Marzo 2010

pensiero notturno

Leggiamo dal sito www.italia150.it: “Lavoriamo dal 2007 per organizzare a Torino nel 2011 i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia”.

Avevano pensato a tutto, ma non a Cota: e adesso, che si fa, nei salotti buoni in quel di Torino, dopo quattro anni di duro lavoro? Dopo mesi di paginate sussiegose del Corriere della Sera, a tre per volta, noiose non si sa quanto, in cui ci hanno spiegato quanto saranno importanti, signora mia, i festeggiamenti per i 150 anni, che partiranno proprio dalla casa dei Savoia, adesso la festa all’Unità d’Italia gliela fa la Lega. Sicuramente Roberto Cota saprà trovare la chiave giusta per i festeggiamenti. Comunque, sarà divertente.

Anche perchè gli altri già gustavano l'idea di vedere la Bonino a Roma a tutte le cerimonie ufficiali in Vaticano (nella maggior parte delle cerimonie è invitato il Presidente della Regione Lazio). E invece adesso si troveranno un leghista alle cerimonie del Quirinale per celebrare 150 anni dall'unità d'Italia.

Si, sarà proprio divertente!

Ha vinto Berlusconi, insieme al voto cattolico

Ha vinto Berlusconi, insieme al voto cattolico.

Ha vinto lui, scendendo in campo per far votare la Polverini, contro tutte le probabilità, contro tutto e tutti. Ha vinto la sua linea politica, piaccia o meno: i suoi alleati sono cresciuti, basta vedere la Lega, e i suoi avversari sono stati sconfitti sonoramente.

Ha vinto il voto cattolico, quello dei principi non negoziabili, per la precisione: Cota ha fatto gran parte della sua campagna su questo. E nel Lazio la Bonino ha perso anche se dall’altra parte non c’era neanche la lista.  L'Udc ha annacquato la sua caratterizzazione cattolica:  per andare sia con la destra che con la sinistra l'Udc non ha potuto caratterizzarsi più di tanto,  ed è andata meglio quando il tratto cattolico era più evidente (v. Paola Binetti in Umbria). Anche nel Lazio contro la Bonino l'Udc non ha detto granchè, lasciando solo il card. Bagnasco e Vallini a parlare chiaro.  E anche il successo personale di Magdi Allam  in Basilicata va in questo senso.

Alla faccia dei finiani e di tutti quelli che dicevano che il voto cattolico non conta niente…..

E’ letteralmente in polvere l’asse Fini-D’Alema-Casini: l’Udc si è dimostrata irrilevante per gli equilibri politici italiani, inconsistente come i “laboratori politici” di D’Alema, che cercava nell’Udc un alleato prezioso: la vittoria di Vendola è una sconfitta di tutto questo, definitiva. Per non parlare di Fini, totalmente ridimensionato, e stasera siamo buoni: in questi mesi ha fatto la sua campagna contro Berlusconi tutta in chiave anti-leghista – v. le iniziative su immigrazione e cittadinanza, per non parlare della noiosa retorica sull’unità d’Italia – ed in chiave laicista, ed ecco i risultati….sarà bene che quelli di farepassato ci facciano un pensierino su.

Mentre scrivo c’è Rosi Bindi che sta lavorando di fantasia, e sta cercando di spiegare che il centro destra ha perso, e che la sinistra si sta riprendendo. Speriamo che continui a riprendersi sempre in questo modo.

Un dato su tutti, tanto poco rilevante per il risultato generale, quanto però significativo: in Umbria la Lega Nord – che abbiamo saputo che si candidava solo quando abbiamo visto l’elenco delle liste – ha preso gli stessi voti dell’Udc, partito storico nella nostra regione.

Ma di cosa vogliamo parlare?

Ha vinto il popolo delle province, abbiamo vinto noi del popolo, insomma: W LA PROVINCIA! Lazio docet: Roma premia la Bonino, ma tutto il Lazio premia la Polverini, e pare sia andata così anche in Piemonte, fra città e campagna.

ABBIAMO VINTO!!!!!!!

