Novembre 2010

B16, Roccella, Welby

IERI SERA IL PAPA….

Ieri alla Veglia di preghiera per la vita nascente, in San Pietro a Roma, il Papa, oltre all’omelia in cui ha ribadito che ogni vita umana ha una dignità altissima, ha proposto una preghiera composta da lui proprio per questa occasione, molto bella. Testo di omelia e preghiera potete trovarli qui, sul sito di Avvenire.

Piccolo gossip: alle sette e mezzo, a Veglia appena finita, leggo sulle agenzie che il Papa si è fermato a salutare Eugenia Roccella, (Sottosegretario alla Salute) e che l’ha incoraggiata a continuare il suo lavoro per la vita. Allora l’ho chiamata, per chiederle com’era andata: sapevo che era alla Veglia, ma non mi aveva detto che avrebbe incontrato il Papa. Lei era molto stupita che i giornalisti si fossero accorti del saluto – “non è stato il mio primo incontro a tu per tu con Benedetto XVI, ma sono sempre stati in forma privata, e comunque non lo sapevo prima: è stata una bellissima sorpresa”, mi ha detto. E’ stata accompagnata dal Papa, per un saluto, dal Card. Vallini e dal Card. Antonelli. Il Papa l’ha ringraziata per il suo lavoro in politica, in difesa della vita e della famiglia, e l’ha incoraggiata ad andare avanti. E lei ha risposto che il coraggio le veniva da lui, dal Papa, e che era lei, quindi, che lo doveva ringraziare!!! Quando me l’ha raccontato era ancora molto commossa.

Ve l’ho detto con qualche dettaglio in più rispetto alle agenzie, perché è anche un incoraggiamento per tutti noi, per il contributo di ciascuno alla Buona Battaglia.

FAZIO-SAVIANO e FATELI PARLARE

Sulla trasmissione di Fazio e Saviano si è scritto pure troppo. Il loro voler negare la parola ai disabili e ai loro familiari la dice lunga su quanto siano liberali e democratici.

D’ora in poi, quando qualcuno non vuole far parlare qualcun altro, gli si potrà dire “ma che sei diventato come Fazio e Saviano?”

Sulla faccenda, in generale, rimando a quanto scritto da Antonio Socci.

In particolare, però, vorrei precisare una cosa, riguardo soprattutto alla faccenda di Welby. La sua è stata una battaglia per l’eutanasia: la sua prima uscita pubblica, la lettera al Presidente della Repubblica Napolitano, era una richiesta di eutanasia. Una volta che gli è stato risposto che in Italia la legge non lo consentiva, lui ha chiesto di interrompere la cura che lo teneva in vita, cioè la respirazione artificiale. Secondo la legge italiana, è lecito rifiutare o rinunciare alle terapie, anche se questa rinuncia porta alla morte.

L’ambiguità della battaglia di Welby è stata evidente quando il Dr. Giuseppe Casale gli ha proposto un percorso che lo avrebbe accompagnato alla morte, ma non eutanasico, e che Welby ha rifiutato. Casale gli aveva proposto quanto segue: sarebbe stato sedato, una sedazione solo per lenire la sofferenza e non per accelerare la morte, una sedazione da cui si poteva sempre tornare indietro. Welby - che fino ad allora si era alimentato naturalmente - aveva già dichiarato di non accettare qualsiasi forma di alimentazione artificiale: dopo la sedazione quindi non si sarebbe neppure più nutrito, e in breve sarebbe arrivato in prossimità della morte. A quel punto Casale gli avrebbe tolto la ventilazione artificiale, e Welby sarebbe morto, senza provare dolore.

Qua la lettera del dr. Casale in cui viene spiegato tutto

Ma Welby ha rifiutato questa proposta. Lui voleva morire in modo ben preciso: sedato e subito staccato dal respiratore, velocemente. Un'azione ben precisa. Non solo: i radicali hanno denunciato Casale, perchè si era rifiutato di eseguire le volontà di Welby. Ma perché Welby ha agito così?

