Settembre 2012

a proposito di Sallusti.....

UNO: ....e dopo dicono che siamo fissati sui temi etici. Ma ditemi, se l'articolo per cui Sallusti sta andando in galera non avesse accusato un tribunale per l'aborto di una ragazzina di 13 anni, secondo voi, saremmo arrivati a questo punto? Insomma: fra tutte le querele che ha avuto Sallusti, guarda caso, la galera gliela hanno data proprio per questo.

DUE: leggendo la seguente notizia di agenzia, il commento spontaneo è "e invece di Eluana, machissenefrega" (copyright Francesco O.):  

++ SALLUSTI: QUIRINALE, PRESIDENTE ESAMINERA' SENTENZA ++

(ANSA) - ROMA, 26 SET - Dal Quirinale si fa presente che il presidente esaminerà con attenzione la sentenza adottata oggi dalla quinta sezione penale della corte di Cassazione relativa alla posizione del direttore del Giornale.(ANSA).

TRE: Sallusti non ispira simpatia. Ricordiamo ancora un'altra diffamazione, quella contro Boffo, partita dal suo giornale. E quasi pare una forma di contrappasso, la galera, quasi fosse un pro-life sfegatato. Ma quel che è successo è gravissimo, piaccia o meno Sallusti: è l'ennesima dimostrazione dell'impunità totale con cui beata si muove la magistratura italiana. Remember Eluana. Qua il video con cui Sallusti saluta la redazione.

da Vendola a Pisapia, perchè radicalizzano

Dare la possibilità ad una coppia omosessuale di adottare bambini significa equiparare pienamente una unione gay ad una naturale fra un uomo e una donna. Cioè mentre l’adozione nasce per tutelare un bambino che, per tanti motivi, è senza i propri genitori, la si vorrebbe trasformare, adesso, in uno strumento di legittimazione delle unioni omosessuali.

Ne ho scritto su il sussidiario, oggi.

matrimoni gay e pillole

Due segnalazioni.

La prima: lamentele per le scarse vendite della cosiddetta "pillola dei cinque giorni dopo", per "colpa" del test di gravidanza obbligatorio (e negativo). Ho commentato la faccenda su Avvenire (Inserto E' Vita, come sempre).

La seconda: di seguito una mia lettera pubblicata oggi su Il Foglio, su matrimoni gay e conseguenze:

Il Foglio 22.9.2012

NEO CONFORMISMI

Radio3 sposa i matrimoni gay quasi senza contraddittorio e senza tirare le conseguenze

Al Direttore,

"Tutta la città ne parla" è un programma di Radio3 di cui sono stata ospite ieri, invitata a parlare di unioni gay a partire dalla notizia dell'apertura del registro per coppie di fatto a Milano. Gentili, in redazione. Peccato fossi l'unica voce, tra altre quattro a favore, contraria al riconoscimento di queste unioni.

Quattro voci monocordi, perchè il cavallo di battaglia degli altri ospiti - per esempio quello di Paolo Hutter, il primo a registrarsi a Milano, o anche di Claudio Rossi Marcelli - in sostanza si riduce a uno, il solito: il rifiuto del matrimonio omosessuale è una discriminazione, tutti abbiamo diritto a sposarci e, magari, ad avere figli. E qui, un cenno alle tre bambine di Rossi Marcelli e del suo partner, avute ricorrendo alla compravendita di ovociti e all'utero in affitto.

Tralasciando il "particolare" di quelle donne ridotte a contenitore biologico a pagamento di figli altrui - perchè di questo si tratta, ché la "solidarietà" e il "dono" sono solo un triste paravento - non sarebbe il caso di cominciare a tirare tutte le conseguenze di queste richieste?

