Giugno 2012

Marino, Riccardi, e lo strano caso......

Il Foglio 29.6.2012

Marino, Riccardi e lo strano caso dei fondi alla “salute riproduttiva”

Roma. La notizia l’ha data il 22 giugno scorso il senatore del Pd Ignazio Marino sul suo sito: “Il ministero della Cooperazione internazionale e l’integrazione, guidato dal ministro Andrea Riccardi, sta valutando gli strumenti per assicurare un finanziamento di cinquecentomila euro nel 2013 al fine di sostenere le attività del Programma speciale delle Nazioni Unite per la salute riproduttiva (Hrp)”. Marino ha aggiunto che “si tratta di un’apertura che ho fatto a Ginevra dove ho rappresentato l’Italia presso la sede dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) alla venticinquesima riunione del Comitato di coordinamento del Programma speciale delle Nazioni Unite per la salute riproduttiva”, che è promosso da Oms, Banca mondiale, Undp (United nations development programme)  e Unfpa (United nations population fund).

Abbiamo cercato di saperne qualcosa di più, in primo luogo perché si sa quali significati gli organismi dell’Onu – e l’Hrp in questo non fa certo eccezione – riescono ad attribuire all’apparentemente innocua definizione di “salute riproduttiva”. Accanto alla promozione della salute materno-infantile, e quindi alla lotta alla mortalità materna e al miglioramento della salute della donna legata alla sua possibilità di procreare, quella definizione ricomprende infatti il vasto e spinoso capitolo – spinoso almeno per i cattolici, ma non solo per loro – della contraccezione (preventiva e d’emergenza) e dell’aborto, senza contare l’altro controverso capitolo della vaccinazione contro il papillomavirus, indirizzata a bambine e adolescenti. Proprio la scorsa settimana, tra l’altro, l’Hrp ha presentato a Ginevra  l’edizione aggiornata di  “Aborto sicuro: guida tecnica e politica per i sistemi sanitari”. Leggiamo direttamente sul sito dell’Hrp – che dedica il mese in corso alla promozione e all’informazione della pillola del giorno dopo – la descrizione delle sue attività. Che prevede anche “la messa a punto di soluzioni sicure e accettabili in materia di aborto medico, compresa l’utilizzazione di mifepristone-misoprostol (si tratta dell’aborto chimico con la Ru486, ndr). La ricerca continua per migliorare l’efficacia e ridurre gli effetti secondari di questi medicamenti”.

In tempi pre obamiani, tanto bastava agli Stati Uniti guidati dai presidenti Bush padre e figlio per rifiutare i fondi ai programmi internazionali di pianificazione famigliare, tradotti soprattutto in politiche di promozione di aborto, sterilizzazione e contraccezione (quei fondi, già aboliti da Reagan e poi ripristinati da Clinton, sono ora tornati a finanziare le politiche antinataliste dell’Onu grazie a Obama). 

Tornando all’Hrp e al finanziamento annunciato da Marino, abbiamo dunque chiesto al ministero per la Cooperazione internazionale e l’integrazione qualche informazione in più, e in quali termini il dicastero guidato da Andrea Riccardi intenda eventualmente attuare quel finanziamento. L’ufficio stampa ci ha risposto che “allo stato attuale dei fatti ancora non esiste nessuna decisione del ministro al riguardo. Il ministro valuta, di tutte le proposte che arrivano sul suo tavolo, tutte le compatibilità, dal punto di vista finanziario e da quello etico. Teniamo anche conto che l’Italia contribuisce con settantacinque milioni di euro alla Gavi (Grande alleanza per i vaccini), che promuove campagne di immunizzazione nei paesi poveri del mondo, nelle quali è ricompresa anche la vaccinazione contro il papillomavirus”. Forse è una mezza smentita del senatore Marino, ma forse no.

tre segnalazioni, una domanda e una richiesta

Tre segnalazioni, una domanda, una richiesta.

Cominciamo

prima segnalazione: oggi su Il Foglio un intervento di Eugenia Roccella ancora sul ruolo dei cattolici in politica:

seconda segnalazione: non so se è chiaro, ma fra i punti importanti del rapporto Van Rompuy, su cui si dicuterà al famoso ed importante vertice europeo di domani e dopodomani, ce ne sono alcuni sulla cessione di sovranità dei singoli paesi riguardo misure economiche. Concretamente, significa tra l'altro che Bruxelles potrà SCRIVERE o RISCRIVERE le finanziarie, indipendentemente dalle approvazioni del parlamento nazionale. Domanda: chi adesso chiede gli Stati Uniti d'Europa (io NO), poi è disposto ad accettare questo?

terza segnalazione: leggo stupita sul sito del senatore Ignazio Marino che l'Italia, tramite il Ministro Riccardi, sta verificando la possibilità di finanziare con 500.000 euro un programma di salute riproduttiva dell'ONU. Aspetto smentite e/o chiarimenti da parte del Ministro Riccardi, che tra l'altro ha le deleghe per la famiglia.

pensieri notturni preoccupati

UNO: oggi Pierferdinando Casini sul Corriere della Sera (e dove, sennò?) ha dichiarato di volersi alleare con il Pd di Bersani (non di Renzi, naturalmente). “Sì a un asse progressisti-moderati”, il titolone del Corriere, che chiaramente caldeggia la faccenda. Niente di nuovo sotto il sole: l’Udc prende il posto che fu della Margherita e si allea con il Pd per andare al governo. Naturalmente, secondo Casini, la colpa è tutta di Berlusconi (e di chi, sennò?). Lui, invece, l’angioletto bolognese, è tanto responsabile, ossignoramiachesollievochec’èPier, e vuole “un partito che sulle grandi questioni del Paese sappia esprimere e difendere i valori cristiani”. E io allora comincio a sbellicarmi dal ridere, considerato il RIGOROSO silenzio calato sui valori non negoziabili da parte di tutta l’Udc, Casini in testa. Chissà a quali valori si riferisce il candido e disinteressato Pier. Siamo tutti curiosi di saperlo.

