Ottobre 2012

e adesso viene il bello......

Fa un certo effetto pensare che è finita l'era Berlusconi. Diciannove anni fa è sceso in campo - qua il video, dentro il TG2 di allora - , salvandoci dai comunisti della "gioiosa macchina da guerra" e dai giudici che avevano piallato la classe politica dirigente (salvando i compagni), ed era stato un fiorire di nuova gente e nuovi giornali, e nuove fondazioni, e i poteri forti non gliel'hanno mai perdonata.

La storia di questi anni la sappiamo. E' stato un grande, e come tutti i grandi, lo è stato anche nei suoi errori. Quel che penso, gliel'ho scritto la sera drammatica delle dimissioni del suo governo, lo scorso novembre. Gli storici diventeranno matti per capire quel che è successo in questi anni, e soprattutto per capire la sua persona, saggia e folle e tante altre cose. Non dimenticheremo mai il suo generoso tentativo di salvare Eluana Englaro, e, scomodando pure Manzoni, ricordiamo a tutti che Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia.

Lui ha annunciato il suo addio alla politica in un lungo messaggio, che vale la pena leggere per intero. Bello e intenso, solenne e anche drammatico, come il momento che stiamo attraversando.

Adesso si volta pagina, e non ci sono più scuse.

Non ci sono più scuse per Pierferdinando Casini, adesso (che tra l'altro naviga in politica da molto più tempo di Berlusconi). Vediamo cosa si inventa, adesso, pur di andare a sinistra.  

Non ci sono più scuse per i cattoliconi schizzinosi, quelli che "ilcentrodestramaiperchèBerlusconièimmorale" e poi votano a sinistra per chi vuole le coppie gay e l'eutanasia, oppure sbavano per il compagno Napolitano, quello per cui il decreto che avrebbe salvato la vita a Eluana non era urgente (glielo rinfaccerò finchè campo).

Adesso non ci sono più scuse: da domattina, si lavora per le primarie del centrodestra. Adesso tocca a noi.

E' il tempo della compagnia

E’ il tempo della compagnia.

Della mia, della nostra compagnia. Della compagnia di CL, tanto per capirci, che è casa mia da più di trent’anni, e ci mancherebbe che me ne dimentichi proprio adesso che è svillaneggiata su tutti i giornali, dal Corriere – il peggiore, l’ho sempre pensato -  all’ultimo dei foglietti dati gratis alla stazione.

Quando leggo di Formigoni e di Antonio Simone mi vedo davanti il salone dell’Arlara, a Corvara, all’equipe del CLU di agosto (per i non ciellini: l’incontro estivo dei responsabili degli universitari di CL, insieme a Don Giussani) . Vedevo loro insieme a tanti altri che questa compagnia l’hanno letteralmente costruita – per esempio Giancarlo Cesana, insieme a Enzo Piccinini – in anni belli e drammatici, e che è arrivata fino a oggi, in tutti i continenti e fino a me e per tutto questo gliene sono grata, gliene sarò per sempre, e lo voglio dire e scrivere pubblicamente proprio adesso, nel pieno della bufera.

Se hanno fatto degli errori, pagheranno. Mi pare lo stiano già facendo abbondantemente, con questo massacro mediatico. Se la magistratura accerterà dei reati, ne risponderanno.

Ma io personalmente non voglio divorziare da nessuno, come invece suggeriva oggi il titolo in prima pagina del Corriere della Sera (che tra l’altro dovrebbe rivedere un tantino le sue fonti. Per come è organizzata CL, è impossibile che Formigoni se ne ritenesse il capo. I responsabili ultimi, tra l’altro, sono state sempre persone sconosciute ai media). Anzi.

Proprio adesso è il momento, per chi appartiene a CL, di riscoprire la storia, il senso e il valore della nostra compagnia, di cui adesso si scrive come se di buono, nel movimento, ci sia stata un’ intuizione solitaria di Don Giussani, senza nessun altro intorno. Come se proprio questa compagnia, scalcagnata e fatta da poveracci e disgraziati come siamo tutti noi - e chi più ne ha più ne metta - non sia stata necessaria anche e innanzitutto a Don Giussani, per vivere la sua vita straordinaria, e per essere la persona che ha cambiato la nostra, di vita, come pure un pezzo di storia della Chiesa e del mondo (Dio ha bisogno degli uomini, ci spiegavano una volta con un film, e i peccatori erano inclusi).

