Aprile 2013

il nuovo governo

Se il 23 febbraio scorso, alla vigilia delle elezioni, quando ero psicologicamente pronta e rassegnata alla sinistra al governo, mi avessero fatto vedere la squadra messa insieme oggi da Enrico Letta, non ci avrei creduto.

Onestamente pare un buon governo, considerate le premesse. O almeno ha tutte le carte in regola per esserlo. Diciamo che è quanto di più simile a un monocolore democristiano (con tutte le correnti rappresentate) con qualche innesto esterno.

Innanzitutto – questo è quello che più mi interessa – nel parlamento meno cattolico della storia repubblicana abbiamo il governo più cattolico che potessimo sperare (sempre considerando come eravamo partiti). Per come era cominciata la campagna elettorale, con il Pd che marciava vittorioso e il PdL abbastanza acciaccato, è un traguardo insperato.

Certo, la nuova ministra delle pari opportunità si è già pronunciata a favore del matrimonio omosessuale, che però nessuno si sogna di mettere sul piatto in un governo come questo, e d’altra parte già adesso “grazie” alla Fornero vediamo in TV una pubblicità contro l’omofobia che – per usare un eufemismo – lascia molto a desiderare. La Bonino sta nell’unico ministero in cui può fare pochi danni (immaginatela alla Salute o alle pari opportunità): per lo meno è filoamericana e pro-Israele. Il Pd è riuscito nel capolavoro di non dare praticamente nessun dicastero ai big di partito: tranne Franceschini, sono tutti al palo. Considerando che hanno dato via le Presidenze di Camera e Senato a due esterni al partito (la Boldrini era con SEL, e Grasso, pur in lista con il Pd, non è certo uno cresciuto dentro il partito ) nell’illusione di ammorbidire Grillo, il loro bilancio è disastroso.

Il PdL ha messo buone personalità: un bel ricambio generazionale. I maligni già dicono che non essendoci i “big” del partito, Berlusconi potrà attaccarli e andare presto alle elezioni, affossando questi che hanno quasi tutti aderito a “Italia Popolare”, che volevano le primarie per Alfano e che sono stati spiazzati dal ritorno in campo di Berlusconi. Io credo invece che se il berlusconismo e il centrodestra avranno un futuro oltre Berlusconi, non sarà certo per la Brambilla, per Bondi, per Capezzone o la Santanchè, tanto per fare qualche nome, cioè non sarà per i cosiddetti “falchi” del PdL. E’ più facile che il futuro del centro destra sia intorno a gente come questa che adesso è andata al governo, e che potrà attirare quel che resta di Scelta Civica.

Insomma: pericolo scampato. Almeno per ora. Adesso speriamo che votino la fiducia senza problemi, a questo governo. Il paese ne ha bisogno.

perchè oggi a Roma

Perchè manifestare oggi a Roma solidarietà ai francesi nella loro lotta democratica e civilissima contro il matrimonio gay che Hollande vuole imporre al paese (che non ne ha bisogno, hanno i PACS da più di dieci anni, PACS che servono solo da passaggio intermedio e preparatorio al matrimonio omosessuale)?

Perchè la democrazia è in pericolo, altro che. Leggete qua, su Tempi, come sono stati trattati i manifestanti francesi, nella patria della libertè etc. etc. Guardate che la Francia non è lontana.....Oggi tutti a Roma a Piazza Farnese, davanti all'ambasciata di Francia, alle sei del pomeriggio: "Giù le mani dalla famiglia!" 

La manifestazione, lo ricordo, è promossa dal Comitato "Giù le mani dalla famiglia", insieme ai giovani del PdL, è aperta a tutti, vuole manifestare solidarietà ai francesi che stanno portando avanti questa battaglia. Parteciperanno anche alcuni esponenti del PdL ( fra cui Eugenia Roccella, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi, Beatrice Lorenzin, Barbara Saltamartini, Giovanardi e  Annagrazia Calabria). Ci saranno le magliette. 

domani a Roma: giù le mani dalla famiglia!

