Aprile 2009

pensieri notturni

Le immagini e le storie di donne e uomini travolti dal terremoto a L’Aquila hanno allontanato, anche se per poco, tutto il parlare di libertà di morire degli ultimi mesi.

La morte che arriva all’improvviso e misteriosa, e porta via con sé uno e lascia l’altro che dorme accanto, apparentemente senza una spiegazione, ci ha preso a schiaffi, obbligandoci a guardare in faccia una realtà misteriosa, quella dell’esistenza di ciascuno di noi.

Pochi secondi per distruggere città e paesi, secoli di storia, e uno sconvolgimento di morte e macerie, e la lotta contro il tempo per salvare quante più persone possibile: questo abbiamo visto, e i fiumi di parole che abbiamo sentito negli ultimi mesi sull’autodeterminazione, sul diritto a morire, sulla libera scelta di morire, sono apparse nella loro vera consistenza, e cioè semplicemente ridicole.

Libertà di morire: ma di che cosa stiamo parlando? Cosa stiamo dicendo?

Non si tratta di eutanasia, non è neppure più questa la posta in gioco da quando è scoppiato il caso Englaro – la buona morte che si dà per pietà, l’omicidio che si commette per evitare sofferenze indicibili. Non è di questo che si discute, in realtà. Parlare di eutanasia oramai è fuorviante.

Qua si tratta  di apologia del suicidio, suicidio inteso come massima forma di libertà, il suicidio medicalmente assistito.

E un’intera società sembra correre dietro a questo surreale miraggio, il diritto a suicidarsi assistiti da un medico, il prossimo traguardo di civiltà.

Basta leggere alcuni commenti – non tutti - alla morte di Roberta Tatafiore, intellettuale femminista, che si è suicidata qualche giorno fa, programmando minuziosamente la sua fine negli ultimi tre mesi della sua vita  – una fine triste come lo può essere un suicidio in una camera d’albergo  – tanto da scrivere un memoriale che è arrivato postumo ai suoi più stretti amici, che immagino sarà oggetto di pagine e pagine di commenti, nelle prossime settimane.

Su l’Unità oggi Adele Cambrìa commentava “ammiro il suo coraggio: la sua morte così disperatamente eroica - un suicidio, non motivato, pare, da nessuna malattia inguaribile - é sostenuta da un discorso filosofico e letterario iniziato da oltre un anno; e che,approfondito in un testamento ancora non reso noto dalle amiche più vicine a lei, cui è stato indirizzato, forse aiuterà tutti e tutte a riflettere su un passaggio ineluttabile, a cui Roberta ha voluto accedere prima di noi. Per dare anche testimonianza di una società civile, quella italiana, che stenta a crescere su questi temi.”

Sì, hanno scritto proprio così: una morte eroica, quella di Roberta Tatafiore, perché il suicidio non era motivato da nessuna malattia inguaribile. Una testimonianza per una società che stenta a crescere su questi temi.

Ma, dico, io, siamo matti? Ma che stiamo dicendo? Di cosa stiamo parlando? Quale mefitico pifferaio maledetto stiamo inseguendo? Non vediamo l’abisso verso cui ci sta portando?

Io di eroico ho visto la gente di Abruzzo, quella che piangeva, quella che scavava le macerie, quella che guardava la distesa di bare, quella che pregava, quella che cerca di ricostruire.

Un angelo di Dio per tutti noi. E un l’eterno riposo per chi non c’è più. Roberta compresa.

quando Fini difendeva la 40 e celebrava la giornata della vita insieme ai vescovi

Gianfranco Fini vuole diventare Presidente della Repubblica, e per questo si è messo a fare il “laico”, sperando di allargare la platea dei suoi sostenitori, anche a sinistra (ma poi a destra lo voteranno?).

Paola Binetti, sabato, gli ha scritto una lettera aperta, ricordando una lettera che Fini aveva scritto al Corriere della Sera dieci anni fa.

Di seguito potete leggere l’articolo e la lettera di Fini, un Fini vecchia maniera, potremmo dire versione 1.0. Molto interessante, da leggere tutta.

Sia chiaro: il problema non è cambiare idea. Ma se un personaggio pubblico la cambia così radicalmente in poco tempo, dovrebbe innanzitutto spiegare il percorso che ha seguito, far capire per quale motivo adesso dice l’opposto di quello che diceva pochi anni fa: insomma, non può far finta di niente, e di punto in bianco fare una giravolta di 180 gradi, senza spiegare niente, altrimenti è ovvio per tutti noi pensare che non crede a quel che dice, ma che fa solo quello che ritiene utile alla sua carriera personale (ammesso e non concesso che poi veramente gli convenga).

Dal sito de Il Corriere della Sera  

 
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(2 febbraio 1999) - Corriere della Sera
 

 

Procreazione assistita

Una lettera di Fini "Niente donazione alle coppie di fatto"

Procreazione assistita Una lettera di Fini "Niente donazione alle coppie di fatto"

Caro direttore,

la legge sulla procreazione assistita è attesa da anni per mettere ordine negli interventi genetici sulle cellule germinali; per evitare i casi delle mamme - nonne, o peggio le ipotesi di realizzazione di monstra o di clonazioni; in definitiva, per regolamentare in modo certo il concepimento non naturale.

