in questi giorni

Uno: dichiarazioni anticipate di trattamento.

E’ iniziata la votazione sul testo di legge alla Camera, e dovrebbe finire martedì prossimo. I cattolici votano il testo, trasversalmente rispetto ai partiti di appartenenza: da Alfredo Mantovano, in un certo senso il riferimento in parlamento per i cattolici che nei mesi scorsi avevano manifestato perplessità sulla legge, a Gasbarra e Fioroni del PD, passando per l’UdC e il PdL che, essendosi finalmente liberato di Fini e dei suoi compari laicisti, ha pochissime defezioni.

Ancora una volta si vede come la vera unità dei cattolici è sul fronte dei valori non negoziabili. Sul resto, si può ragionare.

E’ abbastanza divertente vedere come, nei cambiamenti che alla Camera si stanno introducendo – sostanzialmente sta tornando un testo come quello uscito dal Senato, il testo Calabrò, per intenderci – nessuno ci capisca più niente. Al Corriere della Sera, per esempio, non si sono accorti che la parte su idratazione e alimentazione è già stata votata, e continuano a scrivere, invece, che ancora bisogna farlo. Gli oppositori storici della legge – da Veronesi a Rodotà – blaterano a casaccio, niente di nuovo, tutto molto noioso. Minacciano referendum. Se lo faranno, ci penseremo.

Due: magistratura impazzita ovvero la rapina a Berlusconi.

Non so se sia tecnicamente possibile, ma fosse per me, anziché dargli i soldi a De Benedetti, gli restituirei la Mondadori – che vale meno della cifra assurda che Berlusconi è stato condannato a pagare. E i dipendenti, purtroppo per loro, faranno la fine di tutti i dipendenti di De Benedetti: amen.

 De Benedetti passerà alla storia come l’imprenditore che ha distrutto un marchio storico come Olivetti, che ha venduto un altro marchio storico come “Perugina” alla svizzera Nestè, e che ha la tessera numero uno di un partito che sostanzialmente ancora non ha combinato niente (il Pd), e che ha fatto della distruzione di Berlusconi la sua ragione di vita.

LA sinistra dice che su questa sentenza la politica non c’entra. E infatti, i processi a Berlusconi con la politica non c’entrano. Tutti fatti per amore della giustizia, forti di una magistratura immacolata e depoliticizzata (quella milanese). Evidentemente sono in molti a pensare che gli italiani siano tutti stupidi.

Sul Foglio, il “prequel” della rapina , e pure la spiegazione di Ferrara.

Tre: la magistratura impazzita ovvero l’imputazione coatta.

Dal 2005 la Procura di Palermo ha indagato su Saverio Romano, attuale ministro dell’Agricoltura, sulla base di dichiarazioni del pentito Francesco Campanella, e anche del pataccaro Massimo Ciancimino, quello con il record di bugia ma tanto non importa niente. L’indagine era tecnicamente finita nel 2007, e la Procura di Palermo, - cioè l’accusa - dopo tutto questo tempo ne ha chiesto l’archiviazione. Il gip Giuliano Castiglia invece ha chiesto l’imputazione coatta, che sostanzialmente significa che questo giudice ha detto alla Procura di Palermo: me ne frego delle vostre indagini che non hanno portato a niente, secondo me questo è per forza colpevole, trovate un capo d’accusa entro dieci giorni.

Certo, a noi poveracci del popolo sorge un piccolissimo dubbio: c’entrerà per caso che Saverio Romano fa parte del gruppo di deputati che ha permesso al governo Berlusconi di sopravvivere dopo il golpe di Fini? MA nooooooooo! Dicono disinteressati come Bocchino, per esempio: Romano si deve dimettere. Sulle basi delle convinzioni profonde di un giudice e contro il responsabile dell’accusa, che si era fidato dei pentiti.

Così va la nostra magistratura. Chissà perché, ci rimane sempre più difficile fidarcene.

Quattro: ancora la pillola dei cinque giorni dopo. Ecco qua un chiarimento su Avvenire.