Novembre 2012

Se telefonando potessi parlare con....

SE TELEFONANDO POTESSI PARLARE CON SILVIO BERLUSCONI, GLI CHIEDEREI PERCHE' HA DECISO DI FARSI DEL MALE. 

Se telefonando potessi parlare con Silvio Berlusconi avrei qualcosa da dirgli: come elettrice delle sue creature politiche, da Forza Italia al Pdl, come militante che lo ha sempre sostenuto e pensa sia stato un onore farlo, dalle conversazioni private con i colleghi, fino alle manifestazioni pubbliche come quella al Teatro dal Verme, accanto a Giuliano Ferrara, due anni fa.

Se telefonando potessi parlare con Silvio Berlusconi.....

e il ricorso a sostegno della legge 40?

Ma che fine ha fatto il ricorso alla Corte Europea per difendere la legge 40?

Si narra che sia entrato e uscito da un Consiglio dei Ministri, e che sia fermo agli Esteri, e vista l’efficienza del Ministro teoricamente deputato ad occuparsene, Terzi di Qualcosa, temiamo faccia la stessa fine dei Marò. Già, perché il vero ministro degli Esteri, almeno per la regione mediterranea, e cioè Andrea Riccardi, teoricamente di riferimento per l’area cattolica e teoricamente interessato a questi temi, è attualmente immerso nella sua intensissima attività di autopromozione; Lorenzo Ornaghi, teoricamente di riferimento per l’area cattolica e teoricamente interessato a questi temi, evidentemente è rimasto impigliato nella nomina della Melandri, e Renato Balduzzi, teoricamente di riferimento per l’area cattolica e teoricamente interessato a questi temi, gentilmente tace. E pure Corrado Passera, che ancora ricordiamo sotto i riflettori ad Assisi per accreditarsi come affidabile per i cattolici, sul ricorso in questione non ha dato segni di vita.

Ma pare che così vada bene, questo è il nuovo corso, perché prima, orrore degli orrori, di questi temi se ne occupavano indegnamente quei barbari incolti del PdL, che li usavano come una clava. Invece questi nuovi cattolici in politica, con garbo, competenza, e soprattutto coerenza morale, li hanno educatamente riposti nel cassetto. E pare non riescano a ritrovare la chiave.

Insomma: Riccardi, Ornaghi, Balduzzi, Passera, per favore, fate qualcosa di cattolico!

tutti al centro - due domande

Tutti al centro: questa la parola d’ordine sabato al raduno di Montezemolo & Riccardi, per quelli di “verso la terza Repubblica”.

Due domande:

1. che vogliono fare?

2. che ne è dei cattolici?

Risposte:

1. Dicono di volere un Monti bis. Ma che significa? Non si sa. Vogliono una patrimoniale? Non si sa. Perché la patrimoniale può essere per i molto ricchi – per esempio per quelli con patrimoni di qualche milione di euro – o per semplici benestanti – per esempio con stipendi medi. D’altra parte, cos’è l’IMU, se non la patrimoniale per tutti? E sul lavoro, che significa il Monti-bis? Contratti più flessibili, cambiando la riforma Fornero, oppure continuare sulla stessa strada? E su scuola e università, che dire, si continua sulla strada del peggior ministro dell’istruzione nella storia della Repubblica, cioè il pasticcione Profumo? E sul welfare, che significa il Monti -bis: ripristinare i fondi tagliati, oppure farne di nuovi, o che altro ancora? Insomma, il dubbio – forte, molto forte, fortissimo, direi – è che dicano Monti - bis semplicemente perché nessuno di loro si vuole candidare – mai vista una lista piena di tanti bei nomi tutti fuori lista, da Montezemolo a Bonanni, passando per Riccardi – e invece il capo ce l’hanno già, e sarebbe Bersani.

