Luglio 2012

obiezione di coscienza diritto inviolabile

Approvando il parere "Obiezione di Coscienza e bioetica" tutto il Comitato Nazionale di Bioetica ( con un solo voto contrario, quello di Carlo Flamigni), riconosce che l'obiezione di coscienza è un diritto costituzionalmente fondato, riconducibile ai diritti umani inviolabili.

Un risultato importante, ed è bene documentarsi a riguardo innanzitutto leggendo Avvenire, che spiega bene i termini della questione e ne parla abbondantemente, oggi:

 -  un mio editoriale, titolato "Un civilissimo diritto";

-  una presentazione chiara ed approfondita del testo (a cura di PL Fornari)

un'intervista al Prof. Andrea Nicolussi, che ha coordinato il gruppo di lavoro al Comitato

- una sintesi di una mia postilla personale al parere, dove dimostro che i tempi di attesa delle donne che abortiscono non sono legati al numero degli obiettori, smontando le accuse strumentali di questi mesi

- e infine  il testo completo del parere approvato dal Comitato Nazionale di Bioetica

 

un chiarimento e un ricordo

A proposito di trappoloni.

Leggo – sempre più esterrefatta –  le dichiarazioni dei politici dell’Udc, tutti d’accordo, senza eccezioni, con Pierferdinando Casini sul fatto che i temi etici devono rimanere fuori dalle alleanze elettorali. E allora, un chiarimento e un ricordo importante.

Chiarimento: se i partiti più significativi (PdL, Pd, UdC, tanto per cominciare) si mettessero d’accordo PRIMA delle elezioni, dicendo che, per il bene dell’Italia, si impegnano a governare insieme per realizzare, che so, sette obiettivi CHIARI E BEN DEFINITI, decisivi per uscire dalla crisi, allora avrebbe senso dire che sui temi etici tutti i partiti si impegnano a una moratoria parlamentare e politica, cioè a NON intervenire in parlamento, a NON promuovere localmente registri vari - di testamento biologico, di coppie di fatto, etc. -  a NON varare nessuna legge, insomma. Avrebbe addirittura senso per il Pd dire: voi del PdL per ora non parlate di fine vita e noi non mettiamo in discussione il riconoscimento delle unioni di fatto. E magari in questa “tregua pattuita”, se accadessero fatti per cui il governo PdL-Pd-UdC comunque si dovesse per forza esprimere in questioni etiche ( ad es. un intervento della Corte costituzionale sulla legge 40 che costringesse a legiferare), allora ogni partito si dovrebbe sentire impegnato a difendere le proprie posizioni, a prescindere dal governo di unità nazionale.

Un quadro di questo tipo renderebbe comprensibile la “neutralità” sui temi etici.

Ma quello che propone l’UdC è altro: l’UdC vuole fare un accordo SOLO con il Pd per vincere le elezioni (accordo che potrebbe includere anche Vendola)  e per farlo l’unico ostacolo sono i temi etici, che per questo Casini dice di voler tenere fuori dal programma governativo. Ma Bersani non esclude proprio niente: per esempio, ha già messo in programma il riconoscimento delle unioni omosessuali “alla tedesca”,  quelle che piacciono tanto a Paola Concia, la deputata Pd omosessuale che proprio in Germania si è “sposata” con la sua convivente.

I cattolici dell’UdC quindi si stanno preparando a fare le foglie di fico: saranno liberi di fare invettive pazzesche contro il matrimonio gay (che non lo vuole neanche Bersani, perchè dovrebbe cambiare la costituzione per farlo), e magari voteranno pure contro il riconoscimento delle convivenze omosessuali, ma si troveranno in minoranza, e non metteranno mai in discussione la loro appartenenza alla maggioranza di governo, per questi temi, una maggioranza che loro stessi hanno contribuito a costruire e che avrà i numeri per approvare quel che vuole.

Non è comunque, una novità per l’UdC: già in Piemonte hanno tranquillamente appoggiato la Bresso (Pd area radicale), e in Lombardia Pisapia, a Napoli De Magistris … di che sorprendersi? Ma allora smettetela di porvi come riferimento per i cattolici. Siete un partito di centro, punto e basta, senza più altre connotazioni.

