Le dimissioni di Dino Boffo

Alla fine del Meeting sono andata con la mia famiglia una settimana in vacanza alle isole Tremiti, senza computer. Pensavo: il Parlamento è chiuso, cosa vuoi che succeda in pochi giorni? Per una settimana, posso anche staccare.

Le ultime parole famose …. è letteralmente scoppiata la bufera. Mi riferisco allo scriteriato attacco al direttore di Avvenire, Dino Boffo, da parte di Vittorio Feltri, che da poco è tornato a dirigere “Il Giornale”. Vista la gravità assoluta della faccenda, è bene mettere un po’ di ordine.

     Vittorio Feltri la settimana scorsa ha sparato in prima pagina il contenuto di una lettera anonima che circolava da diversi anni e che, prendendo spunto da un’ammenda pagata da Dino Boffo, ne voleva dimostrare l’omosessualità.

Troppo semplice? No, i fatti sono veramente così.

Chiaramente non sono i fatti legati all’ammenda pagata da Boffo ad interessare “Il Giornale”, ma la sua presunta omosessualità, una tendenza inammissibile per chi dirige il giornale della CEI, e soprattutto – secondo Il Giornale – per chi come Boffo ha dato voce alle critiche a Berlusconi sulla faccenda delle escort, rispondendo ad alcune lettere di protesta.

Feltri ci dovrebbe spiegare per quale motivo un direttore di un giornale avrebbe dovuto ignorare le lettere dei suoi lettori: forse Feltri si comporta così?

Ma della presunta omosessualità del direttore di Avvenire non si parla in nessun documento ufficiale, neppure negli atti del fascicolo nelle mani del Tribunale - non sono stati resi pubblici, ma i giudici hanno dichiarato che nel fascicolo non c’è niente del genere, neanche un’allusione: c’è solo una lettera anonima che lo dice, e che magicamente diventa oro colato per un bel po’ di gente, e dalla quale lettera dovrebbe difendersi Boffo.

Il quale Boffo risponde spiegando i fatti – basta andare a guardare Avvenire di questi giorni, per esempio qua.

La madre della ragazza a cui erano arrivate le molestie telefoniche, nel 2001, aveva sporto denuncia contro ignoti, e quando dal tabulario delle chiamate era venuto fuori il numero di un telefonino in uso a Boffo la querela era stata ritirata: la famiglia conosceva Boffo, e ne avrebbe riconosciuto la voce, se fosse stato lui l’autore delle telefonate. Ma per molestia si procede d’ufficio, e il gip non ha ritenuto attendibile la versione di Boffo, e cioè: l’autore delle telefonate era un suo collaboratore, che aveva cercato di aiutare dandogli lavoro (aveva problemi di droga, e poco dopo è morto di overdose), e che poteva avere accesso al telefonino.

Per proteggere il ragazzo e farla corta, Boffo decide di non impugnare la decisione del gip, iniziativa che avrebbe portato a un processo, e paga la multa. E’ così preoccupato della faccenda che non nomina neanche un avvocato di fiducia, ma lascia che si nomini un difensore d’ufficio.

La faccenda sarebbe finita lì, se una manina interessata non avesse cominciato a mandare in giro lettere anonime che, prendendo spunto dal fatto, raccontano che Boffo è omosessuale. Un’accusa inconciliabile con i suoi importanti incarichi all’interno della Chiesa.

Lettere anonime che però nessuno ha preso in considerazione per ben quattro anni: ne aveva parlato Panorama, nel 2005, nell’indifferenza generale.

E Feltri che fa? Si procura – e sarebbe interessante sapere da chi, visto che solo personale addetto poteva procurarselo – copia della condanna pecuniaria e ci appiccica dietro la lettera anonima, come se fosse un documento ufficiale a spiegazione dell’ammenda pagata.

A questo punto assistiamo all’inverosimile: si chiede conto a Boffo dei contenuti della lettera anonima.

MA DA QUANDO IN QUA UNA LETTERA ANONIMA E’ DIVENTATA UNA FONTE ATTENDIBILE?