DUE: tanto per facilitargli le cose, a Pier, il Corriere del Potere nella stessa pagina in cui lo incorona alleato di Bersani al prossimo governo, mette due lettere, una di Forlani, lo sconosciuto diventato portavoce del Forum di Todi, e l’altra di Rotondi, ex ministro del governo Berlusconi. L’obiettivo è semplice: fare dire a questi due che i valori non negoziabili in politica non bastano, non servono. Il più convinto è Forlani che evidentemente a Todi, l’anno scorso, anche se era portavoce del Forum non si è accorto che il convegno l’ha aperto il Card. Bagnasco, Presidente della CEI, casualmente invitato dal Forum stesso, il quale cardinale ha incentrato il suo intervento – bellissimo - proprio sui suddetti valori non negoziabili. Ma Forlani non se ne è accorto: era distratto da Passera, evidentemente (che era in odor di ministero), oppure da De Bortoli, il direttore del Corriere, o chissà da chi altri. Non lo sapremo mai, perché la lista dei convocati è rimasta rigorosamente segreta. Però ci hanno fatto sapere, bontà loro, che i misteriosi convocati rappresentavano “i cattolici”, tutti quanti. E noi ci siamo sentiti sollevati. Le conclusioni di quel convegno – di cui non conosciamo niente delle relazioni presentate – sono diventate un manifesto reso pubblico alla fine di maggio scorso (ce ne hanno messo di tempo, per concludere….). Su dieci pagine, ai valori non negoziabili hanno dedicato meno di due righe. E chissà perché al Corriere questi di Todi piacciono tanto. E chissà perché questi di Todi hanno tanto spazio sul Corriere. Ma chissà perchè, perché, perché….

TRE: vorrei far sommessamente notare che i valori non negoziabili non sono la parte decorativa ed accessoria della politica dei cattolici, o la fissazione ossessiva di qualche Papa (V. Benedetto XVI) insieme a qualche cardinale (v. Bagnasco e Ruini, tanto per fare due nomi). Ma sono il punto fondante su cui basare un pensiero, una posizione, un giudizio su tutto il resto. Finché non si capisce questo, sarà il Corriere  - o chi per lui - a guidare le danze per i cattolici: col ditino alzato, ci diranno quel che dobbiamo fare per avere spazio nella loro vetrina. E’ facile intuirlo: basta stare buoni e rimanere chiusi in sacrestia, pensando intensamente e con tristezza alla povertà nel mondo e alla siccità che avanza, e soprattutto alla nostra purificazione. E loro, finalmente, ci vorranno bene. Ci torneremo su.

QUATTRO: vorrei far sommessamente notare pure che sta per venire giù tutto. Intendo l’euro, e quindi l’Europa, con tutto quel che può significare. Vedremo cosa succederà a questo prossimo vertice europeo, il 28 giugno, ma per ora mi pare che i tedeschi siano sempre sulla stessa posizione: NEIN, NEIN, NEIN (traduzione: i debiti non si condividono, ognuno si paga i suoi, ma solo ed esclusivamente come diciamo noi). Comincio a pensare che l’idea di uscire dall’euro – noi o i tedeschi, a piacere – non sia poi così folle come mi era parsa fino a oggi. L’alternativa è morire di inedia, soffocati da tasse sempre crescenti per rispettare parametri economici decisi da altri. Vedremo.

mia lettera al Foglio sui presunti leaders cattolici

Il Foglio 21.6.2012

IL CORRIERE DELLA SERA NON SI AFFATICHI TROPPO A SCEGLIERE IL LEADER CATTOLICO

Al Direttore.

Sono una cattolica militante, di quelli cresciuti a pane, parrocchia e comunità, e sono abbastanza scocciata dai tentativi a tavolino per trovare un leader politico di riferimento per noi credenti.

E’ dall’anno scorso che il Corriere della Sera, espressione di un establishment ben preciso, insieme ad alcuni intellettuali cattolici di vecchia data, indica e sostiene fortemente per questo ruolo Corrado Passera (dopo che Andrea Riccardi, diventato ministro, si è defilato), noto banchiere e adesso Ministro dello Sviluppo Economico, e ultimamente gli appelli si fanno sempre più pressanti.

L’accreditamento del leader passa attraverso operazioni costruite artificiosamente, che francamente per me significano ben poco: una sfilza di commenti positivi ed inviti ad entrare in politica, pubblicati sul Corriere a firma di personalità del mondo cattolico che spesso rappresentano solo se stesse, e ieri addirittura tappa ad Assisi, al Convento di San Francesco, che il Corriere racconta con involontari effetti comici.

