Aprile 2012

...e nessuno ne restò

Dieci piccoli negretti se ne andarono a mangiar,
uno fece indigestione, solo nove ne restar.
Nove poveri negretti fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato, otto soli ne restar.
Otto poveri negretti se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro, solo sette ne restar.
Sette poveri negretti legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo, e sei soli ne restar.
I sei poveri negretti giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto, solo cinque ne restar.
Cinque poveri negretti un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale, quattro soli ne restar.
Quattro poveri negretti salpan verso l’alto mar;
uno un granchio se lo prende, e tre soli ne restar
I tre poveri negretti allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò, e due soli ne restar.
I due poveri negretti stanno al sole per un pò:
un si fuse come cera e uno solo ne restò.
Solo, il povero negretto in un bosco se ne andò:
ad un pino s’ impiccò e nessuno ne restò

Ve la ricordate? E’ la filastrocca appesa nelle camere dei dieci ospiti di Nigger Island, l’isola in cui i dieci vengono misteriosamente uccisi, uno ad uno, e man mano che avvengono i misteriosi omicidi spariscono anche le dieci statuette di porcellana sopra un tavolo, una per volta.

E’ la trama del capolavoro di Agatha Christie, “Dieci piccoli indiani”, e purtroppo si adatta tragicamente bene alla situazione politica che stiamo vivendo.

Se sostituiamo i “poveri negretti” con i governi conservatori europei, vediamo che stanno cadendo uno dopo l’altro, uccisi dalla politica miope di Angela Merkel che, seguendo la filastrocca, rischia di fare la fine dell’ultimo, quello che “ad un pino si impiccò e nessuno ne restò”.

Lo spiegava bene Il Foglio venerdì scorso:  “Wolfgang Münchau ieri sullo Spiegel on line proponeva  la costruzione di una statua per i caduti, nel cuore di Bruxelles. Ultimo della lista è il premier olandese Mark Rutte, ma anche la statua di Nicolas Sarkozy è già in fase di realizzazione. Al presidente francese potrebbero  poi seguire, più o meno a ruota, il premier greco Lucas Papademos e l’italiano Mario Monti”, (e ricordiamo che Papandreou e Berlusconi sono già caduti) e chissà, alla fine, avremo pure un monumento alla stessa Merkel.

D’altra parte, il prossimo 6 maggio si vota in Grecia, il 31 maggio in Irlanda ci sarà un referendum sulle regole di bilancio imposte dalla Germania, e da qualche giorno la Spagna, con un governo nuovo e una disoccupazione da paura, è stata declassata da agenzie internazionali.

Uno tsunami politico, economico e sociale che in pochi mesi ha cambiato tanto del nostro mondo, ma noi ancora facciamo fatica a raccapezzarci anche per via della forsennata campagna contro i partiti che la voce del padrone, ovvero il Corriere della Sera – quelli della vera Casta, quelli del salotto che conta per davvero – continua a fare, cannoneggiando via via su tutto quello che in politica ancora si muove, per annientarlo, spazzarlo via, e sostituirlo non si sa bene con che (ma loro qualche ideuzza ce l’hanno sicuramente). E nella cecità totale della gran parte di tutti gli altri giornali che pensano di vendere – ma non ci riescono, visti i dati disastrosi delle testate principali – seguendo il corrierone sulla scia dell’antipolitica becera.

E’ finita pure la “luna di miele” del governo Monti, i giornali hanno smesso da un po’ il bacio bavoso della pantofola. Ma adesso, diciamolo pure, al governo non ci vuole andare nessuno: nel PdL si stanno leccando le ferite, all’Udc dicono di fare un partito nuovo, e, come scriveva Travaglio, la novità sarebbero Pisanu e Dini, 156 anni in due, mentre a sinistra sanno bene che se si votasse ora vincerebbero, e la cosa li terrorizza. Che farebbero, Bersani, Vendola e Di Pietro al governo? Anche per questo il compagno Napolitano, che sempre un compagno fedele nei secoli rimane, proteggerà il governo Monti finchè può: solo così può continuare ad aiutare i compagni del PD & C., per i quali governare adesso sarebbe letteralmente una iattura, l’inizio della fine.

La mancanza di speranza è tragicamente evidente dai suicidi oramai quotidiani che vediamo anche da noi, in Italia.

