la crisi e la manovra

E’ quasi l’una di notte e sta finendo la presentazione in diretta, su TV7, della manovra economica del governo, da parte del Ministro Sacconi.

Diciamo subito che è una manovra che va nella direzione giusta. I prelievi sui redditi, cioè i cosiddetti contributi di solidarietà, sono graduali, e riguardano i redditi più elevati (5% per la parte di reddito eccedente i 90.000 euro e 10% per quella al di sopra dei 150.000 euro). Non vengono toccate pensioni, sanità, scuola, cultura, e neppure il cinque per mille. Sulle pensioni si tratterà di rendere pari le età delle donne e degli uomini. Ricordo che il governo Prodi aveva abbassato l’età pensionabile (cioè si poteva andare in pensione prima), un provvedimento costato circa dieci miliardi di euro, costo messo a carico dei contratti di apprendistato dei giovani. Parlo di leggi del 2007, leggi insensate, letteralmente contro la storia. Perché queste cose bisogna saperle, se si vuole distinguere veramente chi vuole solo conservare privilegi da chi vuole progredire.

Tornando alla manovra: niente tagli orizzontali – per esempio, no l’aumento dell’IVA per tutti - ma scelte precise.

Si faranno le liberalizzazioni dei servizi pubblici, suggerite anche dalla Banca Centrale Europea, e saranno incentivate le privatizzazioni: li aspetto al varco, sinistre varie, populisti e quei cattolici che hanno addirittura rivendicato il risultato dei referendum sulle tubature degli acquedotti. Avanti, dove sono i fan di “sorella acqua”? E adesso, che si fa, con “sorella crisi mondiale”? Spero abbiano il buon gusto almeno di tacere, gli “utili idioti”, che dovrebbero cospargersi il capo di cenere, perché  – diciamola la verità – hanno votato ai referendum non sui contenuti, ma in modo da dare la “sberla” a Berlusconi, come quello che, per fare dispetto alla moglie, si tagliava gli zebedei.

Le privatizzazioni, che sia chiaro, servono perché liberano risorse delle amministrazioni locali che, per esempio, possono spostare i soldi dalla manutenzione dei tubi dell’acqua all’assistenza ai disabili.

E che non vengano le opposizioni a parlarmi di mancato sostegno alle famiglie. Le famiglie si sostengono se il paese regge, e vanno a fondo se l’Italia fa la fine della Grecia. Punto. Non inventino scuse: sappiamo tutti che il quoziente familiare, così come il fattore famiglia, adesso sono inattuabili, perché costano troppo, e nessuno ha ancora spiegato dove prendere i miliardi che servirebbero per attuarli. Dove li prendiamo i soldi, magari dalla cassa integrazione? E voglio precisare che la sottoscritta ha quattro figli, e quindi sa bene cosa significa tirare avanti una famiglia numerosa.

Non copriamoci con scuse, please. Chi vuole fare l’opposizione ad ogni costo, lo dica, e lo faccia. Senza scuse, però. Se invece ci sono proposte serie per migliorare la manovra, e renderla più equa e più efficiente, anche per le famiglie, avanti! E’ questo il momento di farle, queste proposte, ma facendo i conti dettagliatamente.

E poi: ne ho piene le scatole di sentire tutte le scemenze sulla “casta”. Tutti vogliamo eliminare gli sprechi, ma TUTTI devono avere chiaro che questo stupido e grezzo attacco ai cosiddetti privilegi dei politici ha un ben altro scopo: quello di indebolire la politica per lasciare più spazio ai poteri forti, quelli che nessuno li elegge, quelli che hanno fatto il putiferio togliendo la tripla A ai titoli americani, quelli che hanno auto di servizio e aerei privati che veramente paghiamo noi cittadini e famiglie, altro che i politici, quelli dei poteri economici e finanziari che impazzano sui media principali, quelli che quando gli fa comodo, usano della magistratura per far fuori i politici regolarmente eletti.

A me pare che ci siano caste molto importanti e potenti ma meno visibili che vogliono far fuori la politica, altro che. Perché se di privilegi dobbiamo parlare, che vengano fuori tutti: dai magistrati ai dirigenti pubblici, fino a certe categorie professionali.

Attenzione: tutti i leader politici sono in difficoltà, da Obama, a Sarkozy, a Cameron, persino la Merkel. Perché la crisi è mondiale, e perchè nessuno può pensare di uscirne indenne.

Vedremo i prossimi giorni cosa accadrà.