pensieri politici

Il mio amico Angelo mi ha chiesto perché passo il mio tempo – veramente voleva dire che spreco il mio tempo, ma è stato gentile – a parlare di Gianfranco Fini.

Sia chiaro: non me ne potrebbe importare di meno di lui, della sua compagna Elisabetta, del cosiddetto cognato, di tutti i Tulliani e della faccenda penosa e imbarazzante in cui si è cacciato.

Ma non posso fare a meno di pensare con amarezza che avevamo, noi tutti, nel senso noi italiani, una grande opportunità, che per la vanità e la smania di potere – perché di questo si tratta – di Fini abbiamo perso. Mi riferisco ai tre anni che ci stavano davanti senza elezioni.

Un governo eletto con una maggioranza ampia, e sostanzialmente confermato alle scorse elezioni regionali: questo avevamo. E tre anni prima delle elezioni successive: un’occasione unica per mettere mano veramente a quelle riforme che tutti chiedono ma che non si sa più se qualcuno veramente vuole.

E invece, neanche venti giorni dopo il successo delle regionali, ecco Fini e i suoi patetici seguaci che mandano tutto all’aria.

Ma perché, dico io? E’ evidente che non è questione di mancata democrazia all’interno del PdL: diciamolo pure, vogliamo parlare di come Fini ha sempre gestito l’MSI prima, e poi AN? Ma vogliamo scherzare? Lezioni di democrazia dall’Msi?

E poi, dopo tutte le lezioni di alta moralità fatte con il ditino puntato, lui, l’erede di Almirante, il capo del partito specializzato in gite a Predappio, che ti combina?  Veniamo a sapere della patetica faccenda della casa di Montecarlo, dei contratti Rai alla suocera casalinga, tutte cose che non riesce più a smentire, e neanche ci prova. Che squallore!

E quindi molto probabilmente andremo a votare a primavera, grazie a Fini e ai suoi, che te li raccomando.

Ancora peggio se guardiamo a quelli dell’UdC. Che dopo aver appoggiato la Bresso in Piemonte, e avere perso, e dopo avere scelto di stare con il Pd pure in Sicilia, adesso fanno l’occhietto a Fini. Sarebbe questo il partito di riferimento dei cattolici (come dicono sempre loro)? E quali sarebbero i loro punti di riferimento: D’Alema e Fini?  Altro che cattolici, il loro ideale è: con tutti tranne Berlusconi. Come Di Pietro, insomma. Per carità, ognuno la pensa come vuole, e ha le strategie politiche che meglio crede. Ma poi mi devono spiegare perché un cattolico dovrebbe votarli. Me lo devono proprio spiegare bene, perché adesso, visti i fatti e le scelte concrete, di motivi proprio non ce n’è neanche uno. Che garanzie danno, visto che le posizioni della Bresso prima, e di Fini adesso su certi temi a loro non fanno problema?

E poi non ci si può sorprendere se in questo clima di odio totale – ma l’avete sentito Di Pietro l’altro giorno? E l’avete visto Fini, che non gliene poteva fregar di meno, alla faccia della sua carica istituzionale? - qualcuno prende una pistola e spara. Belpietro, il direttore di Libero, l’ha scampata bella. Per caso, però.

Si, sono preoccupata. Anche per questo mi occupo, e continuerò a farlo, di Fini.