Questa dei suicidi degli imprenditori e di chi ha perso lavoro, è impressionante, anche perché, sinceramente, nel nostro paese anche i più emarginati non rischiano di morire di fame, e hanno sempre diritto all’assistenza sanitaria.

E’ impressionante, specie se paragonato a quello che hanno dovuto affrontare i nostri nonni: quella generazione ha vissuto due - dico, due - guerre mondiali, i bombardamenti, la morte di tanti cari, e tanti giovani, figli e fratelli e mariti che non sono più tornati, i “dispersi”, quelli persi per sempre e inghiottiti dalla guerra, e poi la fame vera, l’emigrazione in altri continenti (anche telefonarsi era complicato, comunicavano con lettere e telegrammi), eppure, almeno nella memoria, nelle storie che ci hanno raccontato, io non ricordo di aver sentito parlare di suicidi.

Ci saranno pure stati, ma a noi è arrivata, nei racconti, la voglia disperata di volercela fare, in situazioni indubbiamente molto più pesanti e difficili e tragiche di quelle di adesso.

Dovremmo riflettere più sul perché.

Magari è anche lo stesso motivo per cui prima, anche nella miseria più totale, di figli se ne facevano tanti, e le famiglie reggevano più che adesso, e le chiese erano più piene.

Dovremmo rifletterci. E parlarne.

politica, Formigoni, Tantardini

Qualche giorno fa ero dal medico, aspettando il mio turno. Leggevo il Corriere della Sera, e nella pagina aperta c’era la foto di Renzo Bossi. Entra una signora, molto arrabbiata. Ha fretta, le serve urgentemente un certificato ma deve aspettare il suo turno: tutti abbiamo fretta, tutti siamo in fila. Si siede vicino a me, vede la foto del “trota”, e comincia ad inveire violentemente contro i politici, tutti “schifosi ladroni, rubano tutti, che schifo pure questo della Lega”. E poi, con un trucchetto – scusate, dice, devo fare solo una domanda al medico – appena si apre la porta dell’ambulatorio, ci si infila dentro, e salta la fila.

Ecco: l’Italia è diventata questo.  Tanta, troppa gente rancorosa, livorosa, che si è trovata servita su un piatto d’argento un capro espiatorio per le difficoltà della crisi – i politici, diventati oramai per la vulgata comune una massa indistinguibile di corrotti, sede di tutti i mali – e su quelli si sfoga, tutta questa gente rancorosa, accusandoli di ogni nefandezza, salvo fare, appena possibile, le stesse cose su cui hanno protestato fino a un secondo prima.

Certo, il mio esempio è minimale e non ha un gran peso, ma è indicativo di un modo di agire. I corrotti sono gli altri, sempre, e spesso non ci si rende conto che sono in tanti a cercare scorciatoie o facilitazioni illecite, per non dire d’altro. E ognuno di noi sicuramente potrebbe fare esempi più consistenti del mio.

Per buttare giù Berlusconi, al grido “muoia Sansone con tutti i filistei”, è stato inaugurato un nuovo metodo: basta con i processi, non serve neppure cercare reati, è sufficiente scoprire un lato debole dal punto di vista personale – le donne, il lusso - comportamenti inopportuni o imbarazzanti o sconvenienti per una carica pubblica, specie in un periodo di crisi e difficoltà economiche, e poi bisogna mettere tutto in piazza, paginate di giornali, indicare il puzzone, ed il gioco è fatto: la lapidazione è assicurata.

Con Berlusconi ha funzionato, e poi hanno cominciato a farlo con i suoi alleati, e funziona anche lì. La gente è indignata, giustamente – quando c’è chi si suicida perché perde il lavoro e le imprese chiudono, le vacanze lussuose e i festini diventano umanamente insopportabili – e su questo si giocano le campagne mediatiche al massacro.

Non importa più capire se qualcuno ha commesso reati o no, se i soldi del partito sono stati usati correttamente o no, se si tratta di soldi privati o pubblici, se si è governato bene o no, se fare vacanze lussuose sia peccato, reato, o solo incoerente o inopportuno: tutto va bene pur di alzare un enorme polverone, siamo entrati in una lunga notte in cui tutte le vacche sono nere, e niente più si distingue.

E quindi si urla contro la corruzione e i politici ladri, e poi si salta la fila dal medico, perché se non possiedi niente, solo quella puoi fare, di infrazione. Ma la logica, amici miei, rimane la stessa.

