Napolitano al Meeting

“Bisogna parlare il linguaggio della verità”, ha detto ieri il Presidente Napolitano al Meeting di Rimini.  Lo prendo subito in parola.

Che un ex comunista poco significativo come Giorgio Napolitano svetti nella politica attuale, la dice lunga sulle gravi difficoltà dell’intera classe politica italiana, maggioranza e opposizione tutta.

Un ex comunista che, se vogliamo parlare il linguaggio della verità, non mi risulta abbia fatto mai grandi dichiarazioni sugli errori del suo passato di militante e dirigente del PCI. Un partito che taceva, e quindi copriva, dittature violente e sanguinarie come quella sovietica, e dei paesi di quel blocco. Mentre noi anche grazie al Meeting conoscevamo donne e uomini coraggiosi che a quelle dittature si ribellavano, e la pagavano cara, sulla propria pelle. Grazie anche al Meeting, a Russia Cristiana, a Cseo, e a tanti amici che si avventuravano semiclandestinamente oltrecortina – qualcuno ricorda sicuramente  Don Ricci – avevamo conosciuto il samizdat. E grazie, chiaramente e soprattutto, al grande  Giovanni Paolo II.

Ecco, il linguaggio della verità vorrebbe sentire qualche parolina a riguardo, del tipo: ho sbagliato tanto. Altrimenti, quello di ieri è solo un vuoto discorso retorico come tanti altri, né più né meno.

E sempre per parlare il linguaggio della verità, vorrei ricordare a tutti che Giorgio Napolitano è quello che non ha firmato il decreto che avrebbe salvato Eluana Englaro, dicendo che non c’erano i requisiti di urgenza, mentre Eluana era in agonìa.

Questo per spiegare cos’è, il linguaggio della verità.