Com' è noto, gli articoli che vengono sottoposti al voto dei deputati, dopo l' approvazione con un ristretto margine dalla commissione Affari sociali, consentono la procreazione eterologa, cioè con i gameti di "donatori" estranei alla coppia, la ammettono anche tra le coppie di fatto, e tutelano l' embrione in modo subordinato rispetto agli altri soggetti che intervengono nel procedimento.

Si tratta di soluzioni che Alleanza nazionale non condivide: per questo, unitamente ad altri deputati del Polo, ha presentato degli emendamenti tesi a permettere l'accesso alle tecniche soltanto alle coppie di coniugati, a impedire la "donazione" di gameti estranei alla coppia, a impiantare un numero di embrioni corrispondenti a quelli che dovranno nascere, a vietare la sperimentazione sui nascituri.

Questa posizione non deriva da suggestioni confessionali, dal momento che non è la fede ma la natura che affida a un atto personale e cosciente la trasmissione della vita. La natura ha a sua volta un' eco significativa nella Costituzione, che all' art. 30 riconosce la collocazione naturale dei figli all' interno della famiglia e all' art. 29 descrive la famiglia come la società naturale fondata sul matrimonio.

L' INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI AN Fini: no a genitori con legami occasionali

"La convivenza non può essere equiparata per tutto alla famiglia Il figlio non è un oggetto da acquisire ad ogni costo ma un soggetto da amare e al quale offrire garanzie" .

Ciò non significa discriminare le convivenze: significa che la convivenza non può essere equiparata, in tutto e per tutto, alla famiglia, così come è descritta dalla Costituzione. Se può accadere che un figlio non viva con il padre o con la madre per ragioni accidentali, come la morte di uno dei coniugi, o la separazione o il divorzio, questo non vuol dire che si possa programmare in anticipo un legame fra i genitori frammentario e occasionale: il figlio non è un "oggetto" da acquisire a ogni costo, ma è un "soggetto", da rispettare e da amare, e al quale garantire, per legge di natura espressamente riconosciuta dalla Carta costituzionale (art. 30), quel mantenimento e quell' educazione che soltanto il padre e la madre insieme, in virtù di un legame stabile, sono in grado di assicurare.

La fecondazione eterologa incontra riserve ancora maggiori. Quando vi è la donazione del seme o dell' ovulo (o di entrambi) da parte di soggetti estranei alla coppia, la figura dei genitori si scinde dalla figura dei coniugi: essere genitori non equivale, o equivale solo in parte, a essere coniugi. La struttura familiare viene spezzata e la stessa identità del concepito è compromessa, dal momento che costui finisce per avere una identità biologica che non coincide con quella sociale. Poiché ciascuno di noi ha il diritto di sapere di chi è figlio, quando il soggetto nato da eterologa conosce le modalità con le quali è venuto al mondo, incontra serie difficoltà nel rapporto con i genitori, uno dei quali, almeno, è putativo, mentre il donatore resta ignoto.

Va infine tutelata la vita umana dal concepimento, impedendo la distruzione degli embrioni: è imminente la ricorrenza della Giornata per la vita, che si celebra da oltre vent' anni per iniziativa della Conferenza episcopale italiana, al fine di richiamare l'attenzione di tutti sui temi dell' accoglienza del nascituro e dell' aiuto alla gestante.

Alleanza nazionale si unisce a questa celebrazione con un convegno europeo che si svolgerà sabato prossimo ad Assisi con la partecipazione di rappresentanti dei movimenti per la vita e di politici di altre nazioni europee particolarmente impegnati su questo fronte: il riconoscimento che l' uomo è persona fin dal primo istante, e come tale non è strumentalizzabile da nessuno e per nessun motivo, deve diventare una base comune di condivisione per l' intera Europa, partendo dall' Italia.

Mi auguro che il voto inizi realmente oggi, e che si concluda nei prossimi giorni senza ritardi: è ben strano che la discussione alla Camera si sia aperta nel luglio dello scorso anno e non sia più ripresa. Buona parte della sinistra preferisce l' anarchia normativa a una regolamentazione seria: la prospettiva che ai voti del Polo si sommino quelli dei Popolari, di parte della Lega e di altri deputati non obbedienti a logiche di schieramento, e che quindi sia approvata una buona legge, rende possibili ulteriori tentativi di insabbiamento. Alleanza nazionale è pronta a denunciarli con forza: un Parlamento che intenda assumere fino in fondo le sue responsabilità non può più assecondare acriticamente il trionfo della tecnica, ne' stendere tappeti alla sperimentazione senza limiti, ma deve preoccuparsi di aiutare in concreto l' uomo e la donna che soffrono, fissando precisi paletti normativi per far sì che il progresso scientifico non sia antitetico alla persona, ma contribuisca ad alleviarne il dolore.

