Aprile 2011

lettera all'on. Castagnetti

L’on. Pierluigi Castagnetti, dopo l’appello pubblicato su Avvenire il 12 marzo scorso, che chiedeva al parlamento di approvare la legge in discussione sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, ha mandato a tutti i firmatari – e quindi anche a me – e ad altre persone una lettera privata in cui spiegava, invece, il suo dissenso alla legge.

La settimana scorsa ho risposto personalmente all’on. Castagnetti.

Oggi ho letto un suo intervento sul quotidiano Europa, e diverse sue dichiarazioni riportate da agenzie giornalistiche in cui ripropone, sostanzialmente, gli argomenti che aveva esposto nella sua lettera che ci aveva mandato in forma riservata.

Visto quindi che le argomentazioni della sua lettera sono ormai state rese pubbliche, ho deciso di rendere pubblica anche la mia risposta all’on. Castagnetti, per un contributo al dibattito in corso.

Gentile on. Pierluigi Castagnetti, 

siamo oramai alla vigilia del voto alla Camera sulla legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. Una legge che in molti chiediamo con forza, con motivazioni e argomenti illustrati in tanti articoli e interventi pubblici di ogni tipo, soprattutto dopo la morte di Eluana Englaro; per sollecitare il parlamento ad approvare il testo attualmente proposto all’esame, anch’io ho sottoscritto, insieme ad altre personalità del mondo cattolico, l’appello pubblicato su Avvenire sabato 12 marzo.

Ho letto con attenzione, quindi, la lettera con cui, molto garbatamente, ha replicato a quell’appello e ha  spiegato il suo no alla legge, dichiarando una forte comunanza valoriale con chi, come me, lo ha sottoscritto, ma una forte divergenza nelle conclusioni: secondo lei, meglio nessuna legge, in questo ambito così delicato.

Le motivazioni che adduce, però, non mi convincono affatto. La sua lettera merita una risposta articolata: non mi convincono nel merito, e, per quanto riguarda il metodo, mi sembra contraddicano le ragioni stesse del suo impegno politico.

 Mi spiego. Lei ritiene che la sentenza Englaro rimarrà, sostanzialmente, un “unicum”, perché riguardava solo quel caso. Ma dovrebbe sapere che non è affatto così. Innanzitutto non stiamo parlando di un pronunciamento di un tribunale civile, ma della Cassazione: l’ultima parola in fatto di giurisprudenza, che può essere superata solamente da un atto del legislatore.

Ma c’è un altro elemento su cui riflettere: la sentenza della Cassazione è stata attuata con un decreto di Corte di Appello che molti hanno cercato di fermare senza riuscirci. Ci hanno provato il governo, il Senato, le associazioni di familiari di persone in stato vegetativo, ma inutilmente. Quel buonsenso, quella coscienza, quell’alleanza terapeutica, quel codice deontologico che lei invoca come “luogo della soluzione di eventuali controversie” sono stati letteralmente stracciati. Non c’è stato nessun provvedimento preso dagli ordini professionali, e anche una denuncia per omicidio nei confronti dell’equipe medica che ha applicato il protocollo di morte è stata archiviata.

Per quale ragione, secondo lei, in casi analoghi, il codice deontologico medico - che non è immutabile – dovrebbe avere la meglio, se non ha avuto la meglio nel caso Englaro? Casi analoghi non sono sorti finora solo perché in questi due anni la legge in discussione in parlamento ha funzionato da deterrente, ma tutto è stato accuratamente preparato perché ve ne siano presto altri.

 Dalla morte di Eluana Englaro, infatti, migliaia di testamenti biologici sono stati depositati in tanti comuni – soprattutto da amministrazioni di centrosinistra, col voto favorevole di suoi colleghi di partito – e anche presso associazioni e notai: in assenza di una legge, qualora se ne richiedesse l’esecuzione, ci troveremmo di fronte ad un caos assoluto nel quale singoli medici e singoli tribunali potrebbero decidere assecondando indicazioni eutanasiche, come quelle ricostruite ex post nel caso Englaro. Se infatti la Cassazione ha ritenuto lecite dichiarazioni di volontà desunte in base agli  “stili di vita”, tanto più si tenderà a seguire indicazioni messe per iscritto, o magari anche recitate davanti a una telecamera e riportate in filmati in internet.