RICORDO: quando fu approvata la legge 194 sull’aborto, non c’era l’espressione “valori non negoziabili”, perché non c’era ancora quella che chiamiamo “questione antropologica”. Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta, nacque proprio due mesi dopo l'approvazione della 194, nel luglio del 1978, e solo pochi all’epoca si resero conto di quel che avrebbe significato.  

La legalizzazione dell’aborto era un provvedimento che finiva lì, non avrebbe avuto altre leggi di conseguenza, collegate (il riconoscimento delle coppie omosessuali, invece, avrebbe molte conseguenze dirette ed inevitabili, sulla procreazione assistita, per esempio e sull’adozione).

Ma a parte le differenze, pensate bene: la legge 194 fu approvata nel pieno dell’emergenza del terrorismo (era il 22 maggio del 1978, e Moro era stato ucciso dalle BR due settimane prima, il 9 maggio): il paese era in condizioni drammatiche, e c’era un governo di unità nazionale. IN NOME DELL’EMERGENZA IN CUI SI TROVAVA IL PAESE LA 194 FU APPROVATA VELOCEMENTE, E SOPRATTUTTO LA DC NON MISE IN GIOCO LE ALLEANZE, non minacciò di far cadere il governo se la legge fosse stata approvata.

Non solo: non minacciò di far cadere il governo neanche per fare una legge più restrittiva.

Quanto ci scommettiamo che se la DC avesse minacciato seriamente di far cadere il governo, la legge 194 non sarebbe passata o almeno sarebbe stata più restrittiva? Ma sulla legge sull’aborto non sono state messe in discussione le alleanze di governo, e i risultati li conosciamo bene. La 194 ancora sta lì, immutata ed immutabile.

NON SO: l’UDC CI TIENE TANTO A FARE IL BIS?

 

alcune segnalazioni

Vi segnalo alcuni articoli di approfondimento di questioni importanti che rischiano di passare velocemente nel dimenticatoio, vista la tempesta economica e politica che stiamo attraversando.

Primo: intervista di ieri a Eugenia Roccella sul quotidiano on-line "Il Sussidiario", ancora su cattolici e criteri per le alleanze. Ci torneremo su, comunque, perchè siamo già in campagna elettorale, anche se - ed è surreale dirlo, ma è così - non sappiamo ancora quando ci saranno le elezioni, chi si candiderà, con quali partiti, e con quale legge elettorale voteremo.....e già questo la dice lunga. Ma intanto leggete questa intervista, è importante.

Secondo: vorrebbero farci credere di tutto. Sto parlando di un sistema mediatico militarizzato, in cui leggiamo notizie tutte uguali, commenti tutti uguali e ben allineati con il pensiero dominante (dominante nel senso di forza mediatica, non di maggioranza della popolazione), specie su certi temi. Fortunatamente qualche spirito libero riesce a bucare la cortina di ferro, e a spiegarci come stanno le cose. Per esempio Antonio Socci in questo articolo in cui "commenta" Umberto Galimberti sull'inserto di Repubblica, a proposito dell'omosessualità.

Terzo: un mio approfondimento su Avvenire di qualche giorno fa, sul Far west ormai globale della provetta.

evitiamo trappoloni

Siamo come l’anno scorso, peggio dell’anno scorso. E’ caduto il governo Berlusconi sulla bugia dello spread che era colpa sua, spread che a un anno di distanza è esattamente allo stesso livello, e dire che senza Monti sarebbe andata peggio è un puro esercizio di fantasia, senza prova alcuna.

In compenso, in Italia le tasse sono aumentate, hanno messo la patrimoniale per tutti e la chiamano IMU, siamo in recessione, ed il governo Monti infila un errore appresso all’altro (dagli esodati ai marò).

Ma soprattutto mancano oramai punti di riferimento, in qualsiasi settore, ed è questa la vera tragedia. Un affanno generale, una confusione in cui non si vede via d’uscita. Per questo, nel piccolo del nostro sito, quest’estate non andremo in vacanza ma intensificheremo i post e le segnalazioni: vogliamo continuare ad usare la ragione per cercare di essere almeno consapevoli di quel che sta accadendo, evitando, se possibile, trappoloni.

