Dicembre 2008

Eluana deglutisce

 

DA AVVENIRE 23 Dicembre 2008

LA DIFESA DELLA VITA

«Potrebbe essere alimentata in modo naturale»

 

Ci sono aspetti della condizione di Eluana Englaro che non solo l’opinione pubblica ma anche i giudici mostrano di non avere valutato (o addirittura saputo) e che modificano taluni dei presupposti su cui si basa il decreto della Corte d’Appello. Di questo è convinto il neurologo Giuliano Dolce, direttore scientifico dell’Istituto Sant’Anna di Crotone, casa di cura ad alta specialità riabilitativa che ospita un reparto con persone in stato vegetativo o di minima coscienza. Il professor Dolce è uno dei medici che hanno visitato Eluana Englaro e, dopo che alcuni di questi sono da tempo intervenuti nella vicenda, ora fa sentire la sua voce: «È accaduto lo scorso 18 gennaio. Dopo gli ultimi sviluppi, credo di non poter tacere che Eluana ha mantenuto la deglutizione. Si tratta di un particolare non indifferente. Infatti tra le persone in stato vegetativo alcune non riescono a deglutire, altre sì. La differenza è visibile, perché i primi perdono bava dalla bocca, e questo non era il caso di Eluana. Le suore mi hanno confermato che mai aveva perso questa capacità e che, nei primi anni, veniva alimentata dalla madre con un cucchiaino. Addirittura mi hanno riferito che ha ancora il riflesso della tosse: un particolare decisivo per poterla alimentare per bocca». Ma la riflessione a questo punto passa su un altro piano: «Il decreto – spiega Dolce – dice che si può sospendere l’alimentazione artificiale con il sondino, non che si può lasciar morire di sete e di fame una persona che può essere alimentata per via naturale. Credo che se i giudici avessero nominato una commissione medica per valutare le condizioni di Eluana, questi elementi sarebbero emersi. Si sarebbero anche potuti effettuare altri esami, come la videofluoroscopia per valutare quanto la deglutizione sia valida, o la risonanza magnetica dinamica. Si doveva chiarire che gli specialisti non parlano più di stato vegetativo permanente o persistente». La vicenda di Eluana, secondo Dolce, è tutt’altro che chiusa: «Abbiamo già scritto una lettera al direttore sanitario della clinica di Udine per spiegargli questi argomenti. Ma certamente, se qualcuno pensasse di mettere in atto il decreto, ci rivolgeremmo alla procura». Se arrivati a questo punto il professor Dolce in coscienza non si sente più di tacere, e per questo invia ad un giornale la sua testimonianza, neppure "Avvenire" se la sente di lasciare questo scritto nel cassetto. Per tutti infatti è il momento della coscienza e della massima responsabilità.

«La situazione che stiamo vivendo è veramente paradossale, soprattutto per noi medici, poiché siamo costretti ad ascoltare le diverse opinioni di persone che parlano, senza alcun fondamento scientifico. Questo succede quando si pretende di prendere una intransigente posizione senza conoscere bene la materia. La confusione che ne deriva però è veramente drammatica perché riguarda la vita di una persona che vive in mezzo a noi.Io ho visitato a gennaio scorso Eluana Englaro con il consenso del padre. Eluana si trovava in uno stato vegetativo conclamato per cui non è stato possibile ottenere alcuna risposta consistente, ma alcune funzioni erano conservate. In modo particolare la deglutizione.
 
Eluana ingoia e ha sempre ingoiato la saliva e dalla anamnesi è risultato che nei primi anni veniva spesso alimentata per bocca dalla madre anche se la pratica richiedeva tempo. Per ragioni di praticità venne poi preferita esclusivamente la nutrizione attraverso sondino. Veniva poi riferito che da pochi mesi era ritornato il ciclo mestruale dopo anni dal momento dell’incidente.
 