"Giù le mani dalla famiglia! Sosteniamo i francesi contro il matrimonio omosessuale”,

questo lo slogan della manifestazione che si terrà domani, martedì 23 aprile alle ore 18, sotto l'ambasciata francese in Italia, a piazza Farnese 67 a Roma (e ci saranno le magliette, perchè oramai per le felpe è troppo caldo).

L’iniziativa, promossa dai giovani del Popolo della Libertà e dal comitato “Giù le mani dalla famiglia”, si terrà in contemporanea con il voto definitivo in Francia sul “mariage pour tous”, ed è aperta a tutte le persone, le associazioni e i movimenti, di qualsiasi parte politica, che vogliono aderire a una protesta pacifica contro il matrimonio gay e ribadire il proprio sostegno alla famiglia tradizionale.

Nella nota gli organizzatori si dicono "molto preoccupati per gli eventi che sono accaduti negli ultimi giorni in Francia: dal caso Talleu, agli arresti dei 67 giovani che manifestavano pacificamente contro la legge sul matrimonio omosessuale, al fatto che la polizia abbia impedito l’accesso all’Assemblea Nazionale ad alcuni parlamentari dell’opposizione". "La dura repressione messa in atto contro chi dissente pubblicamente dal pensiero di Hollande sul matrimonio omosessuale lascia esterrefatti. Anche per questo – concludono gli organizzatori - martedì saremo in piazza a sostegno del popolo francese perché vogliamo un’Europa libera e per la famiglia vera, quella tradizionale".

Durante la manifestazione è prevista la partecipazione di alcuni esponenti del Pdl, fra i quali, l’On. Eugenia Roccella, il Sen. Maurizio Gasparri, il Sen. Maurizio Sacconi, l’On. Beatrice Lorenzin, l’On. Barbara Saltamartini, l’On. Giovanardi e l'On. Annagrazia Calabria.

Per le ultime notizie sulla grande battaglia francese contro il matrimonio omosessuale, leggete Tempi, sempre informato: per esempio qui, sulla manifestazione di ieri a Parigi.

Napolitano bis e B. vincitore

Chi semina vento raccoglie tempesta, e questo è successo al Pd: hanno allevato i loro politici e i loro elettori a pane e odio, odio verso Berlusconi soprattutto, un nemico da demonizzare, delegittimare e annientare in tutti i modi, il suo partito e i suoi elettori impresentabili. Ma il loro odio li ha perduti, e il risultato è la dissoluzione del Pd: si sono autodistrutti perchè l’odio ha impedito di fare la cosa più ovvia, e cioè allearsi con il PdL per governare, e poi li ha portati a bruciare due dei loro candidati al Quirinale – Marini e addirittura Prodi, impallinati da odi incrociati e rivalse interne.

Matteo Renzi ha gettato la maschera, e si è rivelato un post-cattolico (come lo ha ben definito Giovagnoli su Repubblica) molto pericoloso (questo lo dico io), che per distruggere il suo nemico Bersani è arrivato a dire che come Presidente della Repubblica uno come Rodotà sarebbe stato meglio di Franco Marini. Sarà bene ricordarselo, d’ora in poi.

Un Bersani in lacrime ha ringraziato Napolitano, stasera, perché ha impedito la polverizzazione del Pd. Bersani ha dovuto supplicare Napolitano di dare la sua disponibilità ad un secondo mandato, perché non era in grado di trovare un nome su cui far convergere anche solo la maggioranza del Pd.

E adesso, giù il cappello a Berlusconi. Anche io pensavo che avrebbe fatto meglio ad andarsene, e lasciare tutto a Alfano. Avevo sbagliato. Si è dimostrato un vero leader, responsabile, uno statista. Adesso in Italia ha alle sue spalle l’unico partito che, pur con tutti i suoi evidenti limiti, si è dimostrato affidabile e compatto dietro di lui. Oggi la vittoria è la sua. Ed è lui che dobbiamo ringraziare ancora una volta se non abbiamo un governo zapatero: con la rimonta del PdL abbiamo evitato la brutta alleanza Bersani&Vendola - Monti (e Monti, ricordo, si è vantato di aver impedito a Berlusconi di vincere e governare, con la sua “Scelta Civica”). L’affondamento di Prodi è stato evidente grazie alla decisione di Berlusconi di non far partecipare al voto il PdL ieri: in questo modo i voti e le responsabilità di tutti gli altri sono stati più facilmente tracciabili di fronte agli elettori.