2. Quelli di Montezemolo & Riccardi hanno detto esplicitamente – tramite Andrea Romano, intellettuale di Italia Futura - che i valori non negoziabili non stanno nel loro manifesto, volutamente, perché così è più condiviso e inclusivo. In altre parole: se li sono già venduti. Ma d’altra parte, scusate, che ci potevamo aspettare? Qualcuno hai mai letto mezza riga di dichiarazione di Montezemolo in difesa della vita e della famiglia (la sola idea fa scompisciare dal ridere)? E qualcuno ha mai avvistato Bonanni combattere, che so, per difendere la legge 40? E qualcuno mi sa citare due parole, diconsi due, di Andrea Riccardi, per esempio, per appoggiare in parlamento la discussione sulla legge sul fine vita? Qualcuno ricorda mai il ministro cattolico Riccardi fare alcunché di politico attorno ai valori non negoziabili, magari anche solo quest’anno? Qualcuno l’ha sentito mai anche solo nominare qualche sentenza contro la legge 40 per commentarla? Qualcuno l’ha mai sorpreso dire, magari sottovoce, piano piano piano, all’orecchio di Bonanni, che la diagnosi preimpianto è eugenetica? Anche solo in difesa degli embrioni extracomunitari? Chi l’ha sentito? Quello che vediamo è l’incredibile fatto per cui un fondatore di un movimento cattolico è diventato ministro della Repubblica, e non si capisce perchè nessuno abbia mosso ciglio. O forse si capisce: pende a sinistra, non dà fastidio, è per i poveri e contro la fame nel mondo, è per la pace, viva il bene abbasso il male (mentre gli altri, cattivoni, evidentemente sono contro i poveri, a favore della fame nel mondo e della guerra, viva il male abbasso il bene). Insomma, fa comodo così. Quali sarebbero allora i cattolici, nel raggruppamento di Montezemolo& Riccardi? (P.S. oggi a Perugia Riccardi, come ministro, e l’Università per Stranieri di Perugia hanno invitato la Carfagna a parlare di immigrazione a una giornata di studi. So bene che il Rettore della Stranieri, Stefania Giannini, era sul palco, sabato scorso, accanto a Riccardi&Montezemolo, e che per questo stasera sarà su Porta a Porta, e che il prorettore della Stranieri è Marco Impagliazzo, guarda caso Presidente della Comunità di Sant’Egidio, insomma, sappiamo bene e abbiamo digerito tutto questo. Ma che adesso Sant’Egidio e l’Università per Stranieri accreditino la Carfagna come esperta di immigrazione….mi sono persa qualcosa?)

3. Ironia a parte: i valori non negoziabili non sono estranei alla politica. Altrimenti, spiegatemi perché le unioni gay sono il cavallo di battaglia di tutti i governi di sinistra – da Obama a Hollande passando per i cinque delle primarie del PD – nel bel mezzo della crisi economica. Perché, parliamoci chiaro, non si tratta di appiccicare quattro slogan ideologici ai programmi di “politica vera”: sono in gioco questioni decisive – il nascere, lo sposarsi, il fare figli e il morire – che hanno un chiaro riverbero anche su come si concepisce il lavoro, lo studio, la salute, fare impresa, etc. Sono questioni che determinano pesantemente la società in cui viviamo, che disegnano il mondo in cui stiamo vivendo, direttamente e indirettamente. Sono il cuore della politica, la base su cui costruire tutto il resto. Per questo è di fondamentale importanza occuparsene, in modo prioritario.

stasera su TV2000 canale 28 digitale

Eugenia Roccella (Pdl) e Daniela Poretti (Pd) ospiti di Mapperò Stasera 19 novembre alle 22.10, su Tv2000 (canale 28 del digitale terrestre, 142 di Sky e in streaming sul sito www.tv2000.it) A quasi quattro anni dalla morte di Eluana Englaro l'iter della legge sul fine vita non si è ancora concluso. Quali sono i nodi da sciogliere? Cosa continua a dividere Parlamento e opinione pubblica? A Mapperò, il settimanale di politica di Tv2000, ne discutono, stasera alle 22.10, Eugenia Roccella, deputato Pdl, ex sottosegretario al ministero della Salute, e Donatella Poretti, senatrice del Pd. In scaletta, Mapperò propone anche un'intervista a Mario Melazzini, medico e malato di Sla, neoassessore alla Sanità della Regione Lombardia.

un assaggio del prossimo parlamento

Ecco quel che succederà nel prossimo parlamento con la nuova maggioranza, se, come è molto probabile, vincerà la sinistra (e l'UdC che farà? sarà allineata?). Come potrete vedere nel video, per quanto riguarda i programmi sui "diritti gay" le differenze sono irrilevanti, chiunque vinca le primarie.

