Novembre 2013

Berlusconi, i filantropi e Sant'Egidio

Pensieri notturni invernali.

Uno: e adesso che Berlusconi è decaduto, con chi se la prenderanno? Cosa farà il Pd e tutta la compagnia cantante di chi ne ha votato la decadenza? E siamo sicuri che a loro sia convenuto? Non credo. E’ come tirare in porta mentre qualcuno tiene il portiere per le braccia. L’ostinata e cieca volontà dei nemici giurati di B. di farlo fuori, a tutti i costi, contro il buon senso che avrebbe suggerito di consultare la Corte Costituzionale, e comunque di aspettare il verdetto dei giudici – che avrebbero fatto cadere B. comunque – si rivolterà loro contro.

Due: domani a Milano incontro delle fondazioni di area Centrodestra. Il Nuovo Centrodestra di Alfano è partito. Buon lavoro! Siamo con voi. Proprio perché berlusconiani, siamo con voi.

Tre: qualcuno dovrebbe spiegare a quelli di Sant’Egidio che la filantropia non è esattamente uguale alla carità, anzi. C’è una certa differenza, e i cristiani di solito praticano la seconda, che significa innanzitutto condivisione dei bisogni e accoglienza annunciando il Vangelo, e non la prima, cioè dare le briciole della propria ricchezza per scopi umanitari. Papa Francesco, per esempio, ne ha spiegato bene la differenza proprio di recente, lo scorso 9 novembre, ai delegati dell’UNITALSI (la cura cristiana agli ammalati non è filantropia, lo ha segnalato Massimo Introvigne). Bisognerebbe dirlo a quelli di Sant’Egidio, dicevo, perché alla fine di ottobre, il 26 e 27, precisamente, hanno organizzato (presso i musei vaticani), il primo forum italiano della filantropia, che avrebbe come scopo “diffondere la cultura del dono in Italia”. In particolare, gli organizzatori spiegano che “Il Forum rappresenta il primo grande incontro in Italia tra filantropi, opinion leaders e studiosi per recuperare coesione sociale e una più equa distribuzione del benessere”. Ho girato un po’ per il sito, molto elegante, e non ho trovato mai la parola “carità”, e men che meno “vangelo”. La partecipazione era su invito, e i filantropi invitati hanno versato liberamente una quota in denaro alla Agenda Sant’Egidio Onlus, per sostenerne un progetto, a scelta fra due. Fra i partecipanti, anche i filantropi Letizia Moratti, Diego della Valle, insieme a Melinda Gates e Eileen Rockfeller Growald. Peccato che, visto sito e programma, anche stavolta nessuno abbia spiegato a tali filantropi che cos’è la carità cristiana. Un’occasione persa.

che cosa è successo nel PdL

Proprio perché berlusconiani, un gruppo di parlamentari oggi, capeggiati da Alfano, dopo trattative estenuanti che durano da più di un mese, ha deciso di non entrare nel nuovo partito, Forza Italia, e di fare gruppi parlamentari separati, al Senato e alla Camera, con il nome di Nuovo Centrodestra.

Pare una contraddizione, ma non lo è, e cerchiamo di capirne il motivo, anche perché questa che si stacca è quella parte del Pdl con tanti cattolici, e che si è sempre distinta per le posizioni e le battaglie sui principi non negoziabili (parliamo di Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi, Gaetano Quagliariello, Roberto Formigoni, Carlo Giovanardi, Maurizio Lupi, Alessandro Pagano, Raffaele Calabrò, tanto per dire i primi nomi che mi vengono in mente, oltre lo stesso Alfano).

Berlusconi vuole togliere l’appoggio al governo Letta, quando in parlamento si voterà la sua decadenza, a fine mese, perché non sopporta l’idea che il Pd, cioè un alleato di quel governo che lui ha fortemente voluto, lo scacci dal parlamento. Il Pd, da parte sua, ha talmente abbeverato i suoi all’odio verso Berlusconi che, se non ne votasse la decadenza, non reggerebbe la protesta dei suoi e andrebbe in mille pezzi.

Ma dobbiamo essere realisti: la votazione sulla decadenza di Berlusconi è un arrogante e stupido atto di forza da parte del Pd, ma Berlusconi non decade per il voto in parlamento. Quando, fra poco, sarà esecutiva la sentenza dei giudici che lo hanno condannato all’interdizione dai pubblici uffici, Berlusconi decadrà irrimediabilmente, indipendentemente da tutto il resto. Berlusconi ha finito la sua grande avventura politica alla fine di luglio, quando la Cassazione lo ha condannato definitivamente. Senza quella condanna, non ci sarebbe stata neppure la votazione in parlamento: è questa la dura, triste, ingiusta e insopportabile verità. Da questo punto di vista, la guerra della magistratura alla politica italiana in generale (cominciata nel '93 con mani pulite) e contro Berlusconi in questi ultimi anni in particolare, l’hanno vinta i giudici.