L’altra evidenza, purtroppo, è la scomparsa dei cattolici dal panorama politico: in tutta questa bagarre i cattolici in quanto tali non hanno fatto sentire la loro voce, praticamente scomparsa. Restano nel PdL il gruppo intorno a Roccella, Sacconi, Quagliariello – quelli della battaglia per salvare Eluana - e alcuni dentro Scelta Civica, che però includono pure quelli di Sant’Egidio, non certo noti per l’impegno sui principi non negoziabili.

E adesso, aspettiamo il governo. 

Renzi scrive, Socci risponde

E’ finito un mondo, per la Chiesa ed i cattolici, scrivevo nel post di ieri, parlando di una Chiesa meno italiana. Lo stesso si può dire per i cattolici italiani in politica, e adesso parliamo di questo.

Cominciamo commentando la lettera di Matteo Renzi su Repubblica di lunedì scorso, titolata “Non basta essere cattolici per il Colle serve un garante per tutti gli italiani”.

La simpatia che riscuote Matteo Renzi non deve confondere ed offuscare il giudizio su quella lettera, che non può che essere fortemente negativo. Il vero oggetto del contendere è la candidatura di Franco Marini al Quirinale, che Renzi stronca duramente, e per farlo usa, appunto, l’argomento del “non serve essere cattolici”. Accanto a questo chiama in causa il Papa, le letture della Messa di domenica e la sua fede personale, in una serie di frasi ad effetto il cui succo è ridurre la fede a “un’ispirazione religiosa utile alla società”. Esattamente la posizione contro cui uno come Don Giussani, tanto per fare un esempio, ha sempre combattuto.

Una posizione furbastra, dicevamo, che riesce ad andare contro tutta la storia del cattolicesimo politico italiano e a contraddire il magistero della Chiesa, specie quello degli ultimi due Papi. La risposta più completa ed esauriente a Matteo Renzi l’ha data oggi Antonio Socci, su Libero: vi consiglio VIVAMENTE di leggerla, perché Socci smonta pezzo dopo pezzo la lettera, smascherandone le ambiguità nascoste dalle frasi ad effetto.

Ma Renzi l’ha potuta scrivere anche perché è evidente che in questo momento i cattolici impegnati in politica sono in forte difficoltà: anzi, per essere precisi, la tesi che lui sostiene è una versione sostanzialmente aggiornata di quella dei “cattolici adulti” di Prodi (che infatti Renzi vuole al Quirinale). Ma quando Prodi si diceva cattolico adulto, c’era il Family Day, e Renzi stava proprio lì, e non con Prodi. Renzi è cambiato perché la situazione generale è cambiata. Ci torneremo sopra nei prossimi giorni, per spiegare bene.

una Chiesa meno italiana

E’ finito un mondo, nella Chiesa e per i cattolici, soprattutto italiani, e ne sta iniziando un altro. E’ bene esserne consapevoli, facciamo qualche riflessione.

Dopo un gesto di rottura come la rinuncia di Papa Benedetto, un nuovo Papa che intervenisse con decisione nel governo della Chiesa era nelle aspettative di tutti, e Papa Francesco non le ha tradite.

E’ una figura estremamente paterna, molto comunicativa, la gente avverte la vicinanza e il suo calore, e risponde ai suoi gesti coinvolgenti. Ma questo fa parte della sua persona e del suo percorso di fede, ogni Papa ha il suo.