E allora? Allora cominciamo con l’aiutarci a guardare in faccia la nostra realtà italiana, a partire dai fatti per quelli che sono, cerchiamo di capire, e distinguere reati, peccati, incoerenze insopportabili, comportamenti inopportuni, e innanzitutto chiamare le cose con il loro nome.

Cominciamo a farlo con Formigoni, che governa, regolarmente eletto,  da 17 anni la regione più ricca d’Italia, con risultati che tutti possono verificare.

Non è indagato, non ci sono reati in gioco, per adesso, ma una violentissima campagna demolitoria, basata soprattutto su comportamenti personali giudicati inopportuni o imbarazzanti – una vita iperlussuosa ed incongrua per chi ha fatto voto di povertà - e una frequentazione con “faccendieri” momentaneamente in galera, con cui ha fatto vacanze da nababbo, sospettati di avergliele pagate per avere in cambio favori dalla regione Lombardia.

Su questo si è innestato il fatto più doloroso: uno dei “faccendieri” attualmente a San Vittore, su cui la magistratura sta indagando,  è Antonio Simone, un amico storico di Formigoni, che ogni ciellino sulla cinquantina conosce, almeno di nome. La loro amicizia, sua e di Formigoni, e di tanti altri del CLU, statale e cattolica di Milano, era mitica: insieme hanno letteralmente costruito un pezzo importante della storia del movimento di Comunione e Liberazione, in anni molto belli, molto difficili, molto intensi, che hanno segnato la vita di tanti di noi, e l’hanno cambiata in modo decisivo. Per quello, gliene siamo tutti grati, pure adesso. Io sono loro grata, pure adesso, comunque vada.

La moglie di Antonio Simone ha scritto una lettera al Corriere, ieri, furiosa, velenosa contro Formigoni.  E Formigoni ha risposto.

Vorrei invitare tutti a leggere la lettera di Formigoni, sul sito di Tempi, e a rifletterci su.

Sarà la magistratura a stabilire se ci sono reati, e se qualcuno ha sbagliato, pagherà come è giusto che paghi.

Comunque io mi ricordo che Don Giussani, quando Andreotti fu accusato di essere mafioso, nel pieno di “Mani Pulite”( l’antefatto di quel che accade adesso) annunciò che CL avrebbe affidato la direzione della rivista Trenta Giorni proprio a Giulio Andreotti, come segno di solidarietà (se qualcuno che legge si ritrova il comunicato ufficiale, me lo può far avere?). Fu un grandissimo rischio: e se fosse stato riconosciuto colpevole?

Il Don Gius. lo fece in forza di un giudizio che aveva già dato su Andreotti, e che si può leggere in un’intervista in appendice a “Io il potere e le opere” , insieme ad un’analisi politica molto significativa, nel metodo e nel merito. Ve ne trascrivo alcune parti:

Da “L’Io il potere e le opere”, Marietti, 2000, pag. 200, 202

Intervista a Mons. L. Giussani a cura di Alessandro Banfi, , Il Sabato n.19, 9 maggio 1987

Ci sono stati tre “scandali” sulla stampa italiana che hanno coinvolto lei e il Movimento che dirige: il rapporto con i socialisti, l’incontro con l’MSI fatto a Roma, la relazione con Giulio Andreotti. Per usare un termine in voga tra i cronisti, potremmo parlare di tre patti con Belzebù. Può spiegare questi tre “scandali”?

Il rapporto sia con i socialisti sia con esponenti dell’MSI è stato un rapporto tra persone in cui l’applicazione del senso religioso – come determinante i valori sociali, nel primo caso, o come messaggio cristiano in quanto tale, nel secondo – abbiamo ritenuto potesse essere valorizzata. Ma questo atteggiamento lo adotteremmo con chiunque. Mentre mi pare che sia totalmente diverso l’ultimo dei tre “scandali”: il rapporto con Giulio Andreotti. Esso deriva infatti dalla scelta di una persona la cui concezione dell’uomo e della vita sociale, per l’esperienza che abbiamo del suo modo di pensare e di governare, ci sembra meglio garantire le preoccupazioni dettate dalla dottrina cristiana. Chiamare poi Belzebù gli avversari politici è segno di un integrismo da lasciare soltanto a chi ha un’immensa sete di potere, o a chi voglia blandire chi ha molta sete di potere.

……..

“che cosa spera e che cosa teme dell’attuale situazione politica?”