Prima di sospendere la nutrizione artificiale quindi, è assolutamente necessario valutare bene le residue capacità funzionali  della deglutizione con un particolare esame radiologico, anche perché ne deriva che il medico che applicasse il dispositivo della sentenza rischia di essere accusato di aver fatto morire di fame e di sete una grave disabile, capace di essere nutrita per via naturale. Oltre al reato di omicidio si configura anche quello aggravante di tortura di incapace.
In modo particolare la sete è intollerabile dopo uno o due giorni e tutti chiederebbero l’acqua, cambiando le disposizioni anticipate date decenni prima, o anche il giorno prima. Se si interviene con antidolorifici che potrebbero sicuramente alleviare il disagio, allora non si pratica più l’abbandono attivo, ma una eutanasia crudele perché l’evento morte non è immediato ma si prolunga nel tempo.
La sentenza del tribunale di Milano autorizza la sospensione delle terapie compresa la idratazione e la nutrizione artificiale e non certo quella naturale! Va detto che anche dopo molti anni i dolori fisici spontanei o provocati da malattie intercorrenti o da inadeguate manovre vengono percepiti dai pazienti in stato vegetativo e verosimilmente anche quelli provocati dalla fame e dalla sete.

Proprio su questo punto è stata vergata una dichiarazione condivisa cui hanno aderito 26 specialisti della materia italiani, francesi, spagnoli e tedeschi in una recente riunione internazionale tenutasi a Roma presso l’istituto Santa Lucia. In questo congresso sono state rese note diverse comunicazioni che mettono in luce come durante lo stato vegetativo, anche dopo anni è possibile registrare attività di coscienza sommersa, anche in assenza di consapevolezza in altre parole il cervello lavora.

Infine, e non per importanza, il tutore il curatore e tutti quelli che si adopereranno a mettere in esecuzione il decreto della Corte d’appello di Milano, devono necessariamente tenere presente che la procedura in esso indicata non è assolutamente praticabile sotto un profilo medico per due ragioni: per eliminare le sofferenze provocate dalla fame dalla sete, il sanitario deve eliminare per prima cosa la causa della sofferenza e ciò si può fare  solamente somministrando acqua e non  sedativi. Lo esige la buona pratica medica. Se invece si somministra una forte sedazione prolungata, praticamente si esegue una forma di eutanasia che In italia, attualmente, costituisce un reato grave.
È altrettanto grave che il tribunale non abbia disposto una perizia sulle reali condizioni di Eluana alla luce delle recenti novità in campo scientifico.
Evidentemente i giudici non erano bene informati sulle capacità funzionali di una persona in stato vegetativo, e sono altresì convinto che gli stessi giudici, una volta adeguatamente informati, condannerebbero quelle persone pronte oggi a dare esecuzione alla sentenza».
 
 

 

Giuliano Dolce, neurologo e direttore scientifico dell’Istituto Sant’Anna di Crotone 

 

Questo fatto non vi riguarda

 

da Il sussidiario

 

Una domanda alla Corte europea: ma i diritti dell’uomo sono un affare privato?

Assuntina Morresi

martedì 23 dicembre 2008

 

Questo fatto non vi riguarda: potremmo sintetizzare così la motivazione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per dichiarare inammissibile il ricorso con cui alcuni cittadini italiani ed associazioni di famiglie di disabili gravi hanno contestato l’autorizzazione dei giudici italiani a sospendere nutrizione ed idratazione artificiale ad Eluana Englaro.

 

Secondo i giudici europei, le associazioni dei malati non sono toccate direttamente dalla sentenza Englaro, perché la sentenza riguarda solo le parti direttamente coinvolte e i fatti richiamati, e cioè solo gli Englaro. La stessa Corte ha poi osservato che i ricorrenti non hanno legami diretti con Eluana: la prima firmataria del ricorso è Ada Rossi, una persona in stato vegetativo, e a rivolgersi a Strasburgo sono state associazioni di familiari di malati nelle stesse condizioni di Eluana, di medici, avvocati, e un’associazione per la difesa dei diritti dell’uomo. 

