Agosto 2012

che cosa hanno in comune......

Che cosa hanno in comune Fini, Casini e Passera?

Un paio di cosette. La prima: sarebbero i “pilastri” della “nuova” area di centro, quelli della  “Cosa Bianca” che si vorrebbero proporre come gli autentici seguaci politici del governo Monti, i veri rappresentanti dell’anima moderata italiana, e soprattutto il nuovo riferimento dei cattolici in politica.

La seconda cosa in comune: oltrepassati i cinquanta, tutti e tre hanno lasciato la rispettiva consorte e hanno scelto una seconda compagna, almeno vent’anni di meno, giovane e piacente, con cui si sono riprodotti due volte cadauno. Il tutto in linea con la personale abilità di ciascuno.

Fini, il più malmesso politicamente, si è accontentato di Tulliani & Famiglia, economicamente saldi grazie alla precedente relazione con Gaucci della signora, un clan familiare che tante soddisfazioni ci ha dato con la casa di Montecarlo qualche estate fa.

Casini, il Pierfurby, ha puntato a una posizione più importante, utile pure per il Quirinale (il suo sogno), e in un colpo solo ha sistemato finanze e comunicazione.

Passera invece, ricco di suo, non ha guardato al soldo ma ha lasciato la moglie per una sconosciuta poco più che segretaria ma di gran bella presenza, e proprio ieri la foto della famiglia felice – Passera, ex segretaria e prole in riva al mare, belli e sorridenti, il capello al vento di lei che ondeggia accanto alla pelata pensosa di lui – campeggiava in copertina di un settimanale molto popolare.

All’interno un’intervista così zuccherosa da proibire ai diabetici.

 “Monti mi chiamò di prima mattina mentre mi facevo la barba. Svegliai Giovanna per dirle la novità". Un commovente quadretto di normalità familiare, confermato dalla notizia della telefonata quotidiana del Passera alla madre ultranovantenne “cascasse il mondo la chiamo ogni sera”, ma soprattutto dalla totale, spergiurata devozione alla famiglia.  Alla domanda “Come se la cava coi salotti romani?” il padre ideale risponde “Nel modo più semplice: non li conosco e non ci vado. Né io né Giovanna amiamo la mondanità, e ogni minuto libero lo dedico alla famiglia”. E quando l’intervistatore chiede chi si alza la notte, per i due figli piccoli, il Passera coniugato risponde che “quando è stato necessario ci siamo alzati entrambi. Cerco di arrivare a casa in tempo per metterli a letto. Con Luce è iniziata la fase delle favole, che con Sofia e Luigi, i più grandi, era stata bellissima  di comunicazione profonda”. Ma a commuovere, il trionfo dell’amore. Alla domanda “Quanto conta per lei sua moglie Giovanna?” il principe azzurro della politica risponde “Incontrarla, metterci insieme, sposarci, è stato come ricominciare la vita in un momento per me molto difficile. E’ un grandissimo amore. Una straordinaria avventura di vita insieme”. Certo, avesse risposto: “ho tradito la mia prima moglie, l’ho lasciata e ho divorziato dalla madre dei miei due primi figli per una bella addetta stampa di venti anni meno di me, che mi sono deciso a sposare quando era già incinta del nostro secondo figlio”, avrebbe fatto tutto un altro effetto, ma nell’intervista del suo divorzio non si fa neanche un minimo cenno.

Insomma: uno la campagna elettorale se la fa come vuole, e Passera ha deciso di puntare sulla famiglia felice. La seconda famiglia. Ma uno che punta a essere il riferimento dei cattolici, dico io, ma come fa a non capire neanche che una presentazione del genere è quanto di meno cattolico poteva proporre?