Spero che la DC, quale strumento che ci sembra più agibile per dei cattolici democratici, esca con una possibilità di azione più vasta. Che potenzi però non solo la DC ma, all’interno della DC, anche la componente più sensibile alla dottrina sociale della Chiesa. Quello che temo di più è che dopo e elezioni si pongano le condizioni per un governo di alternativa che aggreghi il PCI insieme con i partiti di area laica e socialista. Personalmente – potrei anche sbagliarmi – sono anche preoccupato del verificarsi di un bipolarismo DC-PCI che esaltasse il dispotismo dell’uno o dell’altro polo.

Ma non c’è contraddizione fra i timori suscitati dalla politica bipolare e un potenziamento di una tentazione presente nella DC?

Resto fedele alla speranza che la DC confermi e accresca la sua posizione, ma che in proporzione crescano nella DC i fermenti più sensibili alla concezione del Papa espressa nel suo discorso di Loreto. E poi, non essendoci nessun Belzebù, spero che coloro che oggi mi destano preoccupazione possano cambiare.

…..

Il Movimento Popolare è sempre stato presentato come il “braccio politico” di CL. lei come lo definisce?E come lo vorrebbe?

Lo vorrei come lo definisco, Perché mi pare che il Movimento Popolare abbia sempre cercato e cerchi di realizzare, evolutivamente, l’ideale per cui è nato. Ed è nato come trama sociale unitaria, liberamente unitaria di tutto lo sforzo che le persone educate al cristianesimo, in CL o in altri ambiti, realizzano come tentativo di risposta organica ai bisogni della gente, in tutti i campi: culturale, sociale e politico. E’ proprio questa immagine di Movimento Popolare che ci rende ipersensibili di fronte alla necessità che la società sia retta secondo una libertà soprattutto associativa. Libertà che, del resto, Giovanni XXIII include nella Pacem in Terris fra i supremi diritti dell’uomo.

Un’ultima domanda, un po’ maligna. In questa frenetica campagna elettorale, al constatare quanti appelli “cattolici” vengono fatti, viene l’idea che a questo punto la fede c’entri solo con il voto….

Mi pare che questo sia un modo provvidenziale con cui lo Spirito di Dio riesce a estrarre almeno una volta ogni tanto dalla distrazione estrema e dall’incoerenza quasi totale molti che solo anagraficamente sono cristiani.

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Da ultimo: proprio ieri è morto Don Giacomo Tantardini, anche lui almeno tutti i ciellini sulla cinquantina lo hanno conosciuto, e sanno bene chi era: un grande. Ne ha scritto un amico di sempre: Mons. Negri.

Adesso Tantardini è col Don Gius., che gli voleva un bene infinito. Insieme, sicuramente ci aiuteranno.

c'è già tutto

Ancora sugli embrioni andati distrutti al Centro di Procreazione Assistita del San Filippo Neri. Ne ho scritto ieri in un editoriale su Avvenire: nel pieno di una crisi economica e politica che pare senza fine, potrebbe sembrare un fatto grave ma tutto sommato secondario. E invece va seguito con attenzione.

Avvenire 12 aprile 2012

C'è già tutto

Assuntina Morresi 

Dopo l’allarme, un evidente imbarazzo ha accompagnato tanti commenti all’incidente al San Filippo Neri, in cui il 27 marzo sono andati distrutti embrioni e gameti umani.   Troppe le domande scomode evocate dai fatti e dalle reazioni delle famiglie coinvolte; tante le contraddizioni emerse, e soprattutto imprevedibili gli esiti di una battaglia giudiziaria senza precedenti, in cui si dovrà decidere se e come rispondere a interrogativi troppo spesso confinati nel recinto del dibattito accademico. Comunque vada, l’esito sarà un precedente per la giurisprudenza in questo ambito e non solo a livello nazionale: a tutt’oggi, infatti, non c’è notizia di un incidente analogo nel mondo, il che, però, non tranquillizza. È molto difficile pensare che non sia mai accaduto niente del genere, in trent’anni di procreazione assistita in tanti Paesi; assai più probabilmente incidenti di questo tipo sono stati sottovalutati, se non nascosti o taciuti all’opinione pubblica, il che pone molti dubbi sull’effettiva trasparenza in ciò che accade intorno alla fecondazione in vitro.