 

I giudici europei sono quindi giunti al paradosso secondo il quale un’associazione dedicata alla difesa dei diritti dell’uomo non ha titolo a ricorrere proprio davanti ad una Corte internazionale dei Diritti dell’Uomo; d’altra parte, sempre secondo gli stessi giudici, associazioni di sostegno alle persone con gravi cerebrolesioni non possono rivolgersi alla Corte perché i fatti in questione non riguardano direttamente un loro componente. Portando alle estreme conseguenze questo ragionamento, sarebbe come se un’associazione per il riconoscimento dei diritti di una minoranza perseguitata, per esempio gli armeni scampati al genocidio in Turchia, non potesse ricorrere alla Corte Europea per difendere un caso di un singolo armeno che non ha legami diretti con l’associazione suddetta (per esempio non è iscritto). Le conclusioni della Corte saranno pure fondate dal punto di vista del diritto, ma bisogna ammettere che le conseguenze sono piuttosto surreali.

 

I giudici di Strasburgo non sono voluti entrare nel merito di questo ricorso, così come hanno fatto lo scorso novembre anche i loro colleghi della Corte di Appello di Milano nei confronti del ricorso della procura generale, nella sostanza adducendo le stesse motivazioni: quella di Eluana non è una faccenda pubblica, ma riguarda solo lei e la sua famiglia. Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente della Regione Friuli, Tondo: novello Ponzio Pilato, ha dichiarato si tratta di un rapporto fra privati, cioè gli Englaro e la clinica Città di Udine, e quindi la regione non c’entra. 

 

In altre parole, dei giudici stabiliscono che una persona può essere lasciata morire di fame e di sete, e al tempo stesso dichiarano che la faccenda non è pubblica, ma un fatto privato. Migliaia di pagine di giornali, libri, trasmissioni televisive, un parlamento che solleva conflitti di competenze, anni di processi, una legge sul fine vita in dirittura di arrivo, appelli al governo e al Presidente della Repubblica, centinaia di incontri pubblici sull’argomento in tutta Italia, un atto di indirizzo del governo, e tutto questo per sentirsi poi dire che la faccenda non ci riguarda, è un fatto privato. Ci vuole se non altro una bella faccia tosta. Aspettiamo di sapere se la regione Friuli si adeguerà – come dovrebbe - all’atto di indirizzo del Ministro Sacconi, che impedisce che persone gravemente disabili come quelle in stato vegetativo possano essere private di nutrizione ed alimentazione: fino a prova contraria, Maurizio Sacconi è anche Ministro dei friulani, e le regole del Servizio Sanitario Nazionale valgono per tutti.O forse la regione Friuli non intende aderire alla Convenzione Onu sui disabili?Insomma, se un giudice c’è, a Strasburgo, ha deciso comunque di non parlare. Per fortuna c’è un Ministro a Roma.

 

un Natale all'incontrario

Un Natale all’incontrario, questo che ci vorrebbero far passare nel 2008.

Un Natale all’incontrario, dove un ministro viene detto – giustamente! – coraggioso perché ricorda a tutti che bisogna dare da mangiare e da bere a chi non riesce più a farlo da solo.

All’incontrario, perché lo stesso ministro deve pure spiegare che se in un ospedale italiano verrà lasciato morire di fame e sete un malato, quell’ospedale ne subirà le conseguenze.

All’incontrario, perché proprio per aver detto questo lo stesso ministro viene denunciato per violenza privata aggravata.

Un Natale all’incontrario, dove Marcello Matera, sostituto procuratore generale che dovrebbe garantire il rispetto delle leggi, dice che un provvedimento del ministro, nei fatti, è ininfluente, e che è “teoricamente possibile il ricorso alla forza pubblica per ottenere l'esecuzione della sentenza”, cioè secondo lui potrebbero intervenire i carabinieri , e a fare che? A staccare il sondino ad Eluana? Oppure direttamente contro il ministro?

Un Natale all’incontrario, dove un ospedale si sente “intimidito” se un ministro ricorda la legge vigente in Italia, e dove lo stesso ospedale si dice esterno al Servizio Sanitario Nazionale. E a quale servizio sanitario farebbe riferimento il Friuli? Non hanno dei ministri di riferimento? O forse in Friuli non hanno votato alle ultime elezioni politiche? Forse hanno solo le elezioni regionali? 

