tsunami e guerra

Negli ultimi dieci giorni siamo passati dal rischio di una catastrofe nucleare alla guerra alla Libia. Speriamo di finirla qua.

I problemi alla centrale giapponese hanno offuscato la grande tragedia dello tsunami. Particolarmente impressionante un reportage di ieri dal Corriere, da Minami Sanriku. E’ stata inghiottita dalla grande onda dello tsunami, e adesso non si trovano più neanche i corpi degli ottomila abitanti. Una città fantasma, a cui il mare ha strappato via anche i cadaveri delle persone che ci vivevano. “E’ come se qui non ci fossero mai stati abitanti”, dicono i soccorritori. Non si trova più nessuno, e quel che resta della cittadina è talmente messo male che non si riesce più a orientarsi fra le macerie, non ci si raccapezza più.

Rispetto alla guerra alla Libia, devo dire che proprio non mi convince neanche un po’. Non sono pacifista, anzi. Ma prima di intervenire in Iraq e pure in Afghanistan il mondo intero ne ha discusso per settimane, con le torri gemelle che ancora fumavano.

Qua non c’è stato tempo di dire “ah”, e subito si è bombardato, con il curioso capovolgimento degli schieramenti politici, con a sinistra i più convinti per la guerra  – in testa il compagno Giorgio Napolitano, che ha appoggiato il governo spiegando che bombardare un territorio straniero non è una guerra.

Certo, fa impressione sentire Napolitano parlare di anelito dei popoli alla libertà, di liberazione dal giogo dei tiranni, ripensando al suo lungo silenzio sui paesi dell’ex-URSS, ma siamo contenti che con l’età sia diventato più saggio. E quelli del Pd, che i curdi gasati da Saddam non bastavano mica per intervenire, adesso sono indignati dall’oppressione ai libici, e vai tu a capire perché. Pure l’Udc a favore, senza dubbi.

Il governo evidentemente in guerra obtorto collo, che comunque non ha mai dato disposizioni ai propri aerei di sparare, oggi ha chiesto con insistenza che almeno il comando sia dato alla NATO, altrimenti le nostre basi se le sognano. E questo pare lo stiano ottenendo, almeno alle notizie ultime di stasera. E si sta lavorando per andare a una possibile mediazione.

Perché sono perplessa? Perché mi pare non ci siano stati sufficienti tentativi di evitare tutto questo, prima dell'attacco, e neppure ci si è sprecati con le minacce. Il premio Nobel per la pace Obama si è deciso, la Francia ha messo la quarta, e via.

E poi sono perplessa perché non si capisce chi stiamo appoggiando. Da quel che pare, consenso e opposizione a Gheddafi dipendono da schieramenti di clan locali, e non mi pare se ne distingua qualcuno per vocazione alla democrazia. Se non erro, uno dei capi del governo dei rivoltosi era ministro di Gheddafi, quindi non proprio uno stinco di santo, se il dittatore se l'era messo in squadra.

Insomma: va giù Gheddafi, un dittatore sanguinario, certamente, come troppi ce ne sono su questo pianeta. Ma poi, chi arriva?

In Egitto, per esempio, alle prime consultazioni, anche se referendarie,  hanno vinto i Fratelli Musulmani e l’elettorato del Partito Nazionale democratico (è il nome, involontariamente ironico, ma erano e sono democratici anche tutti i partiti comunisti…..) dell’ex rais. Hanno perso i laici, le minoranze, compresi i copti.

Nell’attesa degli sviluppi, possiamo leggere le notizie dall’Oriente (per esempio dallo Yemen) da Asia News, sempre aggiornata. Ma non tira una bella aria.