Perché la sua battaglia era per dimostrare che i dottori devono poter eseguire le volontà dei malati, sempre e comunque, come fossero impiegati o dipendenti qualsiasi, senza mettere in gioco scienza e coscienza: la battaglia di Welby era per dire che la volontà del malato dovrebbe prevalere sempre sulle valutazioni e sulla professionalità del medico.

Per questo la sua era sostanzialmente una battaglia sull’eutanasia, anche se, per condurla, Welby ha chiesto di rinunciare alle terapie, cioè alla ventilazione artificiale.

che sta succedendo?

Che sta succedendo?

Vediamo di semplificare.

  1. La prossima settimana in parlamento si decideranno le sorti della legislatura: il PD e IdV presenteranno una mozione di sfiducia alla Camera, e pare che il neo-terzo polo, FLI (Fini)  Udc (Casini) e API (Rutelli) ,ne presenterà un’altra, e dovrà comunque decidere come votare su quella della sinistra. Il PdL, da parte sua, presenterà una mozione di fiducia al Senato.  Sarà una gara a chi approva per primo la sua...
  2. NON VOGLIONO le elezioni: il grosso del Pd, i finiani, Udc. Questi vorrebbero un governo cosiddetto tecnico, lo chiamano così come se i componenti potessero essere, che so, elettricisti, idraulici, metalmeccanici… tutti rigorosamente apolitici, marziani scesi all’improvviso sul pianeta. In verità questi vogliono un governo fatto da loro stessi, che hanno perso le elezioni, e vogliono che rimanga fuori chi le ha vinte, e cioè Berlusconi. Una grande lezione di democrazia …. ma d’altra parte, che ci si può aspettare da quelli che fino a due mesi fa andavano in gita a Predappio?
  3. La scusa della riforma elettorale, che vogliono quelli del cosiddetto "governo tecnico", è semplice: vogliono fare una riforma che faccia entrare in parlamento i loro partitini, per impedire a Berlusconi di governare. Non è in gioco il bene del paese, ma la loro sopravvivenza politica: una riforma elettorale su misura per Fini&Casini&D’Alema: ancora però non riescono a mettersi d'accordo su quale debba essere, perchè ognuno la vuole adatta al suo partito in particolare. Insomma, vogliono il "governo tecnico" per fare la cosa più politica che c'è: una riforma elettorale.
  4. VOGLIONO le elezioni: PdL e Lega, e pure Vendola e Renzi del Pd. Se si andasse adesso al voto, Berlusconi vincerebbe ancora, e Fini andrebbe a fare definitivamente l’uncinetto con la Tulliani e la suocera, magari pure nel tinello della casa di Montecarlo, dove il cognatino lo aspetta fiducioso…..
  5. Napolitano difficilmente può fare un  governo “tecnico” tenendo fuori del tutto PdL e Lega: se adesso Berlusconi e Lega fossero sbattuti all’opposizione e Fini & Udc & Pd al governo, alle prime elezioni Berlusconi e Lega prenderebbero almeno il 75% e Fini&Casini&D’Alema sarebbero pronti per l’uncinetto collettivo e perenne…. 

Da segnalare, a futura memoria:

-         Fini e i suoi vogliono sfasciare tutto, e la colpa di questa crisi gravissima è tutta la loro. Ma ve lo immaginate un governo con Bocchino e Granata ministri? E magari Fini premier, e la Tulliani “first lady”? Vediamo chi si imbarazza, poi…..

-         Pierferdinando Casini, che governa con il Pd e pure con IdV in giro per l’Italia, dopo essersi alleato pure con la Bresso, adesso è d’amore e d’accordo con Fini, quello che ha promesso di rendere moderna l’Italia con il riconoscimento delle coppie di fatto e con i cosiddetti “diritti civili”. E si aspetta pure i voti cattolici? E Buttiglione, che si è arrampicato sugli specchi per spiegare l’alleanza con la Bresso, che si inventa adesso per giustificare quella con Fini?