«Hanno ucciso i nostri figli», è stata la denuncia esplicita di alcune coppie del San Filippo Neri che hanno già avviato la richiesta di un congruo risarcimento danni: un grido di dolore che dice bene la percezione della perdita subìta. E sarà inevitabile, nel percorso giudiziario, stabilire quanto vale un embrione umano e quindi, piaccia o meno, chiedersi (anche da parte di coloro che hanno cercato di farne a meno) "cosa" o, piuttosto, "chi" è, tanto più che sono andati persi pure gameti, e quindi il confronto nella valutazione fra cellule ed embrioni è d’obbligo.

Eppure sarebbero proprio queste le domande da eludere, secondo alcuni commentatori, che preferirebbero non «sovraccaricare» l’incidente del San Filippo con questioni sullo statuto dell’embrione, portando argomentazioni che però invitano a fare proprio il contrario.

Chiamare in causa i motivi che hanno "legittimato" l’aborto per sminuire il valore dell’embrione non funziona proprio. Cominciamo col precisare che l’embrione umano è già un essere umano: nessuno può dire che è un essere inizialmente – poniamo – vegetale, che poi si trasforma in "umano". Ma soprattutto la tesi secondo cui «non esiste feto senza la donna che lo accolga», portata a sostegno di chi vuole legittimare l’interruzione di una gravidanza rifiutata, in questo caso va proprio in senso opposto, e cioè aumenta ancor più il valore di un essere umano concepito ma non ancora nato. Chi ritiene che solo la volontà della donna valga per stabilire se una gravidanza possa proseguire o venire interrotta mai come in questo caso ha di fronte donne, e coppie, che fortemente volevano figli, e proprio quei figli andati persi nell’incidente, che avevano già desiderato e accolto e che sicuramente consideravano già esseri umani: che fossero immersi in azoto liquido non sminuisce l’attesa, il desiderio e la volontà di quelle donne, ma pone piuttosto una rinnovata e pressante domanda sull’opportunità che esseri umani siano tenuti in quelle condizioni. Proprio chi dà priorità alla percezione soggettiva delle donne, indipendentemente dal chiamare o no "persone" delle vite umane appena concepite, dovrebbe a maggior ragione riconoscere l’immenso valore di quegli embrioni, anche al di fuori del grembo materno. E, con onestà intellettuale, andare fino in fondo nel chiedersene il perché.

Perché tanta sofferenza per quella perdita, anche se quel «grumo di cellule» non ha fattezze umane, non ha ancora un cuore che batte, non ha mani, piedi, non è immediatamente riconoscibile come uno di noi? Forse perché nel proprio cuore ogni coppia, ogni donna sa che in quel «grumo di cellule» c’è già tutto: mani e piedi, cuore e volto, ed è già maschio o femmina, proprio come uno di noi. È già vita umana, anche se invisibile a occhio nudo: deve solo crescere, ma già c’è, tutta quanta, tutta intera. E in quei novantaquattro embrioni c’era, e non c’è più.

 

a proposito della Lega

Non ho mai votato Lega, non ho particolari simpatie per i leghisti.

Ma in tutta questa faccenda ci sono troppe cose che non tornano.

Cominciamo con Rosi Mauro, la strega da bruciare sul rogo purificatore della Lega.

La puntata di ieri a Porta a Porta è stata quasi imbarazzante: la Mauro ha negato tutto con decisione, chiedendo – giustamente – a chi l’ha letteralmente linciata sui media di portare le prove delle accuse. Mai comprata una laurea, il poliziotto presunto gigolò non è mai diventato consulente alla presidenza del Senato ma è ancora poliziotto, il bilancio del sindacato è pubblico e si può controllare, e via discorrendo.

Ne ha parlato Giuliano Ferrara stasera, su Radio Londra, e io condivido.

E l’insistenza ossessiva e violenta con cui i leghisti chiedono le sue dimissioni, anziché sollecitare innanzitutto un chiarimento sui fatti (insomma, vogliamo controllare la faccenda della laurea e tutto il resto, oppure no?), aumenta i sospetti di un grande regolamento di conti, di una vendetta tanto feroce quanto usuale, purtroppo, nei confronti di un potente tanto invidiato che perde.

Ma c’è di più. A me ha impressionato la faccenda del video girato dall’autista di Renzo Bossi. Un video che non prova assolutamente niente: scusate, ma da quando in qua i rimborsi della benzina – con relativo scontrino - di un dirigente di partito non possono essere pagati dal partito? Saranno quelli del partito a decidere a chi pagare la benzina e le multe, o no?