Per quale motivo il fatto che un ricco banchiere vada a pregare pubblicamente sulla tomba del poverello di Assisi dovrebbe trasformarlo in un punto di riferimento per me?

Vivo a Perugia, e so bene che il Convento di Assisi ha ospitato di tutto, a partire dai variegati ospiti della marcia della Pace Perugia-Assisi. C’è stato Yasser Arafat, che quando morì fu compianto da Padre Nicola Giandomenico con le parole “Oggi è morto un costruttore di pace”, ma anche la Regina Madre Elisabetta I, come pure Bettino Craxi, e ci si è rifugiato Jovanovic Prieto, un “militante antimperialista" cileno, e potrei continuare con una lunga lista di ospiti che di cattolico avevano ben poco.

Ricchezza personale e vita privata per me contano poco, ma per molti altri cattolici sono significativi (credenti che proprio su questo hanno storto il naso davanti a Berlusconi): perché i milioni di Passera e il suo divorzio e successivo matrimonio civile dovrebbero dare meno fastidio dei patrimoni e delle famiglie sfasciate e ricomposte di tanti altri politici, che almeno conosciamo meglio?

Né è garanzia di cattolicità l’invito di Passera al Meeting di Rimini, noto per aprire le porte a tanti: da Napolitano, l’anno scorso, ai detenuti del carcere di Padova ed ai monaci della scuola Shingon del Monte Koya, fino a una lunga lista di personaggi del mondo della politica anche internazionale e dell’economia.

Non sono i pellegrinaggi pubblicizzati in luoghi simbolo e le sobrie preghiere sotto i riflettori a rendere riconoscibile un cattolico, e se Passera parla di valori, farebbe bene a spiegare quali sono, perché io ancora devo vedere su quali temi lui ha messo, o vuole mettere, la faccia. Che ha fatto quando c’era il referendum sulla legge 40? Che cosa pensava della vicenda di Eluana Englaro? Avrebbe aderito al decreto che il governo Berlusconi ha voluto, all’unanimità, per cercare di salvare Eluana? E sulla legge sul fine vita in parlamento, che intenzioni ha? E sul divorzio breve? E su famiglia e coppie di fatto?

Quello che pensano e che hanno fatto finora i politici su questi temi lo sappiamo. Quel che pensa lui, no. Su quel che vuole fare, buio pesto. 

Insomma: chi l’ha detto che i cattolici vogliono Passera? Chi dice che ci può rappresentare? Il Corriere della Sera? Io un leader in politica me lo scelgo a partire dal coraggio e dalla decisione con cui si spende pubblicamente e politicamente sui valori non negoziabili, ed è su quelli che giudico, come ci dice continuamente il Papa. Non credo di essere la sola.

C'è un giudice in Inghilterra

Avvenire 17.6.2012

Alimentazione forzata per una ragazza inglese

Se un giudice ricorda che la vita vale la pena di essere vissuta

Assuntina Morresi

C’è un giudice in Inghilterra. Un giudice che di fronte all’esistenza travagliata di una donna anoressica di 32 anni che vuole lasciarsi morire di fame, ha deciso per l’alimentazione forzata, nella sentenza che ha definito «la più difficile della mia vita».

Quella della giovane inglese è una vita intrisa di dolore, e costellata di sconfitte. Abusata sessualmente all’insaputa dei suoi genitori dai quattro agli undici anni, a tredici è entrata nel tunnel dei disturbi alimentari e dell’abuso di alcolici. Ha cercato di uscirne, studiando per diventare medico, ma ha interrotto l’università per una delusione d’amore: dal 2006 è ricaduta nei problemi di sempre – alcool e bulimia/anoressia – e da un anno rifiuta i cibi solidi. Considera la propria esistenza un «puro tormento» e vuole solo morire. I suoi genitori si sono arresi e vorrebbero accontentarla, e veder finire tutta questa pena. Da quanto riportato dai media, la donna sembra del tutto consapevole e pare abbia formulato la richiesta di morte in piena coscienza, determinata ad andare fino in fondo. E d’altra parte le condizioni fisiche in cui si trova sono così critiche che anche alimentata forzatamente, e sottoposta a terapie di supporto piuttosto onerose, le sue probabilità di sopravvivenza non superano il 20%. La donna, insomma, ha smesso volontariamente di nutrirsi, e rifiuta consapevolmente qualsiasi cura.

Bisognerebbe ragionare sulla validità o meno del consenso informato da parte di una persona tanto provata dal proprio vissuto, e con una così grande sofferenza psicologica: i disturbi dell’alimentazione e di dipendenza dall’alcool della donna potrebbero essere considerati, a ragione, talmente pesanti da mettere in dubbio che la rinuncia al cibo e a qualsiasi terapia sia veramente libera e consapevole come dichiarato dal suo avvocato. Sicuramente questi aspetti sono stati esaminati, nella sentenza con cui il giudice Peter Jackson ha disposto l’alimentazione forzata della donna. Ma le sue motivazioni primarie si richiamano alle fondamenta del diritto e all’esperienza di vita di ciascuno di noi, con una franchezza spiazzante: «Viviamo una volta sola. Veniamo al mondo una sola volta e una sola volta moriamo. E quella tra la vita è la morte è la più grande differenza che conosciamo. Un giorno questa donna potrebbe scoprire di essere una persona speciale, la cui vita vale la pena di essere vissuta».