Feltri condannato per il caso Boffo

L'Ordine dei giornalisti di Milano ha condannato Vittorio Feltri a sei mesi di sospensione dalla professione per come si è comportato nei confronti di Dino Boffo, l'ex direttore di Avvenire dimessosi su un caso montato da Il Giornale, rivelatosi poi un falso clamoroso, per la maggior parte, e una notizia vecchia e senza alcun peso, dall'altra. Feltri è stato punito anche per aver fatto scrivere Renato Farina, prima su Libero e poi su Il Giornale, nonostante fosse stato radiato dall'Ordine.

La reazione di Vittorio Feltri è stata tale da provocare la pubblicazione su Avvenire di un breve editoriale, a firma dell'attuale direttore Marco Tarquinio, che condivido pienamente, e riporto di seguito.

Fino ad ora pure io ho sempre pensato che l'esistenza di un ordine dei Giornalisti non avesse senso. Ma se Feltri continua a parlare a vanvera, pensando di parlare in libertà, penso invece che un qualche tribunale che giudichi i comportamenti scorretti e intollerabili dei giornalisti sia invece molto utile.

Avvenire 27.3.2010

L’ ALTRO EDITORIALE

  VERITÀ E SCONCEZZE

 MARCO TARQUINIO
 Pochi lo sanno, pochi ci credo­no, ma anche i giornalisti han­no il loro tribunale. Un tribunale morale, ma con un potere vero. Se qualcuno di noi scrive «falsamen­te » e mette in circolo «informazio­ni non vere» e perciò «viola la di­gnità e l’onore » di una persona «compromettendo il rapporto di fi­ducia tra stampa e lettori» e tutto questo viene provato, per lui scat­tano sanzioni. E la sua colpa viene proclamata al cospetto dell’opi­nione pubblica.

È accaduto ieri a Vittorio Feltri, condannato in pri­mo grado dall’Ordine dei giornali­sti di Milano. I lettori di Avvenire ne conoscono benissimo il motivo: perché dal 28 agosto 2009 per die­ci giorni di fila scrisse con ferocia e malizia falsità contro Dino Boffo, per quindici anni generoso e lim­pido direttore di questo giornale, arrivando ad attaccare la stessa Chiesa. Poi – tre mesi dopo – Feltri fece ammenda, a fatica. E dopo qualche altra settimana tornò a far­si sentire, industriandosi ad alzare polveroni per coprire le proprie col­pe. Se ora, per lui, c’è ' solo' una pesante sospensione e non una de­finitiva radiazione dalla professio­ne giornalistica, non è per le corti­ne fumogene, ma perché, in qual­che modo, a dicembre, provò in parte a rimediare al malfatto.

Ieri però sulla bocca di Feltri sono tornate sconcezze e oscene allusioni, anche contro la Chiesa. E questo è di una gravità intollerabile. Eppure Feltri dovrebbe averlo capito: il tempo è un giudice morale inesorabile, esalta i galantuomini ed è inflessibile con gli spacciatori di fango e di menzogne.

Peccato per gli uomini politici e di governo che ieri sono stati così avventati da tenere bordone al direttore del Giornale, finendo per difendere la sua pretesa di impunità e dimenticando che, in questa storia, l’unica vittima è stato Boffo. L’Ordine dei giornalisti milanesi avrebbe forse potuto evitare di sentenziare su un caso così emblematico alla vigilia di una consultazione elettorale, ma certo nessuno può dire che questo giudizio sia arrivato troppo presto. E nessuno, soprattutto, dovrebbe essere così fazioso e cieco da non inchinarsi di fronte alla verità. 

i fatti e le menzogne - lo scandalo pedofilia dentro la Chiesa

L’accusa di pedofilia è infamante.

Per poter giudicare, dobbiamo distinguere la verità dalle menzogne. E se è vero che in molti casi gli abusi su minori ci sono stati, e sono stati coperti, è anche vero che in molti più casi si tratta di accuse volutamente esasperate, notizie distorte e utilizzate come una clava per colpire la Chiesa e delegittimarla.