TRAPPOLONE UNO: Casini e Bersani sono d’accordo: saranno riconosciute le convivenze anche omosessuali, perché “stabilire garanzie giuridiche per una coppia di conviventi anche dello stesso sesso è un fatto di civiltà”, ha dichiarato pubblicamente Pierferdinando Casini. Il quale Casini, poi, per attutire il colpo, ha fatto un attacco spropositato al matrimonio gay, attacco che ha avuto grande attenzione sui titoloni dei giornali, ma un attacco che non gli costa proprio niente, perché la nostra costituzione proibisce questi matrimoni, ed è per questo che neppure Bersani li vuole: non li può fare, adesso, senza cambiare la costituzione.

Ma per vincere le elezioni, e quindi per allearsi con Bersani, Casini è pronto a pagare qualsiasi prezzo (lui vuole andare al Quirinale e, se proprio non può, alla Presidenza del Senato). E per sicurezza, ha messo nero su bianco che i temi etici non devono entrare nel programma di governo. Non si capisce, a questo punto, come farà a parlare di riconoscimento di unioni omosessuali: è nel suo programma oppure no?

Casini quindi ha fatto i compiti: nel silenzio generale dei cattolici del suo partito (e qui li elenco, per chiarezza: Rocco Buttiglione, Paola Binetti, Luisa Santolini, Luca Volontè: che dicono questi, con cui pure abbiamo condiviso tante battaglie? Tutti zitti, non disturbate il capo?), ha tolto di mezzo l’unico ostacolo all’alleanza con il Pd.

Il Pd, da parte sua, ha messo a tacere pure Rosi Bindi, la quale Bindi era stata coraggiosa, e aveva tenuto il punto: dopo aver impedito di votare, al congresso Pd, i documenti più radicali sui temi etici, si è difesa dagli attacchi furibondi della componente radicale del partito e dei suoi elettori  (guardate questo video, delle sue risposte alle contestazioni a Roma, ne vale la pena), ma non ha trovato alcuna sponda in nessuno dei cattolici del suo partito né nei futuri alleati dell’Udc e quindi ieri ha capitolato. Ha dichiarato pubblicamente che accetta il modello del riconoscimento delle coppie di fatto “alla tedesca”.

E ve lo spiego io di che si tratta: le coppie di fatto in Germania hanno gli stessi diritti e doveri delle coppie etero che si sono sposate.

E infatti sul modello tedesco il Pd si è ricomposto: è soddisfatta Paola Concia (che infatti si è sposata in questo modo in Germania, mica ha fatto un pacs in Francia), sono d’accordo i tre gay che sabato scorso avevano strappato la tessera di partito per protestare contro la Bindi (Mancuso, Fusco e Benedino),  e pure Ignazio Marino.

Ed Enzo Carra – altro cattolico - oggi ha concluso dichiarando: “è vero che noi siamo contrari ai matrimoni gay. Ma da oggi siamo pronti ad allearci senza problemi con chi li sostiene”. E il Corriere commenta “Il primo passo di “Pier” sul terreno dei diritti civili va più che bene”.

E a conferma del tutto, quando Eugenia Roccella ha chiesto conto ai colleghi cattolici di questo atteggiamento (qui, qua e qua), i cattolici dell’Udc, colti con le mani nella marmellata, hanno protestato che lei voleva fare la maestrina e loro non prendono lezioni. E’ vero: non c’è bisogno di lezioni, ubbidiscono a “Pier” nel senso di Pierferdinando Casini, zitti e mosca.

Casini e Bersani cercano di far finta di litigare, ma vogliono allearsi per vincere le prossime elezioni con QUESTO sistema elettorale, dando, se possibile, solo al PdL la colpa di non aver cambiato la legge elettorale. Evitiamo il trappolone.

Intorno, fuori dai partiti, un silenzio generale.

Una domanda: C’E’ ANCORA QUALCUNO A CUI IMPORTA DEI VALORI NON NEGOZIABILI? C’E’ QUALCUNO DA QUALCHE PARTE?

TRAPPOLONE DUE: non è un caso che nel mezzo di una tempesta economica come quella che stiamo attraversando, ci siano discussioni su cose come matrimonio omosessuale e fine vita, nonostante tutti i tentativi disperati di Udc e Pd di tenerli fuori dalla discussione politica.

Anche durante la crisi economica si nasce, ci si innamora, ci si sposa, si fanno figli e si muore. E su questi temi stiamo attraversando una rivoluzione epocale, che è impossibile tenere fuori dalla porta perché impicciano ai politici più cinici. Non a caso sono temi su cui si sono caratterizzate le candidature politiche in tutte le campagne elettorali del mondo, da Obama a Hollande. Tutti matti? No, è che impossibile fare come se non ci siano. Evitiamo pure questo trappolone.

cattolici in politica

Riprendiamo con una riflessione importante sui cattolici in politica, che oggi vede un botta e risposta fra Eugenia Roccella e il Direttore di Avvenire.