-         La faccenda di Ruby è finita nel niente, come era facile immaginare

-         Tutti contro Berlusconi, a cominciare dalla Tv di stato: v.Fazio & Saviano, che adesso ospitano pure Bersani&Fini. Ma d’altra parte, si sa: comunisti e fascisti, due facce della stessa medaglia sono.

E intanto il nostro paese deve andare avanti…

a proposito di Karima

Sono bastati pochi giorni, e dalla Procura di Milano abbiamo avuto la conferma: il caso "Ruby" non esiste, nel senso di quanto inventato da Repubblica, seguita con entusiasmo dal Corriere,  su Berlusconi e la minorenne. Nessun rapporto illecito, nessuna irregolarità nella procedura di affidamento. Rimarrà tanto fango sul nostro paese e su chi ci governa. E dal momento che non servirà più "usarla" contro Berlusconi, probabilmente nessuno si occuperà di Ruby, o meglio di Karima - è questo il vero nome.

A proposito della ragazza, ieri su Avvenire c'era un mio editoriale. ve lo propongo

Avvenire 2.11.2010

LA VERGOGNA DI CUI NON SI PARLA

Chi si preoccupa di Karima?

ASSUNTINA MORRESI

Il polverone sul 'caso Ruby' rischia di far scomparire quello che dovrebbe essere il primo obiettivo di questa faccenda, e cioè la tutela di minori in difficoltà: a scanso di equivoci, preciso di parlare come madre con l’esperienza personale di un figlio in affido, e conoscendo quella di amici che hanno aperto le porte di casa per accogliere ragazzi problematici. Non mi interessa, insomma, il rilevante aspetto politico della vicenda, quanto il lato umano del piccolo-grande caso di una ragazza dalla vita complicata. Sono allibita da come è stata trattata dai media, e mi chiedo a chi veramente interessi aiutarla, e invece chi si occupi di lei solamente per biechi fini di strumentalizzazione.

A cominciare dal suo nome, che non è Ruby, ma Karima, un nome pubblicato insieme al cognome, data di nascita e domicilio su uno dei maggiori quotidiani italiani, il giorno prima del suo diciottesimo compleanno, quando la legge ne doveva ancora tutelare l’identità. Da giorni sui quotidiani e nel web impazzano le sue foto, da ieri, primo giorno della sua maggiore età, in versione originale: il suo viso e la sua persona sono dappertutto, ammiccano ovunque, nelle pose più allusive e ambigue. Senza alcun rispetto, e senza pensare che in questo modo lei e ragazze come lei possano facilmente sentirsi lusingate da tanta improvvisa notorietà: se Karima ha raggiunto facilmente le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, se d’ora in poi sarà ricercatissima a ogni festa, nei locali che 'contano', nelle trasmissioni televisive, perché dovrebbe cambiare? Per quale motivo dovrebbe decidersi a cercare un lavoro normale, o mettersi addirittura a studiare?

Qualcuno ha pensato al danno che lei subisce, in questo modo? Ci chiediamo dove sia finito il garante della privacy. E sarà bene non nascondersi dietro il consenso dato alle foto, tutte scattate quando Karima era minorenne.

Abbiamo letto ieri, in un dettagliato articolo di un grande quotidiano, che «in serata si allontanava dalla comunità protetta di Sant’Ilario e, rossetto pesante e tubini neri, animava le serate dai cubi del Fellini, dal privé dell’Albikokka, dalle terrazze di Arenzano. Accanto ha sempre avuto Luca Risso […] nome e volto notissimo delle notti genovesi».