I matrimoni omosessuali (il riconoscimento delle unioni è solo un passaggio intermedio necessario) hanno due giustificazioni: l'amore e l'idea di famiglia che nel tempo "si è evoluta". Benissimo. E allora: perchè limitare il riconoscimento solo alle coppie? La poligamia, per esempio, è una forma famigliare consolidata, dal punto di vista storico e geografico. Perchè negarla a chi, liberamente, vuole vivere quel tipo di unione? Si tratta di adulti consenzienti e consapevoli, no? Di famiglie poligamiche felici ce ne sono tante e, d'altra parte, molti autorevoli opinionisti (Jacques Attali, per citarne uno à la page) parlano di evoluzione dalla monogamia verso relazioni plurime e simultanee. Perchè allora discriminare amori plurimi, liberamente scelti, se ci sono pure figli di mezzo? Perchè la poligamia non può avere la stessa dignità del matrimonio gay, se amore e libera scelta sono l'unico metro? Negare quelle forme non è una forma di discriminazione verso tradizioni e culture - o desideri - che meritano di essere rispettati?

Quanto all'evoluzione della famiglia, con la fecondazione in vitro si possono avere più genitori (fino a quattro biologici e due sociali): allora, se c'è l'amore, perchè non riconoscere una famiglia allargata, numerando i genitori che lo chiedono?

Con mio marito, insieme a tre figli naturali, ne abbiamo un quarto in affido da diversi anni. Dovranno spiegarci, prima o poi, per qualche motivo i servizi sociali hanno sempre insitito sull'importanza della figura paterna e materna, distinguendo naturale e affidataria. Tutto sbagliato?

Assuntina Morresi

 

 

internazionale, Renzi

Solo un paio di giorni sono durati i titoli sull’attacco di fanatici musulmani alle ambasciate occidentali di mezzo mondo. Siamo di nuovo presi dalle faccende di casa nostra, e per un certo verso è comprensibile. Ma per un altro, e precisamente per il verso principale, non lo è.

L’attacco all’ambasciata americana in Libia, che è costato la vita all’ambasciatore, tutto pare tranne che improvvisato. E il fatto che pezzi del misterioso film contro Maometto – film che chissà se qualcuno ha mai visto per intero – siano stati diffusi in arabo proprio in coincidenza con l’anniversario dell’11 settembre, non fa certo pensare a coincidenze fatali: in tanti sostengono che l’azione fosse bell’e preparata da tempo, l’attacco a Bengasi e, come si poteva facilmente prevedere, tutti gli altri che sono venuti appresso. 

Sul sito di Limes, per esempio, interessante: “le conseguenze internazionali dell’assalto alle ambasciate”. 

E intanto, appena partito il Papa dal Libano, ecco che Hezbollah lancia una settimana di proteste contro il famigerato film. Ce lo racconta qua Asia News.

Non serve essere un grande esperto geopolitico per ricordare che la guerra in Libia, la più stupida guerra che si potesse fare (sempre ammesso che sia intelligente farne), una volta voluta da Obama e difesa e legittimata dal compagno Napolitano, compiacente tutta la stampa italiana, ha avuto il potere di far scomparire tutte le bandiere della pace, come d’incanto, insieme a tutti i pacifisti. Nessuno ha detto né “a” né “ba”, e giù, ad attaccare Gheddafi, che tanto bene prima aveva fatto accordi con Berlusconi, gli aveva pure fatto regali, e manco pareva vero, fare la guerra al cattivissimo e indifendibile dittatore libico dando d’intendere che in qualche modo si attaccava pure Berlusconi. E adesso che si sono aperte le porte del manicomio, e buttate le chiavi, chi sarebbe l’interlocutore con cui l’occidente può parlare, in Libia e negli altri paesi “liberati” dalle “primavere” arabe, please? Qualcuno ce lo sa dire?

Piccolo dettaglio, tanto per intendersi sul clima generale: gli americani hanno scoperto il doppio gioco dei Fratelli Musulmani su Twitter, che in inglese condannavano le violenze, e in arabo aizzavano la loro gente a protestare.

Insomma: la situazione internazionale è drammatica. Di fronte a mezzo mondo incendiato da fanatici incontrollabili, il problema della partecipazione di Renzi alle primarie del Pd non pare poi così centrale. E comunque: a me Renzi piace. E’ il primo vero post-comunista a sinistra, è coraggioso, ha il piglio di un leader. Ha il quid. Ci avevo pure fatto un pensierino, sulla possibilità di votarlo, casomai fosse riuscito a vincere le primarie, ma le sue posizioni sui valori non negoziabili purtroppo non me lo permettono (leggete qua il programma: sì alle unioni gay e adeguare la legge sulla fecondazione assistita ai livelli europei). Peccato.

morte Card. Martini, politica, film

1. Continuano a volare gli avvoltoi intorno alla morte del Card. Martini. Prendono a pretesto la sedazione che ha avuto negli ultimi momenti di vita, e il racconto che ne è stato fatto dalla nipote nella sua lettera per dire che il Cardinale, in punto di morte, ha fatto la stessa richiesta di Welby, che a Welby si voleva negare e che invece Martini avrebbe avuto. 