Io ho sostenuto Berlusconi infischiandomene della sua vita privata, e giudicandolo in base ai fatti, alle sue scelte politiche sui temi dei valori non negoziabili (non dimentichiamo Eluana). Ma lui è stato letteralmente massacrato per la sua vita privata, che tanti cattolici hanno giudicato inaccettabile. Io non condivido questa posizione, e penso che se facessimo intercettazioni  a tappeto, come quelle fatte a Berlusconi, anche su tanti irreprensibili personaggi faremmo scoperte sorprendenti.

Ma se in un momento come questo si chiede, anche da parte cattolica, un rinnovamento totale della classe politica, allora cerco di seguire il ragionamento e mi chiedo: un rinnovamento rispetto a che? I criteri sono due: i fatti, e cioè la politica sui valori non negoziabili, e i comportamenti personali (questi ultimi non secondo me, ma a grande richiesta della maggioranza). Sui primi, i fatti, Casini e Passera non si sono mai distinti per alcunché, mentre Fini lo ha fatto per le sue posizioni di destra laicista. Sui comportamenti personali, lo abbiamo appena visto. E vediamo addirittura che Passera della sua famiglia sfasciata e ricomposta ne fa vanto, raccontando la sua grande storia d’amore, trionfante su tutto, primo matrimonio compreso.

Storia della quale non me ne potrebbe fregare di meno – che sia ben chiaro – se lui non si ponesse come riferimento del “nuovo” dei cattolici in politica. Uno che non capisce neanche questo, dico io, che l’amore che sfascia i matrimoni di cattolico ha ben poco, e che quindi almeno non va sbandierato come un vanto personale, ma con che faccia si propone come riferimento dei cattolici? Perché le possibilità sono due: se Passera si era sposato in chiesa, la prima volta (come sembra dalla sua biografia), allora il grande amore trionfante ha violato un sacramento, e se così fosse, Passera ne pare inconsapevole. Se invece si era sposato solo civilmente, allora è uno come tanti altri e non può rivendicare una testimonianza di vita cattolica.

Ma qualcuno che gliele spiega queste cose, ce le ha?

A questo punto preferisco direttamente Monti, che non ha mai preteso di essere paladino dei cattolici e che va regolarmente a messa con la sua prima e unica moglie, con discrezione e senza tante esibizioni.

Insomma: se dopo tante storie sulla nuova generazione di cattolici in politica, sul rinnovamento, sulla coerenza personale che sarebbe importante come i valori non negoziabili, mi devo vedere Fini, Casini e Passera a guidare l’area di riferimento dei cattolici….ecco, penso proprio che quella luce in fondo al tunnel che pensiamo di vedere è quella del treno che ci sta venendo addosso.

politica: UdC fa le svendite; documento PdL; obiezione di coscienza

Politica 1: grandi manovre per vecchie alleanze.

Pierfurby Casini dice di voler mettere insieme politici “seri e nuovi”, e quindi “stringe l’asse con Fini” (ed io devo essermi persa qualcosa, in mezzo) e Pisanu (anche qui, il nuovo che avanza), per fare di nuovo il Terzo Polo, che però essendo miseramente fallito alle ultime amministrative, deve essere chiamato in modo diverso.

L’obiettivo è sempre quello: Pierfurby vuole diventare almeno Presidente del Senato (con un occhio speranzoso pure al Quirinale) e per questo alle prossime elezioni vuole salire sul carro del vincitore, cioè il Pd. Quindi ha già detto che farà alleanze indipendentemente dai temi etici (famiglia, vita, libertà di educazione? e chissene), e anzi è pronto a riconoscere le unioni omosessuali, proprio come i compagni del Pd, che ne fanno un punto programmatico. Se poi il Pd si allea con Vendola (e quindi, teoricamente, anche loro ci si alleano), è un dettaglio che non li interessa: sono questioni interne al Pd. Grande svendita all’outlet dell’UdC, insomma. Con i cattolici dell’UdC pronti a fare le foglie di fico per l’intera operazione, sullo stile della DC nell’operazione 194.