Dopo l’assemblea del Pd in cui sono volati gli stracci perché Rosi Bindi non ha fatto votare il documento  di chi nel partito vuole il matrimonio omosessuale nel programma politico, Pierferdinando Casini ha rilasciato un’intervista al Quotidiano Nazionale in cui dice, testualmente “E’ giusto riconoscere diritti alle coppie conviventi ma per noi è impossibile parlare di matrimoni gay. Su questo non sono previsti cambi di rotta né oggi né domani. Comunque sui temi eticamente sensibili non si creeranno alleanze politiche: i parlamentari devono essere liberi di esprimersi secondo coscienza». (il neretto è mio).

E’ importante capire bene quel che ha detto Casini, per non farsi imbrogliare: è chiaro che su certi temi i parlamentari devono essere liberi di votare secondo coscienza. Ma questo non significa che il partito non debba avere una posizione. Per spiegarsi: è chiaro che sul fine vita e sulla legge in discussione in parlamento, per esempio, ogni parlamentare debba avere il diritto di votare secondo coscienza. Ma in merito alla legge in discussione il partito deve avere un’idea propria, non è possibile che rimanga muto senza dire quel che pensa. In altre parole, non è possibile che di fronte a certi temi, che sono dirimenti per capire quale società si vuole costruire, un partito non abbia una posizione. Nella stessa intervista, tra l’altro, Casini dice di essere a favore dei diritti delle coppie conviventi (lasciando intendere anche quelle omosessuali) e contro il matrimonio gay, e spiega che “non sono previsti cambi di rotta”. Ma questa è una sua posizione personale o di partito? Perché, da quel che dice poi, pare proprio che su questo il partito che lui guida non sia impegnato.

E allora io perché lo dovrei votare?

Nel PdL, per esempio, nel caso di Eluana Englaro, anche ministri notoriamente su posizioni laiche – come la Prestigiacomo e Brunetta – hanno seguito la linea del partito, quando si è trattato di votare il decreto che avrebbe salvato Eluana, se il compagno Napolitano non avesse negato la sua firma.

E sempre il PdL, pur lasciando libertà di coscienza ai suoi, ha appoggiato – e votato in stragrande maggioranza – la legge sul fine vita attualmente ferma al Senato. E l’Udc finora l’ha votata compatta: ma era la linea del partito o casualmente pensavano tutti allo stesso modo?

Non solo. Secondo Casini, su questi temi non si dovrebbero neppure decidere le alleanze fra partiti. Per esempio: Bersani e Vendola sono a favore del divorzio breve e del riconoscimento delle coppie omosessuali (e Vendola pure del matrimonio omo e dell’adozione di figli), e Casini, a prescindere, fa comunque il governo insieme a loro. E’ possibile, secondo voi?

L’errore sta proprio qui: i valori non negoziabili non sono un qualcosa di giustapposto, un’introduzione doverosa al discorso generale che un politico cattolico sente il dovere di fare, un qualcosa in più oltre alle questioni politiche “vere” come l’economia, il welfare, etc.

E’ dai valori non negoziabili che si capisce quale economia, quale welfare, quali politiche si vogliono portare avanti, perché è su una visione della vita e dei valori fondanti che si costruisce tutto il resto.

Un esempio: la Francia e la Svezia hanno politiche per la natalità molto forti, ma la famiglia in questi paesi è distrutta. Questo perché in quei paesi non si sono premiate le persone impegnate pubblicamente ad una stabilità di legami con il matrimonio, ma si sono premiati unicamente e indistintamente quelli che hanno figli, pure i single. In Francia e Svezia quindi, non ci sono politiche per la difesa della famiglia come descritta dalla nostra costituzione, ma solo sostegno alla natalità.

Di esempi come questi potremmo farne molti. Per questo è importante essere consapevoli di quel che vuole dire, utilizzare come criteri di scelta e di giudizio, in politica, i valori non negoziabili.