Io mi chiedo: se Bersani, o Casini, o Di Pietro, prendono una multa per eccesso di velocità mentre vanno a una festa di partito, del loro partito, chi la paga, la multa? E la benzina?

Può essere intollerabile che i figli di Bossi siano diventati dirigenti di partito solo per il cognome che portano. Ma questa è un’altra storia e un’accusa completamente diversa, su cui possiamo discutere.

Ma quando Renzo Bossi era stato “incoronato” big della Lega, fra i suoi sostenitori c’erano proprio Maroni, Calderoli, e tutta la compagnia. Diceva per esempio proprio Maroni di Renzo Bossi “un ragazzo preparato che ha scelto di mettersi in gioco scegliendo la strada meno facile”. Lo si può leggere su Europa, lo riporta Dagospia

Insomma: che i figli di Bossi siano diventati dirigenti della Lega non è una novità scoppiata improvvisamente adesso.

Ma soprattutto, tornando al video: perché mai l’autista si mette a girare video di nascosto? Riprendendo, tra l’altro, un passaggio di mano di alcune banconote, il che non significa assolutamente niente. Se aveva dei dubbi sulla provenienza dei soldi, e sul loro uso, perché non andare dalla magistratura? Un video che spunta proprio, fatalità, adesso. Come gli è venuto in mente?

Leggo adesso sul sito del corriere le cifre addebitate alla famiglia Bossi, nella famosa cartellina “the family”. Si parla di multe per – udite udite – 674.53 euro. Si, proprio così, meno di settecento euro. Di un pagamento di tasse per 1300 euro, di una fattura per il dentista di Umberto Bossi per 1500 euro e di spese mediche per 9901.62 euro.

Questo è l’ordine di grandezza delle cifre, almeno finora.

Che si siano pagate spese personali a Umberto Bossi può essere o no disdicevole o più o meno tollerabile, ma dipende dalle decisioni e dalla sensibilità del partito.

Per esempio, vorrei sapere chi ha pagato le spese mediche di Togliatti, all’epoca.

Se il partito ritiene il proprio leader un patrimonio, può anche decidere e condividere l’idea di sostenerne le spese mediche, specie di quelle entità. Se un partito è di tipo “proprietario”, nel senso che ha un leader con cui c’è una piena identificazione, in cui la militanza si riconosce e si identifica, perché quel leader ha inventato e fondato quel partito e lo ritiene una sua “creatura”, queste cose possono non piacere, ma possono succedere.

D’altra parte, anche Di Pietro, che ha un partito di questo tipo, ha un figlio nel suo partito, e pure eletto.

Si può tollerare o no, condividere o meno, insomma, ne possiamo discutere, ma liquidare tutto questo come corruzione è troppo riduttivo, a partire dal piano del reato, innanzitutto, ma anche su quello della democrazia. Tutti come Travaglio, adesso?

Altro è se invece i soldi del partito sono usati per arricchirsi, per vivere nel lusso, e altro ancora è la faccenda degli investimenti, delle connessioni con la ndrangheta: su tutto questo però io personalmente aspetto che tutte le indagini vere – non quelle giornalistiche – siano concluse, compresi eventuali processi, per dire la mia.

la caduta di Bossi e la crisi della politica

Lo hanno scritto tutti, perché è evidente: con le dimissioni di Bossi, nella sua personale settimana di passione, è finita un’epoca, quella nata dopo tangentopoli. Bossi e Berlusconi finiscono insieme, come dicevano quando erano nel pieno del loro potere politico “quando cadrai tu, cadrò anch’io”, e anche questo oggi i giornali lo hanno ricordato.

Sulla faccenda, condivido la puntata di ieri di Radio Londra, che invito tutti a vedere: onore delle armi a Bossi.

Ci occuperemo presto delle importanti questioni della corruzione e del finanziamento pubblico ai partiti. Oggi, però, salutiamo un leader politico che è caduto, purtroppo nel modo peggiore.

Sinceramente nessuno avrebbe potuto immaginare qualcosa del genere, nel 2008 – quattro anni fa, pare un secolo – quando il centrodestra vinse le elezioni.

E adesso? E’ caduto, nel bene e nel male, l’ultimo leader politico. Piaccia o no, questo era Bossi, e adesso il rischio è che la sua rovina trascini con sé un sistema, quella dei partiti, che non lascia eredi, e in politica, si sa, è molto pericoloso quando si creano dei vuoti.