Molto attese, dicevamo, le sue iniziative sul governo della Chiesa: è stato proprio Papa Ratzinger a motivare la sua rinuncia con il fatto che gli mancavano le forze per affrontare tutte le esigenze dei tempi nuovi. Tutti, quel drammatico 11 febbraio, abbiamo ripensato alle tante difficoltà dei suoi otto anni di pontificato, difficoltà fra le quali il furto delle sue carte è stata solo l’ultima, la più amara e la più eclatante, ma francamente di problemi dovuti anche ad una inadeguatezza di suoi collaboratori ne abbiamo visti fin troppi. Basterebbe scorrere l’indice del libro “Attacco a Ratzinger”, scritto da Tornielli e Rodari– due vaticanisti equilibrati, documentati e sicuramente non ostili a Papa Benedetto e alla Chiesa – scritto nell’agosto 2010, un libro basato su fatti noti a tutti: dalle dimissioni dell’arcivescovo di Varsavia Wieglus alla revoca della scomunica ai lefevriani mentre veniva diffusa un’intervista negazionista di uno di loro, e via dicendo. Attacchi al Papa da nemici della Chiesa, certo, ma facilitati e a volte proprio causati dall’interno, da clamorose gaffes e incredibili inadeguatezze di chi invece avrebbe dovuto vigilare sul Papa e proteggerlo.

Insomma: giusto o sbagliato che sia – veramente in questo caso sarà la storia a giudicare – prima del Conclave il dito era puntato contro la Curia romana, e la riforma del governo della Chiesa era indicata fra le priorità del nuovo Papa. In questo senso il primo atto significativo di governo di Papa Francesco è stata la recentissima nomina del “gruppo” di otto cardinali da tutti i continenti, per consigliarlo nel governo della Chiesa, e studiare un progetto concreto di revisione delle norme esistenti. Non si tratta quindi di un’assemblea permanente di vescovi che decide insieme al Papa, alla sessantottina maniera come vorrebbero disperatamente i sedicenti “progressisti” alla Melloni, tanto per capirsi. Piuttosto è un sano criterio di comunione: il Papa vuole sburocratizzare e depotenziare la segreteria di Stato – al centro delle polemiche del pontificato di Papa Benedetto, che le aveva delegato molto – e ripristinare un contatto più stretto con il popolo cristiano di tutto il mondo, mediante alcuni suoi pastori, scelti da lui. Lo ha confermato senza giri di parole Mons. Semeraro, il vescovo di Albano che fa da segretario al gruppo, ieri, in un’intervista al Corriere.

La prima conseguenza, adesso, è evidente: fine della centralità della chiesa europea, e soprattutto italiana. Fra i cardinali c’è solo un italiano, il Card. Bertello, che rappresenta la curia, e un altro europeo, il tedesco Card. Marx. Durante il pontificato di Giovanni Paolo II la centralità italiana era sottolineata con forza, nel panorama della cattolicità mondiale, e lo stesso Papa era attentissimo alle vicende interne italiane. Lo spiega bene in questo editoriale (ve ne raccomando VIVAMENTE la lettura) il Card. Camillo Ruini, un grandissimo protagonista della vita italiana, quando ricorda la particolare attenzione che Giovanni Paolo II aveva per il nostro paese, attenzione culminata nel discorso al convegno di Loreto del 1985, e particolarmente evidente nella lettera ai vescovi italiani il 6 gennaio 1994, mentre il nostro paese attraversava una crisi che ricorda molto quella che stiamo attraversando adesso.

In quella lettera bellissima e accorata Papa Wojtyla scriveva “Sono convinto che l'Italia come nazione ha moltissimo da offrire a tutta l'Europa. Le tendenze che oggi mirano a indebolire l'Italia sono negative per l'Europa stessa e nascono sullo sfondo della negazione del cristianesimo. […] All'Italia, in conformità alla sua storia, è affidato in modo speciale il compito di difendere per tutta l'Europa il patrimonio religioso e culturale innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo”. Riferendosi poi alle iniziative giudiziarie di Mani Pulite, il Papa non negò certo le colpe, ma specificò: “Un bilancio onesto e veritiero degli anni dal dopoguerra a oggi non può dimenticare, però, tutto ciò che i cattolici, insieme ad altre forze democratiche, hanno fatto per il bene dell'Italia” E ancora: “È ovvio che una società ben ordinata non può mettere le decisioni sulla sua sorte futura nelle mani della sola autorità giudiziaria. Il potere legislativo e quello esecutivo, infatti, hanno le proprie specifiche competenze e responsabilità” e infine diceva di essere convinto “che la Chiesa in Italia possa fare molto di più di quanto si ritiene. Essa è una grande forza sociale che unisce gli abitanti dell'Italia, dal Nord al Sud. Una forza che ha superato la prova della storia”.