Ma se adesso facessimo cadere il governo, e andassimo alle elezioni, chi ci guadagnerebbe: Berlusconi? No di certo, perché la condanna rimarrebbe tutta, ovviamente, e lui sarebbe indicato come il responsabile delle elezioni anticipate, il responsabile dello stress di una campagna elettorale inevitabilmente velenosissima e lacerante, il leader politico che che al bene del paese ha anteposto le sue personali vicende. Non ci guadagnerebbe il partito, comunque si chiami, perché le elezioni anticipate in questo modo compatterebbero la sinistra, che sta per incoronare Renzi suo segretario. Le elezioni, in queste condizioni, nel migliore dei casi replicherebbero la situazione di ingovernabilità attuale, e nel peggiore inaugurerebbero una legislazione con la sinistra in netta maggioranza. Non ci guadagnerebbe certo l’Italia, ancora in mezzo alla palude della crisi economica, paralizzata per altri mesi nell’ennesima campagna elettorale.

Gli unici a guadagnarci sarebbero i cosiddetti “falchi”, cioè quelli che, nel PdL, fino all’ultimo hanno respinto qualsiasi tentativo di mediazione: Verdini, Capezzone, Bondi, Galan, Carfagna, Santanchè. Ma quale è il loro programma politico? E chi li voterebbe, senza Berlusconi? Senza identità se non quella laicista – per la quale non hanno neanche l’originalità dei laiconi di destra alla Montanelli, ma sono succubi della mentalità di sinistra – a loro basta un partito dell’8, 10 % come sarebbe Forza Italia, per farsi rieleggere e gestire l’eredità di Berlusconi. Se si andasse a votare adesso, infatti, sarebbe l’ultima campagna elettorale con Berlusconi ancora in circolazione, ancora capacissimo di portare i voti sufficienti a fare rieleggere questa classe dirigente (8-10%, appunto) e pure di accollarsi le spese. Poi, una volta fuori il parlamento, se Berlusconi fosse magari ai domiciliari, sarebbero loro a gestirne i contatti con l’esterno. Uno di loro sarebbe il suo portavoce. E Berlusconi ne sarebbe definitivamente preda.

Purtroppo Berlusconi non è riuscito nel miracolo dell’ultima mediazione, e ha scelto di cedere ai falchi.

Diranno che Alfano e i suoi sono traditori come Fini, ma non è vero. Questa vicenda, con Fini, non ha niente a che spartire. Sono gli alfaniani e i suoi i veri berlusconiani, non chi vuole affossare tutto pur di avere un partito a disposizione (la futura Forza Italia). Qua si tratta di difendere l’eredità politica di Berlusconi, per il bene del paese, e non per la sopravvivenza di alcuni parlamentari che altrimenti non saprebbero neppure che mestiere fare (v. l’elenco dei falchi cui sopra).

E concludo con le parole di Alfano, stasera, ai suoi: “Dio ci accompagni in questa marcia che speriamo sia lunga e vittoriosa e che la Provvidenza illumini le nostre scelte”.

P.S.: l’assemblea finale degli alfaniani, in cui è stata annunciata la scissione, si è svolta nel teatro di Palazzo S. Chiara, a Roma, lo stesso luogo da cui è partito il famoso Manifesto di Sturzo ai liberi e forti (all’epoca era una piccola pensione).

video strepitoso

Una compagnia di amici pronti a tutto, la determinazione e la tenacia per la buona comune battaglia, anche quando pare che oramai non ci sia più niente da fare: quando l’onda anomala dello tsunami antropologico sembra ci stia per travolgere; quando la vittoria al referendum della legge 40 e la grande piazza del Family Day (la prima manifestazione mondiale a favore della famiglia basata sul matrimonio fra un uomo e una donna, e i PACS, comunque, pace all’anima loro, ancora non ce li abbiamo) sembrano resti del paleozoico, e non fatti di qualche anno fa; quando ogni giorno ce n’è una, fra surreali risoluzioni del parlamento europeo, spettacoli teatrali manipolatori dei nostri ragazzi e censure fin dentro le nostre scuole; quando ci pare di combattere a mani nude contro una corazzata, e pure controvento; quando sembra che tutto stia per implodere, guardiamo a questa compagnia di amici in questo video breve e strepitoso, guardiamo alla loro tenacia, determinazione, alla loro creatività ironica, giovane e vitale.