Dico io: siamo matti? Ho letto allibita il pezzo di Messori sul Corriere, che spiega alla Chiesa che ci voleva più prudenza, non avrebbe dovuto dare tanti incarichi a Boffo, perché “un uomo immagine della Chiesa italiana ha campeggiato e campeggerà a lungo sulle prime pagine, sospettato dei gusti «diversi» la cui ombra grava oggi, più che mai, sugli ambienti clericali.”

Ma di quali sospetti stiamo parlando? Di quelli di una lettera anonima? Sull’ammenda – l’unico fatto certo – Boffo ha dato la sua spiegazione (e non vedo perché non credergli: qualcuno ha dimostrato il contrario?), e comunque di omosessualità parla solo la lettera anonima, e nient’altro. Per quale motivo qualcuno avrebbe dovuto prendere in considerazione una lettera anonima?

Peggio ancora De Mattei, che pensa che Feltri “ in fin da conti fa il suo mestiere di giornalista” – cioè i giornalisti pubblicano lettere anonime per mestiere, secondo De Mattei – e che dopo un pistolotto incredibile, in cui dimostra di bersi il testo anonimo come notizia certa, conclude: “quel che appare grave ai semplici fedeli è …. il silenzio con cui lo scandalo giudiziario è stato fino ad oggi coperto da chi aveva il dovere di intervenire e ha ora quello, impellente, di rimuovere dal suo incarico il direttore di “Avvenire””.

Ma di quale “scandalo giudiziario” stiamo parlando? Un’ammenda? Una lettera anonima?

I più rigidi pastori protestanti non avrebbero potuto far di meglio. Cosa c’è di cristiano in tutto questo? Dove sarebbe l’amore alla verità tanto sbandierato?

Ma ci rendiamo conto che nessuno, nessun direttore di quotidiano, nessun professore, nessun politico, nessun giornalista, neppure la persona più integerrima del mondo, insomma, nessuno può essere immune da diffamazioni di lettere anonime?

Che ognuno di noi provi solo per un attimo a pensare cosa succederebbe in un tribunale in cui accuse anonime venissero prese sul serio …. chi si salverebbe?  

Il Corriere della Sera, e non solo, attribuisce la lettera anonima a vicende interne al mondo cattolico. Non so se sia vero o no.

Per ora, solo alcune tristi certezze. La prima: Feltri ha fatto un mostruoso autogol, un danno devastante al PdL e al suo editore Berlusconi, dimostrando, insieme a tutti quelli che sostengono la nuova direzione de "Il Giornale", di non aver capito niente della Chiesa.

Il Giornale di Feltri ha colpito, incredibilmente, il punto di riferimento di gran parte dell’elettorato del PdL, dimostrando di non distinguere gli amici dai nemici (per un direttore di quotidiano non è un gran complimento), e cadendo nell’enorme contraddizione di attaccare – del tutto infondatamente, e anche questo non è il massimo per un giornalista – una persona sul piano privato, dopo che per mesi, giustamente, ha difeso Berlusconi da attacchi simili.  Un attacco incomprensibile per chiunque appartiene a quel mondo.

Lo ha appena riconosciuto anche Fabrizio Cicchitto, che non è esattamente un esponente della gerarchia cattolica.

Avvenire non è un giornale qualsiasi. In Avvenire si riconosce un popolo, quello cattolico, compreso chi non lo legge quotidianamente, anche chi non condivide tutto quel che c’è scritto; è stato il punto di riferimento delle nostre battaglie, ma è anche l’unico che racconta di tanta vita del popolo cattolico che altri giornali si guardano bene dal prendere in considerazione.

Chi festeggia insieme a “Il Giornale”, poi , non ha capito che la Chiesa non è un partito politico, al quale si possono dare colpi bassi, e con cui poi ricucire, come si fa in politica. La Chiesa non è questo, e chi la tratta così non può andare molto lontano.

Ci sarebbe molto altro da dire. Per ora vi segnalo tre contributi utili: il primo è quello di Antonio Socci, il secondo di Sandro Magister, ed il terzo è la lettera di dimissioni di Dino Boffo, con il commento di Giuliano Ferrara.