Sono le motivazioni profonde per cui, se sappiamo che qualcuno vuole farla finita, anche se è un perfetto sconosciuto, incontrato per caso, istintivamente tentiamo di salvarlo, senza preoccuparci di chiedergli il perché del suo gesto e le sue convinzioni personali sul senso della vita e della morte. E facciamo di tutto per dissuaderlo, e cerchiamo di far sì che non ci riprovi più. Perché ognuno di noi ha assaporato la bellezza del vivere, ha vissuto intensamente dei rapporti affettivi: ciascuno di noi sa che la propria vita è il bene più prezioso che ha, ed è un bene unico, che una volta perduto nessuno potrà più restituire. Ed è per questo che il diritto alla vita è il primo fra i diritti, senza il quale non ce ne sarebbero altri. Spesso la richiesta di morire arriva perché non si sopporta di perdere qualcosa di bello e di vero di cui si è già fatto esperienza: una madre, un figlio, un compagno, ma anche un’esistenza ricca di tante cose spazzata via da una malattia, da una disabilità improvvisa. E allora, ci si convince che l’unica possibilità di felicità è passata, e non tornerà più, e rimangono solo i ricordi che diventano ogni giorno più grevi e insopportabili. Si pensa che non ci potrà mai essere un’altra opportunità, non si riesce ad ammettere la categoria dell’imprevisto che può cambiare la vita.

Quando muore la speranza, arriva il desiderio di morire.

Questa ragazza, non a caso, a un certo punto della sua travagliata esistenza era arrivata addirittura a iniziare gli studi di medicina, forse per provare ad aiutare persone che avevano sofferto come lei. Aveva ritrovato un senso alla propria esistenza, quindi, ma l’ennesima prova l’ha di nuovo messa a tappeto. Un giudice coraggioso vuole darle l’opportunità di ritentare ancora: non sappiamo se sia credente o meno, ma sicuramente la sua personale esperienza di vita è tale da fargli ritenere che ogni vita è speciale e vale la pena viverla. Un giudice che, per la propria certezza del diritto, non si è arrogato quello di decidere della morte altrui.

da Avvenire

il nuovo che avanza?

Ieri su Il Corriere ho letto un'intervista a Carlo Costalli, Presidente del MCL (Movimento Cristiano Lavoratori): ve ne riporto di seguito un passaggio significativo:

Si, ma sul riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto, gay o etero, come si fa, ad esempio?

“L’essenziale è evitare lo scontro frontale. E’ chiaro che se si arrivasse a questo punto, o di qua o di là, io starei piuttosto con Fioroni che con Bersani. Per un cattolico la famiglia è fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ce lo ha ricordato il Papa a Milano – ribatte Costalli – Però se la domanda è sui principi non negoziabili, allora dico che sono i fondamenti per un discorso più ampio. Quei principi non sono temi dogmatici da innalzare a mo’ di steccati, come fa il PdL. Non si fa così. Siamo sempre disponibili a discutere, a confrontarci. Certo non approverò mai l’eutanasia. Ma sulle coppie di fatto, per dire, una regolamentazione laica va data. Non parliamo di matrimonio, distinguiamo bene, definiamole laicamente in altro modo e si potrà trovare una soluzione senza barriere né scontri”.

Costalli è fra gli animatori di “Todi 2”, cioè il seguito del raduno di Todi dello scorso anno, quello che si era presentato come il nuovo che avanza fra i cattolici e che è servito a:

  1. dare la spallata finale a Berlusconi e al suo governo;
  2. dare una mano ad Andrea Riccardi a diventare Ministro, e dare un aiutino pure a Passera (anche lui Ministro, come noto), il tutto con la benedizione del Corrierone

Insomma, questo nuovo che avanza fra i cattolici (tutti maschi sopra i 50 anni, dove sarebbe il nuovo non si sa, sugli avanzi, invece, nel senso di quel che rimane, avremmo da dire) è qualcosa che conosciamo già: la subalternità dei cattolici in politica. Eccoli qua, bell’e pronti a regolamentare le coppie di fatto, omo ed etero.

Questi sono i cattolici che parlano dell’irrilevanza degli altri, di quelli che hanno fatto politica fino ad ora, quelli che hanno fatto la legge 40 in parlamento con il secondo governo Berlusconi, quelli che hanno fatto una cagnara pazzesca per cercare di evitare la morte di Eluana Englaro, riuscendo a rovesciare la battaglia dal punto di vista politico e culturale, quelli che hanno denunciato e bloccato il disegno abortista che c’era dietro l’introduzione della RU486, e potrei continuare per un bel pezzo.

In tutte queste battaglie quelli di Todi non si sono mai visti – avete mai sentito dichiarazioni pubbliche sui fatti di cui sopra da parte di tale Forlani (portavoce del forum di Todi, per chi non lo conoscesse, e sono in tanti)? O di Bonanni (segretario della CISL)?  O di Passera, che pare vorrebbero come leader? Adesso invece, in preparazione alle prossime politiche, si cominciano a sentire, e si capisce bene l’aria che tira.

I cattolici del PdL, che di battaglie ne hanno fatte, secondo loro invece su questi temi hanno alzato steccati.

