indimenticabile pellegrinaggio a Roma

Indubbiamente la morte di Bin Laden è una notizia importantissima, ma io ho ancora occhi e mente pieni dei due giorni a Roma, per la beatificazione di Giovanni Paolo II.

Un pellegrinaggio avventuroso: così ho proposto a uno dei miei figli, Federico (quello più resistente alle intemperie), di venire con me sabato e domenica a Roma. Insieme ad Angela, un’amica, sabato sera siamo andati tutti e tre al Circo Massimo, per la Veglia. Ho scoperto dopo che solo TV2000 l’ha trasmessa per intero - ma dico io, con tutte le scemenze che fanno vedere in TV i canali nazionali, pubblici e privati, non potevano trovare due ore di tempo per una diretta tanto particolare? - e che le cronache non hanno reso conto della serata, veramente superba.

Avrete visto sicuramente le immagini del Circo Massimo colmo di gente, con tutte quelle fiammelle accese, un ambiente che dire suggestivo è veramente poco. Ma la veglia è stata strepitosa. Innanzitutto c’era una presentatrice mai vista e bravissima – ma dove l’hanno tenuta nascosta fino adesso?- che ha spiegato molto bene che la prima parte della veglia, che ricordava la vita del nostro GPII, non era una “serata nostalgia”, ma era per renderci conto che lui è sempre con noi. E quindi filmati, e tre testimonianze: il sempre rimpianto Navarro Valls – aridatecelo!!!! – e poi Suor Marie Simon-Pierre, la religiosa guarita per intercessione di GPII, e il segretario dal cognome impronunciabile, Stanislaw Dwziwizs, attuale Arcivescovo di Cracovia.

Ma il pezzo forte è stato il rosario successivo (era una veglia mariana, ha spiegato la presentatrice): recitavamo i misteri luminosi, quelli che ci ha lasciato GPII, e per ogni decina ci si collegava con un santuario mariano da nazioni differenti: Tanzania, Libano, Polonia, Messico (Guadalupe) e infine Fatima, naturalmente. Con un tempismo straordinario, senza nessuno spazio vuoto nonostante i collegamenti volassero, letteralmente, da un continente all’altro, il Card. Vallini recitava il Padre Nostro, e subito iniziavano le Ave Maria dal santuario di turno, nella lingua locale, a cui rispondevamo tutti a Roma in latino. Ogni Ave Maria era recitata da una persona diversa. E dopo ogni decina, un canto locale. Colori, facce e parole dagli angoli della terra: un grande abbraccio da tutto il mondo a Karol Wojtyla, per restituirgli il suo, di abbraccio, che era così possente! Un’esperienza straordinaria, niente di emotivo, ma veramente una comunione profonda, che letteralmente attraversava montagne ed oceani, e ti entrava dentro, nell’anima.

Nei filmati e nelle testimonianze, scelti con sapienza, c’era tutto Giovanni Paolo II, da Tor Vergata a tutto il resto.

Finita la veglia – alle undici e mezzo - siamo andati a piedi in centro. Roma era uno spettacolo! Piena di gruppi di persone, anche qui, letteralmente, da tutto il mondo, e ….. pacificamente abbiamo invaso la città. Canti in tutte le lingue, e bandiere di tutti i colori, e facce familiari, anche se sconosciute, ma pareva proprio di conoscerci tutti, perché ognuno di noi sapeva che quell’altro stava lì per lo stesso motivo, e non eravamo estranei.

La fila intorno a San Pietro era già grossa subito dopo mezzanotte, i ponti strapieni di gente, e quando poco dopo l’una hanno aperto Via della Conciliazione, l’abbiamo rapidamente riempita tutta. Abbiamo dormito, o meglio, ci abbiamo provato, per terra, insieme a una fiumana di gente che ricopriva letteralmente tutta la via: il più grande bivacco mai visto in vita mia. Stavamo tanto scomodi, ma c’era aria di festa, con gente che, nonostante mancasse veramente lo spazio per muoversi, cercava pure di camminare, chi cercava di raggiungere gli amici, i conoscenti - qualcuno persino la moglie - scavalcando gente stesa a terra e in mezzo a coperte e sacchi a pelo, e verso le due è passato pure uno con la bicicletta in braccio (dove caspita andasse, a quell’ora, con la bicicletta, là in mezzo, non siamo ancora riusciti a capirlo!). Si chiacchierava fra vicini, sconosciuti ma amici e complici: tutti pronti sostanzialmente ad affrontare tutto, per esserci a Roma, e ringraziare Iddio per il nuovo beato.

Alle quattro e mezzo del mattino, improvvisamente, ci siamo alzati tutti quanti, (ancora non ho capito perché), e abbiamo iniziato a fare la fila in piedi per entrare in piazza. Eravamo in V. della Conciliazione, e quindi abbiamo visto l’alba illuminare la facciata di San Pietro: non potete capire che colori, fra il cielo blu che schiariva piano piano, e la pietra della basilica, quasi ambrata, che cambiava le sfumature di minuto in minuto … uno  spettacolo superbo!

E poi, finalmente, alle otto e mezzo siamo riusciti a entrare in San Pietro.

La cerimonia l’avete potuta vedere, e l’atmosfera della piazza la potete immaginare.

Quando è stato proclamato beato, è stato un tripudio indescrivibile di applausi, emozioni profonde, lacrime, gioia e tante, tante bandiere sventolate, e quante polacche, con la scritta di Solidarnosc!!!! Fra i canti dei polacchi, ho riconosciuto le parole di “Ciarna Madonno”,che a Castelgandolfo o anche a San Pietro cantavamo anche noi (iac dobrje tvem geschin bec, o posvul, ciarna madonno, vramiona, tvoie sien scerc), insieme a “stolat” e “otojesgen” e “guralu” (montanaro) che chissà come si scrivono, ma l’aria la ricordo bene, come fosse ieri.

Su Giovanni Paolo II hanno detto e scritto in tanti, e tanto. Io voglio ricordarlo con una foto che in questi giorni non ho rivisto, ma che mi è molto cara. E’ il 23 ottobre del 1978. Karol Wojtyla, da poco diventato Giovanni Paolo II, riceve l’omaggio dei cardinali, ed ecco che arriva a baciargli la mano il card. Wyszynski, il primate della Polonia, che il regime comunista aveva pure rinchiuso in galera, e del quale, all’epoca, leggemmo le lettere dal carcere (Wyszynski, Appunti dalla prigione, CSEO biblioteca, eccolo qua, ancora ce l’ho, mi pare fosse un libro del mese, quando ancora i libri del mese li aspettavamo con curiosità e li leggevamo, anzi, li divoravamo, e ne discutevamo, e poi…è meglio che mi fermo qua. Ne riparleremo, promesso.) Bene, dicevamo, arriva  Wyszynski ma Wojtyla si alza, quasi non vuole che gli sia baciata la mano e lo abbraccia a sua volta, un abbraccio storico e commovente, dal quale si capiva la profonda comunione fra due guerrieri della fede, che avevano tanto combattuto insieme. Un abbraccio indimenticabile, che potete rivedere qua. Se non erro, è stata  anche una copertina di CSEO, o di qualche altro nostro giornale.

 Grande Giovanni Paolo II. Sei sempre con noi. Già santo, per noi.