Ottobre 2011

la montagna, il topolino e la benedizione del corrierone

La montagna che doveva essere l’incontro a Todi di tante associazioni cattoliche a discutere di politica ha partorito il topolino vecchio e scontato: “fuori Berlusconi, avanti un governo di larghe intese”, ossia un governo in cui entrino i principali partiti, tutti insieme amorevolmente. UDC e PD ringraziano.

Niente sui contenuti, nonostante il discorso introduttivo del Card. Bagnasco sia stato veramente strepitoso, di ampio respiro, e limpido in tutti i passaggi e nelle sue priorità. Introduzione del tutto ignorata.

Eppure era cominciata bene: le associazioni cattoliche che si occupano di lavoro si trovano per discutere e fare proposte in un periodo di gravissima crisi economica planetaria. Un’idea ottima, che però strada facendo è cambiata.

Insomma: hanno fatto un grande ambaradan per arrivare a un seminario a porte chiuse, su invito e senza giornalisti ad ascoltare (per parlare a tutti?!), stile comitato centrale del vecchio PCI,  strumentalizzando la benevolenza della Chiesa e i suoi appelli per una “nuova generazione di cattolici in politica” (se il nuovo che avanza è Bonanni, stiamo freschi) per un’operazione priva di contenuti e solo di bassa politica.

Che tristezza. Nell’editoriale degli amici di samizdatonline potete leggere un commento più articolato, e all'interno i  link ad articoli interessanti : Sandro Magister, Antono Socci che ieri ha “previsto” l’incredibile editoriale di oggi con cui Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere, invita esplicitamente  a buttar via l’era Ruini con tutti i valori non negoziabili compresi, per darci al sociale, con cui rimarremo felicemente minoranza, ma ci verrebbe consentito di occupare serenamente il nostro piccolo spazio pubblico, e magari una rubrichetta di ben diciotto righe a pagina 45, fissa, però, sul corrierone. Con tante pacche sulle spalle.

ma quale cambio di strategia?

Oggi il Papa a Lamezia Terme, fra l’altro, ha detto:

“Auspico vivamente che da tali iniziative (la Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa, ndr) scaturisca una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune».

Di seguito il commento di Rocco Buttiglione, presidente dell’UDC:

"Accogliamo come sempre con rispetto, grande interesse e partecipazione le parole di Papa Benedetto XVI, che vanno interiorizzate nella loro interezza. Sottolineo però la parte relativa all'impegno di una nuova generazione di cattolici in politica. In particolare mi sembra di cogliere lo stimolo a maturare un cambio di strategia da parte dei cattolici impegnati in politica: non è più sufficiente la difesa dei valori non negoziabili, occorre invece partecipare attivamente alla ricostruzione del bene comune nel suo complesso e al rilancio del nostro Paese".

Quindi, secondo Buttiglione, il Papa direbbe: i valori non negoziabili (cioè vita, famiglia, libertà di educazione), non bastano più, sono interessi di parte, bisogna cambiare strategia!

Insomma: contrordine compagni, basta con i valori  non negoziabili, avanti col sociale (così poi le alleanze a sinistra sono più facili), e quindi, evidentemente,….vai col terzo polo e vota UDC!

Il suo ufficio stampa ha addirittura titolato il comunicato: Buttiglione: "Accogliamo l'invito del Papa a un cambio di strategia politica". Tanto strumentale da essere imbarazzante.

Come se lavorare per vita, famiglia e libertà di educazione non significasse lavorare per il bene comune, come se si potessero costruire politiche sociali senza fondarsi sui valori non negoziabili. Come se fosse possibile costruire politiche familiari senza una definizione chiara di famiglia (e poi si finisce come in Francia, con la metà dei figli nati al di fuori del matrimonio, e ci sono cattolici che la prendono pure a modello!). Come se fosse possibile occuparsi di politiche sociali senza avere chiaro che la vita si difende dal concepimento alla morte naturale, e che la famiglia, e non i singoli individui, è la cellula base della società.

Ma è questo che sta circolando, da un po’ di tempo. Il tentativo di mettere da parte i valori non negoziabili, per facilitare certe alleanze e ricreare un centrosinistra alla Prodi. E quindi si arriva al paradosso per il quale in nome della richiesta di impegno dei cattolici in politica, si vogliono far fuori i pilastri della presenza pubblica dei cattolici.

C’è chi vuole far credere che i cattolici  finora sono stati irrilevanti in politica, nonostante il lungo e felice periodo “ruiniano” abbia portato per la prima volta i cattolici a vittorie pubbliche dal punto di vista politico e culturale, dopo l’epoca delle sconfitte clamorose su divorzio e aborto: dalla legge 40, approvata in parlamento e difesa da un referendum, all’abbattimento del riconoscimento delle coppie di fatto, con il Family Day, alla battaglia per Eluana Englaro, che è stata combattuta pubblicamente, mostrando cosa significa spendersi pubblicamente senza timore per difendere una vita fragile (senza battaglia pubblica sarebbe avvenuto tutto nel silenzio) e che ci sta portando a una legge sul fine vita che esclude l’eutanasia che stava entrando surrettiziamente in Italia, e molto altro di cui potremmo parlare.

Ma se i cattolici fin qui fossero stati davvero irrilevanti, perché mai adesso ci sarebbe tutta questa attenzione nei loro confronti?

I cattolici NON sono stati irrilevanti quando hanno intelligentemente combattuto avendo i valori non negoziabili come priorità. Le battaglie che dicevamo prima, tra l’altro,  non ce le siamo cercate noi cattolici, ci sono letteralmente venute addosso, e così continuerà a succedere, perché questi sono i tempi.

E c’è qualcuno che, chissà mai perché, vorrebbe convincermi che per farsi valere i cattolici dovrebbero lasciar da parte tutto questo per costruire un “bene comune” non meglio identificato, che probabilmente coincide con qualche alleanza parlamentare diversa da quella adesso al governo….. ma mi faccia il piacere, direbbe Totò.

E intanto, in Egitto una protesta dei copti per una loro chiesa incendiata affoga nel sangue. Alla faccia della primavera araba. Ma chi ci crede più?