Per esempio l’atto di indirizzo del Ministro Sacconi per cercare di salvare Eluana – che gli è costato quattro denunce - è stato uno steccato, secondo Costalli, evidentemente, per non parlare poi del decreto del governo (quello che il compagno Napolitano non ha voluto firmare, prendendosi la responsabilità ultima della morte di Eluana, tanto per capirsi): lui, Costalli, cosa avrebbe fatto, invece? Sentiamo, avanti, ce lo dica. Ci parli degli steccati alzati dal PdL sui valori non negoziabili e dei segnali di dialogo che secondo lui andavano lanciati, mi interessa proprio approfondire la faccenda.

Ma d’altra parte, il manifesto che hanno presentato qualche settimana fa, su dieci pagine (ciascuna circa ventisei righe), dedica ai valori non negoziabili MENO DI DUE RIGHE, precisamente, a pag.2, nel paragrafo “dai valori al bene comune” , righe 5, 6 “Nell’amore e nel rispetto per la vita in ogni sua fase; nella predilezione della famiglia naturale come luogo per la piena realizzazione della persona umana”.

Due righe scarse, insomma, e una cotale intervista (quella di Costalli)  nonostante la strepitosa lectio magistralis del Card. Bagnasco proprio all’inizio del raduno di Todi dell’anno scorso, tutta incentrata sui valori non negoziabili. Ma, dico io, l’hanno ascoltato il Presidente dei Vescovi italiani, o avevano orecchie solo per Passera?

E questi sarebbero i cattolici che “finalmente” scendono in campo?

Se non c’è una presa di distanza di TUTTI gli altri del raduno di Todi, credo proprio che da quel campo quei cattolici usciranno presto. Almeno, me lo auguro. Io, a scanso di equivoci, guardo altrove.

in risposta a Dario Antiseri

Oggi, su L’Occidentale,  ho scritto questo pezzo in risposta ad un intervento di Dario Antiseri di ieri su Il Corriere della Sera:

Una critica alle tesi di Dario Antiseri

L’IMPEGNO DEI CATTOLICI IN POLITICA SI MISURA SUI VALORI NON NEGOZIABILI (su che, sennò?)

Assuntina Morresi

"Presenti ovunque e inefficaci dappertutto, e pronti a genuflessioni davanti al padrone di turno, il bavaglio spalmato di miele ha reso taciturni anche i più loquaci. Colpevolmente silenti o comunque inutili su tutto": eccola qui, la versione catto-intellettuale di Beppe Grillo, che ha trovato spazio ieri sulle colonne del Corriere della Sera.

La firma è di Dario Antiseri, che dopo aver letteralmente sputato veleno su tutti i cattolici impegnati in politica negli ultimi anni, fa capire tra le righe che forse tanto risentimento è dovuto più che altro alla sua delusione nei confronti di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e attualmente ministro del governo Monti, colpevole di avere illuso i cattolici riuniti a Todi e di averli poi abbandonati al proprio destino.

Ho parlato di grillismo, sia pure in versione cattolica, perché il livello scomposto, gratuito e insensato delle argomentazioni del Prof. Antiseri ricorda lo stile. Il professore non si rende nemmeno conto che - non a caso - la sua tirata contro i cattolici impegnati in politica viene pubblicata insieme all’ennesimo articolo in cui una firma di punta come Pigi Battista difende a spada tratta il matrimonio omosessuale.

Non è un abbinamento occasionale o casuale, perché si tratta di un quotidiano che di tutte le battaglie laiciste ha fatto una bandiera, a volte più de La Repubblica. E' lo stesso Corriere che tanto spesso, sui temi eticamente sensibili, come ad esempio il testamento biologico, adotta il sistema del finto contraddittorio, cioè un parere contro e uno "non a favore".

Ma di queste sciocchezze, irrilevanti per un cattolico interessato alla politica, il professore non si accorge; del resto, sospetto che se si fosse speso con forza sui temi della vita e della famiglia, sulla legge 40 o sul caso Englaro, non avrebbe avuto mai la sua firma su quelle colonne.

Infatti non ci pare di ricordare, da parte di Antiseri, toni indignati come quelli usati nell’articolo di ieri, pronunciamenti in prima fila, iniziative personali, stesure di manifesti, pamphlet, articoli, chiamate a raccolta di intellettuali o militanti cattolici intorno a un testo, uno slogan, un documento, su almeno uno di quei temi.

Eppure il Card. Bagnasco non perde occasione per ricordare che è sui valori non negoziabili innanzitutto che si misurano il coraggio e l’impegno dei cattolici in politica: perché forse Dario Antiseri non lo sa, ma sono questi gli argomenti decisivi per i cattolici, mentre le possibili opzioni sul sistema elettorale, di cui lui parla, non hanno alcun peso dirimente. Per essere più chiari: io, per esempio, non amo le preferenze (strumento ambiguo, che nella Prima Repubblica ha dato discutibili risultati) e vorrei scegliere i candidati attraverso le primarie; che c’entra questo con l’essere cattolica? Antiseri me lo può spiegare?

Ma al di là delle accuse di irrilevanza, che Dario Antiseri farebbe meglio a rivolgere a se stesso, la cosa politicamente più interessante del suo articolo è l’evidente amarezza che traspare da ogni parola per le illusioni perdute sul raduno di Todi e sul povero Andrea Riccardi. L’incontro dello scorso Ottobre, anche questo fortemente sostenuto dal Corriere, fu introdotto da una memorabile lectio magistralis del Card. Bagnasco tutta incentrata sui valori non negoziabili (e non sulla scelta del sistema elettorale).