Sarà bene pensarci, prima di andare a votare. Mi spiace tanto per Renzi, una delusione da questo punto di vista.

Questo è il video delle risposte, vale la pena vederlo, e di seguito il testo riassuntivo, da repubblica.it. 

Primarie, le risposte dei candidati: diritti gay.

I cinque candidati alle primarie interrogati su diritti gay si dividono: tutti d'accordo sui matrimoni tra omosessuali tranne Tabacci, favorevole solo alle coppie di fatto. Più lontane le posizioni sulle adozioni: sì per Puppato e Vendola, indecisi Bersani e Renzi, no secco per Tabacci. Laura Puppato: "E' pazzesco parlarne ancora, siamo nel 2012. Bisogna rispettare l'articolo 3 della Costituzione, che impone nessuna discriminazione". Matteo Renzi: "Noi nei primi 100 giorni faremo la 'civil partnership' all'inglese che consente l'equiparazione dei diritti". Nichi Vendola: "Non c'è alcuna barriera nella Costituzione, si è cambiata per inserire una volgarità come il fiscal compact, si potrebbe fare anche per i diritti degli omosessuali". Pier Luigi Bersani: "Noi siamo in un Parlamento che non riesce ad approvare neanche una legge sull'omofobia. Sono per applicare la legislazione tedesca". Bruno Tabacci: "A Milano con Pisapia ho approvato il registro delle unioni civili, sull'estensione dei diritti sono d'accordo ma no ai matrimoni gay"

Obama, e altro ancora

E adesso tocca pure tenerci Obama per altri quattro anni.

Non è una gran notizia. Romney non ci entusiasmava, ma era meglio. I commenti, da destra e sinistra, sono abbastanza concordi: ha vinto l’America dei latinos, soprattutto, e degli afro-americani di altre ex-minoranze, e poi delle donne specie se single, contro quella dei maschi WASP (White, Anglo-Saxon, Protestant) e delle famiglie con figli. Un blocco sociale e una rivoluzione etnica e demografica – portata dall’immigrazione - che insieme hanno cambiato il volto dell’America, facendola assomigliare un po’ più all’Europa, come aspettative (meno sogno americano, più Europa, meno iniziativa personale e più assistenza da parte dello stato).

Questo, in sintesi, il giudizio che potete leggere innanzitutto qui su Repubblica, e poi leggere per esempio qua e anche qua

E intanto il mondo cambia, e alla svelta: con una coincidenza di date che non può essere una pura coincidenza – e scusate il gioco di parole – in un paio di giorni abbiamo visto che in Francia il governo Hollande ha varato una legge per il matrimonio omosessuale (ne discuterà il parlamento francese a gennaio, ma potrebbe avere facilmente la maggioranza); che la Corte Costituzionale spagnola ha confermato la legittimità dei matrimoni omosessuali, legge fatta da Zapatero e contestata alla Corte Costituzionale dall’attuale premier Rajoy, e pure che in tre stati americani - Maryland, Maine e Washington - hanno vinto i referendum a favore dei matrimoni gay. Ancora nello stato di Washington, e pure nel Colorado, sarà legale fumare canne privatamente (acquisto consentito fino a 28 g nei centri autorizzati) e coltivare fino a sei piantine a casa. E Obama, per confermare il tutto, ha pubblicato la sua risposta calorosa a una lettera di una bambina “cresciuta con due papà”,  ma che, nonostante tutto, supponiamo essere nata ancora una volta da un uomo e una donna. Un particolare tralasciato, di poca importanza.

Anche in questo gli Usa si stanno avvicinando all’Europa, quell’Europa dove per esempio un altro “trendy” come Tony Blair – convertito al cattolicesimo, dice lui, ma quando mai, dico io, visto che, almeno fino ad oggi, il furbastro non si è mai pentito dei provvedimenti presi quando era al governo –  ha fatto più danni della grandine: è del suo governo, per esempio, il provvedimento che autorizzava in Gran Bretagna le unioni gay comprendenti anche le adozioni di bambini, grazie al quale tutte le “agenzie” (charities), comprese quelle cattoliche, sono obbligate a dare in adozione i bambini anche alle coppie gay che lo richiedessero, pena la chiusura, e infatti i 12 enti caritatevoli cattolici inglesi che si occupavano di adozioni hanno chiuso i battenti. Un colpo per la libertà di coscienza dei cristiani, quello inferto da Tony Blair (che, ripeto, non ha mai detto di essersi sbagliato, anche dopo la sua sbandieratissima conversione al cattolicesimo) ripetuto recentemente da Obama in altro ambito, quello della sua riforma sanitaria.