Sicuramente la consapevolezza del ruolo della Chiesa italiana per la cristianità è maturata nel tempo, per Giovanni Paolo II, che non era italiano ma comunque era europeo, e non veniva “dalla fine del mondo” come Papa Francesco, che del nostro paese conosce ben poco, e che è vissuto sempre in un altro continente, con una storia totalmente diversa dalla nostra, e con condizioni sociali, culturali, ed economiche lontanissime dalle nostre. Ci vorrà tempo perché il nuovo corso di Papa Francesco prenda una forma compiuta, e vedremo quel che succederà: una gestione più “in comunione”, come quella indicata dal “gruppo” degli otto cardinali, non contrasta certamente con la consapevolezza del presidio che l’Italia è per la cattolicità tutta.

Intanto questa consapevolezza deve essere la nostra, una responsabilità per tutti noi. L’eccezionalità italiana – che non è un merito, ma una condizione storica – va compresa e custodita, senza tentennamenti.

volano gli stracci,prodezze, felpa proibita, Socci

Nel Pd volano stracci e insulti fra Renzi e Bersani, il quale Bersani è riuscito nel capolavoro di perdere le elezioni e pure il dopo elezioni, infilando il suo partito in un vicolo cieco con tutti contro tutti, mentre il paese balla sull’orlo di un cornicione.

Ancora dice no al governissimo, lo smacchiatore dei giaguari, vuole ancora fare un governo solo suo senza avere i voti e non si capisce più a chi sta chiedendo l’appoggio: sta facendo come se avessimo votato ieri, e invece è passato un mese e mezzo e stiamo ancora a carissimo amico. Ma poi uno guarda la faccia di Gotor, il suo consigliere, ne sente tre frasi qualsiasi e capisce tante cose, per esempio perché siamo arrivati a queste sabbie mobili.

Intanto rischiamo di avere Prodi alla Presidenza della Repubblica. Cioè quello che – per ricordare qualche “prodezza”, appunto - al tempo del sequestro Moro, dichiarò solennemente che durante una seduta spiritica il “piattino” gli aveva suggerito che Moro era prigioniero a Gradoli. Moro in effetti era nascosto in Via Gradoli a Roma, ma lo cercarono in un paese chiamato Gradoli, e chiaramente non lo trovarono. Nessuno ha mai creduto alla fesseria della seduta spiritica (ma non poteva inventarsene una meglio?) e tutti pensarono che non voleva svelare la fonte che gli aveva passato la soffiata. Ancora oggi non se ne sa niente di più.

Altre “prodezze” sono state il catastrofico cambio euro-lira, che ha raddoppiato i prezzi e dimezzato lo stipendio a tutti, e la demolizione mediante svendita della grande industria italiana (le privatizzazioni dell’IRI, ricordate?), tanto per fare qualche piccolo esempio. Prodi al Quirinale sarebbe peggio di Scalfaro, e ho detto tutto. E sette anni sono lunghi. Speriamo nei miracoli, che però per accadere richiedono sempre una qualche forma di collaborazione dagli aspiranti miracolati, e qua non mi pare sia aria.

Due segnalazioni. La prima: su Tempi potete leggere l’intervista a Frank Talleu,  il francese multato per la felpa proibita, quella con il disegno di una famiglia normale, cioè dove si riconoscono un padre maschio e una madre femmina, insieme a due bambini. Ci stiamo organizzando per far venire le felpe incriminate in Italia (adesso si possono comprare sul sito della manifestazione ma solo in Francia), e vi terremo informati per le modalità con questo sito.