Tuttavia, il contenuto di quell’intervento fu rigorosamente ignorato dalla gran parte dei media e da tanti protagonisti di quello stesso evento, più interessati alla caduta del governo Berlusconi che alle parole di Bagnasco. In tanti si erano illusi che da Todi nascesse il nuovo partito dei cattolici che, fatto fuori Berlusconi, guardasse a Casini, si affidasse a Bonanni e seguisse Riccardi.

Il governo è caduto, ma il nuovo partito dei cattolici non è nato: Casini è restio, Bonanni è distratto, Riccardi è ministro. Ma il rimpianto di Antiseri è tutto per il partito che sognava, e che non è stato perché, se si vuole lavorare per una presenza incisiva dei credenti in politica, è dalle fondamenta che bisogna iniziare, dai contenuti, da quei valori non negoziabili che, instancabilmente, Benedetto XVI e il Card. Bagnasco continuano a indicarci con cristallina chiarezza.

da L'Occidentale

pensieri sparsi

Pensieri sparsi UNO: leggo che 550 cattolici della Diocesi di Milano hanno firmato e reso pubblica una lettera di protesta al Card. Scola, lamentandosi dei giudizi negativi espressi da Don Julian Carròn sulla situazione della Diocesi stessa. Ma – piccolo particolare – quei giudizi erano stati messi per iscritto da Carròn in una lettera personalissima al Nunzio Apostolico in Italia, Giuseppe Bertello, in risposta ad una richiesta della Santa Sede, in occasione della nomina del futuro Cardinale di Milano (che poi sarà proprio il Card. Scola), una delle tante lettere trafugate dall’archivio Vaticano e pubblicate nel libro di Nuzzi.

Era una lettera che aveva come destinatario, sostanzialmente, il Papa: in occasioni come questa – la nomina del successore di Tettamanzi –  vengono consultati dalla Santa Sede diversi soggetti ecclesiali, fra cui anche i movimenti. E la lettera iniziava così: “Eccellenza reverendissima, rispondo alla sua richiesta permettendomi di offrirLe in tutta franchezza e confidenza, ben consapevole della responsabilità che mi assumo di fronte a Dio e al Santo Padre, considerazioni sullo stato della Chiesa Ambrosiana”.

Pare che i suddetti 550 si siano sentiti offesi dai giudizi di Carròn. Ma, dico io, vi pare che il responsabile di un movimento ecclesiale (cioè Carròn, responsabile ultimo di CL) che ha il suo cuore nella Chiesa Ambrosiana, interpellato dal Papa in una lettera che doveva rimanere rigorosamente segreta, non doveva dire francamente al Papa quel che pensava sulla Diocesi suddetta? Ma vogliamo scherzare? E che c’è, il pensiero unico obbligatorio su Tettamanzi e Martini e sulla Diocesi di Milano? E allora lo vogliamo leggere, quel che va scrivendo il Card. Martini insieme a Ignazio Marino? E perché poi non potremmo dire liberamente tutto quello che pensiamo? E che vogliamo dire sulle elezioni del sindaco Pisapia, quello che ha promesso solennemente il registro delle coppie di fatto e ha parlato delle “famiglie” al plurale, davanti al Papa, e che alle elezioni ha avuto l’appoggio di gran parte della Diocesi? E perché qualcuno può dire quel che pensa, sempre, in pubblico, e qualcun altro invece non potrebbe dirlo neanche in privato, al Papa? Insomma: secondo i 550 democraticoni che hanno firmato la lettera, tuttovabenemadamalamarchesa, e guai a esprimere certi giudizi critici. Se poi i cosiddetti giudizi sono in una lettera privata al Papa, in risposta ad una sollecitazione ben precisa, ed esprimono preoccupazioni pastorali da parte del responsabile di un movimento, è un dettaglio che si può trascurare. Complimenti, neanche in Unione Sovietica ai bei tempi.

Pensieri sparsi DUE: a proposito di URSS. Ieri il compagno Napolitano ha dichiarato pubblicamente in un’intervista a un giornale polacco – pubblicata pure su Repubblica – alcune cosette: ammette (all'età di 87 anni) che il Partito Comunista era nato “nel solco dell’Internazionale Comunista” (ma va? ma chi l’avrebbe mai detto?); ricorda che Berlinguer  «appariva consapevole già dagli anni '70» che il modello sovietico era più una dittatura che un modello da perseguire, «manifestò un grandissimo coraggio, quando nel 1977 andò al congresso del Pcus a Mosca per dire (è una sua frase famosa) che "la democrazia è un valore universale".

Ma pensa tu che perspicace, questo Berlinguer, che “già dagli anni ‘70” – cioè a più di cinquant’anni dalla rivoluzione di ottobre, dopo le purghe di Stalin, le centinaia di gulag, i morti che si contano a decine di milioni, le persecuzioni feroci dei cristiani, le invasioni di Ungheria e Cecoslovacchia, e chi più ne ha più ne metta, diventa consapevole che in URSS c’’era “più una dittatura che un modello da perseguire”. Ma che acume! Che intuito! Che onestà intellettuale! Ma che meraviglia di politico, insomma. Uno tsunami di pensiero. Peccato che, come dice il compagno Giorgio (Napolitano) “esitò a trarne tutte le conseguenze”. Certo, ne trasse solo alcune. Un po’ pochine. Per esempio, ne dedusse che, almeno personalmente, era meglio vivere in Italia che in Unione Sovietica. E che era meglio non dire troppo in giro quello che lui, Berlinguer, con tanta fatica aveva così portentosamente intuito.