Per questo invito tutti a leggere il contributo di Antonio Simone a Tempi. Onesto e lucido. Opportunamente titolato: persecuzione, smarrimento e gattemorte. Cosa ci ha insegnato Don Giussani.

Io le gattemorte proprio non le sopporto. Non so voi.

 

 

 

 

riflessioni e fatti (politica e pure transumanisti)

Una persona può fare la differenza – DUE

Giovedì una lettera interessante su Avvenire, con breve risposta del Direttore Tarquinio:

Caro direttore,

mi chiedo se il Presidente Napolitano, quando ad Assisi ha auspicato che gli interventi in campo di famiglia e morale possano essere affrontati fuori da “forzose strettoie normative” si riferisse anche alla (speriamo prossima) legge sulle Dat; in questo caso, ci vuole dire preventivamente che non la firmerà? Già ci fece sapere in anticipo – con dubbio rispetto della Costituzione – che non avrebbe firmato il decreto che avrebbe potuto salvare Eluana Englaro…In questo caso, repetita non iuvant; neppure al dialogo.

Mario Giovanni Casali, Fiorano Modenese

Si dice che a penare male ci si azzecca, caro signor Casali. Ma non credo proprio che lo scenario che lei evoca sia stavolta realistico (mt).

Concordo con il direttore Tarquinio – si riferiva alle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento), il compagno Napolitano, ma stavolta firmerà -  e ci mancherebbe pure che il compagno Napolitano facesse pure questa, dopo che non ci ha risparmiato neanche i complimenti al brutto film di Bellocchio (a proposito, incassi molto scarsi per Bella Addormentata, un flop al botteghino). Piuttosto sconcerta l’arroganza – ma il vecchio comunista che è in lui quando meno te l’aspetti spunta fuori – con cui proprio al Cortile dei Gentili il compagno Giorgio Napolitano ha fatto il suo fervorino sui temi etici, attaccando la legge sulle Dat. Tanto per confermare che è lui, come sanno bene quelli che seguono la difficile conclusione dell’iter della legge, che sta facendo pressioni per non far andare questa legge all’approvazione finale: non gli piace proprio, la legge sulle Dat, e poi non vuole che ci siano lacerazioni in parlamento con il Pd, all’interno della maggioranza che appoggia Monti. Gli è stato dato un palcoscenico, quello di Assisi, che non meritava. E’ sempre lo stesso compagno Napolitano che non ha voluto firmare il decreto che avrebbe potuto salvare Eluana. Una persona, il compagno Napolitano, che ha fatto la differenza. Purtroppo, al contrario di Wallenberg.

PENSANDO AD ALTA VOCE: ci vorrà del tempo per capire cosa effettivamente sta succedendo in questi mesi convulsi nella politica italiana, e nel nostro paese. Bisognerà vedere come andranno a finire i molti processi che sicuramente si terranno, chi sarà giudicato colpevole, chi si salverà, quale assetto del paese verrà fuori. Stiamo assistendo ad una riedizione aggiornata di Mani Pulite, vent’anni dopo, aggravata da una pesantissima crisi economica. Sicuramente sconcerta vedere come il sistema stia venendo giù, ancora una volta quasi a senso unico: la situazione drammatica del PdL è quella di un’area politica che ha la maggioranza nel paese, ma che ha perso il suo leader, senza essere riuscita a trovarne un altro. Personalmente, tengo ben stretta a me l’unica bussola rimasta, quella dei valori non negoziabili in base ai quali giudicare programmi e politici.

Intanto il governo Monti riesce a tassare le cooperative sociali, i disabili – per chi ha redditi lordi superiori a 15.000 euro le indennità di accompagnamento faranno reddito e saranno tassate!!! - e le famiglie, così che pure Robin Hood avrebbe i suoi problemi a darci una mano. E il compagno Napolitano insiste: “Le innovazioni richieste comportano ulteriori trasferimenti di poteri decisionali e quote di sovranità” (all’Europa, si intende).