Seconda segnalazione. Antonio Socci oggi ha scritto un pezzo molto interessante su Fatima e Papa Francesco. Leggetelo, eccolo qua. Per la cronaca, venerdì ad ascoltarlo a Perugia, nella grande chiesa di S. Lucia, eravamo più di mille. Una serata strepitosa.

Antonio Socci domani a Perugia

domani, VENERDI’ 12 APRILE, ORE 21.00

presso Chiesa Parrocchiale Maria Regina della Pace – S. Lucia, Perugia

incontro con ANTONIO SOCCI

“Lettera a mia figlia – Sull’amore e la vita al tempo del dolore”

proposto dai ragazzi della Parrocchia di S. Lucia.

Ci vediamo tutti a S. Lucia, domani sera!

siamo ancora appesi, tre fatti

Siamo ancora tutti appesi, in politica. Un intero paese appeso alle lotte interne del Pd, al fatto che Bersani ne vuole restare il dominus (e poi dice che i partiti non devono essere personali), e vuole evitare che Renzi ne divenga il leader, nel qual caso metà partito – bersaniani in testa – sarebbe fatto fuori. Per questo sarebbe disposto piuttosto a governare con i grillini (cioè darebbe MINISTERI a quelli là, arroganti analfabeti della politica e dell’amministrazione di ogni cosa pubblica) che con il PdL. Dobbiamo ringraziare Grillo che gli ha detto di no, praticamente sputandogli in faccia.

E’ una vergogna. Nelle condizioni in cui siamo, non fare un governo per questo è una vergogna.

Così come una vergogna il rifiuto continuo a prendere atto che un terzo del paese ha votato centrodestra, e che si tratta di cittadini come quelli che hanno votato centrosinistra e Grillo: niente da fare, però. Con il centrodestra, mai e poi mai, a prescindere. Impresentabili e puzzoni, per sempre. Ancora non si è capito come ne usciremo.

Nel frattempo alle primarie del Pd per decidere il candidato sindaco di Roma, ha vinto Ignazio Marino, perché alle primarie vincono sempre quelli radicali. E vedremo adesso che succede.

Sant’Egidio per esempio – che praticamente esiste solo a Roma – che farà? Voteranno PD anche stavolta (perché da quella parte pendono, loro)?

Nell’attesa, qualche segnalazione di fatti lontani, sia nel tempo che geograficamente.

Primo fatto: mattanza cinese. E’ proprio vero che ci si abitua a tutto. O forse vogliamo rimuovere, perché è una tale enormità che non vogliamo e non possiamo neanche guardare con la coda dell’occhio, perché non ne reggeremmo il peso. Mi riferisco alle cifre degli aborti cinesi, centinaia di milioni, spesso di donne obbligate a farlo, letteralmente sventrate. E’ qualcosa di immenso e incommensurabile. Ne ha scritto Antonio Socci, domenica scorsa, ecco qua il pezzo.

Secondo fatto: ricordate i bambini con il Dna di tre persone? Ne avevo scritto tempo fa, in un pezzo su Il Foglio. Bene: in Gran Bretagna hanno detto che c’era un largo consenso a questa procedura di fecondazione assistita. Ma non è vero: hanno imbrogliato pure sui numeri. Ho controllato, e ne ho scritto ancora sul Foglio, qua.

Terzo fatto: a volte ritornano. Intendo i famigerati finanziamenti degli americani a CL negli anni ’70. In questi giorni sono spuntati fuori di nuovo, insieme al tentativo di coinvolgere Formigoni, Scola, e soprattutto Don Giussani. Amicone, su Tempi, ha risposto per le rime, ricordando quegli anni. Finora l’unica risposta efficace. Da non sottovalutare l’attacco, please. 

Karima El Mahroug, legge 40

E' tardi e non ho tempo di commentare a lungo. Ma un paio di segnalazioni le faccio, e magari domani o sabato ne riparliamo.

