Socci e Napolitano

Il problema non è tanto, o meglio, non è solo, la crisi, lo spread, la Merkel, e via dicendo. Il problema è quando la gente porta il cervello all’ammasso, cioè quando non ragiona, quando si adegua al pensiero dominante e non se ne accorge neanche più.

Un esempio? La continua, costante, e oramai imbarazzante “ode a Napolitano”.

Oramai è un coro continuo, una corsa a lodare ed osannare il Presidente della Repubblica, ad agitarsi per dire “pure io, pure io, sono qua, quanto ci piace, l’eroe!”.

Non si tratta di mancare di rispetto a una carica istituzionale, considerando comunque che quando si trattava di colpire il Presidente del Consiglio Berlusconi se ne sono tutti fregati, e l’hanno massacrato incuranti del danno all’istituzione e al paese.

Per quello che riguarda Giorgio Napolitano, si tratta di non dimenticare e tenere ben presente chi si ha davanti. In questo sito lo abbiamo sempre chiamato “il compagno Napolitano”, per diversi motivi: è lui il vero leader della sinistra italiana, ma soprattutto non si è mai pentito di quel che ha fatto, cioè di aver sostenuto le più sanguinarie dittature del secolo scorso, cioè quelle comuniste, e di averlo fatto anche ben dopo il crollo del muro di Berlino. Un comunista convinto e mai pentito, ecco chi è Giorgio Napolitano.

Un comunista mai pentito che si è rifiutato di mettere la firma al decreto (approvato all’unanimità dal governo Berlusconi) che avrebbe salvato Eluana Englaro, dicendo che non c’erano i requisiti d’urgenza, mentre Eluana stava morendo.

Io questo lo ripeterò finché campo.

Nell’affollata prima fila che si spella le mani per applaudire Napolitano ci sono pure tanti cattolici, che preferiscono “dimenticare” quanti ne ha perseguitati, di cristiani, quel comunismo per il quale il compagno Napolitano è vissuto, e per il quale non ha mai detto “mi sono sbagliato”.

Antonio Socci l’altro giorno su Libero ha cercato di fare chiarezza, in un pezzo mirabile, in cui a partire da quello che sta succedendo in Ungheria ricorda qualche fatto, ma soprattutto cita l’”autobiografia politica” del compagno Napolitano, un libro del 2005. Un pezzo tutto da leggere.