E per coprire meglio la faccenda, e avere più potere contrattuale, Pierfurby riprova con il “polo centrista” cercando di imbarcare qualche ministro del governo Monti, Passera in testa, (assurto a rappresentante dei cattolici, che ancora non si capisce dove abbia dimostrato cotanta cattolicità, a parte i pellegrinaggi strombazzati sulla tomba di San Francesco, come fece pure Arafat), e poi Riccardi, chiaramente, e l’ineffabile Balduzzi (quello che deve ancora firmare le linee guida della legge 40), il tutto con quelli del Forum di Todi (Todi2 la vendetta), quelli che in dieci pagine di manifesto hanno dedicato ben due righe e mezzo ai valori non negoziabili.  Li aspettiamo tutti al varco.

Intanto in Sicilia l’Udc già ha deciso di appoggiare per le regionali il candidato del Pd (prove generali dell’alleanza nazionale con il Pd, tradizionalmente la Sicilia è il banco di prova).

Nel mentre il Card. Bagnasco dice che “sui valori non si può mercanteggiare”, e che “ i valori non sono tutti uguali ma esiste una interna gerarchia e connessione; che l'etica della vita e della famiglia non sono la conseguenza ma il fondamento della giustizia e della solidarieta' sociale".

Politica 2: intanto che l’UdC fa le svendite, ansiosa di approvare le unioni omosessuali pur di fare l’alleanza con il Pd, il PdL ha diffuso un documento “Diritti della famiglia e diritti dei componenti della coppia di fatto”, sottoscritto da 173 parlamentari, prima firma Eugenia Roccella, ecco qua.

Politica 3: oggi mio editoriale su Avvenire, ancora su obiezione di coscienza. Alcuni chiarimenti.

 

 

mia lettera al Foglio

Oggi Pierfurby Casini in un'intervista al Corriere ha spiegato che alle elezioni correrà da solo, e poi ci potrebbe essere l'alleanza con il Pd. E sui temi etici, niente lezioni da nessuno, voteranno secondo coscienza, in parlamento.

Ed io aggiungo: in perfetta continuità con la DC che fece passare la 194. Ne ho scritto, in coincidenza, in una lettera pubblicata oggi su il Foglio, di seguito il testo.

Al Direttore,

Enzo Carra cerca di farsi perdonare dai cattolici dopo aver detto in lungo e largo che chiunque convive deve avere gli stessi diritti di chi si sposa, e su Il Fatto ieri ha spiegato che “su questioni di coscienza le intese vanno trovate in parlamento: mica la DC fece il centrosinistra col Psi accordandosi sul divorzio”.

Carra ha ragione, e svela di non voler cambiare modello rispetto a quella DC che ha fatto perdere rovinosamente noi cattolici su divorzio e aborto, distruggendo con due sole battaglie la cultura cattolica di questo paese.

La DC ha fatto esattamente quel che vuol fare adesso l’UdC: non ha mai messo in gioco le sue alleanze, per esempio, quando si discuteva la legge 194, ma ha lasciato fare al parlamento senza minacciare di far cadere il governo se la legge fosse stata approvata, o almeno per ottenere una legge meno permissiva.

Perché la differenza fra considerare nelle alleanze i temi etici, o tenerli fuori, significa mettere in gioco la maggioranza che si va a costruire oppure no. In altre parole: tu, partito alleato della maggioranza di governo, vuoi il riconoscimento delle convivenze omosessuali? Allora il mio partito non fa più maggioranza con te.

All’epoca della legge sull’aborto c’era l’emergenza del terrorismo (la 194 fu approvata due settimane dopo l’omicidio di Moro), e in nome di quella la DC non pensò neppure a minacciare di barattare il suo sostegno al governo in cambio dell’approvazione della legge. Adesso l’emergenza è economica, e a questa l’UdC vuole sacrificare i temi etici. Ma ci tiene tanto l’UdC a fare il bis con la DC della 194?

Assuntina Morresi