Guardate questo video: è Karima el Mahroug, che parla (quella che tutti conoscono come Ruby). Altrimenti, potete leggere qui il testo integrale delle sue dichiarazioni.  

C'è qualcuno disposto ad ascoltarla? Semplicemente, starla a sentire, e magari pensarci un po' su. Oppure si liquida lei, la sua persona, la sua famiglia, sua figlia, tutto da buttare perchè l'importante è colpire Berlusconi, echissenefrega se qualcuno ci va di mezzo e si rovina la vita più di quanto se la sia rovinata fino ad allora?

Oppure ci si trova tutti lì, a sperticarsi di lodi e ammirazione per Papa Francesco, per la sua vicinanza agli ultimi, ai più poveri, agli emarginati, ma questa no, neanche vale la pena perderci tempo a sentirla, marchiata a vita, per sempre Ruby?

C'è qualcunA dispostA almeno ad ascoltarla? Magari qualcuna di quelle scese in piazza un paio di anni fa, tutte infervorate a "difendere la dignità delle donne"? Solo ascoltarla: SE NON ORA, QUANDO?

Segnalazione n.2

Cambia il Papa, cambia il Parlamento, cambierà il Presidente della Repubblica, ma gli attacchi alla legge 40 restano sempre lì. Adesso c'è un tribunale milanese che interpella la Corte Costituzionale sulla legittimità del divieto dell'eterologa. Di seguito il comunicato di Eugenia Roccella, a riguardo.

Il punto della situazione

Facciamo una prova. Andiamo in una terza elementare e facciamo risolvere il seguente problema: in un cortile ci sono 75 bambini, divisi in tre gruppi di 25 ciascuno, e un quarto gruppo formato da dieci bambini. Un gruppo di 25 non gioca. Arriva la maestra e chiede di formare una squadra da gioco di almeno cinquanta bambini. Quanti e quali gruppi servono?

Qualunque bambino sappia risolvere il problema, ecco, quello mandiamolo da Bersani, che ne ha bisogno.

Il quale Bersani ancora oggi pensa che con il Pdl non si può proprio andare a governare, perché quel partito, e chi come me l’ha votato, fa schifo. Impresentabile. Puzza. Ma d’altra parte, che si può pretendere da uno consigliato da tale Gotor? Ma l’avete mai sentito? Uno tsunami di pensiero.

Intanto oggi hanno cominciato a lavorare i dieci saggi nelle due commissioni proposte dal compagno Napolitano, che servono innanzitutto a fermarsi un attimo, in questo pazzotico dopo-elezioni, e, forse, a vedere se c’è qualche straccio di proposta condivisibile su cui costruire un governo.

La vera posta in gioco è il prossimo presidente della Repubblica. Il Pd vorrebbe prendersi tutto: dopo i Presidenti di Camera e Senato, vogliono anche quello della Repubblica, e poi anche la Presidenza del Consiglio. Perché? Perché sempre comunisti sono, inutile! Per loro la parola “democrazia” è rimasto un concetto teorico.

Il Pd vorrebbe eleggere Prodi, o Zagrebelski, o Rodotà, insieme ai grillini. Il che significherebbe avere un presidente della repubblica peggio, molto peggio di Scalfaro. Mi meraviglia che dai cattolici non si sia levato un allarme, forte e chiaro, un chi va là, per queste pretese. Perché è chiaro che se il compagno Napolitano porterà sempre sulla coscienza la firma mancata che avrebbe salvato Eluana Englaro, questi qua riuscirebbero a fare, indubbiamente, di peggio. Prodi compreso, che, ricordiamo, voleva le coppie di fatto omosessuali, e solo grazie al Family Day l’abbiamo scampata. Adesso non gli sembrerebbe vero di vendicarsi (è molto permaloso e vendicativo, sappiate).