Non le sarà sfuggito che per Eluana non c’è stata nessuna forma di consenso informato: i giudici non hanno ritenuto necessario accertare che la ragazza, prima dell’incidente, avesse avuto colloqui con specialisti, per esprimere il suo consenso o meno ad eventuali trattamenti. Per fare morire Eluana, ai tribunali è stata sufficiente la testimonianza su qualche parola scambiata casualmente con parenti o amici, senza sapere cos’è clinicamente uno stato vegetativo, quale livello di coscienza o di dolore possa comportare, ecc.

E i testamenti biologici depositati nei comuni seguono la medesima logica: nella gran parte dei casi non si tratta di consenso informato, ma solamente di dichiarazioni di volontà, per le quali nessuno garantisce che siano state effettivamente supportate da una adeguata conoscenza. Ma grazie a quella sentenza di Cassazione, bastano. Qualunque giurista le dirà che sarebbe sufficiente un’altra sentenza di Cassazione a consolidare prassi eutanasiche nei fatti e nella giurisprudenza. Accadrebbe in Italia quello che già  è accaduto in altri paesi (come l’Olanda, che è arrivata all’eutanasia grazie alle sentenze dei tribunali),  e il parlamento, votato democraticamente  dagli elettori per legiferare, a quel punto potrebbe solo prenderne atto.

 Cosa propone lei per fermare tutto questo? Intendo dire proposte concrete ed efficaci, non solo astrattamente coerenti.

 Non riesco a capire, poi, perché lei ritenga che d’ora in avanti gli organi di controllo giurisprudenziali sarebbero prudenti, nel caso in cui il parlamento rinunciasse alla legge. E’ esattamente il contrario: di fronte all’inerzia del legislatore, i tribunali sarebbero giustificati a colmare il vuoto legislativo a modo loro, senza alcun possibile controllo da parte dei cittadini elettori.

 Ma veniamo al metodo. Lei dice che questa legge, una volta approvata, andrebbe quasi sicuramente alla Corte Costituzionale, con il rischio di essere smontata.

Ritengo questa sua affermazione sorprendente. Innanzitutto, se lei seguisse questo criterio per ogni legge che il parlamento approva, allora, coerentemente si dovrebbe dimettere, perché il lavoro parlamentare è inutile. Ogni legge può essere modificata dalla Corte Costituzionale, dall’inizio della nostra storia repubblicana, eppure il parlamento non si è mai sottratto al suo compito per questo: sarebbe come rifiutarsi di lavorare perché il datore di lavoro in certe condizioni può licenziare.

 Se invece ritiene che questo trattamento sarebbe riservato solamente a questa particolare legge, allora ha il dovere di spiegare perché, indicando quali punti le sembrano incostituzionali, e come correggerli. Ma forse lei considera la Corte Costituzionale già politicamente ed eticamente orientata, anzi, prevenuta. Anche in questo caso, come politico, e politico di peso, può decidere di denunciare questo fatto e agire di conseguenza.

 Il punto che più mi preme, però, è ancora un altro: vorrei capire se lei è disposto o no a difendere i contenuti di questa legge.

Perché lei può condividere o non condividere i contenuti della legge, ma tertium non datur: e su questo credo che qualunque cattolico abbia un ruolo pubblico abbia il dovere della chiarezza. Se li condivide, come sembra dire, visto che parla di  “forte condivisione valoriale”, allora deve trovare il modo di difenderli anche nelle sue funzioni di parlamentare.

Per capirci meglio: è lecito lasciar scritto che in caso di incapacità futura di intendere e di volere, si vuole sospendere alimentazione ed idratazione?

E’ lecito che le volontà del malato siano vincolanti per il medico?

I “testamenti biologici” variamente depositati nei comuni o in internet, che valore hanno? E che dire del ruolo attribuito da alcuni magistrati agli amministratori di sostegno?

Queste sono le domande che vorrei porle. Ma potrei riassumerle anche così: quali sono i contenuti valoriali che lei dichiara di condividere, e cosa è disposto a fare, come politico e come deputato, per affermarli e difenderli, oltre all’appello alle coscienze dei singoli? Perché è di questo che tratta la legge sulle DAT, e lei, da parlamentare, su questo è chiamato a pronunciarsi.

 Con sincera stima

Assuntina Morresi

aggiornamenti - uno, due, tre e quattro

UNO

E’ appena uscito in libreria, è di Antonio Socci,  si intitola “In guerra contro Gesù” e si apre con il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti. Ce lo introduce nel suo blog Antonio Socci. 

DUE

Un parlamentare ha presentato una proposta di legge. E’ scoppiato il putiferio. Dicono che è uno scandalo. Francamente non si riesce a capire perché: che ci stanno a fare i parlamentari?