Un Natale all'incontrario, dove l'atto di indirizzo del Ministro non sarebbe vincolante perchè si riferisce ad una convenzione internazionale (nell'atto di indirizzo di Sacconi si fa riferimento ad una Convenzione internazionale dell'Onu, secondo la quale non si può negare idratazione ed alimentazione ai disabili): forse il Friuli non fa parte dell'Onu?

O forse il Friuli non intende rispettare la Convenzione Onu sui disabili?

E poi una volta a Natale si ricordavano i pastori che andavano a trovare un bambino appena nato, gli portavano doni e pure gli animali cercavano di proteggerlo dal freddo.

In questo Natale all’incontrario ci sono altri pastori, sono i “volontari di Eluana”, una ventina di infermieri che andranno appositamente a stare vicino a lei mentre muore di fame e di sete, ad assicurarsi che tutto vada secondo quanto stabilito dai giudici. A titolo gratuito. Una ventina, o anche più, perché dovranno fare i turni: ci vorranno almeno 15 giorni, ad Eluana, per morire, o forse più. Andrà per le lunghe.

E’ Natale. Se Eluana sarà portata via da Lecco, nella sua ultima camera a Udine ci saranno persone intorno a lei che si avvicenderanno, in quattro giorni le sospenderanno del tutto idratazione e alimentazione, gradualmente, per consentire una “familiarizzazione del personale assistenziale con le manifestazioni cliniche di Eluana”.

La osserveranno mentre muore. In quei quindici (o più) giorni le daranno saliva artificiale (!), spray di soluzione fisiologica e gel, per eliminare “l’eventuale disagio”, quel “disagio” che notoriamente si prova quando si muore di fame e di sete. Ce lo racconta Repubblica, che anticipa la descrizione del protocollo previsto per Eluana, e ci descrive questa “catena di solidarietà”, quella dei volontari intorno al letto di morte di Eluana.

E siccome si sono tutti sperticati ad assicurare che Eluana non sente dolore, saranno attentissimi a controllare le sue reazioni, somministrando medicinali e sedativi, con visite mediche per "verificare l'eventuale modifica della terapia, qualora fosse insufficiente a evitare la comparsa di segni clinici di sofferenza".

Vogliono farci fare un Natale all’incontrario. Non più una festa per Uno che nasce, ma per una che muore, che viene fatta morire di fame e sete. E vorrebbero pure che su tutto cali il silenzio – adesso - dicendo che è un fatto privato (ma chi è stato a renderlo pubblico?).

Io non ci sto.

appello in friulano

ELUANA: APPELLO LEGA IN FRIULANO AL PADRE, LA LASCI VIVERE

(ANSA) - TRIESTE, 21 DIC - Un appello in lingua friulana a Beppino Englaro, affinche' 'lasci vivere Eluana' e' stato lanciato oggi dal segretario della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia e presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini.
Nell'appello, diffuso stasera dal Tgr Rai del Friuli Venezia Giulia, Fontanini si rivolge direttamente a Beppino in 'marilenghe', spogliandosi delle cariche istituzionali e politiche, e invitandolo - da friulano a friulano - a 'lasciare Eluana a Lecco', soprattutto nel periodo natalizio.
Nei giorni scorsi, la Lega Nord del Friuli Venezia Giulia aveva richiamato la coalizione di Centrodestra che guida la Regione a rispettare la 'Carta dei valori' sottoscritta dagli alleati.

la Ru486 non si può bloccare

da corriere.it 20.12.2008

Guido Rasi, direttore dell’Agenzia italiana del farmaco

Pillola abortiva: «Non si può bloccare»

«Non c’è nessuno strumento, né tecnico scientifico, né del Parlamento in quanto l'Ue ha già detto sì»

ROMA - «Non ci sono strumenti di alcun genere per fermare il percorso di approvazione della pillola abortiva. Guido Rasi, direttore dell’Aifa (agenzia italiana del farmaco) conferma. E’ imminente l’arrivo in Italia della RU486, pasticca monodose per l’interruzione volontaria di gravidanza, alternativa all’intervento chirurgico. E’ verosimile che la Ru 486 «arrivi all’attenzione del cda a febbraio dopo un passaggio in comitato prezzi e rimborso».