Se tutto questo è vero, e se, come sicuramente sarà accaduto, i responsabili delle comunità hanno comunicato puntualmente tutto alle autorità giudiziarie, allora dovrebbe essere già iniziata da un pezzo una grande inchiesta sulla prostituzione minorile genovese, e non solo, che sicuramente ha investito tutti i soggetti indicati: dai locali che ingaggiano minorenni a tutte le persone coinvolte, comprese le squadre di calcio cui si fa riferimento, e i proprietari dei ristoranti menzionati. E quando Karima si è allontanata 'in vacanza' sullo yacht per quindici giorni contro il parere del tribunale dei Minori, come viene scritto nello stesso articolo, sicuramente lo stesso tribunale si sarà attivato per identificare le persone con cui Karima è stata in compagnia: chi si è fatto carico di quella minorenne, quest’estate? Quale compagnia ha frequentato? Se, legittimamente, si indaga su un suo affido temporaneo, tanto più si dovrà capire chi in questi mesi l’ha tutelata e protetta e chi invece l’ha sfruttata. Insomma: c’è stato un interessamento insistente a questa ragazza, ci sono state segnalazioni ai Tribunali competenti, o tutto si è attivato solo quando la sua vicenda ha lambito il presidente del Consiglio in carica?

Da ultimo, il più triste regalo di compleanno a Karima: l’intervista a suo padre, che ha dichiarato di provare vergogna. Una vergogna che dovrebbe provare piuttosto chi, in situazioni come queste, mette pubblicamente un padre contro una figlia, senza il minimo rispetto per la situazione dolorosa di quei genitori, e per una ragazza che da oggi sentirà la sua famiglia ancora più estranea.

Comunque, non è mai troppo tardi per chiedere a tutti un’attenzione non strumentale ai «minori in difficoltà».

politica uno

Si, sono scandalizzata dall’ultimo “caso Ruby”. Sono scandalizzata per come viene trattato il Presidente del Consiglio, che, sostanzialmente, è messo alla berlina perché ha fatto una telefonata per cercare di tirare fuori dai guai una ragazza sbandata. Tutto qua.

Sono scandalizzata dai fiumi di menzogne e dalle calunnie di Repubblica, che nel suo primo articolo ha parlato del famoso “bunga bunga” come della “abitudine del padrone di casa d’invitare alcune ospiti, le più disponibili, a un dopo-cena erotico….un rito dell’harem africano” di Gheddafi, lasciando intendere le peggio cose.

Niente di vero, il riferimento in realtà era solo a una stupida barzelletta, e nient’altro, ma intanto Repubblica si può permettere di infangare il Presidente del Consiglio – e quindi l’Italia intera - con tutte le calunnie che vuole, tanto non paga pegno.

Andatevi a rileggere l’articolo allucinante di Repubblica di giovedì scorso, con cui Berlusconi potrebbe sì andare dai giudici, ma per denunciare e dichiararsi parte lesa.

Sulla questione che la ragazza fosse parente di Mubarak, la storia è semplice: secondo il Corriere della Sera, Berlusconi avrebbe detto per telefono “volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak”.

Subito dopo, la questura ha identificato con certezza la ragazza, contattando i genitori e la comunità di Messina da cui era scappata. Non era difficile capire che non aveva niente a che fare con un importante capo di stato straniero. E allora perché non hanno avvisato il Presidente del Consiglio che quella segnalazione era un errore? Non mancavano certo i mezzi per contattarlo, se veramente questa faccenda di Mubarak li avesse intimiditi o preoccupati.

Trovo scandaloso che uno come Gianfranco Fini oggi si sia permesso di pontificare sulla faccenda, dicendo che è “una vicenda che dimostra disinvoltura, malcostume, e un uso privato del potere pubblico”. Ma da che pulpito!!!!!!!

Premio faccia di bronzo a Fini: il Giornale e Libero lo hanno spiegato in prima pagina, da due giorni, e lo ha dovuto scrivere a malincuore, nascosto nelle ultime cinque righe di un articolo a pagina 11, ieri, anche il Corriere della Sera, riportando alcuni documenti ufficiali della procura di Roma che ha indagato sulla casa di Montecarlo: “le firme del locatore e del locatario appaiono identiche. E le carte sembrano confermare il dubbio che Tulliani sia in realtà il proprietario, visto che ha pagato contemporaneamente il canone e le spese di ristrutturazione”.