CURIOSITA’: dallo scorso luglio siede nel nostro Parlamento il primo transumanista. Si tratta di Giuseppe Vatinno, diventato deputato dopo le dimissioni di Leoluca Orlando. In lista con l’IdV, ha già cambiato schieramento ed è nel gruppo misto, API (Alleanza per l’Italia). Lascia perplessi leggere, nel suo ricco curriculum, che tra l’altro insegna al Master in Etica, sostenibilità e sicurezza ambientale della Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura Seraphicum di Roma. Qua una sua intervista.

una persona può fare la differenza - UNO

Una persona può fare la differenza - UNO

Da "Il Corriere della Sera" 9.10.2012

L'esempio di Wallenberg per le giovani generazioni

Quest'anno ricorre il 100° anniversario della nascita del diplomatico svedese Raoul Wallenberg, un uomo straordinario, che rifiutò di restare indifferente quando si trovò di fronte al male e che salvò decine di migliaia di vite umane dalla Shoah.

Wallenberg giunse a Budapest nell'estate del 1944, per prestare servizio presso la Legazione svedese. Budapest era occupata dai nazisti, e Adolf Eichmann, per soddisfare Hitler nella ricerca del Lebensraum (lo spazio vitale, ndr), con il supporto della polizia e della gendarmeria locali e, soprattutto, del partito delle Croci Frecciate, deportava 12.000 ebrei al giorno dalle loro città. 600.000 ebrei erano già stati deportati da ogni parte dell'Ungheria, in maggioranza direttamente nei campi della morte di Auschwitz-Birkenau. Nell'ambito di una missione organizzata dalla Svezia e dagli Stati Uniti, Wallenberg decise di agire. Assieme ad altre persone coraggiose, tra cui molti ungheresi, Wallenberg iniziò a rilasciare dei «Passaporti di protezione» svedesi agli ebrei ungheresi che non erano ancora stati deportati. Grazie alla sua determinazione, alla sua sfida e al suo coraggio, furono salvate decine di migliaia di vite umane.

Wallenberg avrebbe potuto condurre una vita agiata e lussuosa. Nato da un'importante famiglia aristocratica di banchieri svedesi, egli avrebbe certamente avuto successo nella vita.

Ma essere un eroe non fu semplicemente parte del suo destino; quella di salvare la vita di migliaia di estranei fu una scelta deliberata e consapevole.

All'interno dello Yad Vashem di Gerusalemme, sede e museo dell'Autorità per il Ricordo dei Martiri e degli Eroi della Shoah stabilito nel 1953 con atto del Parlamento israeliano, c'è un albero piantato in nome di Raoul Wallenberg, lungo il Viale dei Giusti fra le Nazioni, a perpetuare, assieme ad altri 2.000 alberi e 18.000 nomi incisi sul muro, il ricordo di quei non ebrei che rischiarono la propria vita per salvare degli ebrei dalla Shoah. Ad oggi sono oltre 24.000, i Giusti, da ogni parte del mondo, riconosciuti ufficialmente dallo Yad Vashem. Queste persone hanno sparso un raggio di luce nel momento più buio della storia dell'umanità, e fra loro ci sono molti svedesi, ungheresi e italiani. Fra i Giusti più noti c'è anche Giorgio Perlasca, l'italiano che si finse diplomatico, anch'egli a Budapest durante la Seconda Guerra Mondiale, aiutando e salvando molti ebrei ungheresi dalla Shoah.

Wallenberg sarebbe potuto rimanere al sicuro nella neutrale Svezia, ma rifiutò di restare indifferente quando si trovò di fronte alla situazione degli ebrei a Budapest. «Per me non c'è altra scelta», spiegò Wallenberg, decidendo che non sarebbe ritornato a Stoccolma senza prima essersi assicurato di aver fatto tutto quanto in suo potere per salvare il maggior numero possibile di ebrei. Wallenberg, tuttavia, non si limitò a rilasciare dei certificati di protezione; egli istituì anche le cosiddette «Case svedesi», per nascondervi gli ebrei. 15.000 ebrei trovarono un rifugio, protetti soltanto da una bandiera e dalla dichiarazione di Wallenberg che quegli edifici fossero territorio svedese.

Wallenberg non fece mai ritorno in Svezia. Fu fermato e prelevato, il 17 gennaio 1945, dall'armata sovietica che aveva occupato l'Ungheria, e fu portato nella famigerata prigione della Lubjanka, a Mosca. Nessuno sa con certezza che cosa accadde in seguito, e il Governo svedese attende ancora una spiegazione.