Dottor Rasi, si è molto discusso in questi giorni su eventuali iniziative che l’Italia potrebbe assumere per non accettare la richiesta di autorizzazione al commercio presentata dall’azienda francese Exelgyn. Esistono ancora margini di intervento?

«Non c’è nessuno strumento., né tecnico scientifico, né da parte del Parlamento che ha presentato recentemente una mozione. Questa è una procedura cosiddetta di mutuo riconoscimento. Significa che il farmaco è stato già autorizzato dall’agenzia europea, l’Emea, e che gli Stati dell’Ue devono a loro volta adeguarsi a quella decisione».

Il Cda avrebbe dovuto valutare la registrazione della pillola questa settimana. A cosa è dovuto il ritardo, forse a polemiche e pressioni?

«Nessuna pressione. Questa settimana c’è stato l’ultimo esame del comitato tecnico. L’argomento non era invece all’ordine del giorno dello scorso Cda. Ora mancano gli ultimi tasselli. Stabilire quanto costerà questo prodotto. Poi ci sarà la valutazione del Cda. Ma credo che lì approvazione sarebbe tutto sommato il male minore per chi in Italia osteggia la Ru 486».

Il male minore, perché?

«Il farmaco in base al meccanismo europeo dovrà comunque essere commercializzato in Italia e allora ci sarebbe il rischio della vendita diretta, in farmacia. Qualunque donna potrebbe acquistarlo dietro presentazione di ricetta medica. L’approvazione da parte dell’Aifa prevede invece che la pillola venga distribuita solo in ospedale, sotto controllo medico e secondo il meccanismo della legge 194 sull’aborto».

Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella vorrebbe presentare un’istanza all’Emea. Sarebbe una via per bloccare la Ru486?

«Già l’Ungheria ha richiesto un arbitrato all’Emea e l’ha perso. Quindi questa strada è difficilmente percorribile».

Quali iniziative prenderà l’Italia per vigilare sugli effetti collaterali e gli eventi avversi legati al farmaco? Quando il comitato scientifico Aifa approvò il prodotto a febbraio (col precedente governo, capo dell’Aifa era Nello Martini, ndr) venne messo agli atti un dossier dove erano documentati 16 casi di morte.

«Molto probabilmente la pillola abortiva entrerà a far parte del programma di farmaco-vigilanza che impone la segnalazioni di tutti gli eventi avversi legati al suo impiego. Se dovessimo ricevere informazioni allarmanti allora a quel punto potremmo prevedere di chiederne la sospensione».

Margherita De Bac

 

