un segreto perfettamente custodito

E’ veramente difficile avere fiducia in questa magistratura.

Secondo i giudici di Roma la svendita della famosa casa di Montecarlo fatta, sostanzialmente, da Gianfranco Fini a una società off shore di cui ancora teoricamente non si conosce il proprietario (ma che tanti indizi indicherebbero essere il “cognato” di Fini), non è una truffa.

Ma se la casa a Montecarlo è stata “giustamente” svenduta a 300.000 euro, allora anche quella di Scajola poteva valerne 600.000: perché no? Perché Scajola, che non è mai stato indagato, si è dovuto dimettere, e Fini invece no?

E veniamo al fatto più grave, anzi, scandaloso: sappiamo adesso che Gianfranco Fini era indagato. Ma, fatalità, da quella procura non è trapelato niente, finché non si è avuta la certezza dell’archiviazione.

In un paese come il nostro, con le procure colabrodo, in cui interi verbali di interrogatori finiscono sulle prime pagine dei giornali, il fatto che Fini fosse indagato è rimasto miracolosamente segretissimo. Neanche un fil di fumo, un sussurro, un’ipotesi: niente di niente.

Ma, dico io, ci prendono per scemi?

Una casa che apparteneva a un partito svenduta  a sconosciuti ancora ignoti;  il “cognato” che ancora si deve capire come fa a campare in quel modo, che, fatalità, ancora abita là, e che non si è mai degnato di spiegare niente; l’indagine sul Presidente della Camera rimasta riservatissima, che neanche col terzo segreto di Fatima ci erano riusciti così bene: MA CHI VOGLIONO PRENDERE PER I FONDELLI?

La verità è che Fini non può essere indagato perché serve per far fuori Berlusconi: se fosse uscito sui giornali che era indagato, si sarebbe dovuto dimettere, e allora come si faceva a far saltare il governo ?

E noi dovremmo sorbirci i comizi di Fini sulla legalità? Adesso si capisce perchè Fini ha fiducia nella magistratura. Lui sì. Noi non sempre.

Tanto per capire da che parte pendono i cosiddetti poteri forti, vi segnalo un pezzo significativo, sul Corriere della Sera (tanto per cambiare: da quelle parti Berlusconi non l’hanno mai digerito). M. Teresa Meli a pagina due riporta le profonde riflessioni di Fini e D’Alema, che immaginano per il futuro del paese un governo tecnico come quello Dini, quello dopo il “ribaltone” del 1994, con cui fu fatto fuori il primo governo Berlusconi (appunto).

Già immaginare  un ex fascista e un ex comunista – nessuno dei due tanto ex – che insieme fanno un governo, fa ridere o piangere, a seconda dell’umore del momento. Ma interessa quello che dice la giornalista nel pezzo, riportando le considerazioni dei due: “La tappa fondamentale è rappresentata dalle amministrative del 2011. Quello sarà un appuntamento ad altissimo rischio per Berlusconi. Le elezioni, infatti, non dovrebbero andargli bene. Tradizionalmente quelle nei comuni non sono consultazioni in cui il cavaliere va forte…”.

PREMIO FACCIA DI BRONZO AL CORRIERE, AL QUALE RICORDIAMO CHE BERLUSCA HA STRAVINTO LE ULTIME AMMINISTRATIVE, ANCHE IN UN COMUNE COME ROMA, SENZA LISTA: NE VOGLIAMO PARLARE? E FINI, VENTI GIORNI DOPO IL TRIONFO DI BERLUSCONI ALLE AMMINSTRATIVE, HA COMINCIATO LO SFASCIO. Quindi lui sfascia sempre, a prescindere, i risultati non gli interessano.

Certo, il corriere tifa per il governo tecnico, lo vediamo bene. Ci rassicura il fatto che da un pezzo il corriere non ne ha azzeccata una. Speriamo continui così, rispettando la tradizione.

E comunque, un’ultima considerazione.

Alle amministrative, dove era convinto che Berlusconi avrebbe perso, Fini non ha fatto neanche mezzo minuto di campagna elettorale, perché – diceva – lui era una figura istituzionale, non poteva mica fare campagna elettorale. Era super partes, lui.

E allora adesso che ci va a fare in giro per l’Italia? Perché adesso per promuovere il suo partito personale la figura istituzionale non impiccia, e prima sì?

Eh, si, a troppe domande deve rispondere ancora il signor Fini…

P.S.: nel post che segue, alcuni vostri commenti. ricordo l'indirizzo e-mail, nella rubrica "contatti": redazione@stranocristiano.com