E' importante quindi documentarsi, da fonti attendibili. Vi segnalo tre testi da leggere:

Uno: articolo di Massimo Introvigne, documentato, su “quanti sono i preti “pedofili”?”.

Due: le accuse del New York Times, e i fatti, dal blog di Sandro Magister.

Tre: ovviamente, da leggere per intero, la lettera del Papa ai Cattolici d’Irlanda. E' una lettera bellissima, con toni duri, molto potente nel linguaggio usato e nei contenuti. Non accontentatevi delle sintesi lette sui giornali, leggetela per intero, ne vale la pena.

il Corriere, i cristiani, le elezioni

Per il Corriere della Sera  gli unici cattolici buoni sono quelli perseguitati.

Il numero di ieri è quasi didattico: in prima pagina, da una parte l’editoriale di attacco alla CEI che non è stata zitta come doveva, e dall’altra la notizia della morte atroce di un cristiano in Pakistan, e un ricordo dell’arcivescovo Romero, ucciso mentre celebrava la messa.

Con le notizie sulle persecuzioni nei confronti dei cristiani da sempre il Corriere – pure con Paolo Mieli, che ha diretto il quotidiano contro la CEI sia sul referendum sulla legge 40 che contro il Family Day, prendendosi una batosta appresso l’altra – ha cercato di coprire il nocciolo duro di ostilità contro i cristiani.

Un’ostilità su cui Galli della Loggia ha scritto qualche giorno fa un editoriale che non convince per niente: un’aria anticristiana, in Italia, dice, e in effetti descrive bene l’aria che tira sul suo giornale, ma non dice che  ad essere anticristiani sono solo certi cosiddetti “salotti buoni” di casa nostra, ma non certo il resto.  Noi del popolo italiano siamo un’eccezione, proprio per il tessuto sociale intriso di sentire cristiano, nonostante tutto: il referendum della legge 40 e il Family Day, ma anche Radio Maria e i pellegrinaggi a Loreto, le GMG (cioè le Giornate Mondiali della Gioventù, meglio spiegare, sennò al Corriere pensano che si tratta di Giovani Modificati Geneticamente) qualcosa avrebbero dovuto insegnare, ai miopi frequentatori di tanti salotti …… che però non vogliono capire perché loro a certe cose non ci vanno. Un editoriale che non ci è piaciuto neanche un po’, insomma, e ieri un altro di Pierluigi Battista, che protesta per l’intervento dei Vescovi.

Già, perché ha dato proprio fastidio quel che ha detto il Card. Bagnasco, il Presidente della CEI, quando nella sua prolusione ha spiegato a chiare lettere che i “valori non negoziabili” sono la base per tutti gli altri: non ci saranno mai politiche di accoglienza se non si rispetta la vita di ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale. Ed è inutile fare politiche sulla famiglia, se non si specifica innanzitutto di quale famiglia stiamo parlando.

E siccome domenica e lunedì si vota, e nel Lazio rischia di vincere Emma Bonino, certo che un richiamo non nuovo, come quello della CEI, ha dato fastidio a chi già si lecca i baffi in vista di una possibile vittoria zapateriana, come quelli del Corriere.

Pigi Battista protesta: i modi in cui il Card. Bagnasco è intervenuto “producono inevitabilmente un effetto di divisione nel mondo dei fedeli. Costringono i cattolici che fossero intenzionati a votare Emma Bonino o Mercedes Bresso a sentirsi in conflitto con la propria Chiesa.” Oddio, che orrore: chi voterebbe la Bonino si sentirebbe addirittura in colpa, se cattolico. Invece, secondo il fido Battista, dovrebbe sentirsi sicuro, tranquillo, in fondo ce lo stanno ripetendo da settimane: ma quando mai la Bonino sarebbe stata contro i cattolici??????