Quel Gianfranco Fini che ha sempre rifiutato un confronto diretto con i giornalisti – come invece ha fatto Berlusconi l’altro ieri –  promettendo che si sarebbe dimesso se fosse risultato che la casa di Montecarlo era del “cognatino”.

Ma state certi, che non lo farà. Non si dimetterà, farà finta di niente. Il dubbio – molto più di un dubbio – è che senza il “provvidenziale” caso Ruby, le notizie della procura di Roma sulla casa di Montecarlo, ed il comportamento della procura stessa, straordinariamente cauta e corretta nei confronti di Fini, avrebbero campeggiato sui giornali, obbligando Fini alle dimissioni.

Ma Fini è prezioso per quei poteri forti che vogliono far fuori Berlusconi: lui è lo strumento indispensabile per fare cadere il governo. Per poteri forti intendo innanzitutto quelli dietro il Corriere della Sera, per esempio, che seleziona le notizie spifferate illegalmente dalle procure a seconda se sono o no contro Berlusconi: ci fanno paginate solo se lo danneggiano: ma tanto nessuno indaga sulla fuga di notizie, e il Garante della privacy così sollecito invece nel caso del portavoce di Prodi, Sircana, sorpreso a contattare transessuali, adesso si è dimenticato di esistere.

Quel che vogliono i poteri forti, quelli veri, è il “governo tecnico”, e cioè un governo fatto non da chi ha vinto le elezioni – cioè da Berlusconi - ma da quelli che le hanno perse (PD in testa, ma non solo). E’ una forma di “colpo di stato di palazzo”: siccome non riescono proprio a mandarlo via con le elezioni, allora cercano di affossarlo in tutti i modi, con tutti i mezzi.

Sì, sono scandalizzata.

Vi segnalo due commenti, per capire meglio. Il primo, di Giuliano Ferrara, chiaramente su Il Foglio, e il secondo di Eugenia Roccella, su Libero.

politica due

Per capire perché il Pd non vuole le elezioni anticipate a breve, bisogna capire cosa sta succedendo in quel partito. Il progetto di Bersani, insieme a D’Alema, è quello di farne un partito di sinistra, per allearsi poi con uno di centro: la Margherita non c’è più, e allora stavolta ci sarebbe l’Udc. Ma questo progetto a tavolino scontenta tutti: allearsi contemporaneamente con Di Pietro, con Vendola e con l’Udc non è possibile. Qualcuno deve rimanere fuori. E il Pd di Bersani&D’Alema, presi da soli, ha l’anima moscia, nasce vecchio, non ha identità. Le due vere personalità a sinistra, piaccia o no, quelle che hanno una rappresentatività e un consenso reali, sono Matteo Renzi, il giovane sindaco di Firenze, e Nichi Vendola, il governatore pugliese con l’orecchino e l’eloquio magnetico. Bersani&D’Alema vedono tutti e due come fumo negli occhi, ma non potranno fare a meno di farci i conti. Per chi vuole approfondire, qua due lunghi, e interessanti articoli di Ceraza (da Il Foglio) :  il primo, titolato Pd, partito della diaspora, e il secondo Il Renzi che non avete ancora letto.

politica tre

Governare è difficile anche per una superstar come Obama, che dopo un’elezione trionfale e il premio Nobel a prescindere (non si capisce ancora perché glielo hanno dato), ha popolarità e consenso ai minimi storici. Ed è significativo quello che sta succedendo negli Usa, dove per risollevare le sorti dei democratici alla vigilia delle elezioni di mid-term, che dovrebbero essere una batosta per Obama, si siano autoconvocati …. dei comici. Molto popolari, anche commentatori, ma comici. E’ stata detta “la manifestazione di chi non manifesta”. Molto interessante questo pezzo del Sole 24 ore di oggi, che svela non poche affinità con quanto succede in Italia, soprattutto nell’atteggiamento della gente, sia di chi ha organizzato il raduno sia di chi vi ha partecipato, che tendono a sinistra ma non hanno un’identità precisa, e sono contro quelli del movimento radicale di destra dei Tea Party, (considerati poco più che barbari) . Ci torneremo su.