Dicono che il problema è che quella proposta vuole cambiare la Costituzione, addirittura l’art.1. Ma, ripeto, qual è il problema? A me risulta che qualsiasi parlamentare può presentare una proposta di legge, e che poi è il parlamento a decidere se la proposta è accettabile o no.

Ma forse il problema è che questo parlamentare è del PdL. Perché a me risulta che la Costituzione l’hanno già cambiata, per esempio quando hanno tolto l’immunità parlamentare (tutti) e quando hanno introdotto il federalismo con la modifica del titolo V (era un governo di sinistra, e la modifica passò per pochissimi voti alla fine della legislatura).

La verità è che c’è un gran gioco al massacro. Un gioco a cercare di rendere l’aria irrespirabile, il clima duro e cupo, da ultimi giorni di Pompei. Un gioco in cui Repubblica e il Fatto, e tutta la compagnia cantante anti-berlusconi (SantoroSavianoPoteriFortiinprimisCorriere &C) sono pronti a tutto, a buttar giù l’intero paese, pur di far fuori il Presidente del Consiglio. E quindi arrivano pure a creare il caso di un parlamentare qualsiasi che a titolo personale presenta un progetto di legge.

BASTA! Basta con il gioco al massacro. Basta con gli insulti, basta con l’ossessione anti-Berlusconi. Non sanno parlare d’altro, le opposizioni sono incapaci di parlare d’altro. Non se ne può più. L’unica consolazione è che continueranno a perdere. Ma ci sarà qualcuno che vince, alla fine?

TRE

Manifestazioni antiregime, repressione e morti in Siria. Almeno 70, solo oggi, dalle ultime notizie. La Francia e Obama vorranno bombardare pure là (domanda ironica, se qualcuno avesse dubbi)?

QUATTRO

Va seguita con attenzione la vicenda di Massimo Ciancimino. Chi è? E’ il figlio di Vito Ciancimino, che da tre anni a questa parte, fa il pentito-non-pentito, cioè parla a rate alla Procura di Palermo, accusando tutto e tutti. Ha fatto anche lo show al festival del giornalismo a Perugia qualche giorno fa. Era il principale accusatore e testimone delle presunte trattative fra stato e mafia. Parlava delle contro richieste di Riina alle stragi, e delle lettere di Provenzano a Silvio Berlusconi, attraverso Marcello Dell’Utri,  che sarebbe stato il tramite fra Berlusconi e la mafia, la quale mafia avrebbe chiesto di usare una delle reti televisive di Berlusconi (certo che ci vuole fantasia.....magari se gli lasciavano altro tempo per parlare avrebbe pure detto che la mafia non gradiva retequattro e preferiva italiauno, chissà.....). E' in galera per calunnia e truffa pluriaggravata. Lo ha arrestato Ingroia, lo stesso magistrato che lo ha creduto e legittimato per anni (lo ha dovuto arrestare, di fronte all'evidenza di un falso), e soprattutto lo stesso magistrato che si può permettere il lusso, impunito, di comiziare in piazza contro Berlusconi. Questa storia va seguita. Da vedere, assolutamente, il video di Ferrara, di Radio Londra, di ieri, che spiega bene questa faccenda. E dopo aver sentito Ferrara, ricordiamoci questa puntata di Santoro. E poi leggiamo questo breve pezzo di spiegazioni da "Il Foglio". Si chiama circuito mediatico-giudiziario, ed è pericoloso. E’ il meccanismo alla base di quel putiferio e quel gioco al massacro di cui dicevamo al punto due. Ne riparleremo.

tecnica di colpo di stato

Colpo di stato? Ebbene sì, è l’unico modo per liberarsi di Berlusconi: è arrivato a scriverlo esplicitamente sul Manifesto, nero su bianco, Asor Rosa, uno dei sinistri giustizialisti che per mestiere fa l’antiberlusconiano.

Ha lanciato l’allarme Giuliano Ferrara, a Radio Londra, in due puntate consecutive, che potete ascoltare  qua (del 13 aprile) e qua (del 14 aprile), e/0 leggere sul Foglio, qui e di nuovo qua.

Un allarme esagerato? Non proprio. Abbiamo una compagnia di giro - da Santoro & C. (con i soldi pubblici) a Repubblica e il Fatto , con una sponda incredibile in una parte della magistratura  - che da anni, ma con una particolare recrudescenza negli ultimi due, tutti i giorni che il Padre Eterno ha fatto li impiega a insultare Berlusconi in tutti i modi possibili, ammorbando l'aria con la violenza dei toni e delle parole, usando tutti epiteti che, se fossero mai rivolti a Debenedetti, o anche a uno Scalfari o un Santoro qualsiasi, tanto per fare qualche esempio, si risolverebbero in quantità industriali di querele e denunce.