Tutte balle. Seguiamo quelli del Corriere, che ieri hanno dedicato un bel paginone a sdoganare i matrimoni fra omosessuali, e che in un’altra pagina spiegano che il Card. Bagnasco si, ha parlato, però lo ha fatto anche tal Vescovo di Alessandria che avrebbe detto qualcosa di diverso. Un Vescovo sconosciuto ai più, tranne che per essere  in “corsa” per diventare cardinale a Torino …. Qualcuno gli spieghi che l’assist del Corriere non è un gran viatico, almeno nei confronti di noi del popolo.

Sul Riformista, intanto Alessandro Campi, direttore di farepassato, la fondazione di Fini, critica “quei sedicenti cattolici che invece di mediare, all’interno delle istituzioni, tra le posizioni non negoziabili della Chiesa e la sfera politico-sociale […] si limitano a cavalcarne le posizioni a scopi elettoralistici, alla ricerca della legittimazione sociale che nel frattempo hanno perduto”.

Non sappiamo quale sia la legittimazione sociale di Fini & C., per la verità. E’ certo però che nessuno di noi, da queste parti, smania per legittimarli. E suggeriamo a quelli di farepassato di fare meno gli spocchiosi, che di voti ce ne hanno pochini pochini, e senza Berlusconi che porta i voti, compresi quelli di tanti cattolici, tutti loro se ne starebbero a casetta propria, a guardare la politica alla TV del tinello.

tre segnalazioni

Tre segnalazioni.

L’Economist si è accorto della “guerra mondiale contro le figlie femmine”: la scomparsa delle bambine, abortite o uccise perché femmine. Ne mancano decine e decine di milioni. Qua la traduzione integrale: da leggere assolutamente.

Ho commentato l’approvazione della legge sulle cure palliative. E poi: la Corte Costituzionale ha respinto gli ennesimi ricorsi sulla legge 40. Niente diagnosi preimpianto. Anche su questo ho scritto un commento su Avvenire .

s'i' fosse foco....

S’i’ fosse foco arderèi ‘l mondo

S’i’ fosse vento lo tempesterei

S’i’ fosse acqua i’l’annegherei

e se fossi cittadina romana farei innanzitutto ricorso al Tar del Lazio (ma è mai arrivato qualcosa o qualcuno di buono, da quelle parti?), protestando per volermi impedire di votare la lista del PdL. 

Un migliaio di cittadini romani che gentilmente intasano il Tar Lazio di carte, cartucce e cartuccelle, tutte con bolli, timbri e contro bolli, tanto per cominciare: questo sì, sarebbe interessante. E poi che ci potrebbero fare, con tutte le carte di protesta, quei rigorosi integerrimi e sicuramente interpreti della giustizia profonda, del Tar Lazio? Non azzardiamo risposte, evitiamo volgarità.

E comunque, fra corsi, ricorsi e contro-ri-ricorsi, non ci si capisce più niente: prima la lista non c’è, poi c’è, è in corridoio, e invece no, c’è un plico, ma incompleto, serve un decreto, no non serve, ma sì che serve, è incostituzionale, invece no, interpreta la legge, ma non la cambia, ma sì, è un golpe, ma no, solo un panino…BASTAAAAAAA!

Stasera quei patetici del Pd, a incominciare da Enrico Letta (il nipote venuto male, a noi piace suo zio Gianni), si sono chiesti, pensosi e compunti,  “a questo punto, se non sarebbe un atteggiamento più responsabile quello di fermare, ovunque è possibile, da parte di tutti, la spirale dei ricorsi e dei controricorsi. Sarebbe un modo per far ritornare finalmente le politiche e i programmi al centro della campagna elettorale".

Ma che bella pensata!!! Smettiamola con i ricorsi, adesso che vi abbiamo fatto fuori, (giusto con i radicali), e torniamo a fare campagna elettorale! Lo dicono loro, quelli del Pd, che si preparano a sostituire alla guida del partito la Bindi con la Bonino. Sai che goduria.

E la facciamo noi la campagna elettorale per la Polverini! Anzi, diciamola tutta: per Berlusconi.