Ma tutto ciò non è inevitabile, come certa grande stampa vorrebbe farci credere. Una buona politica può ancora impedire che questo avvenga nel nostro paese, dove, nonostante tutto, questi orientamenti culturali sono ancora minoranza. Piaccia o no, nella scorsa legislatura il centro-destra ha fatto da argine e continua a farlo anche adesso (v. lo stop di questi giorni alla brutta legge sull’omofobia). Ma nella prossima, chi se ne farà carico, considerato quanto abbiamo visto finora: Casini che vuole fare alleanze a prescindere dai valori non negoziabili, i cattolici con Montezemolo e Riccardi che escludono dal manifesto "Verso la terza repubblica" i valori non negoziabili per allargare i consensi, mentre Bersani, Vendola e, purtroppo, pure Renzi, sono oramai persi da questo punto di vista?

L’illusione di alcuni (mai pensata, da queste parti) che in tempo di crisi economica di certi temi non se ne sarebbe più parlato, si è rivelata, appunto, una pia illusione.

Non si tratta di astratte e ideologiche “battaglie sui valori”, ma di una visione del mondo che vogliamo costruire, dalla quale poi derivano le scelte economiche, di lavoro, di assistenza sanitaria, di organizzazione sociale ed educativa, e via dicendo. In questo marasma della politica, non sarà il caso che noi comuni mortali, che qualche idea la condividiamo, ci si ritrovi, liberamente, prima o poi, per parlare di tutto questo?

detto non detto nelle elezioni siciliane

1 Novembre 2012

Per capire cosa sia successo con le elezioni in Sicilia non basta sapere che Crocetta ha vinto.

Ci sono cose dette, e soprattutto non dette esplicitamente, ma note, che fanno meglio capire quel che effettivamente è successo. La spiegazione è un po’ lunga, ma per giudicare bene dobbiamo prima capire bene: Sicilia e Lombardia sono adesso i due “laboratori politici” per disegnare il futuro, e noi dobbiamo capire cosa è questo “nuovo che avanza”. Il risultato delle elezioni dice che la Sicilia NON è il laboratorio dell’accordo Pd-UdC, perchè le cose stanno altrimenti. Vediamole.

Cominciamo con il NON DETTO. L’ha scritto il Corriere della Sera ma un giorno solo, senza rilievo e con pochi numeri. In generale la notizia è passata sotto silenzio, e invece va detta e spiegata. Gianfranco Miccichè, leader di “Grande Sud”, candidato alla presidenza della regione, NON farà parte del consiglio regionale siciliano, perché non è stato eletto. Ha preso, nella sua Palermo, 1535 preferenze. I due eletti nella sua stessa lista – tanto per capire la differenza nei numeri – sono Riccardo Savona con 8009 preferenze, e Edy Tamajo con 5107. E’ rimasto fuori Francesco Mineo, con 3304 voti, più del doppio di quelli di Miccichè. E dire che alla sua lista “Grande Sud” a Palermo sono arrivati ben 31.789 voti, e in tutta la Sicilia ha raccolto, come candidato presidente 312.112 voti (15,41%).

E’ una notizia molto importante, perché è stato lui la causa della spaccatura del centro destra siciliano, quella spaccatura che ha fatto vincere la sinistra. Miccichè è quello che nel 2001 è stato considerato l’artefice del famoso “cappotto”, 61 deputati a Berlusconi, 0 alla sinistra. Lo chiamavano il vicerè.

Parliamoci chiaro: se ha preso così poche preferenze, rimanendo totalmente fuori dalla politica regionale è perchè qualcuno da cui doveva essere votato, all’ultimo, probabilmente grazie al voto disgiunto, ha deciso di non mettere la croce sul suo nome. C’è stato uno spostamento organizzato di voti, insomma, perché è sinceramente difficile pensare cheun politico noto e importante come lui, candidato presidente regionale, la cui lista ha preso più di trentamila voti, non sia riuscito ad essere eletto. E la notizia è stata coperta da un silenzio incredibile.