Adesso, tanto per dirne una, al processo “Ruby” non ci sono parti lese: la persona che secondo i giudici dovrebbe essere stata concussa, cioè aver ricevuto pressioni per rilasciare Ruby, ha sempre detto che non lo è stata. La persona che dovrebbe essere stata indotta alla prostituzione da minorenne, da sempre dice che non è vero. E non ci sono prove né per la presunta concussione né per la presunta prostituzione. Come si fa a processare di tutta fretta il Presidente del Consiglio su queste basi, ancora non si capisce. O meglio, si capisce se si pensa al gentile suggerimento del colpo di stato da parte del baffuto Asor Rosa.

Per non parlare delle enormità e irregolarità del suddetto processo, a cominciare da intercettazioni vietate dalla legge che invece sono state scrupolosamente trascritte e sbattute sui giornali. Potremmo continuare con testimoni che cambiano idea – fatalità – dopo sei mesi, e in prossimità del processo vengono a parlare di festini (ma che palle!!!!!) in cui non c’è l’ombra di un reato, ma solo tanto fango, ma chissà che c’è di vero, visto che signora-mia-cosa-non-si-fa-per-andare-sui-giornali! Potremmo continuare pure con le foto false (si dicevano prese da casa di Berlusconi, invece erano di una festa di Halloween da Lele Mora), e la testimonianza “fondamentale” di un ex prefetto, l’ex commissario anti-racket Ferrigno (ma avevamo già scritto della sua dubbia testimonianza in tempi non sospetti) arrestato qualche giorno fa per aver chiesto sesso in cambio di favori, e pure a minorenni, pare anche appositamente drogate. Niente male, per essere uno dei testimoni più significativi contro Berlusconi, non vi pare?

Nel ’93 con Mani Pulite, l’operazione politico-giudiziaria con cui una parte della magistratura fece letteralmente a pezzi il PSI e la DC, risparmiando i comunisti, in parte riuscì perché la DC implose: Forlani fu lasciato solo, e i vari gruppi e correnti di quel partito non fecero resistenza, pensando probabilmente ognuno di potersi salvare per conto suo o, peggio ancora, di poter trarre vantaggio dalle disgrazie altrui. Ma la violenza di quella stagione travolse tutti. Poi arrivò Berlusconi, e vinse subito le elezioni, fortunatamente, salvandoci dal governo di quei giudici, alcuni dei quali, dopo quasi vent’anni, ancora stanno lì a combatterlo dalla stessa Procura milanese.

E’ in atto il tentativo di rifare Mani Pulite, per far fuori Berlusconi. Le opposizioni sono incattivite, anche perché dopo aver urlato e manifestato, e raccolto firme, e gettato fango, e organizzato manifestazioni "spontanee"  ipocritamente mascherate "per-la-dignità-della-donna", cercato spallate, spinte, spintoni e quant’altro, ecco, dopo tutto questo,  l’altro giorno in Parlamento, hanno avuto la prova provata della loro totale inconcludenza politica. Quando è stato chiesto il voto segreto, durante le votazioni per il processo breve, la maggioranza ha guadagnato voti. Il che significa che ci sono persone, nell’opposizione, che appena possono sostengono volentieri questo governo, e forse lo faranno presto anche pubblicamente.

I nemici del Presidente del Consiglio sono letteralmente isterici. Eppure per ben due volte Romano Prodi ha dimostrato che Berlusconi, come tutti, può essere sconfitto con regolari elezioni democratiche: Prodi gli italiani li aveva convinti, e era andato al governo. Ma adesso fra le opposizioni il leader non c'è (o ce ne sono troppi, a seconda dei punti di vista), e questi non sanno che fare.

Attenti al golpe, insomma. Non è uno scherzo. Non va sottovalutato.

la fine dell'Europa

E’ la fine dell’Europa, se continua così.

L’Europa, e cioè il continente che non ha voluto le radici cristiane nella sua costituzione, sta dimostrando di averle proprio scordate, e coerentemente adesso gira la faccia di fronte ai barconi pieni di migranti che arrivano dall’Africa, e se ne frega.