Nel momento in cui il governo dei sedicenti tecnici ha in mano il paese, la Lega, l’unico partito all’opposizione, subisce un colpo devastante. Fra un mese, fra l’altro, si voterà per le amministrative, in tanti comuni, e i partiti sono al minimo della stima degli italiani.

A questo proposito, ecco qua un commento di Antonio Socci, di domenica scorsa, su Libero.

I media sostengono alla grande il governo Monti, perdonando quel che per qualunque altro governo sarebbe stato imperdonabile: una politica estera inesistente – dai marò prigionieri in India all’ostaggio ucciso dagli incursori inglesi, fino alle gaffes di Monti in Cina – una serie impressionante di suicidi per disperazione: dagli imprenditori che non riescono ad ottenere i crediti dallo stato, ai pensionati come la signora Nunzia, che si è buttata dalla finestra perché la pensione era calata da 800 a 600 euro, roba che in altri tempi avrebbe occupato giornali e tv per settimane, con folle furiose nelle piazze. E poi i costi insostenibili della benzina, e la prossima stangata dell’ICI, e una serie di manovre recessive da mettere paura.

Perché allora i partiti sostengono Monti? Perché non ne possono fare a meno. Perché, adesso, non ne possiamo fare a meno. Perché nessuno può prendersi la responsabilità di far finire prima la legislatura, perchè destra o sinistra da soli non hanno la forza di fare le riforme, in parlamento, e devono stare insieme, con la copertura del compagno Napolitano, che ormai avalla tutti i decreti legge, quegli stessi che prima non avrebbe mai firmato.

Ma perché i partiti non hanno la forza? Questo è il punto. Improvvisamente tutti incapaci? Una paralisi neuronica generale? No. La più grande crisi economica internazionale dal 1929? Non sarebbe stata sufficiente.

La triste verità è che pur di delegittimare una maggioranza, come quella eletta nel 2008, si è iniziato un gioco al massacro che ha  delegittimato tutta la politica. Una politica che da parte sua ha fatto tanti errori, certo, ma che sicuramente oggi è investita da un odio e un livore che finiscono per minacciare la democrazia e il vero potere di scelta dell’elettore.

Ma su questo parleremo ancora, perché è IL problema, adesso.

C’è chi dice che è proprio il governo dei tecnici a rappresentare la luce in fondo al tunnel in cui ci siamo cacciati. Fermo restando che anche io penso che adesso questi ce li dobbiamo tenere, sul concetto di vedere adesso la luce in fondo al tunnel ho qualche perplessità: non vorrei fosse quella del treno che ci sta per venire addosso.

embrioni, avviso per umbri

La tragica distruzione di embrioni al San Filippo Neri non va sottovalutata, né tantomeno dimenticata.

Il CODACONS ha già avviato un'azione legale. La posta in gioco è enorme e riguarda soprattutto la definizione e quantificazione del danno. In estrema sintesi: nell’incidente al San Filippo neri, è stato distrutto “qualcosa” o “qualcuno”? Cosa vi ricorda questa domanda?

Questo è il comunicato stampa del Ministero della Salute sull'ispezione dei tecnici del Centro Nazionale Trapianti.

Per le considerazioni sulla faccenda, e sono tante, vi invito a leggere tre contributi:  l’intervista ad Eugenia Roccella, qua, e poi un mio editoriale e ancora un articolo, il tutto su Avvenire.

AVVISO per umbri soprattutto:

il 20 aprile a Bettona (PG), prima edizione del Premio Renzo Foa, in memoria di un grande amico di cui sentiamo tutti, e lo dico sinceramente, la mancanza. Era un uomo libero.  Premiati Toni Capuozzo e Marco Tarquinio, qua tutte le informazioni.

pensieri notturni

UNO: La distruzione di 94 embrioni nel centro di procreazione assistita del San Filippo Neri a Roma è un fatto tragico – 94 vite umane troncate – che scoperchia il vaso di Pandora di queste tecniche.

Innanzitutto, fa ridere – per non piangere – che adesso quelli che, inventando le peggio bugie, per mesi hanno attaccato la Roccella che voleva applicare le normative europee alla Pma (Procreazione Medicalmente Assistita), ecco, proprio gli stessi adesso invocano controlli e ispezioni. Ridicoli, O meglio: ipocriti. Leggete qua il comunicato di Eugenia Roccella, a proposito.