dicono i giuristi - 2

ELUANA:LOJODICE, SENTENZA ESECUTIVA NON OBBLIGA A ESECUZIONE =

(AGI) - Bari, 19 dic. - "La sentenza, che per altro non e' entrata nel merito del tema, ma ha solo valutato questioni preliminari, e' esecutiva solo per il papa' della ragazza e il curatore, ma non per terze persone. Nessuno ha l'obbligo giuridico di metterla in esecuzione, semmai si tratta di una facolta'. Ma nessun obbligo". Lo afferma il prof. Aldo Lojodice, docente di Diritto Costituzionale a Bari, sottolinenado che il provvedimento del ministro Sacconi "obbliga le case di cura convenzionate con il servizio nazionale a non sospendere alimentazione ed idratazione. Pena la perdita di alcuni corrispettivi economici".
"In sostanza - spiega il costituzionalista in un'intervista al sito Pontifex - il ministro non annuncia sanzioni penali o civili delle quali non ha potere tanto meno competenza, ma rientra pacificamente nelle sue attribuzioni quella di emanare atti di indirizzo che valgono non solo per Eluana, ma per tutti coloro che si trovino nella sua condizione". Personalmente, aggiunge Lojodice, "credo che abbia fatto bene e lo dico non solo in qualita' di cattolico, ma anche di tecnico del diritto.
La nostra Carta Costituzionale difende il diritto alla vita e quello alla Salute. Quindi considerata la tutela assicurata dalla Costituzione alla salute, per quale ragione si debba privilegiare il rifiuto alla cure sulla attenzione medica.
Preciso, poi, che l'alimentazione e l'idratazione forzate non sono paragonabili a terapie, ma ad elementi che permettono l'esistenza in vita di un essere ancora reattivo come lo e' Eluana". La ratio del provvedimento, rileva, "e' impedire fatti del genere e salvaguardare, in forma chiara e precisa, il diritto alla vita che la nostra Costituzione tutela e che bisogna rispettare". Quanto all'ipotesi che il padre decida alla fine di portare Eluana in casa propria e di eseguire in quel posto la sentenza, per Lojodice "scatterebbe una inchiesta penale per omicidio". (AGI) Siz 192312 DIC 08

dicono i giuristi - 1

ELUANA: TAORMINA, PROVVEDIMENTO SACCONI E' DETERRENTE VALIDO =

(AGI) - Roma, 19 dic. - "Il Ministro ha emanato un atto di indirizzo chiaro preciso che attribuisce alla Pubblica Amministrazione delle direttive di condotta, dunque nella sua piena legittimita'.. Credo che Sacconi abbia voluto emettere un provvedimento indiretto, ma anche un deterrente chiaro. Ora voglio vedere chi sfidera' la Pubblica Amministrazione". Lo afferma il prof. carlo Taormina in un'intervista al sito cattolico "Pontifex". Secondo il giurista, "occorre precisare intanto che la Cassazione non e' entrata nel merito del tema, ma si e' limitata solo a questioni di procedura. Pertanto la Suprema Corte non ha emanato alcuna sentenza favorevole allo staccare l'alimentazione o l'idratazione".
"Se la famiglia dovesse decidere di eseguire il provvedimento in casa o in una clinica non convenzionata "incorrerebbe senza ombra di dubbio - sottolinea il famoso penalista - in una fattispecie di omicidio che neppure le condizioni della paziente e tanto meno il suo consenso possono scriminare. Insomma il nostro ordinamento non ammette l'omicidio neppure di chi ha manifestato in vita quella volonta'". Quanto alle modalita' indicate dalla sentenza di Milano, Taormina ricorda che in ogni caso "va istituito un comitato i cui membri assumono la natura giuridica di pubblici ufficiali, ma va delimitato e creato dalla pubblica autorita'.
Io stesso - conclude - fui membro di un comitato del genere quanto staccammo la spina al giudice Coiro a Roma". (AGI)

 

 

Ru486 in arrivo...forse

La pillola abortiva Ru486 potrebbe arrivare presto in Italia.

Forse.

La "kill pill" - così detta per via delle donne che sono morte dopo averla usata - ha superato un passaggio importante per la commercializzazione in Italia lo scorso febbraio, durante il governo Prodi, quando era Ministro della Salute Livia Turco e Direttore dell’Aifa Nello Martini.

Alla fine di quel febbraio la commissione tecnico scientifica dell’Aifa ha dato parere favorevole all’immissione in commercio della pillola in Italia. A questo punto rimane solo il parere del Consiglio di Amministrazione dell’Aifa, che sarà espresso in settimana.

L’ho spiegato in un pezzo sul Sussidiario, qua, dove è scritto anche cosa può ancora fare il Ministero del Welfare.

Insieme a Eugenia Roccella, adesso sottosegretario al Welfare, due anni fa abbiamo scritto un libro, “La favola dell’aborto facile”. Abbiamo fatto la nostra battaglia a partire dalla notizia della morte di Holly Patterson, una diciottenne californiana. In questo post potete leggere la lettera che i suoi genitori hanno reso pubblica dopo la sua morte.