E sicuramente sono valori divisivi, che tagliano e spaccano nel momento in cui si pongono, inutile farsi illusioni. Non è la politica a renderli tali, sono le questioni in sé a essere divisive, come è evidente. Ma non bisogna, in questo caso, avere paura della divisione, perché sono in gioco le verità ultime, che entrano nelle decisioni del governo del paese.

Di seguito, comunque, la lettera di Eugenia Roccella e la risposta del Direttore  Tarquinio,  oggi, su Avvenire.

a proposito di Giacomo Rocchi e del Comitato Verità e Vita

Non ho mai risposto agli attacchi personali di quelli del Comitato Verità e Vita, perché trovo molto stupido un atteggiamento tanto divisivo da parte loro nei confronti di tanti cattolici, come me, impegnati in prima linea, e che condividono le stesse battaglie, ma le conducono in modi diversi.

Ma stavolta voglio spiegare a tutti i termini della questione, visto che pare che la battaglia pro-life di Giacomo Rocchi consista nell’attaccare me.

Giacomo Rocchi mi attacca – due post di seguito, annunciandone altri – perché ho detto che in  Italia con la 194 l’aborto non è un diritto.

Ma Giacomo Rocchi dovrebbe ben sapere che questa affermazione non è mia: la fonte, le persone da cui l’ho imparato, sono due giuristi cattolici di riferimento per tutti noi, come i Prof. Luciano Eusebi e Filippo Vari.

Perché il Comitato Verità e Vita non attacca loro, mai, e invece lo fa con me?

E’ semplice: perché Giacomo Rocchi e il Comitato Verità e Vita scelgono bene le persone da colpire, e stanno bene attenti ad evitare di farlo con quelle più in vista, da cui possono venire problemi. Preferiscono prendersela con gente come me, che sanno non li danneggerà mai.

L’ultima dimostrazione della loro selettività è di questi giorni: è il silenzio assordante di Giacomo Rocchi e del Comitato Verità e Vita sulla faccenda dei fondi ai programmi di salute riproduttiva che Ignazio Marino ha annunciato all’ONU come possibili, da parte del Ministero di Andrea Riccardi. Giacomo Rocchi e il Comitato Verità e Vita sono stati bene attenti a non chiedere neppure chiarimenti a Riccardi o a Marino; oppure su quando lo stesso Ministro Riccardi ha cancellato dal piano famiglia (predisposto da Giovanardi) il riferimento costituzionale alla definizione di famiglia, oltre al “fattore famiglia”, e potrei fare un lungo elenco di notizie taciute e di battaglie non fatte, a fronte di attacchi mirati ai soliti noti.

Ma torniamo a noi: se fosse vero quel che sostiene Giacomo Rocchi, e cioè che l’aborto secondo la 194 è un diritto, allora avrebbero ragione quelli che si oppongono all’obiezione di coscienza, i quali sostengono che il diritto all'obiezione vada bilanciato con il rispetto del diritto all'aborto, visto che si tratta di due diritti equivalenti. 

Giacomo Rocchi non sa, o non vuol sapere, che la risoluzione al Consiglio di Europa a favore dell’obiezione di coscienza c’è stata anche perché Luca Volontè ed Eugenia Roccella, in Europa, hanno spiegato proprio questo: secondo la legge italiana l’aborto non è un diritto, e bisogna distinguere l’accesso all’aborto – previsto dalla legge – dal diritto all’aborto – che la legge non prevede. Quindi non si tratta della contrapposizione fra due diritti – quello all’obiezione di coscienza e quello all’aborto – ma di un diritto – l’obiezione di coscienza – contro l’accessibilità a quello che la legge considera un “intervento sanitario”.

Per combattere una legge bisogna innanzitutto conoscerla. Urlare “non la voglio, perché è ingiusta” (io l'ho fatto nel referendum del 1981, quello che abbiamo perso), lascia il tempo che trova e non porta a niente, anche se ha indubbiamente alcuni vantaggi: non ci si espone in modo pericoloso, e ci si sente a posto con la coscienza.

E se invece, come pare, il problema di Giacomo Rocchi è che io non attacco sufficientemente la 194, che andrebbe cambiata, allora gli chiedo: perché non si scaglia mai contro i parlamentari cattolici di lungo corso, come ad esempio Luca Volontè, Alfredo Mantovano, Rocco Buttiglione? Perché non chiede loro cosa hanno fatto per cambiare la legge 194, in tante legislature? Forse non l'hanno fatto perchè non era una strada praticabile: per cambiare una legge non basta depositare un testo per una proposta diversa e lasciarlo nei cassetti (quello lo sanno fare tutti), bisogna lavorare per calendarizzarla, e soprattutto costruire maggioranze, o comunque trovare gruppi di parlamentari disposti a battersi per questo.

