Eluana, la follìa di obbligarne la morte per fame e sete, e pure a Lecco dalle suore

ANSA – MILANO 17 GENNAIO 2009

“Se non si dovessero trovare altre soluzioni ritorneremo a chiedere con forza che l' attuazione della decisione di interrompere l'alimentazione e l' idratazione artificiale a Eluana Englaro, avvenga in Lombardia, non escludendo neppure la stessa clinica Beato Luigi Talamoni, dove ora la donna è ricoverata”.
Lo ha detto la curatrice speciale di Eluana, l'avvocato Franca Alessio, ribadendo che se tutte le altre strade saranno chiuse, resterà da percorrere solo quella dell'esecuzione forzata del dispositivo della Corte d' Appello di Milano.
“In questo caso ci pare ovvio che sosterremo che a mettere in atto la decisione dovrà essere la Regione Lombardia, perchè Eluana è a carico di questo servizio sanitario regionale - ha detto Alessio - Certo noi non vogliamo arrivare al punto da dover obbligare nessuno, ma mi sembra che ormai si sia usciti completamente fuori dai binari del diritto e della ragionevolezza”

Eluana, 38 anni a novembre, in stato vegetativo da 17 anni, dopo un incidente stradale, il 18 gennaio del 1992, e' ricoverata alla clinica Beato Luigi Talamoni da 14 anni, assistita dalle suore misericordine.
L'ipotesi che l'interruzione della alimentazione artificiale potesse avvenire nella struttura lecchese era stata esclusa subito, proprio per la natura religiosa della clinica.
L'avvocato Franca Alessio ha comunque ribadito che la speranza è quella di non dover arrivare a soluzioni così estreme come chiedere l'esecutività forzata del dispositivo.
“Abbiamo saputo che altre regioni, come l'Emilia Romagna, in qualche modo avrebbero manifestato la loro disponibilità - ha aggiunto - e noi siamo pronti a valutare tutte le opportunità, sperando però di non dover stare in ballo tanto tempo come è successo con Udine”.
La curatrice ha escluso che venga presa in considerazione l'ipotesi di rivolgersi all'estero. “Sarebbe una fuga - ha detto - e anche una vergogna che un cittadino italiano debba rivolgersi all'estero per fare applicare una sentenza dello stato italiano”.