Sapremo i prossimi giorni se il Consiglio di Amministrazione dell'Aifa darà l'ultimo via libera.

 

Holly Patterson

Lettera aperta ai media

dai genitori di Holly Patterson

Da “La favola dell’aborto facile”, di Assuntina Morresi, Eugenia Roccella, ed. Franco Angeli (2006)

6 novembre 2003

“Gentili signori e signore,

il rapporto del coroner della contea di Alameda ha ratificato la verità che già sapevamo. Holly è morta a causa di un aborto chimico provocato dalla Ru486. Non esistono rimedi veloci o pillole magiche per interrompere una gravidanza. La nostra famiglia, gli amici, la nostra comunità è profondamente addolorata, e per sempre segnata dalla morte, tragica ed evitabile, di Holly.

Holly, secondo la legge, ha vissuto da adulta solo per 9 giorni, ed è rimasta incinta quando aveva solo 17 anni. Ora sappiamo che ha capito di aspettare un bambino nella seconda settimana di agosto, e che era così turbata dalla sua gravidanza non voluta da chiedere aiuto al medico di famiglia perché soffriva di depressione; questo il 10 settembre 2003, il giorno stesso in cui ha assunto la pillola con cui ha iniziato il processo abortivo.

Holly era una ragazza piena di progetti, intelligente, in buona salute, che è rimasta vittima di un processo che l’ha perduta, a cominciare dall’uomo di 24 anni che ha avuto con lei rapporti non protetti, l’ha messa incinta, e ha collaborato a mantenere segreti la sua gravidanza e il suo aborto.

In questa cospirazione del silenzio, la sicurezza di Holly è stata affidata alla pillola approvata dalla Food and Drug Administration e somministrata dalla Planned Parenthood, e all’efficienza del Pronto Soccorso del Valley Care Medical Center, dove le hanno dato antidolorifici per i terribili dolori da contrazioni uterine, rimandandola a casa.

Sabato e domenica Holly si è lamentata di dolori gravi e di crampi, permettendoci di confortarla ma senza spiegarci cosa realmente fosse accaduto. Il 17 settembre 2003 alle 17 ha ceduto allo shock settico ed è morta, mentre la sua famiglia aspettava nel reparto di terapia intensiva con grande ansia, ma ancora sperando che lei recuperasse, finché siamo stati costretti a rimanere dietro la tenda che la isolava, mentre era ormai chiaro che stava morendo.

Holly non era una ragazza sola, disamata, senza protezione o appoggio; aveva una grande famiglia disposta ad aiutarla, nella sua breve vita e nella sua tragica morte. Adesso possiamo ricordarla e dividere la memoria dei suoi scintillanti occhi azzurri, del suo sorriso coinvolgente, della sua ferma determinazione e della sua grazia gentile, che sollecitava il nostro naturale istinto di proteggerla ed amarla, ma non riusciremo più a dimenticare i suoi ultimi momenti, quando era troppo debole per parlare e poteva appena stringerci la mano, in risposta ai nostri incoraggiamenti: “Ti vogliamo bene, Holly”, “Resisti, il resto della tua famiglia sta arrivando”, “Devi lottare, Holly, puoi farcela”.

Il modo in cui Holly è morta ci ha aperto gli occhi sui gravi rischi di questo farmaco, ci ha reso consapevoli della carenza delle leggi californiane sull’informazione e il consenso dei genitori riguardo all’aborto, e ci ha costretti a riconoscere l’estremo bisogno di informazioni imparziali e accurate, e di fonti per i genitori, le adolescenti e le giovani donne che vogliano conoscere i reali pericoli di un aborto, e la assoluta necessità di un movimento che incoraggi la prevenzione e apra il dialogo nelle famiglie sulle gravidanze indesiderate e gli aborti.

Come genitori, non possiamo permettere che la morte orribile della nostra bellissima Holly avvenga invano.