Ricordiamo perché la spaccatura della destra ruota intorno a lui: Berlusconi aveva indicato Miccichè come candidato alla regione per il PdL. Ma su di lui il partito si è spaccato, e ha pesato in maniera decisiva il forte, antico contrasto con Angelino Alfano. E allora Miccichè ha indicato il nome di Nello Musumeci come candidato Presidente, nome su cui c’è stato l’OK del Pdl. Una volta ufficializzata la candidatura Musumeci, Miccichè si èsfilato dall’accordo, e il Presidente uscente Raffaele Lombardo (uscente perchè sotto processo, e per questo si è andati alle elezioni anticipate) ha deciso di sostenere la candidatura autonoma di Miccichè, mettendo il suo partito (Mpa) nella coalizione che sosteneva Miccichè Presidente. Ma evidentemente questa candidatura non è stata veramente sostenuta, altrimenti non si spiegano quelle poche preferenze all’ex vicerè. (Apriamo una parentesi per ricordare che Toti, il figlio di Raffaele Lombardo, ragazzo di 24 anni che frequenta l’università a Roma, è stato eletto con 9633 voti, che evidentemente gli sono stati girati dal padre, a Catania).

La cosa è importante, perché Crocetta non ha la maggioranza per governare la Sicilia, e l’unico gruppo a cui si può rivolgere per raggiungerla è quello della “coalizione Miccichè”, che quindi diventa fondamentale per il governo regionale, e questo era l’obiettivo di Miccichè: diventare l’ago della bilancia per il governo della Sicilia. Crocetta avrebbe dovuto trovare l’accordo con Miccichè, se questi fosse stato eletto, ma così non è stato, equindi Crocetta avrà come riferimento naturale….Lombardo (che ha pure il figlio dentro). Ancora lui.

Insomma: tutto cambia, perché niente cambi: il pallino, in Sicilia, ce l’ha ancora Raffaele Lombardo, che può condizionare molto Crocetta, mentre Miccichè, artefice della sconfitta di Berlusconi, è rimasto bruciato, umiliato dai voti, addirittura non eletto, fuori dai giochi.

CONTINUIAMO CON IL DETTO, perché serve a capire quel che sta succedendo. L’ha suggerito Aldo Grasso, sul Corriere, ieri, che parlando di Crocetta ha buttato là: “forse bisognava chiedergli che ruolo ha avuto la mafia nella massiccia astensione”. Già, perché l’abnorme astensione ha favorito Crocetta, che i sondaggi davano fino a un certo punto dietro a Musumeci di 5 punti. La risposta ad Aldo Grasso arriva oggi dall’Espresso: la mafia ha scelto l’astensione. La prova? Riportiamo quella fornita dal settimanale:

“Per far comprendere meglio ciò che è accaduto in Sicilia basta dire che su 7.050 detenuti hanno votato solo in 46: si tratta di carcerati comuni e non di mafia. All'istituto di pena di Pagliarelli a Palermo dove si trovano rinchiusi i mafiosi, su 1.300 detenuti solo uno si è presentato al seggio elettorale, ed è in custodia cautelare per reati che non sono quelli per mafia. Stesso identico atteggiamento a Catania, Agrigento e Caltanissetta. Uno scenario che ribalta, anzi trasforma ciò che in passato è stato fatto proprio dai detenuti che facevano la fila in carcere per votare il proprio candidato che in gran parte dei casi risultava essere quasi sempre lo stesso o dello stesso partito.”

Qua il testo intero.

Insomma: certo, il PdL ha avuto un tracollo e il Pd ha perso di meno. Ma i giochi non sono stati, e non sono, quelli che possono sembrare. E adesso: Crocetta, che si è presentato come l’antimafia, dovrà allearsi, anche se in modo non esplicito, con Lombardo, cioè il politico siciliano più chiacchierato e opaco, oltre che indagato. E i grillini, che faranno? Questo è il motivo per cui adesso Crocetta ha detto “non cercherò alleanze ma voti provvedimento per provvedimento”: cerca di compromettersi il meno possibile.