L’altro problema è la riesumazione della salma Monti. Il suo governo è stato senza dubbio uno dei peggiori della storia della Repubblica. E’ riuscito a far danni pure nei cosiddetti “temi etici”: il Ministro Balduzzi, per esempio, gran cattolico sempre in prima fila ad applaudire gli eventi CEI, si è rifiutato di firmare le linee guida della legge 40, già predisposte dal sottosegretario Roccella e inviate per il parere del Consiglio Superiore di Sanità (con 15 giorni in più del governo Berlusconi sarebbero state approvate): il cattolico Balduzzi è stato molto sensibile alle proteste di chi voleva la diagnosi preimpianto, che con quelle linee guida sarebbe stato problematico consentire, e quindi, novello Ponzio Pilato, se ne è lavato le mani, le ha messe in un cassetto e chi s’è visto s’è visto.

Balduzzi ha poi gestito malissimo la faccenda Stamina, e sulla RU486, ha completato il monitoraggio con un anno di ritardo, zitto zitto per evitare polemiche, e non ha alzato mezzo dito sulla faccenda. Ma il monitoraggio, ricordo a tutti, serve a evitare che la pillola abortiva diventi l’aborto fai-da-te.

Nel frattempo il governo Monti, di malavoglia e all’ultimo giorno utile, con considerazioni di metodo e senza entrare nel merito, ha fatto ricorso alla Corte Europea in difesa della legge 40, e l’ha perso.

Per vincere i ricorsi bisogna impegnarsi, nel ricorso stesso e nelle azioni politiche internazionali: il precedente governo, quello col puzzone Berlusconi, ne ha vinti due, quello sul crocefisso e quello in appoggio all’Austria, per mantenere il divieto all’eterologa. Ma non ci dicevano che era un governo di incapaci, senza alcuna credibilità all’estero? E allora come mai questi due ricorsi li ha vinti, ma quest’ultimo – che pure era manifestamente irricevibile e facilissimo da sostenere – invece, con questo stimatissimo Monti, l’ha perso?

Ma in quanto a credibilità internazionale, vogliamo parlare dei marò? Qualsiasi altro premier sarebbe stato sottoposto a impiccagione preventiva. Non ci ha difeso neanche San Marino, in Europa hanno fatto finta di non conoscerci, in India hanno trattato il nostro ambasciatore come neanche Stalin si sarebbe permesso di fare. E degli esodati, ne vogliamo parlare? E dell’università, uccisa nell’indifferenza generale dal peggior ministro in assoluto, il compagno Profumo, che ha sostanzialmente abolito i finanziamenti alla ricerca e sta portando tutte le università verso il numero chiuso?

Ad oggi nessuno è in grado di dirci come andrà a finire. Speriamo ancora in un miracolo, che facciano definitivamente fuori – politicamente, si intende – Bersani e i suoi dannosi consiglieri, e si possa andare a un governo di unità nazionale. A un governissimo. Una parola inventata dal Sabato, un settimanale cattolico e corsaro di cui adesso si sente disperatamente la mancanza. Di seguito il link all’editoriale del 1990 titolato, appunto, “Il governissimo”. Interessante da leggere, per certi versi ancora attuale (con tutte le differenze del caso), ancora adesso, specie nel criterio suggerito.....

Antonio Socci a Perugia

VENERDI’ 12 APRILE, ORE 21.00

presso Chiesa Parrocchiale Maria Regina della Pace – S. Lucia, Perugia

incontro con

ANTONIO SOCCI

“Lettera a mia figlia – Sull’amore e la vita al tempo del dolore”

proposto dai ragazzi della Parrocchia di S. Lucia.

Io il libro l’ho letto tutto di un fiato, e penso sinceramente sia quanto di meglio Socci abbia scritto in vita sua (e non sono la sola). E’ uno stupendo affresco del popolo cristiano, un popolo che Socci e la sua famiglia hanno incontrato nel percorso, misterioso, bello e dolorosissimo, iniziato con l’arresto cardiaco di Caterina, quel 12 settembre 2009. I ragazzi di Santa Lucia, che hanno voluto fortemente questo incontro, invitano tutti per il 12 aprile, ed io con loro.