Raoul Wallenberg lottò contro il male assoluto del Nazismo, e trovò la morte per mano di un'altra dittatura del suo tempo. Nel 1944-45, quando l'Europa era avvolta e rinchiusa da un velo d'oscurità, da una spirale di assassinii di massa e tentativi di sterminio, le gesta di Wallenberg brillarono luminose come un isolato barlume di speranza. Per questo la sua eredità vive nella memoria di tutti noi, nei libri e nei programmi televisivi sulla sua vita, nelle vie e nelle scuole a lui intitolate, e nelle generazioni di ebrei che sono vivi oggi grazie al suo operato. Wallenberg è stato insignito della cittadinanza onoraria degli Stati Uniti d'America, su mozione del membro del Congresso di origine ungherese Tom Lantos, la cui vita era stata salvata da Wallenberg, ed è anche stato nominato cittadino onorario di Israele e Canada.

L'insegnamento che si può trarre dall'eredità di Wallenberg è che una persona può fare la differenza.

Commemorando la figura e l'eredità di persone come Wallenberg, ci impegniamo a lottare contro l'antisemitismo, l'intolleranza e la xenofobia, ancora profondamente radicati in Europa. Questa lotta per la tolleranza, l'apertura e l'umanità deve essere condotta ogni giorno, e da ciascuno di noi. Wallenberg è un modello per tutti, poiché il pericolo maggiore è quando le persone perbene restano in silenzio e non agiscono contro il male che viene commesso. Siamo convinti che Wallenberg udì questo silenzio e sapeva che non c'erano parole che potessero spezzarlo. Pertanto, scelse l'unica soluzione morale corretta: l'azione.

Naor Gilon, Ambasciatore d'Israele

Ruth Jacoby, Ambasciatore di Svezia,

Jànos Balla, Ambasciatore d'Ungheria

un Nobel atteso

«Quando ho visto l’embrione, mi sono reso conto all’improvviso che c’era solo una piccola differenza fra lui e mia figlia. Ho pensato che non possiamo continuare a distruggere embrioni per la nostra ricerca. Ci deve essere un’altra strada». Era l’11 novembre 2007 quando al New York Times lo scienziato giapponese Shinya Yamanaka raccontava quell’intuizione che ieri gli è valsa il premio Nobel: le cellule staminali riprogrammate, le cosiddette Ips (staminali pluripotenti indotte), che si ottengono senza distruggere embrioni.

Per continuare a leggere il mio editoriale di oggi, su Avvenire, vai a questo link.

stasera tutti su TV2000

STASERA, lunedì 8 ottobre, alle ore 21.05, su Tv2000 (canale 28 del digitale) e La7, congiuntamente, in occasione del 50° anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II, “Serata Concilio: di chi è la Chiesa? Il Concilio che stupì il mondo”.

dal sito di TV2000: La serata, condotta da Gad Lerner e Lucia Ascione, in diretta dagli studi di Tv2000, offrirà ai telespettatori la possibilità di ripercorrere i momenti più significativi del Concilio e di riflettere sugli esiti di quello che, inaugurato l’11 ottobre 1962 da Papa Giovanni XXIII, può essere considerato il più grande evento della Chiesa del Novecento. Tra gli ospiti della serata il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano; Alberto Melloni, storico ed editorialista del Corriere d ella Sera; Roberto De Mattei, storico; Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio; Dino Boffo, direttore di Tv2000; Chiara Amirante, presidente della comunità d’ispirazione cattolica Nuovi Orizzonti; don Giovanni Nicolini, ex direttore della Caritas di Bologna.

vediamo di raccapezzarci qualcosa

Sta succedendo di tutto. Vediamo di raccapezzarci qualcosa.

UNO: la politica sembra veramente impaludata, incapace di riprendersi, tutti i partiti nessuno escluso. Si sta navigando a vista, anzi, si sta fermi, a vista. E se il PdL pare arrotolato su se stesso, dalle parti del Pd volano gli stracci per le primarie, mentre Casini & Fini a forza di tattiche e strategie non sanno più neanche loro da che parte stanno. La verità è che sono tutti in attesa del risultato di tre eventi, la combinazione dei quali darà a ognuno l’indicazione di come muoversi. Mi spiego: per il PdL e il Pd e l’UdC è fondamentale capire cosa succederà: a) nelle elezioni in Sicilia, dove UdC e Pd sono alleati contro il PdL b) se vince Renzi o no alle primarie del Pd c) quale sarà la legge elettorale.

A seconda di come finiranno questi tre eventi, i partiti decideranno come muoversi. E fino ad allora, sarà buio pesto. Rassegnamoci.