Stasera mettiamo le premesse:

  1. Che Fini si faccia da parte, please, che per far vincere la Polverini (finiana) non ci serve farepassato, quella fondazione noiosa che non porta voti e che non interessa a nessuno, figuriamoci poi ai romani: solo se scende in campo Berlusconi Renata può vincere.  Hai voglia a fare il sofisticato, caro Gianfranco, il  Sarkozy della Garbatella….
  2. E’ oramai acclarato che gli strateghi del caos elettorale sono stati i radicali, che avevano programmato di far casino con le liste, sapendo bene come si presentano, di solito. E la clamorosa e imperdonabile superficialità dei funzionari del PdL romano ha fatto il resto, regalando loro su un piatto d’argento un’occasione irripetibile. Ma è altrettanto chiaro, oramai, che il Pd è in mano ai radicali, che non rispondono certo a Bersani, ma che si fanno i fatti loro. Gli ex PCI, ex PDS, ex DS, quasi ex PD, futuri PR, le prossime settimane saranno ostaggio di Marco Pannella …. che se li magna tutti quanti …. ci sarà da divertirsi. Non hanno più niente da dire, …. poveretti, che brutta fine, comunque vadano le elezioni: in bocca a Pannella & C. per sopravvivere ….. oppure ai giudici …. sento già Togliatti che si rivolta nella tomba… (Ma quando hanno fatto la Resistenza, i timbri ce li avevano messi tutti?)
  3. L'ultima di Di Pietro: Berlusconi è un prepotente. Da che pulpito....

 Comunque,  cercando di riassumere: il Consiglio di Stato sarà l’ultimo, e decisivo, a dire la sua sulle liste PdL del Lazio e listino Formigoni della Lombardia. Per ora, in via cautelativa, in Lazio il Tar ha escluso la lista romana del PdL, ma ha ammesso la Polverini, mentre in Lombardia ha ammesso il listino Formigoni  (sempre in via cautelativa). Ma poiché il Consiglio di Stato entrerà nel merito solo dopo le elezioni, potrebbe anche cancellare i risultati ottenuti, qualsiasi siano, e far tornare a votare. In aggiunta, si deve pronunciare anche la corte Costituzionale sul decreto salva-liste, dopo che la regione Lazio lo ha impugnato. C’è anche il contro-ricorso che presenterà il PdL romano domattina contro il Tar Lazio, che non ha ammesso in via cautelare la lista del centrodestra, e quello che ha annunciato Penati, in Lombardia, contro il Tar Lombardia, perché ha ammesso, in via cautelare, il listino Formigoni.  

Come tutto questo andrà a finire, non si sa.

tre segnalazioni

Stasera tre segnalazioni. 

Uno: otto marzo, festa della donna. “La maternità, oscuro, scandaloso potere”, di Eugenia Roccella, sul sito “Più voce”. Da leggere. 

Due: politica. Il Tar del Lazio si è pronunciato: il PdL a Roma non ha diritto a partecipare alle elezioni regionali più travagliate della storia d'Italia. Ed io, una volta tanto, commento insieme a Mario Adinolfi, il blogger del Pd che sicuramente è tutt’altro che di simpatie berlusconiane (chiaramente, del suo post, che riporto di seguito,  non condivido l’ultima frase, ma sul senso generale ci siamo).

Golpe 
3 marzo 2010


Dite quello che vi pare, ma a me dei giudici che impediscono a Roberto Formigoni di candidarsi in Lombardia e al Pdl di candidarsi a Roma, fanno venire in mente un golpe. 
Fosse successo ai nostri, staremmo già tutti in piazza.

Voglio che il centrosinistra vinca le elezioni, senza scorciatoie e soprattutto senza appoggiarsi alla magistratura.

 Tre: di seguito, una serie di avvisi REALMENTE apparsi nelle bacheche e nello spazio annunci in fondo ad alcune chiese:

 Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un'area attrezzata per i bambini!

 Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al parroco nel suo ufficio.

 Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì sera alle 7. Per cortesia usate le porte sul retro.

 Venerdì sera alle 7 i bambini dell'oratorio presenteranno l'"Amleto" di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia.

 Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.

 Tema della catechesi di oggi: "Gesù cammina sulle acque". Catechesi di domani: "In cerca di Gesù".

 Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con i ringraziamenti di tutta la parrocchia.

 Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della nostra Parrocchia.

 Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la partita di mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!

 Il costo per la partecipazione al convegno su "preghiera e digiuno" è comprensivo dei pasti. 

 Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti che volete far ricordare.

Il parroco accenderà la sua candela da quella dell'altare. Il diacono accenderà la sua candela da quella del parroco, e voltandosi accenderà uno a uno tutti i fedeli della prima fila.

Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà concerto.

 Ringraziamo quanti hanno pulito il giardino della chiesa e il parroco.

e pur si vota....

Con il decreto salva-liste proposto dal governo e firmato dal Presidente della Repubblica il pasticcio elettorale di queste pazze regionali dovrebbe essere risolto, anche se i tribunali di Lombardia e Lazio devono ancora dire l’ultima parola.

Gli animi nel frattempo sono tutt’altro che placati, e urge un cambio di marcia: la litigiosità ha raggiunto livelli insopportabili.

Come ha fatto notare Marco Pannella, difficile pensare che Napolitano abbia firmato il decreto senza una sponda dentro il Pd, senza cioè che qualcuno autorevole dentro il Pd gli abbia dato un sostanziale via libera. E’ chiaro che al Pd non conviene vincere “a tavolino”, senza PdL, perché poi risulterebbe impossibile governare: in mancanza di liste avversarie, in Lombardia e Lazio non ci sarebbe neppure opposizione in consiglio regionale. Ne verrebbero fuori governi regionali totalmente delegittimati, la situazione sarebbe ingestibile.

Ma il Pd oramai è totalmente nelle mani dei radicali, che intanto minacciano di ritirarsi per protesta contro il decreto “salva liste” firmato da Napolitano. E potrebbero veramente decidere che è meglio che la Bonino faccia il gran gesto di ritirarsi. Lo sapremo martedì, quando si riuniranno in assemblea, e sarà Pannella, come al solito, a prendere la decisione finale. Vedremo.

E a costo di attaccare il “suo” Presidente della Repubblica, il Pd è all’inseguimento pure di Di Pietro, che insegue i radicali pure lui, e tutti cercano disperatamente di cavalcare la protesta, anche se in cuor loro tutti sono contenti che tutte le liste corrano e che le elezioni non siano rimandate.

E ci si mette pure Mons. Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, che segue il Pd, che segue Di Pietro, e tutti a inseguire i radicali: oggi il loquace vescovo ha attaccato pure lui il decreto firmato da Napolitano, e, come d’abitudine, è stato subito  smentito da un comunicato ufficiale della CEI. E d’altra parte, un interessante ed equilibrato editoriale di Marina Corradi su Avvenire  - da leggere - aveva già fatto capire oggi cosa pensa la Conferenza Episcopale Italiana a riguardo: un pasticcio, quello delle liste, chissà se veramente casuale, e a questo punto è bene che si voti con tutte le liste.

P.S.: Filippo Penati, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lombardia, sta valutando con i propri legali l'ipotesi di impugnare davanti al Consiglio di Stato l'ordinanza del Tar che ieri ha riammesso Roberto Formigoni alla competizione elettorale. Fra i legali di Penati c’è anche tale Vittorio Angiolini, noto alle cronache come avvocato di Beppino Englaro, e candidato per il Pd in Lombardia in queste stesse elezioni. Così, tanto per dire.