Speculare sui morti è particolarmente disgustoso.

Quella data al Card. Martini era una sedazione per lenire le sofferenze di un malato terminale: dove sta scritto che la Chiesa la vieta? Se come risultato, oltre a togliere il dolore, la sedazione  accorciasse anche la vita del malato, non si tratterebbe di un atto eutanasico se l’intenzione con cui è stata somministrata fosse stata quella di lenire le sofferenze, non di abbreviarne la vita (principio del doppio effetto). E con il Card. Martini è andata così: una sedazione per rendere sopportabile l'agonìa. 

Welby è stato tutt’altro: lui, che non era un malato terminale, voleva l’eutanasia, la chiese pubblicamente al compagno Napolitano sapendo che gli sarebbe stata negata, perché in Italia è vietata. A quel punto, pienamente consapevole, ha chiesto di interrompere la respirazione artificiale. Una richiesta legittima dal punto di vista del diritto – si può sempre interrompere una cura, anche salvavita – ma che Welby ha chiesto si attuasse nelle modalità che lui voleva, cioè che fosse il più possibile simile ad un atto eutanasico (e per questo non ha avuto i funerali in chiesa, che tra l’altro, lo voglio ricordare, lui non aveva mai chiesto personalmente. Non parlano sempre di autodeterminazione? E perché non lo volevano far autodeterminare sui funerali?). Welby ha voluto fare della sua morte una battaglia politica, tutta sotto i riflettori. Martini, semplicemente, se n’è andato quando Dio ha voluto, nel letto di casa sua, sedato come tantissimi malati terminali. Voler avvicinare il percorso di Welby a quello del Card. Martini è a dir poco vergognoso.

2.  Sempre a proposito del Card. Martini, la lettera di Julian Carron sul Corriere è stata interpretata da alcuni come una “svolta”, un “profetismo” o addirittura, come dice Risé, “la presa d’atto della nostra difficoltà di dare un giusto valore alla realtà”. Se così fosse, sarebbe un problema: in una delle lettere “rubate” al Papa (e che doveva rimanere riservata) e pubblicate recentemente, il giudizio dato da Carron su Martini era altro. E allora? Allora non c’è nessuna contraddizione, niente di nuovo, ma tutto di antico: quella lettera sul Corriere è un gesto di carità e di obbedienza, nel senso che abbiamo imparato da Don Giussani. Lo spiega benissimo Antonio Socci in un suo mirabile articolo.

3. Politica: c’è stata la festa dell’UdC a Chianciano, e abbiamo scoperto che l’UdC non si era sciolta, come avevano annunciato mesi fa, ma ha solo cambiato un nome nel simbolo; abbiamo scoperto che alla sua festa i giovani hanno potuto discutere con gente “nuova” come Giorgio La Malfa e Daniela Melchiorre, sicuramente una speranza per il futuro; abbiamo scoperto che fra il nuovo che avanza c’è pure Fini, ringraziato da Cesa perché “senza di lui non saremmo qui” , e su questo anche noi conveniamo, purtroppo. Abbiamo scoperto che dei valori non negoziabili hanno perso pure il ricordo, tanto che oggi su Repubblica Paola Binetti, che se ne è accorta e teme di diventare inutile nel partito, in un’intervista ha ricordato sommessamente ai suoi che lei ancora esiste, e che vorrebbe essere di nuovo candidata.