Non conosco queste persone, ma sono insieme a loro, in questa strepitosa incursione oggi, davanti al Ministero della Giustizia francese. Un blitz che dice tante cose: una libera iniziativa di alcuni amici, ognuno mette la sua faccia, ciascuno determinato a difendere la più semplice delle verità, e cioè che ogni bambino nasce da un uomo e una donna, da un padre e una madre, e ha diritto a vivere con loro, in una comunità primordiale e antichissima che si chiama famiglia.  Al singolare, con un articolo determinativo davanti: “La”, appunto, famiglia, perché ce n’è una sola (come di mamma, ce n’è una sola).

E’ il fondamento della nostra umanità, del nostro essere umani, un fondamento che pare stia per essere spazzato via da forze più grandi di noi, da una grande macchina da guerra innanzitutto anticristiana, e quindi antiumana, apparentemente invincibile.

Ma noi non dobbiamo mollare. E se quel che possiamo fare sono solo fastidiose incursioni, facciamo quelle. Non dobbiamo smettere di dire la verità, negli unici modi in cui ci è concesso dirla. Non dobbiamo smettere di pretendere la nostra libertà di parola, di espressione, di incursione. Non dobbiamo smettere di esserci. Noi ci siamo. 

di mamma ce n'è una sola

"Di mamma ce n'è una sola"

Comitato a sostegno delle donne e

contro la pratica dell'utero in affitto

Sarà presentato domani, martedì 5 novembre, alle ore 11.30 presso la Sala stampa di Montecitorio il Comitato “Di mamma ce n’è una sola”, Contro l’utero in affitto. Alla presenza di Eugenia Roccella, vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera e Presidente Comitato; Olimpia Tarzia, Presidente Movimento PER Politica Etica Responsabilità e Coordinatore nazionale Comitato; Assuntina Morresi, docente presso l'Università di Perugia; Francesca Romana Poleggi, Direttore editoriale Notizie Pro Vita e Francesco Agnoli, saggista. Il Comitato nasce per svolgere un’opera di sensibilizzazione, di denuncia e di contrasto al mercato di quella che viene definita eufemisticamente "maternità su commissione".

"Utero in affitto, gestazione conto terzi, maternità surrogata sono diverse espressioni che raccontano un fenomeno in espansione in tutto il mondo, quello di donne, generalmente indigenti e molto spesso analfabete, che, a pagamento, affrontano una gravidanza e un parto sapendo che poi cederanno il neonato a qualcuno che glielo ha commissionato, più o meno legalmente", sostengono i promotori del Comitato.

"Non esistono stime attendibili e complete sul mercato degli uteri in affitto: quante richieste, di che tipo, quanti bambini - continuano i promotori - alcune stime, ad esempio che riguardano la sola India, parlano di un indotto complessivo di due miliardi di dollari l’anno, con un migliaio di cliniche non regolamentate coinvolte. Il costo di una maternità in affitto va dai 10.000 ai 35.000 dollari, a fronte di 80.000-100.000 dollari negli Stati Uniti".

Su questa materia "mancano leggi e regolamenti fra paesi e continenti, si producono numerosi contenziosi giuridici, perché difficilmente tutti gli attori di questo percorso – committenti, madri in affitto, fornitori di gameti, le cliniche in cui avviene il tutto - si trovano nello stesso stato. E non di rado, purtroppo, il risultato del puzzle di persone e nazioni coinvolte è un bambino legalmente orfano e apolide", concludono i promotori del Comitato.

Nel corso della Conferenza stampa verrà presentato il Manifesto del Comitato.

Per info e accrediti

unasolamamma@hotmail.com

E' successo a Norcia. Racconta Socci

Oggi Antonio Socci su Libero ha raccontato un fatto successo a Norcia sabato scorso, di cui aveva dato notizia solo Avvenire. Il suo pezzo inizia così: Quello di Ratzinger è stato un “tentativo eroico di arginare la forma postmoderna dell’Anticristo”. A pronunciare queste parole – in riferimento al magistero di Benedetto XVI sui grandi temi etici e antropologici – è stato uno dei più importanti pensatori marxisti dei nostri anni, Mario Tronti, già fondatore teorico dell’operaismo e impegnato politicamente nel Pci, poi nel Pds e nel  Pd

Per saperne di più - e ne vale veramente la pena - leggete il suo articolo, qui