E intanto, che dire del compagno Napolitano? Leggiamo: “Il distacco di Napolitano dal modello sovietico è avvenuto invece, «a partire da Dubcek»: «la Primavera di Praga - spiega - fu per me assolutamente rivelatrice».

Peccato che di quella rivelazione assoluta non se ne sia accorto quasi nessuno. Il fatto è che le cose sono andate un pochino diversamente, pochino pochino. E’ vero, il PCI condannò l’intervento ( a differenza dell’appoggio all’invasione in Ungheria nel ’56) . Ma poi, quando la situazione si normalizzò,  nel senso che i carri armati ebbero la meglio, il PCI “dimenticò” tutto, tranne un piccolo gruppo di comunisti che proprio per questo furono radiati dal partito, su pressione dell’URSS – pensa tu quanto erano indipendenti, dopo la “rivelazione assoluta” - quel gruppo che fondò, nel 1971, Il Manifesto. Tanto per spiegare quante conseguenze aveva tratto il compagno Napolitano dai carri armati sovietici a Praga.

Pensieri sparsi TRE: Anche il PdL ha annunciato le primarie. Spero si facciano per decidere chi mettere in lista, e non solo per indicare il premier. Le preferenze, infatti, servono solo ad aumentare incredibilmente i costi della politica, e solo i ricchi potrebbero permettersi di pagarsi la campagna elettorale, senza pensare poi ai problemi del voto di scambio soprattutto al Sud (e sono i politici meridionali i primi ad allarmarsi). La scelta con le prefernze sarebbe relativa, perchè limitata ai candidati messi in lista dai partiti. Invece se con le primarie, regolate per legge, gli iscritti al partito possono decidere le liste, allora sì che potremmo parlare di rinnovamento.

Convegno a Roma

Non toccate quegli embrioni

Giovedì 7 giugno, presso la Sala del Refettorio di Via del Seminario 76 - Roma, si terrà a partire dalle 15.30 il convegno Non toccate quegli embrioni, promosso dalla fondazione Magna Carta e dalla Fondazione Nuova Italia.

I lavori saranno aperti dal saluto introduttivo di Gianni Alemanno, Presidente della Fondazione Nuova Italia e da Gaetano Quagliariello, Presidente d’Onore Fondazione Magna Carta. Seguiranno le relazioni di Domenico Airoma, procuratore aggiunto di Cosenza e di Andrea Stazi, docente di Diritto comparato nell’Università Europea.

I lavori saranno completati da due tavole rotonde. La prima sarà animata dagli interventi di Nicolò Zanon (membro del CSM), Francesco D’Agostino (Docente di Filosofia del diritto nell’Università di Roma Tor Vergata) e Roberto Nania Docente di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università “La Sapienza” di Roma); la seconda da quelli di Eugenia Roccella (Deputato), Alfredo Mantovano (Deputato), Beatrice Lorenzin (Deputato), Rocco Buttiglione (Deputato) e Barbara Saltamartini (Deputato). Entrambe le tavole rotonde saranno moderate da Assuntina Morresi, Docente di Chimica fisica nell’Università di Perugia.

Al termine dei lavori verrà proiettato il film La vendita degli ovociti.

 

Il Papa a Milano, corvi e dintorni

Sul Papa a Milano, le carte trafugate e tutto il resto, ho scritto un pezzo su l'Occidentale

"Nel 931 il figlio di un Papa veniva eletto Papa. Prese nome Giovanni XI, tutte le fonti concordano nel ritenerlo figlio di Sergio III e Marozia. Benché il nome di Giovanni XI resti legato a quello disprezzato della madre (entrambi finirono in prigione), egli fece del bene alla Chiesa. In particolare non ostacolò le nuove forme di vita monastica, anzi concesse una speciale fiducia all'abbazia di Cluny fondata vent'anni prima. Questa rimembranza storica si fa largo nella memoria passando in rassegna i giornali delle ultime settimane. Zeppi di pruriginose notizie su dimissioni eccellenti di vescovi. Due negli Stati Uniti, uno in Irlanda, due in Olanda. Tutti costretti a lasciare il governo pastorale delle rispettive diocesi in seguito a rivelazioni giornalistiche inerenti la loro vita privata. Storie vere o presunte di amanti, figli segreti, omosessualità. Persone psicologicamente distrutte, esposte senza pudore alcuno agli sghignazzi della stampa popolare. Una catena così, di dimissioni provocate da campagne scandalistiche, non ha precedenti. Diventa un segno dei tempi”

Questo è l'incipit di un editoriale titolato "il ricatto della morale" su Il Sabato (mitico settimanale di cui ancora sentiamo tutti la mancanza) del 27 marzo '93, un pezzo particolarmente significativo che ben si addice a quello che sta accedendo in questi giorni, riguardo il furto delle carte in Vaticano.