Ripetiamo: per tutti questi motivi la Sicilia NON è il laboratorio dell’accordo Pd-UdC, ma il laboratorio del gattopardismo del tutto cambia perché niente cambi. In nome dell’antimafia, e del secondo governatore regionale omosessuale dichiarato.

in confronto lo tsunami è un venticello

28 Ottobre 2012

Fiato sospeso, nel PdL, dopo la conferenza stampa di Berlusconi di ieri, una cosa che uno tsunami in confronto è un venticello leggero.

Il suo intervento, comprensibile dal punto di vista umano, condivisibile in quasi tutti i contenuti nei singoli fatti citati, ma niente affatto nelle modalità e negli obiettivi, ha squassato il centro destra, regalando su un piatto d’argento a Casini & C. la scusa per non riunire le forze di centro. Diciamoci la verità. Triste, forse, ma è così: non possiamo rinunciare a Monti, adesso. Magari in un post nei prossimi giorni proverò a spiegare il perché (che comunque dovrebbe essere evidente).

E’ possibile che Alfano e gli altri dirigenti di partito parlino chiaramente dopo il risultato delle elezioni in Sicilia, per fare il punto complessivo e decidersi una buona volta sulla strada da imboccare.

Decisioni importanti, specie per i cattolici: l’iniziativa di Berlusconi ha lasciato in ombra un’altra notizia di ieri, e cioè che i cattolici di Todi si sono – almeno momentaneamente – divisi, e una parte si è già rivenduta i valori non negoziabili, rinunciandoci per unirsi a forze laiche. In parte lo aveva accennato Eugenia Roccella in questa intervista ad Avvenire, titolata “il dialogo non affoghi i valori” .

Spieghiamo i fatti: Montezemolo (Italia Futura), insieme a Andrea Riccardi (Sant’Egidio), Raffaele Bonanni (Cisl), Carlo Costalli (Mcl) e Andrea Olivero (ACLI) e molti altri hanno sottoscritto un nuovo manifesto, visibile sul sito “Verso la Terza Repubblica”, dando a tutti un appuntamento pubblico per il 17 novembre. Laici e una parte dei cattolici “di Todi”, tanto per capirsi, riuniti in un testo francamente molto poco significativo.

Ma c’è stata la mancata sottoscrizione da parte di un altro gruppo, quelli di Oscar Giannino (Fermare il declino), area liberista, che da quasi tre mesi affiancava Montezemolo. Ma non è tutto. Quel che ci interessa è che Giannino non ha firmato perché per farlo avrebbe dovuto rinunciare alle sue idee liberiste (molto mercato, nella sua visione economica). Mentre invece i cattolici Riccardi, Olivero, Costalli e Bonanni hanno rinunciato ai valori non negoziabili, pur di mettersi insieme a Montezemolo, come ha spiegato bene Andrea Romano, intellettuale di punta vicino adesso a Montezemolo (e prima a D’Alema), che rispondendo alle proteste di Giannino gli ha detto esplicitamente:

“Del testo conoscevi i dettagli e i possibili firmatari, che sono tutti esponenti di associazioni civiche, liberali e cattoliche. Su quest’ultimo punto, avrai certamente notato che nel documento “Verso la Terza Repubblica” non vi è alcun riferimento a temi molto cari alla tradizione cattolica, come ad esempio i “valori non negoziabili”, che avrebbero forse posto qualche difficoltà a firmatari provenienti da altre tradizioni. Non sarà forse che i cattolici siano ancora una volta i più capaci di inclusione?”

(per leggere tutto per intero: qua il manifesto di Verso la terza repubblica  , qua le proteste di Giannino e qua la risposta di Andrea Romano ).

La domanda finale di Romano andrebbe forse resa più esplicita: non sarà forse che questi cattolici, che hanno firmato il manifesto, sono disposti al compromesso anche su quello che dovrebbe essere a loro più caro, i valori non negoziabili? E’ vero che altre sigle cattoliche presenti a Todi non hanno aderito al Manifesto di Montezemolo (le agenzie hanno notato l’assenza di Confcooperative, Coldiretti e Confartigianato, nessuno ha nominato la Compagnia delle Opere, che pure a Todi c’era). I giornali hanno insomma sorvolato sull’ennesima spaccatura di quelli di Todi (il loro portavoce, Forlani, si era dimesso un paio di giorni prima di Todi2 perché non ne condivideva l’impostazione).

Vedremo quel che succederà.