DUE: scandali e corruzione. Nessuno può chiamarsi fuori. Il che non consola, può non piacere, ma è così. In Lazio i soldi ai gruppi se li prendevano tutti, PdL, Pd, UdC, IdV. E una volta che il consiglio di presidenza decideva di darli ai partiti, diventavano dei partiti, cioè di associazioni private che potevano farci quel che volevano. Quindi se, per ipotesi, Fiorito – campione di preferenze, 30.000 circa, e quindi scelto da chi lo conosceva e non nominato dal partito -  riuscirà a dimostrare che tutti quei soldi sono arrivati legittimamente nei fondi del partito, poi quel che ci ha fatto sono fatti suoi, e potrebbe passarla liscia, dal punto di vista giudiziario: se un partito dice che per fare attività politica deve comprare il SUV al capogruppo, oppure organizzare convegni, o regalarli alla sagra delle forchette, non è oggetto di indagine. E quindi il problema vero, prima che giuridico, è un problema politico e morale: è possibile che tutti i partiti fossero d’accordo per spartirsi una marea di soldi? Si, lo è. Tutto questo è disgustoso? Sicuramente si. Ma la corruzione non è qualcosa che si limita alla classe politica. E’ di oggi la notizia che i soldi delle tasse pagate in alcuni comuni mediante una società di nome “Italia tributi” andavano ad arricchire i capi di questa società, e non erano versati ai comuni, come invece doveva essere. Non politici corrotti, stavolta, ma imprenditori corrotti, ed avidi fino all’inverosimile. Tutta questa corruzione ci circonda, è “democraticamente” distribuita fra tutti i ceti sociali, in ogni orientamento politico. E allora? Difficile ripartire se non si hanno punti di riferimento. In una società scristianizzata, dove l’orizzonte è la vita materiale e terrena, dove si pretende che i desideri diventino diritti, mi dite per quale motivo uno non dovrebbe approfittare del momento buono per fare soldi e goderseli finchè può? Perché no, se poi tutto finisce qua? Troppo semplice come considerazione? Non credo, non so. Ditemi voi.

TRE: in questo momento difficile, è bene che i cattolici tengano sempre presente il criterio ultimo per giudicare chi fa politica, e cioè la tutela dei valori non negoziabili: vita, matrimonio fra uomo e donna, libertà di educazione. Un pacchetto che non si può spacchettare, prendere o lasciare tutto insieme, questa è la condizione per farsi votare (e fa pure rima).  Non sappiamo quali partiti e con quali regole e persone si andrà a votare. Sicuramente, anche se Renzi perdesse le primarie, tutta questa sua incredibile campagna significherà comunque che un bel po’ di gente del Pd, i vecchi notabili, non potrà più essere ricandidata. E di conseguenza, anche gli altri partiti si dovrebbero adeguare. Parlare di proposte politiche nuove con D’Alema, Livia Turco, Cesa, Fini, Carfagna, Verdini e Pisanu in lista saprebbe di stantìo (per questo la Prestigiacomo se n’è andata dal PdL: è in parlamento dal 1994, chissà se l’avrebbero  ricandidata….). Sarebbero improponibili. Se poi Renzi vincerà, ci sarà una vera e propria rivoluzione, perché almeno il Pd si spaccherebbe, e  diventerebbe lui il capo dei moderati, stavolta intorno al centro-sinistra (nel 1994 fu Berlusconi l’outsider che unì i moderati, intorno a sé, inventando un nuovo centro destra): per questo stanno cercando in tutti i modi di impedirglielo. Nel frattempo noi teniamoci stretti i valori non negoziabili.

QUATTRO: capisco bene che Monti dà affidabilità, e condivido pienamente l’analisi che ha fatto Antonio Socci. Ma il fatto di essere così etero diretti – non parlo di complotto di cui saremmo vittime, ma di forti e inevitabili “influenze” straniere -  mi fa istintivamente paura. Se già sappiamo che il futuro capo di governo deve essere lui, perché altrimenti l’Italia va a picco, perché così è stato deciso in Europa e “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”, ma allora, dico, se è così, faccio una proposta: perché alle elezioni non ci danno le schede precompilate, croce su Monti già messa, e ci risparmiamo tutte queste discussioni? In fondo, facevano qualcosa del genere anche in URSS, e ci sono campati settant’anni….