Sono veramente stufa di questi attacchi divisivi, arroganti e anche un po’ vili.

D’ora in avanti segnalerò tutte le volte che Giacomo Rocchi e il Comitato Verità e Vita tacciono o evitano di colpire persone importanti o considerate “amiche”.

 

onore al vescovo di Shangai

ce ne dà notizia Bernardo Cervellera, da Asia News,: il  vescovo di Shangai ha rifiutato l'imposizione delle mani da un vescovo scomunicato e si è dimesso dall'Associazione Patriottica. E' agli arresti domiciliari. E' un eroe. Preghiamo per lui, e soprattutto facciamo volare la notizia in tutto il mondo!!!! E' da prima pagina!!!!

Questo il link della notizia in lingua inglese.

Sulla drammatica situazione dei cattolici in Cina, ha scritto recentemente anche Sandro Magister.

Marino risponde

Oggi Ignazio Marino scrive ad Avvenire sulla questione dei possibili fondi italiani al programma di salute riproduttiva dell’Onu, di cui abbiamo parlato nei post precedenti, e la faccenda diventa sempre più interessante.

Come avevamo ipotizzato nel post di ieri, il senatore Marino è stato accreditato dalla Farnesina a rappresentare il governo alla riunione Oms (Organizzazione Mondiale Sanità), il che significa che Terzi di Santaqualcosa, Ministro tecnico in quota Fini, ha incaricato un politico ben preciso, un senatore del Pd, di orientamento radicale, a rappresentare il governo italiano in un consesso istituzionale internazionale specifico per la salute riproduttiva.

La faccenda, dicevamo, si fa interessante, perché a delegazioni di questo tipo partecipano tecnici – per esempio funzionari e/o consulenti ministeriali – eventualmente insieme a membri del governo (ministri o sottosegretari). In genere i politici non governativi partecipano solamente se devono essere auditi su questioni specifiche.

E quindi, facciamo un’altra bella domandina: con quale criterio il Ministro Terzi di Santaqualcosa (quello che dovrebbe pensare piuttosto a riportarci a casa i nostri due marò) – tecnico - ha incaricato il senatore Marino - politico -  di rappresentare l’Italia in un consesso internazionale? E perché, fatalità, proprio Ignazio Marino con i suoi ben noti orientamenti radicali doveva rappresentarci nel Comitato di coordinamento del Programma speciale delle Nazioni Unite per la salute riproduttiva? Forse per la salute riproduttiva è essenziale l’esperienza di un chirurgo dei trapianti? E che dovrebbe trapiantare?

E siccome ad essere maligni si fa peccato, ma ci si azzecca sempre, non sarà per caso un esempio di provetecnicheditrasmissione dell’alleanza moderati-PD? Perché questo fatto è proprio un limpido esempio di quel che succederebbe nel caso della scellerata alleanza: si usa la foglia di fico dell’inno alla vita,  lavitalavitalavita, e poi come conseguenza logica per soccorrere i bambini si danno i soldi alla salute riproduttiva.

La quale salute riproduttiva significa ben altro, come ha spiegato a chiare lettere il direttore Tarquinio nella sua risposta a Marino, stappando per bene le orecchie al senatore.

Botta e risposta fra Marino e Tarquinio le potete leggere qua,  sul sito di Avvenire:

e quindi sono contenta che, in fase di valutazione, il Ministro Riccardi ci abbia ripensato e che dall’Italia non verrà alcun finanziamento alla salute riproduttiva come la intende l’Onu.

