a proposito del sinodo sul Medio Oriente

24 Ottobre 2010

A proposito del sinodo vaticano dedicato al Medio Oriente: io capisco che i vescovi mediorientali vogliono tenere i toni bassi con l’Islam per evitare di mettere a rischio i pochissimi cristiani rimasti in quelle zone. Ma, appunto, visto che dopo decenni di silenzi sulle vessazioni islamiche le comunità cristiane stanno comunque scomparendo, non sarebbe ora di cambiarla, questa politica?

I vescovi mediorientali hanno il dovere di testimoniare la verità, e cioè che i cristiani abbandonano il mediooriente perché nei paesi islamici non sono liberi, ma discriminati e perseguitati. L’unico paese mediorientale dove i cristiani possono praticare liberamente la loro religione è Israele, che è anche l’unico paese mediorientale dove i cristiani aumentano di numero, mentre da tutti gli altri scappano a gambe levate (leggete qua i numeri, impressionanti).

E allora perché non ammetterlo, una buona volta, accanto a tutte le critiche – legittime – che si possono fare a Israele? L’ atteggiamento “contro Israele sempre e comunque” di tanti vescovi mediorientali è semplicemente insensato, e gli stessi vescovi dovrebbero innanzitutto farsi un esame di coscienza, a cominciare da tale Michel Sabbah, tanto per fare nomi (ma ce ne sarebbero diversi altri), e cominciare a chiedersi se hanno sbagliato qualcosa nelle loro valutazioni, visto che le loro comunità arabo-cristiane si stanno riducendo al lumicino. Cominciassero a rispondere a una semplice domanda, per esempio: quale cristiano lascerebbe Israele per andare a vivere in qualche paese islamico?

Non tutti, fortunatamente, sono come Michel Sabbah. Per esempio, il vescovo libanese di Antiochia dei siri Raboula Antoine Beylouni ha avuto parole molto dure nei confronti dell’Islam nel suo intervento al Sinodo. Ma, come ci informa Sandro Magister sul suo blog, l’Osservatore Romano ha pubblicato solo alcuni stralci del suo discorso, tagliando le parti più dure, su disposizione della Segreteria di Stato. Capisco bene che si vogliono evitare incidenti diplomatici, soprattutto visti i precedenti, e capisco benissimo tutta la prudenza del mondo, ma  siamo sicuri che sia questa la strategia più efficace per aiutare i cristiani medioorientali?

Qua di seguito altri due pezzi sull’argomento, per capire meglio, da il Foglio, uno di Giuliano Ferrara, e l’altro di Giulio Meotti, che riporta, tra l'altro, dichiarazioni di  Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano ed editorialista della Stampa (e io condivido tutto):

“I vescovi antisraeliani avrebbero la vita più difficile se anziché Israele denunciassero l’oltranzismo islamista che rende impossibile la vita dei cristiani in medio oriente e che è la causa principale della decrescita cristiana, non certo per la presenza d’Israele. Questi vescovi dovrebbero protestare con i governi dei propri popoli. Dal punto di vista politico attaccare Israele e l’islam radicale significa denunciare i nemici dei propri governanti, da Mubarak ad Assad: non si paga nulla, c’è furbizia politica e poco coraggio. Il Vaticano con il suo appeasement ha quindi sbagliato in medio oriente, è il momento di cambiare politica”.
P.S.: come avrete visto, da tempo ho eliminato la possibilità di inserire commenti nel blog, visto che un paio di imbecilli usano lo spazio messo a disposizione per insultare volgarmente tutto e tutti (l'insulto, si sa, è l'unica arma di chi non è capace di argomentare altrimenti). Chi volesse  scrivere, può usare l'indirizzo e-mail nella sezione contatti redazione@stranocristiano.com. Saranno pubblicati i commenti ritenuti utili alla discussione.