i mondiali, una fiction, e la biopolitica

Avvenire 1. 7. 2010

Teniamoci stretta la nostra "eccezione"

Assuntina Morresi

Ventotto anni fa, in questo stesso periodo, preparavo gli esami di maturità. Studio matto e disperatissimo, che si interrompeva solo per vedere in Tv le partite della nazionale – il mitico Mundial di Spagna ’82 – e Dancing Days , telenovela brasiliana di successo in cui la protagonista, interpretata da Sonia Braga, era appena uscita da più di dieci anni di prigione: tante difficoltà per ricominciare, grandi passioni, amicizie, la nuova vita, una figlia ritrovata, e il lieto fine con l’amore vero.

Ci ripensavo in questi giorni, quasi trent’anni dopo. Un periodo di lavoro molto intenso, intervallato dalle partite del mondiale sudafricano e, una sera, dalla pausa con una fiction di successo, Brothers & Sisters . È la storia di una famiglia americana, con una madre rimasta vedova – la bravissima Sally Field – e cinque figli ormai adulti, tre maschi e due femmine. Indicativa la trama dell’episodio che ho visto casualmente. Uno dei tre figli maschi, Tommy, è sposato e ha una bambina di due anni, dalla salute incerta fin dalla nascita, che improvvisamente peggiora: dicono i medici che dipende dal fatto che è nata prematura e che ha bisogno urgente di un trapianto di fegato. Però la mamma non è compatibile e Tommy è solo il suo papà 'sociale': la bambina è nata con la fecondazione assistita, lo sperma è stato donato dai due fratelli di Tommy, ma non si sa quale dei due sia effettivamente il padre (evidentemente il liquido seminale è stato mischiato prima della fecondazione).

Dall’esame del Dna si scopre che il papà biologico è Kevin, che dei due fratelli è quello omosessuale, regolarmente sposato con il suo partner. La sera prima dell’operazione i due parlano della procura legale con cui Kevin autorizza suo 'marito' (si indicano così fra loro nel telefilm) a 'staccare la spina' nell’eventualità che qualcosa vada male durante l’operazione e lui resti 'come un vegetale'. «Meno male che siamo sposati – dice Kevin – altrimenti mia madre la spina non la staccherebbe mai». Mentre la bambina e lo zio/padre sono in sala operatoria, Tommy si confida con Kitty, una delle sue sorelle: lei lo può capire, visto che sta aspettando un bambino ma con una mamma surrogata, perché non riesce a rimanere incinta. Alla fine, happy end: l’operazione è riuscita e tutti insieme festeggiano il giorno del Ringraziamento.

Il paragone con la telenovela di Sonia Braga non potrebbe essere più impressionante. Una rivoluzione antropologica, in trent’anni, riassunta in una puntata qualsiasi di una fiction (la moderna telenovela) di seconda serata, trasmessa dalla Rai: inizio e fine vita, 'nuove' famiglie e rapporti di parentela complicati, con un lessico proprio (madre surrogata, padre biologico). Un super-condensato di bioetica, insomma, compreso il trapianto fra viventi, l’analisi del Dna e le conseguenze di un parto prematuro. Bisogna anche precisare, però, che all’epoca della storica partita Italia-Brasile 3-2 (Rossi, Socrates, Rossi, Falcao, Rossi; e adesso siamo già a casa...) c’erano già tutti i presupposti: Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta, nel 1982 aveva già quattro anni.

Karen Ann Quinlan, la prima icona del diritto a morire, era in stato vegetativo da sette anni, e già da sei le era stato staccato il respiratore, su richiesta del padre e con l’autorizzazione dei giudici. Sarebbe morta nel 1985. Nel giugno 1982, a mondiali iniziati, si inaugurava a Bologna il primo Centro di cultura omosessuale, il Cassero, a Porta Saragozza, in una sede offerta dall’amministrazione comunale. Ventotto anni fa, quando con tre goal l’Italia travolgeva la Germania ed era incoronata Campione del mondo, guardavamo Dancing Days ma tutto era già pronto per Brothers & sisters , una trama che all’epoca non saremmo stati in grado neppure di immaginare. Tutto era pronto, ma qualcosa è successo, per cui almeno da noi certe fiction 'biopolitiche', fortunatamente, non si possono ancora ambientare.

La legge 40 sulla procreazione assistita, e il clamoroso fallimento del referendum nel giugno 2005 che la voleva sostanzialmente abolire – un referendum sostenuto pressoché dalla totalità della stampa e dei mezzi di comunicazione, è bene ricordarselo –, hanno addirittura quasi fatto dimenticare che prima della legge, fino al febbraio 2004, anche in Italia era possibile fare di tutto con le nuove tecniche: fecondazione eterologa, compravendita di gameti (ovociti e spermatozoi), embrioni umani prodotti, congelati e distrutti senza limiti, maternità surrogata, diagnosi preimpianto e via dicendo. Il Family Day del maggio 2007, poi, la grande manifestazione nazionale delle famiglie a piazza San Giovanni a Roma, ha seppellito la proposta di legge del governo Prodi sui Dico, che voleva riconoscere le coppie di fatto anche omosessuali, e che inevitabilmente ne avrebbe sdoganato anche il matrimonio, come è successo in tanti altri Paesi occidentali.

Un’intelligente iniziativa politica insieme a un movimento popolare trasversale, in cui si sono riconosciuti credenti e non, grazie all’impostazione culturale non fideistica ma realmente laica con cui sono state impostate le due battaglie: dapprima il varo e la difesa di una legge, la 40, e poi il rifiuto di un’altra, quella sui Dico. E pure la drammatica fine di Eluana è stata vissuta in modo analogo, lasciando un segno incancellabile nelle coscienze. Pezzi importanti della nostra storia che hanno permesso all’Italia di rimanere una felice eccezione nella società occidentale, che invece è stata completamente trasformata – e frastornata – dalle mutazioni antropologiche della tecnoscienza.
Un’esperienza culturale e politica preziosa, di cui dobbiamo essere consapevoli.