Certo, una smentita diretta di Riccardi sarebbe la pietra tombale definitiva su questa faccenda, ma soprattutto nei confronti di qualsiasi altro tentativo da parte di chiunque voglia accreditarsi a livello internazionale tramite questo tipo di programmi Onu, ideologicamente ben connotati.

ancora su Marino, Riccardi e salute riproduttiva

Ho letto la settimana scorsa sul sito del senatore Ignazio Marino che lui stesso a nome del governo italiano aveva annunciato in sede OMS (Organizzazione Mondiale Sanità), ad una riunione Onu,  possibili finanziamenti per un programma di “salute riproduttiva”, tramite il Ministero di Andrea Riccardi. Il Foglio ne ha parlato in un articolo venerdì scorso, riportando anche le dichiarazioni – a mio avviso non chiare - dell’ufficio stampa del ministro. Ho chiesto quindi chiarimenti, su questo sito e in una lettera al Foglio, chiarimenti che ritengo doverosi: mi occupo da anni della “salute riproduttiva” e di quel che effettivamente significa, e ricordo che la Santa Sede non firma neppure trattati internazionali dove appare questa espressione, o la sua analoga “diritti riproduttivi”. (v. le polemiche per la mancata firma su un testo a cui la Santa Sede teneva molto, come la Convenzione per i diritti dei disabili).

Ad oggi, almeno sulle agenzie e sulla stampa, non ho trovato alcuna smentita e/o chiarimento ufficiale da parte dei due diretti interessati, Marino e Riccardi, mentre la notizia è ancora visibile sul sito di Marino.

Leggo però su Avvenire oggi la risposta del direttore Tarquinio ad alcune lettere sull’argomento, che potete leggere sul sito a questo link.

Sono ben felice di leggere che la notizia è falsa, e ne prendo atto con sollievo.

Ma questo purtroppo non significa che il “ caso” sia chiuso.

Innanzitutto, per il web valgono le stesse regole di comunicazione della carta stampata: se si diffonde una notizia falsa, una smentita ufficiale da parte dei diretti interessati è il modo più semplice ed efficace per fermarla. E per quanto mi riguarda, se il Ministro Riccardi smentisse diffonderei immediatamente la sua nota.

Ma soprattutto, tornando al tema, visto che la notizia è falsa allora vale la prima ipotesi che ho fatto nella mia lettera al Foglio: evidentemente Ignazio Marino ha parlato all’insaputa del Ministro.

E’ bene chiarire un punto: Ignazio Marino non è un passante qualsiasi che ha chiacchierato sul suo sito personale. Lui, che è senatore e Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio Sanitario Nazionale, ha dichiarato pubblicamente di avere partecipato in sede OMS a una riunione di un gruppo ONU rappresentando l’Italia, annunciando possibili fondi pubblici per un programma Onu ben preciso. Lo ha scritto nel suo sito personale, che è segnalato nella sua scheda personale di senatore: una dichiarazione molto istituzionale, insomma, non certo un sms ad un amico, né una dicerìa.

E’ bene anche chiarire che per parlare in questi consessi ( ONU) non si può semplicemente entrare ed alzare la mano: so, per esperienza personale, che bisogna essere – ovviamente – accreditati dall’istituzione italiana che autorizza a parlare a proprio nome, e l’accredito segue procedure ben definite e complesse, proprio per garantire che chi parla lo fa con una delega ben precisa e ne risponde a chi l’ha delegato.

E a questo punto, allora vorrei sapere:

1. E’ vero, come scritto sul suo sito, che il senatore Ignazio Marino ha partecipato ed ha parlato in un consesso istituzionale Oms/Onu a nome del nostro paese?

2. Se è vero, chi l’ha accreditato nel governo? E’ andato per conto della Farnesina? Oppure ha avuto un particolare mandato parlamentare, visto il suo incarico?

3. Ha detto, rappresentando l’Italia, quello che dice di aver detto, e cioè di possibili finanziamenti italiani a programmi per la salute riproduttiva, in un consesso ufficiale?

E’ importante, a questo punto, che il senatore Marino e chiunque l’abbia accreditato, risponda, e faccia chiarezza.

Insisto sul punto, perché mettere la faccia sui valori non negoziabili – come ha invitato a fare il Card. Bagnasco anche in una recente omelia ai parlamentari -  significa esattamente mettere la faccia innanzitutto su fatti come questi, perché è su questo che si misura il coraggio e l’impegno dei cattolici in politica.

E a questo proposito ricordo che la Chiesa su questi temi non fa sconti a nessuno, anzi: basti pensare a quello che successe qualche anno fa per esempio a Paola Binetti, il cui impegno su questi temi è sempre stato limpido e generoso, senza ombra alcuna.