Avvenire e le elezioni

Avvenire 7.3.2010

IL CAOS DELLE LISTE, LE TENSIONI, LE ATTESE DELLA GENTE 
 Pensieri e giorni amari E pur tuttavia si vota, e si sceglie

 MARINA CORRADI

Dal diario di un elettore. In questi giorni in Italia se ne sono viste di tutte. Escluso il Pdl dal Lazio: quello che doveva presentare le liste s’è attardato al bar, oppure no, insomma non s’è capito, fatto sta che mezza Roma e provincia sembrava non poter votare. Poi, la Lombardia, un fulmine sulla efficienza del Pirellone. Mancano i timbri tondi, mancano i timbri quadrati, i radicali in agguato che controllano occhiuti, il verdetto: fuori gioco anche il listino Formigoni, a Milano non proprio minoritario. Dialogo sottocasa, alle sette del mattino, fra due milanesi col cane al guinzaglio: «Ma è uno scherzo?», fa uno.
  «No, fanno sul serio», risponde cupo l’altro, il giornale già sfogliato sottobraccio. Giorni affannati, dal Campidoglio alla Pianura Padana: rabbiose verifiche di montagne di carte, telefoni roventi, accuse, controaccuse e anatemi. Si litiga anche negli uffici e nei bar. «Io, se nella dichiarazione dei redditi sbaglio a compilare una riga, la pago cara!», protestano molti, invocando la stessa severità anche per i partiti, anzi: per la 'casta'.

Ma nello scontro, che pare opporre irrimediabilmente Pdl e oppositori e Corti e uffici vari, sembra che si dimentichi che, qui, il primo diritto offeso è di un altro: dell’elettore, anzi di milioni di elettori italiani, impediti nell’esercitare il loro libero voto. E ci si sente come passeggeri di un aereo che per irregolarità del piano di volo non parta. La torre di controllo nega l’ok al decollo, i piloti si infuriano, ma, zitti e vessati, chiusi in quell’aereo fermo sulla pista ci siamo noi. «Ma non capisci che il diritto di votare viene prima?», dici a un collega, alzando un po’ troppo la voce. E lui, urlando: «Le regole vanno rispettate! Senza regole non c’è democrazia!».

  E tanta ansia di rispetto delle regole, in un Paese come l’Italia, un poco ti insospettisce. D’accordo, a Milano mancheranno i timbri tondi, ma, se andassimo a controllare tutte le liste, dal Moncenisio a Reggio Calabria? D’accordo, a Roma è emersa la improvvisazione di una classe dirigente non certo cresciuta in quelle grandi 'scuole' che erano Dc e Pci.
  Ma – è la domanda sbalordita del venerdì mattina – davvero per questo non vogliono farci votare? O tanto rigido ossequio della legge non nasconde invece la speranza, in alcuni, di mettere fuori gioco un avversario detestato prima ancora che inizi la partita?

C’è un livore che emerge, che viene a galla, franco, sui giornali. Due fazioni che reciprocamente s’accusano di taroccare, o tramare, o barare. Mentre qualcuno già promette d’essere «disposto a tutto». Poi d’affanno, in un convulso lavorio notturno, vede la luce il decreto salva-liste. Il presidente Napolitano firma. E il giorno dopo – lasciando di stucco addetti ai lavori e noi, gente comune – spiega ragioni e dubbi addirittura su internet.

Beh, alla fine ci hanno messo una pezza, pensi, alla fine noi elettori ci riappropriamo di un diritto fondamentale: votare. Votare, e mandare a casa – noi – gli incapaci. Votare, e premiare – noi – chi se lo merita. Ma mentre anche il Tar della Lombardia (che nei prossimi giorni dirà una parola finale) riammette provvisoriamente il listino escluso, e trai un respiro di sollievo, la rissa invece sale e deflagra.
 C’è chi parla, o straparla, di impeachment,  di messa in stato d’accusa, per il capo del­lo Stato. E nell’opposizione c’è chi grida e insorge: in piazza! E nella maggioranza c’è chi si straccia le vesti come se non fosse stata appena messa una toppa a un incre­scioso sbrego.

Allora, amaro, torna il so­spetto che questa storia di firme sia solo un pretesto, un altro sulfureo giro nella spirale dell’avversione ideologica e radica­le che divide in due l’Italia della cosiddetta Seconda Repubblica segnata dal 'fenome­no politico' Berlusconi. Un cronista che ne ha viste tante come Giampaolo Pansa ha avvertito in questo humus una possibilità di violenza. Esage­ra? ti chiedi, come sentendo sottilmente vacillare le fondamenta di una casa che, comunque, fin da bambina hai pensato ben solida. Allora chiudi i giornali e vai al mercato: tra la frutta e il pesce, i banchetti di Lega e di Idv si fronteggiano pacifica­mente, la gente compra le prime fragole.