Non è per mera consolazione, giusto per ricordare che la Chiesa ne ha passate tante – il figlio di un Papa e della sua amante quindicenne suona decisamente peggio rispetto a un pacco di carte trafugate - ma piuttosto per dire una semplice verità: la Chiesa è sempre stata nel mondo, e i peccati del mondo l’hanno sempre investita attraverso i suoi appartenenti anche più illustri, ma è proprio il suo permanere millenario, nonostante tutto – e non è una battuta – a mostrare che la sua esistenza si nutre di qualcosa d’altro, misteriosamente ed infinitamente più grande della somma del bene e del male che possiamo vedere tutti i giorni.

La tempesta di queste ultime settimane apparentemente è esplosa con il libro di Nuzzi, che raccoglie molte carte riservate, rubate in Vaticano da “corvi” ancora sconosciuti , alcune delle quali già pubblicate su diversi giornali. Ma sostanzialmente le “rivelazioni” principali di quelle carte erano già note, e non solo agli addetti ai lavori. Sul caso Boffo avevano scritto esplicitamente Il Foglio, e poi Sandro Magister e Massimo Franco, per esempio, così come erano noti i contrasti per il controllo del Toniolo (e quindi della Cattolica) e la faccenda del San Raffaele.

Sui contatti fra il Ministro dell’Economia Tremonti e il Vaticano per la faccenda dell’Ici, non capisco cosa ci sia da stupirsi, visto che il ricorso pendente in Europa avrebbe avuto conseguenze per tutti, mentre la questione di Viganò era a conoscenza di meno persone ma non certo segreta: nell’insieme possiamo dire che di novità vere e proprie in quel libro ce ne sono poche.

Sicuramente dal punto di vista giornalistico è uno scoop senza precedenti, che rimarrà nella storia, e sarebbe un errore madornale prendersela con chi ha pubblicato quei documenti, anziché con chi li ha rubati: chiedere l’arresto di Nuzzi (!), una sua condanna o il ritiro del libro sarebbe un clamoroso autogol da parte del Vaticano, e speriamo che siano solo “sparate” inventate dai media, e nient’altro.
Altro è capire chi ha sottratto le carte e cercare di fermare questo stillicidio – anche ieri nuovi documenti erano su Repubblica – che rischia di gettare nel discredito internazionale, alla fin fine, lo stesso Pontefice, insieme alla Chiesa tutta.

Ma il problema non è “solo” condannare il furto e scovare i ladri. Diversi altri libri, negli ultimi mesi, hanno denunciato gravi carenze nell’organizzazione del governo della Chiesa, e senza alcun ricorso a documenti segreti, ma semplicemente osservando i fatti accaduti sotto gli occhi di tutti: mi riferisco per esempio a “Attacco a Ratzinger”, di Paolo Rodari e Andrea Tornielli, e a “C’era una volta in Vaticano”, di Massimo Franco, entrambi del 2010. Tutti giornalisti affidabili e credenti sinceri noti al pubblico.
Non a caso, il fatto che ha lasciato francamente più sconcertati non esce da carte rubate: la cacciata di Ettore Gotti Tedeschi dallo Ior è stata resa nota dal Vaticano stesso, che tramite un membro del Consiglio di Amministrazione della stessa banca ha reso pubblico il memorandum della riunione con cui veniva presa la decisione. Un testo devastante, che demolisce professionalmente Gotti Tedeschi con espressioni che tanti commentatori hanno giudicato sul filo dell’insulto. Di Gotti Tedeschi è nota la serietà professionale, oltre che la sua personale e sincera devozione al Papa, e un trattamento del genere non aiuta certo a capire cosa stia succedendo in Vaticano. Sconcerto pure per l’accusa al maggiordomo del Papa, del quale, onestamente, si stenta a credere che conservasse in casa sua (all’interno dello Stato del Vaticano) “casse di documenti” rubati, mentre era in corso un’indagine senza precedenti per scovare i ladri.

Ma la Chiesa non coincide – per fortuna – con gli uffici curiali romani. Notoriamente i cristiani debbono obbedienza ai vescovi e al Papa, e non alla Segreteria di Stato Vaticana, indipendentemente dal fatto che a capo vi siano il Card. Sodano, o Bertone, o Casaroli, o chicchessia. Non è neppure necessario che ci sia, un Segretario di Stato: come noto, per esempio Pio XII non lo aveva, ha preferito fare senza.

La struttura organizzativa intorno al Papa non ha carattere sacramentale, ma deve essere un supporto per aiutarlo nel suo compito petrino, di guida della Chiesa. Il vero peccato sarebbe se questi problemi oscurassero il pontificato di Benedetto XVI, mettendo in secondo piano un grande Papa.

Ed è stato veramente provvidenziale che nel cuore della bufera ci sia stata la VII Giornata Mondiale della Famiglia, a Milano. Il popolo cristiano raccolto intorno ai suoi vescovi e al suo Papa: questa è la Chiesa che abbiamo visto, la Chiesa viva, consapevole dei suoi problemi e dei suoi limiti, ma che ha chiara la strada su cui camminare, ed è lieta nel cammino e certa della sua guida. Le immagini del popolo cristiano in festa hanno scaldato i cuori, ed anche il volto di Benedetto XVI, pur invecchiato, appariva evidentemente felice. Un Papa molto amato che, come titolava felicemente ieri Avvenire, “Guai a chi ce lo tocca”.