Appena eletta senatore nel Pd, nel secondo governo Prodi, si trovò a dover votare sui finanziamenti europei alla ricerca che distruggeva embrioni. Se avesse votato contro, al senato, la Binetti avrebbe messo in forte difficoltà la sua maggioranza, e probabilmente l’avrebbe fatta saltare. Era all’inizio del suo primo mandato, e non se l’è sentita di farlo: onestamente, le si stava chiedendo un gesto difficilissimo. Lei non partecipò al voto, cercando di minimizzare i danni, e testimoniando comunque la sua opposizione a quel provvedimento. Fu attaccata durissimamente dalla stampa cattolica, compreso l’Osservatore Romano. Eppure il suo impegno – era stata da poco Presidente di Scienza e Vita, una delle facce vincenti della battaglia referendaria – era e continua ad essere limpido, sotto gli occhi di tutti. Ma un cattolico che fa politica in prima persona, deve essere consapevole che è sui valori non negoziabili innanzitutto che viene misurato. E’ un impegno in più, sicuramente gravoso, dove purtroppo è facile anche sbagliare o cadere in “trappoloni”. Ma si chiamano “non negoziabili” proprio perché su quelli non si transige.

E adesso aspetto chiarimenti dal senatore Marino, e da chi l’ha accreditato (Farnesina?).

lettera al Foglio su salute riproduttiva

Oggi su Il Foglio è pubblicata la mia lettera sul misterioso caso di Riccardi, Marino e la salute riproduttiva:

Al Direttore

Avevo letto sul sito del senatore Ignazio Marino la notizia dei finanziamenti del ministro Riccardi ai programmi di salute riproduttiva dell'ONU (pubblicata però finora, sulla stampa, solo dal Foglio) e aspettavo una smentita del ministro. La sto ancora aspettando.

La risposta temporeggiatrice del suo ufficio stampa, riportata dal foglio di venerdì scorso, lascia stupefatti. I casi, infatti, sono due: o il senatore Marino, a nome del nostro paese, ha annunciato i fondi da parte del ministro a insaputa del ministro stesso - il che sarebbe molto grave - oppure Riccardi ha effettivamente dato mandato a Marino dell'annuncio, il che è ancora più grave. E' infatti esclusa la possbilità che un ministro della Cooperazione internazionale esperto come Andrea Riccardi ignori cosa significhi l'espressione "salute riproduttiva" nei programmi ONU, e che ignori la posizione della Santa Sede a riguardo.

Assuntina Morresi

 

ieri

Ieri ci sono stati problemi qui al sito, e quindi i due commenti della giornata li ho messi solamente sulla mia pagina FB.

Adesso però tutto funziona di nuovo, ed ecco di seguito i due post:

NUMERO DUE (secondo post, stanotte)

Riepilogo consolatorio della partita:

  1. Stavolta allo stadio c’era Monti, le altre no. Con la Germania neanche ha visto la partita. Ha fatto la differenza.
  2. Alla Germania è andata peggio, e comunque con la Merkel ci siamo presi una bella soddisfazione
  3. La Spagna sta più in crisi di noi, almeno si consolano con il pallone
  4. Degli europei non ce ne è mai fregato niente, noi puntiamo ai mondiali
  5. Almeno non approfitteranno della vittoria per metterci nuove tasse nottetempo
  6. Almeno non approfitteranno della vittoria per metterci nuove tasse la settimana prossima
  7. I miei figli sono tornati a casa presto stasera
  8. Non mi è andata via la voce per urlare
  9. Comunque siamo secondi
  10. AAAAAAGH!!!!! ABBIAMO PERSO QUATTRO A ZERO!!!!!!!!

E comunque: grazie azzurri,  abbiamo sognato con voi!!!!!

NUMERO UNO (primo post, nel pomeriggio)

Il Ministro Passera è indagato. Il Corriere ha nascosto la notizia in basso a destra di pag.23. Ieri l’ha dovuta dare La Stampa, la notizia, nascosta pure questa. Intanto tutti chiedono a Formigoni, che non è indagato, di fare un passo indietro. Passera, quello che il Corriere vorrebbe a capo dei cattolici, quello che è andato a pregare sulla tomba del poverello di Assisi, sotto i riflettori delle telecamere, è indagato di frode fiscale. E adesso come la mettiamo? Facciamo finta di niente, come i soldi ai diritti riproduttivi all’ONU dati dall’altro ministro cattolico, Andrea Riccardi? Purché siano stati a Todi, tutto è permesso?