Secondariamente, la domanda: ma perché quegli embrioni erano là? La crioconservazione è vietata, anche dopo la modifica della Corte Costituzionale, che impone che gli embrioni creati debbano essere in numero “strettamente necessario” alla procreazione, e non di più. Qui avevamo 94 embrioni, e poi 130 ovociti e 5 fiale di liquido seminale, per 40 coppie. Aspettiamo i risultati delle ispezioni, ma sta a vedere che adesso comincia a venire fuori effettivamente come lavorano, i centri della Pma. Ne parleremo i prossimi giorni.

DUE: sorprende la lettera di Paola Binetti di oggi, al direttore di Avvenire. L’amica Paola Binetti sostiene che sue interrogazioni parlamentari su RU486 e EllaOne, la pillola detta “dei cinque giorni dopo”, che da domani sarà in vendita nelle farmacie, non hanno mai ricevuto risposta, sia dall’ex ministro Fazio che dal nuovo Baduzzi. E denuncia l’esistenza di un muro di gomma. Ma chi conosce i meccanismi parlamentari, ne deduce che l’accusa è principalmente al suo partito, l’Udc. Le interrogazioni parlamentari, si sa, hanno di solito tempi di risposta incerti e lunghi. Mentre ogni partito ha a disposizione una cosa che si chiama “QUESTION TIME”, cioè ogni settimana, la possibilità di chiedere al governo, tramite il ministro di turno, risposte immediate, in aula, orali, entro poche ore dalla richiesta. Ogni partito ne ha a disposizione un certo numero, e deve scegliere quali quesiti fare, privilegiando alcuni e, inevitabilmente, scartando altri. Quindi la Binetti ci fa sapere che l’UDC non ha mai scelto di destinare lo spazio parlamentare del “question time” a questi temi, privilegiandone altri. E’ grave: già sappiamo che Pierferdinando Casini, all’epoca, era contrario a chiedere il decreto salva-Eluana a Napolitano. E lo abbiamo sentito recentemente a Otto e mezzo dichiararsi a favore del riconoscimento dei diritti ereditari a coppie conviventi omosessuali. Dove vuole arrivare?

Entrando poi nel merito delle proteste di Paola Binetti, che sappiamo essere sensibile e attiva su certi temi, dobbiamo però ammettere che chiedere conto ai ministri delle decisioni europee su certi farmaci serve per sapere come stanno le cose, ma non serve per cambiarle. Chi aderisce ai trattati europei, e recepisce certe direttive, poi è costretto a rispettare il tutto. Se anche l’Italia fa parte dell’EMA (l’agenzia europea del farmaco), è con l’EMA che dobbiamo interloquire, se le autorizzazioni partono da lì.

E con EllaOne è andata così, perché l’azienda che la produce per commercializzarla in Europa ha scelto la procedura centralizzata, che non prevede la valutazione in merito dei singoli paesi, i quali possono decidere solo poche modalità di commercializzazione, come ad esempio il prezzo. La vera battaglia che si potrebbe fare è quella di chiedere al Ministro degli Esteri di non aderire più all’EMA, almeno per certi tipi di farmaci. Altrimenti, si creano false aspettative. Se vogliamo veramente affrontare il problema, è questo che dobbiamo fare: riprenderci la sovranità nazionale totale per la regolamentazione almeno di certi farmaci.

Nessun governo avrebbe potuto fermare la commercializzazione di EllaOne, perché una volta consentita in Europa lo è in automatico anche in Italia, (con la procedura centralizzata). E’ in Europa (e negli USA) che è stata registrata come “contraccettivo di emergenza”.

Rassegnati? No, certo che non lo siamo. Ma per fare battaglie vere, dobbiamo capire DOVE farle e COSA E’ POSSIBILE FARE e COME.

In altre parole, è inutile andare dal fruttivendolo a comprare la lavatrice.

TRE: è triste ammetterlo, ma le cose stanno così: questo è l’ultimo parlamento in cui i cattolici possono farsi sentire. Piaccia o meno, è così. Nel prossimo tornerà la sinistra estrema, quella che era di Bertinotti e adesso è di Vendola, e la sinistra in generale avrà la maggioranza. Sommando il fatto che l’Udc sta come sappiamo e vediamo - cioè non pare disposta a fare per i valori non negoziabili delle vere battaglie politiche e non solo azioni di testimonianza - abbiamo Zapatero alle porte. Cominciamo a farci mente locale, senza raccontarci chiacchiere. Rimpiangeremo amaramente il puzzone (cioè Berlusconi).