4.  Il film di Bellocchio non ha preso neanche uno straccio di premio. C’è un giudice a Venezia.

film di Bellocchio

ho visto ieri in anteprima il film di Bellocchio, e ne ho fatto la recensione sul sussidiario:

BELLA ADDORMENTATA/ Un film con tanti "bersagli" che si dimentica di Eluana FESTIVAL DI VENEZIA 2012 -

Ci aspettavamo di più dalla “Bella Addormentata” di Marco Bellocchio, speravamo in qualche guizzo geniale, qualche riflessione più profonda nelle storie di vita e di morte che sapevamo essere raccontate, e invece abbiamo assistito a un film scontato e prevedibile, e quindi, tutto sommato abbastanza noioso.

per continuare a leggere, cliccate qua.

la morte del Card. Martini

Era inevitabile che la morte del Card. Martini avesse una grande eco, visto il personaggio, ma il rispetto che sempre la morte di una persona impone non deve distorcere la realtà dei fatti successi.

Innanzitutto, le polemiche intorno alla sua morte, e sul fatto che avrebbe rifiutato il cosiddetto “accanimento terapeutico”: non ho ben capito chi sia stato a diffondere per primo questa notizia, che, data in pasto ai media in questi termini, era ovvio che andasse a finire così come è andata, e cioè con il paragone fra il Card. Martini e Welby ed Eluana Englaro.

Niente di tutto questo, naturalmente: Martini NON è morto di fame e di sete, come Eluana, e non è stato staccato da nessuna macchina, come Welby. Il Card. Martini era un malato terminale (mentre Welby ed Eluana non lo erano): stava morendo, e quindi nei suoi ultimi giorni, quando non poteva più deglutire, non è stato nutrito con sondino o PEG, ma con una flebo. Semplicemente, come tanti altri malati terminali. Presentare questo come un “rifiuto di cure salvavita”, imbastirci su tutto questo polverone, è semplicemente aberrante.

Ma bisogna anche riconoscere che questo è successo perché il Card. Martini da sempre, e soprattutto in questi ultimi anni, è stato il rappresentante di un certo cattolicesimo “progressista”, di quelli aperti al cosiddetto “dialogo” inteso spesso in contrapposizione con la tradizione della Chiesa, con posizioni sui temi eticamente sensibili spesso diverse da quelle della CEI. Basta vedere cosa ne ha scritto ieri De Bortoli, il direttore del Corriere della Sera (il giornale più laicista che c’è): “Se lo avesse voluto, magari attenuando qualche sua posizione riformatrice, avrebbe potuto varcare il soglio pontificio. Ma a Roma preferì Gerusalemme. E al potere, gli studi e la gente”, come se tutti quelli che sono diventati Papa lo avessero fatto in nome del Potere. (Tra l’altro, alimenta una storia non vera: al conclave del 2005, l’unico in cui poteva diventare Papa, Martini aveva già il morbo di Parkinson, la stessa malattia di cui era appena morto Giovanni Paolo II. Come era possibile eleggere un Papa già malato?).

E sui temi eticamente sensibili, in un’onesta intervista su Avvenire (qua il testo intero), ieri, il Card. Ruini ha spiegato molto chiaramente, rispondendo alle domande di Marina Corradi:

Su temi etici come fecondazione artificiale e unioni omosessuali, Martini sembrava più aperto alle ragioni di certa cultura laica. Avete avuto un dialogo, o magari uno scontro?

Abbiamo avuto all’interno del Consiglio permanente della Cei un dialogo amichevole e a più voci, mai uno scontro. Non sono mai emerse del resto divergenze profonde.

Negli ultimi anni però il cardinale Martini ha espresso pubblicamente posizioni chiaramente lontane dalle sue e da quelle della Cei.

Non lo nego, come non nascondo che resto intimamente convinto della fondatezza della posizioni della Cei, che sono anche quelle del magistero pontificio e hanno una profonda radice antropologica

Che le posizioni di Martini su certi temi fossero lontane da quelle della CEI e del Magistero pontificio, purtroppo, non è una novità, e ce lo ricordiamo bene. Così come quelli che leggevano il Sabato ancora ricordano il processo ai due giornalisti che osarono criticare Lazzati, processo che Martini poteva evitare, respingendo la denuncia al Tribunale ecclesiastico da parte di quelli della Rosa Bianca, e che invece non evitò, alla faccia del dialogo. Qua un riassunto dei fatti, dall’archivio del Corriere della Sera, scritto in tempi non sospetti

Antonio Socci oggi su Libero mette il dito sulla piaga, ricordando tutto questo e molto altro.

Sarà pure urticante, ma è tutto vero.