Mi auguro pure che, benché per questo tipo di leggi il Regolamento della Camera consenta il voto segreto, nessuno lo chieda: su temi di tale delicatezza, in base ai quali si forma il giudizio degli elettori, gli italiani hanno il diritto di conoscere con chiarezza quali scelte operano i propri rappresentanti. Invocare, a sostegno del voto segreto, la tutela della libertà di coscienza suona ipocrita; è noto che, se fossero approvati gli emendamenti del Polo, cesserebbero gli affari multimiliardari di chi finora ha approfittato del Far West della biogenetica: non e' il caso di lasciare alle lobby spazi di manovra che traggano profitto da un voto anonimo.

Gianfranco Fini * presidente di Alleanza Nazionale

giudici dallacullaallatomba

I giudici in Italia le leggi le vogliono fare. Dovrebbero farle rispettare, ma non gli basta. Sono voraci, vogliono di più, o forse potremmo dire che se la suonano e se la cantano: insomma, del parlamento machissenefrega, per non parlare dei referendum. Decidono loro, e basta.

Decidono sempre, su tutte le leggi, dopo che ci fanno i referendum, quando non gli piacciono i risultati - come per la 40 - e pure prima delle leggi, se già capiscono che non andranno bene (come le dichiarazioni anticipate di trattamento, la legge ancora non c'è e già la vogliono bocciare...quando si dice la prevenzione...ma quanto sono previdenti i nostri giudici...che meraviglia....)

e poi sono attentissimi ai vuoti legislativi, quelli proprio non li sopportano. Non se ne fanno passare uno, di vuoto legislativo. Passano gli spifferi, c'è corrente d'aria, fa male alla salute, il vuoto legislativo. Nonsaiquantoèpericolosoilvuotolegislativo, signora mia.

Per il fine vita, per esempio, lo hanno riempito bene bene benissimo, il vuoto, basta vedere la sentenza per Eluana, hanno pensato a tutto, pure a spiegare ai medici come dovevano fare, tutto quanto, non volevano neanche lasciare il sospetto di un vuotino legislativo, un vuotino piccolo piccolo....

E anche per la 40, per non lasciare il vuoto legislativo, hanno tolto un pezzo da un comma e ne hanno aggiunto un altro sul comma successivo, tante volte non si capisse dove vogliono arrivare, e insomma quanto siamo più tranquilli a vedere questi giudici così premurosi....

Tolgono il vuoto, e mettono il pieno. Legislativo. 

Su tutto: dalle provette ai sondini, dalla culla alla tomba, tutta roba loro.

Quindi la legge 40 – votata in parlamento e confermata da un referendum, quello che per astensione è stato il più fallimentare della storia della repubblica – va cambiata, perché a loro proprio  non gli va giù: tutta quella bella gente (dalla Ferilli alla Montalcini, ricordate i 100 volti per il si sulla copertina dell'Espresso?) che voleva tanto bene abrogarla, quella legge 40 brutta, cattiva, crudele, che invece ancora sta là, imperterrita. E funziona pure, nonostante tutto (basta vedere la relazione al Parlamento, o anche solo la sintesi. quella presentata venerdì, di cui hanno parlato solo Avvenire, Il Foglio, e il Messaggero, gli altri hanno graziosamente ignorato la faccenda, e Repubblica ha preferito raccontare del turismo procreativo, i lettori di Repubblica neanche sanno che è stata presentata la relazione, ma anche qua, machissenefrega).

Ma dobbiamo dire che stavolta ai giudici non gli è riuscita più di tanto.

Dotti, medici e sapienti alla Corte Costituzionale hanno deciso che il limite massimo di tre embrioni da creare non vale più.

Però rimane il divieto di congelamento di embrioni, di soppressione di embrioni, di selezione eugenetica di embrioni, di ricerca sugli embrioni. Ma allora, se domani un medico produce cinque embrioni, che se ne fa, visto che li può solo trasferire in utero?

Certo, non è scritto che è vietato mangiarseli. Non sono vietati frullati di embrioni, non è vietato il purè di embrioni, e neanche frittate di embrioni: insomma, non sono esplicitamente vietate ricette di embrioni. Queste la Corte Costituzionale non le ha menzionate, almeno per adesso. E quindi forse si possono fare.

Ma il resto no, e quindi è difficile capire cosa effettivamente sia cambiato.

Neanche la diagnosi preimpianto si può fare, perché rimane intatto l’art.13, quello che vieta la selezione eugenetica di embrioni. E se produci tanti embrioni per farci la diagnosi – vietata – poi degli embrioni scartati che ci fai, visto che non li puoi sopprimere né congelare?

Intanto però i giudici sono contenti: loro le mani sulla 40 ce le hanno cominciate a mettere. Vedi un po’, magari di sentenza in sentenza, forse ci riescono a smontarla.

Adesso però non ci sono riusciti, e almeno per adesso in parlamento la legge 40 non ci torna.

Quando avranno scritto le motivazioni della sentenza, capiremo meglio cosa hanno in mente. Poi vedremo il da farsi.