Un Paese in pace, ti rassicuri. Con una classe politica in alcuni casi maldestra, in altri miope, in altri ancora avida. Ma, tut­tavia, si vota. Si boccia, se si vuole, e si manda a casa. Noi, il popolo sovrano, il cui diritto a scegliere viene prima di tutto. Co­me in una democrazia normale. Almeno, speriamo.

Caos elezioni: la vera leggerezza del PdL

La vera leggerezza del PdL in Lazio, e, insieme alla Lega, in Lombardia, è stata quella di sottovalutare i radicali.

Già, perché per i radicali con la candidatura di Emma Bonino si è presentata per la prima - e probabilmente l’ultima - volta, un’occasione storica: la possibilità concreta per uno dei loro capi storici di diventare presidente di una delle regioni più importanti di Italia, quella in cui stanno Roma capitale e Città del Vaticano.

Un’occasione unica di visibilità e di presenza nella politica italiana, dalla quale vogliono trarre la massima visibilità e il maggior vantaggio.

Certo, col senno di poi è facile dirlo, ma bisogna capire  cosa si è sottovalutato: quegli scioperi della fame e della sete fatti dai radicali negli ultimi giorni di presentazione delle liste non dovevano essere presi sottogamba, con superficialità. 

Sono certa che se si controllassero le firme di presentazione delle liste in tutt’Italia con gli stessi criteri con cui sono state controllate in Lombardia, ne sarebbero escluse almeno la metà. E d’altra parte, se non ci fossero stati i radicali, chi avrebbe controllato, e tanto peggio, denunciato, a Roma, l’ uscita  del rappresentante del PdL dall'ufficio elettorale dove si presentavano le liste ? 

Certo, una volta non sarebbe successo: nei partiti non solo c’era maggiore professionalità fra i funzionari, ma c’era anche una militanza diffusa, ideologica quanto si vuole, dovuta però al fatto che chi faceva politica si faceva in qualche modo voce di qualcuno: una comunità del territorio, un’appartenenza ad un gruppo specifico, un popolo, insomma.

E tanta leggerezza sarebbe stata impensabile. Leggerezza non solo nella presentazione concreta delle liste, ma soprattutto – come in questo caso – nella lettura politica di queste regionali, e cioè nel non essersi resi conto che i radicali questa volta hanno scelto di giocare un ruolo decisivo: per la prima volta hanno giocato un loro pezzo da novanta come la Bonino sulla leadership di un grande partito, il secondo partito italiano.

La candidatura di Emma Bonino sta segnando indelebilmente queste elezioni: il Pd ha subìto la sua candidatura, ma da un pezzo mostra derive radicali che non hanno niente a che spartire con la sua storia, e ci si è schiacciato, non solo nel Lazio. Ce ne siamo accorti, nel nostro piccolo, a Perugia, quando il consiglio comunale ha approvato supinamente la proposta dei radicali (qualche centinaio di firme!) di istituzione del registro dei testamenti biologici, senza mostrare alcuna resistenza, prono a un manipolo di persone che rappresenta una piccolissima parte della cittadinanza.

Si chiama subalternità. 

E siamo a un paradosso: i radicali, adesso, chiedono che la politica intervenga, annullando tutto e ricominciando da capo, una richiesta che presuppone la consapevolezza che in queste condizioni non si può votare. Il Pd, invece, non vuole interventi della politica, come se si potesse veramente pensare di andare a votare in questo modo.

Stasera Formigoni ha reagito con orgoglio, rilanciando ed attaccando. E il listino della Polverini è stato riammesso.  Speriamo bene. Ma il clima generale è pessimo.

Non vorrei essere pessimista, ma comunque andrà a finire, sarà andata male.  E per ora i radicali hanno vinto.