definita madre: non sei madre perché la gravidanza e il parto lo dimostrano, ma sei madre a condizione di avere in pancia un figlio e partorirlo. E anche quest’ultimo criterio cade con l’utero in affitto, pratica vietata in Italia, ma che alcuni nostri giudici stanno sostanzialmente accettando, rinunciando a sanzionarla secondo quanto prevede la legge 40, come è successo anche nella sentenza di questa settimana al Tribunale di Milano. In genere, ora, in queste situazioni, mentre la figura materna si sdoppia, è quella paterna a rimanere unica: ci sono così tre genitori naturali, due madri e un solo padre, quello che ha dato il proprio seme, riconoscibile con certezza grazie ai test del Dna. Sarà un percorso giudiziario a tentare una soluzione per i fatti del Pertini, ma il primo contributo potrebbe, anzi, dovrebbe venire dai giudici della Consulta, nelle motivazioni con cui hanno abolito il divieto di fecondazione eterologa, che fra poco saranno pubbliche. Sarebbe giusto che anche dalle loro parole emergesse un’indicazione a riguardo, visto che la legge e la giurisprudenza esistente non danno risposte a una novità assoluta. Avremmo il primo pronunciamento autorevole in cui ci si riferisce a un nuovo modello di genitorialità, entrato nel nostro Paese non dalle aule parlamentari, non per un referendum popolare, ma, ancora una volta, per sentenza, per la decisione di un pugno di giudici che fra qualche giorno ci dirà per quale motivo, in futuro, anche in Italia diversi bambini potrebbero non sapere più realmente di chi sono figli.

gli eventi precipitano

Travolti dagli eventi, questa settimana. Tanto da non avere avuto il tempo neanche di commentare sul sito. Abbiamo cominciato con mercoledì, quando la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il divieto della fecondazione eterologa. Quello che avevo da dire, qua, nel mio editoriale su Avvenire, “Il legame spezzato”. E' stato il primo, vero grande colpo alla legge 40, che aveva resistito per dieci anni a tutti gli attacchi dei vari tribunali, attacchi fatti sempre dallo stesso gruppuscolo di avvocati (sempre gli stessi, i nomi che girano). Adesso non si sa bene quel che succederà, nel senso che finché non saranno depositate le motivazioni della sentenza, non si sa bene come muoversi per attuarla. Se fosse vero quel che ha fatto sapere la Consulta con uno stringatissimo comunicato subito dopo, ci sarebbero un bel po’ di problemi per praticare l’eterologa in Italia. E comunque si dovrà passare per forza per il parlamento, visto il vuoto normativo che si è creato, e nonostante la gran faccia tosta di tanti centri e giuristi e commentatori che hanno letteralmente parlato a vanvera, dicendo di essere in grado di partire subito. Non è vero, è una bugia, e sono loro stessi per primi a saperlo: se non si stabilisce se un bambino nato da eterologa ha diritto o meno a conoscere il genitore genetico, come si fa a fare il consenso informato, e come si possono “raccogliere” i gameti? Vista la faccenda dell’eterologa, è quasi passato inosservato quanto successo in parlamento, sempre mercoledì. Camera dei Deputati, Commissione Giustizia: sempre “grazie” alla Corte Costituzionale che ha smantellato la Fini-Giovanardi sulla droga, si rischia una legalizzazione strisciante di certe droghe; approvato poi all’unanimità un testo di legge sul cosiddetto divorzio breve, ridotto a un anno il tempo di attesa, che diventa nove mesi (diconsi nove mesi), se non ci sono minori e se c‘è consenso. Stesso giorno, Commissione Giustizia, Senato: vanno avanti legge su omofobia e legge su unioni civili, che chiaramente ha incluso le proposte sul matrimonio omosessuale. Venerdì mattina abbiamo saputo della prima donna morta in Italia connessa alla RU486, la pillola abortiva, a Torino. E’ il quarantesimo caso nel mondo: finora erano 27 le donne morte dopo aborto chimico, a cui vanno aggiunte altre 12 persone morte dopo aver preso la RU486 per altri scopi, non abortivi. Abbiamo scritto un libro, io e Eugenia Roccella, “La favola dell’aborto facile”, per spiegare di cosa si tratta, quando si parla di aborto chimico, un metodo la cui mortalità è dieci volte maggiore di quella dell’aborto chirurgico, e che viene usato per introdurre l’aborto a domicilio, quello "fai-da-te", dove l'aborto diventa un atto medico privato, e addio prevenzione.  Domani l’autopsia della donna. E poi vedremo quel che succederà, se per esempio in Toscana vorranno ancora dare la RU486 nei consultori. Oggi abbiamo letto dello scambio di embrioni in un ospedale romano, il Pertini. Pare che una donna aspetti due gemelli non suoi: se così fosse, sembrerebbe una brutta trama di un film di fantascienza, considerato che al momento non si sa neppure di chi sono i bambini, cioè con chi sarebbe stato fatto il presunto scambio. Per saperlo, tutte le coppie che hanno avuto il trasferimento embrionale nello stesso giorno dovrebbero fare l’amniocentesi, o aspettare di partorire per capire chi è figlio di chi. Con enormi problemi giuridici: in Italia i figli, legalmente, sono di chi li partorisce, per esempio, per non parlare del fatto di avere in grembo un figlio non tuo, e di tutte le decisioni che nel frattempo devi prendere per la tua vita e per la gravidanza (per es.: chi decide se fare il cesareo o meno?). Qualche folle parla pure della possibilità di abortire i figli non suoi. Un caso di eterologa involontaria, che però chiarisce bene, e drammaticamente, tutte le contraddizioni di questa pratica. Potremmo dire che è la prima eterologa dopo la sentenza della Corte. Ci torneremo su, purtroppo.   E' iniziata una nuova era. Siamo precipitati nel Mondo Nuovo, gente, e siamo solo all’inizio. Qualcuno parlerebbe di Mordor, Regno di Sauron. 

nuovo libro di Antonio Socci

TORNATI DALL'ALDILA': è il titolo dell'ultimo libro di Antonio Socci, che ogni volta riesce a sorprenderci con le sue ricerche e i suoi scritti. Ne ha pubblicato un'anteprima Libero: C’è uno scetticismo triste e superficiale che si esprime nella vulgata popolare con la frase: «Dall’Aldilà non è mai tornato nessuno». S’intende dire che, in fin dei conti, quelle sull’oltretomba sono tutte congetture, ipotesi, magari anche vere, ma chi lo sa davvero se c’è qualcosa? E cosa poi? Nessuno può dirlo, si pensa. Gran parte delle persone afferma di credere che c’è una vita dopo la morte, ma la prospettiva è comunque avvolta dal mistero, dalle nebbie e dal timore. Ed è spesso vissuta come una «credenza», come una convinzione soggettiva, un sentimento irrazionale, anche quando si professa una fede cristiana che di «prove»ndi ragionevolezza ne fornisce a bizzeffe. La morte resta un abisso oscuro e nessuno sa veramente se c’è un Aldilà e com’è precisamente, perché – ci si dice – nessuno c’è stato e nessuno è tornato per raccontarcelo.Ebbene, questo libro vuol mostrare che non è così: di persone che sono tornate dall’Aldilà ce ne sono, e tantissime. Per continuare a leggere cliccate qua.