Tutte quelle anime belle europee che hanno rotto le scatole per anni contro l’Italia e la lega e i governi di centro destra, dicendoci che eravamo razzisti (vi ricordate la faccenda delle impronte digitali? E i rom?), adesso mettono la testa sotto la sabbia, e se ne fregano dei profughi o clandestini che siano (ma come fai a distinguerli? Avete visto come arrivano da noi?).

I burocrati di Bruxelles ci hanno appena detto che i migranti che arrivano da noi a migliaia, pur con i permessi temporanei di soggiorno concessi dal nostro governo,  non possono avere protezione temporanea in Europa per un anno, con lo status di profughi, come prevede la direttiva 55. La scusa è che sono migranti economici, cioè gente che non scappa dalla guerra, ma per cercare lavoro. Ma questi scappano adesso perché con guerre e rivolte i governi laggiù sono più deboli, e adesso è più facile per loro arrivare qua. E’ un problema o no? E poi, quasi tutti vogliono andare in Francia, in Germania, nel Nord Europa … non sono scappati per venire in Italia, ma per raggiungere altri paesi, che però non li vogliono, e non li fanno entrare.

Ma che ci stiamo a fare in Europa a queste condizioni?

La Francia, che ha fortemete voluto questa guerra in Libia, prima causa dell’ondata di arrivi dall’Africa, chiude le sue frontiere: liberté, egalité, e soprattutto fraternité: tiè e qui, immaginiamo il gesto dell’ombrello fatto dai francesi agli africani (dopo secoli di sfruttamento coloniale). Ai laicisti francesi evidentemente vanno bene i rifugiati come Cesare Battisti, come i terroristi in fuga,  ma non quei tunisini , che pure parlano francese.

La Francia ha voluto a tutti i costi bombardare in Africa, accampando motivi umanitari, e poi quando gli africani così umanitariamente soccorsi se ne scappano, la Francia li respinge. E bisogna pure stare attenti, con i francesi: gli venisse in mente di usare la stessa umanità con i barconi, o a Ventimiglia, magari si mettono a bombardare pure là….

La cosa più ridicola è che dicono che per entrare da loro, in Francia, i migranti dovrebbero dimostrare di avere 61 euro al giorno, il che significa più o meno 1800 euro al mese. Ora, a parte il fatto che neanche i dottorandi e gli assegnisti che lavorano da me in università guadagnano tanto, ma a chi vogliono prendere per i fondelli questi francesi? Se quegli africani avessero a disposizione 1800 euro al mese, secondo voi, se ne salirebbero su quei barconi per scapparsene qua in queste condizioni?

Per non parlare di Malta (ma quelli sono inglesi, che ti aspetti? Si sposa William, e questo conta), della Germania e via dicendo.

Sono orgogliosa di essere italiana, per come il nostro popolo, fra mille difficoltà, sta accogliendo, concretamente, i disperati del mare. C’è di tutto, in quei barconi: dagli avanzi di galera (letteralmente) a famiglie intere che scappano dalla povertà, da avventurieri spregiudicati a giovani coraggiosi e determinati in cerca di lavoro, e via dicendo. Ma l’atteggiamento sostanziale in Italia è stato quello di accoglierli, nonostante tutto, pur fra mille problemi.

Certo, non c’è posto per tutti qua da noi, se gli arrivi continuano con questi ritmi. Ma c’è un problema, un’emergenza, causata anche da una stupida guerra che alcuni in Europa hanno fortemente voluto, per motivi che sempre meno crediamo "umanitari". Ed è anche vero che il problema non si risolve a breve: presidiando le coste forse riusciamo a tenere lontani tanti migranti, ma il vero problema è tanta Africa da aiutare, se veramente vogliamo migrazioni controllate e gestibili, e non possiamo certo farlo a soli, noi.

E se il nostro continente, vecchio, sazio e ateo, continuerà a rifiutarsi di vedere tutto questo, segnerà la sua fine.

per un'autentica sapienza politica - S.E. Card. Ruini

Un autentico manifesto per i cattolici in politica: è l'intervento del Card. Camillo Ruini a Riva del Garda, ieri, al raduno di "Rete Italia", assemblea di politici che hanno come riferimento l'area di CL. Le brevi cronache dei giornali non rendono assolutamente conto dello spessore dell'intervento, che spazia dai principi non negoziabili alla questione antropologica (la questione numero uno), dalla sfida delle società asiatiche al realismo dei cristiani in politica (il credente che fa politica non può e non deve , rifugiarsi in una posizione di pura testimonianza) e molto altro:  assolutamente da leggere tutto quanto. Lo troviamo nel blog di Sandro Magister.