La Ru486 ha provocato gravi danni, ed è implicata nella morte di altre giovani donne. Adesso ha ucciso nostra figlia. Abbiamo scoperto che le sperimentazioni iniziali sono arrivate a conclusioni troppo frettolose, e che il farmaco è stato valutato e approvato come salvavita, insieme alle sostanze che curano malattie che comportano il rischio di morte, come l’Aids e il cancro. Ma la gravidanza è un processo naturale che il corpo di una donna è preparato ad affrontare, e non è mai stata classificata come una malattia mortale. Vogliamo aprire un sito web e uno spazio in cui le donne e le adolescenti possano raccontare le loro storie e riportare testimonianze personali sull’esperienza con la Ru486 e i suoi effetti avversi.

La Fda ha fallito nella sua missione di assicurare che la Ru486 sia un farmaco abortivo sicuro. Il compito della Fda è di “proteggere la salute pubblica controllando la sicurezza, l’efficacia e fornendo garanzie sui farmaci per uso umano o veterinario, i prodotti biologici, i dispositivi medici, i cosmetici, il cibo, i prodotti che emettono radiazioni”,

Ma Holly ha già pagato il prezzo più alto.

La Ru486 non dovrebbe nemmeno costituire un’occasione di divisione tra pro-choice e pro-life, tra chi è per la vita e chi è per la scelta: il primo problema dovrebbe essere la salute e il benessere dei nostri figli e di tutte le giovani donne.

Noi speriamo che ogni genitore possa imparare dalla tremenda morte di Holly e dalla nostra perdita. Secondo i laboratori Danco, che distribuiscono la pillola abortiva, la Ru486 fallisce nel 7/8 per cento dei casi. Più di un anno fa la Fda ha ricevuto 400 rapporti su reazioni negative al farmaco, inclusi numerosi decessi. Holly è stata dunque soltanto un’altra vittima, sottoposta ad un inaccettabile rischio, a causa di un farmaco che ha significativi tassi di fallimento.

Chiediamo che il commissario della Fda Mark Mc Clellan e il Segretario della Health and Human Services, Tommy Thompson, tolgano immediatamente la ru486 dal mercato, e che si svolga negli Usa un’inchiesta esauriente, prima che altri genitori soffrano e altre donne muoiano.

Chiediamo un’inchiesta da parte dell’Fda e del Dipartimento per la Salute della California sui motivi per cui le cliniche della Planned Parenthood (affiliato americano dell’Ippf, ndr) non seguano le regole approvate dalla Fda per la somministrazione della Ru486. Inoltre nutriamo dubbi sulla purezza dei farmaci che somministrano., soprattutto quando provengono  da nazioni straniere prive di controlli, come la Cina.

Oltre ai pericoli connessi al farmaco, crediamo che le strutture sanitarie non siano pienamente preparate a valutare e trattare i pazienti in situazioni di emergenza dovute a complicanze da pillola abortiva. Holly è stata due volte in ospedale ed è morta 20 minuti prima dell’appuntamento con i medici previsto dalla Planned Parenthood.

Abbiamo perso nostra figlia, Holly, ma crediamo di poter ancora fare qualcosa per evitare che terribili tragedie come la nostra colpiscano altre famiglie. La determinazione e l’energia di Holly nel raggiungere le proprie mete ci dà la forza di perseguire questi obiettivi fondamentali in suo nome. La memoria e lo splendore di Holly vive nei nostri cuori, tra i familiari e gli amici, e nel nostro impegno.

Sinceramente,

Monty e Helen Patterson

 

Onu, sinistra, fine vita

Gran putiferio per il presunto rifiuto della Chiesa Cattolica di aderire alla richiesta di depenalizzazione dell’omosessualità che sarà presentata alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ma il rifiuto è, appunto, presunto. La bozza firmata dai paesi dell’Unione Europea non è solo una richiesta di depenalizzazione, richiesta che personalmente sarei pronta a sottoscrivere, perché non ci devono essere persone in galera o addirittura messe a morte perché omosessuali.

Potete leggere qua il testo della proposta, pubblicato nel sito del radicale Marco Perduca. Alcuni articoli del testo vanno oltre la legittima richiesta di depenalizzazione, introducendo criteri che potrebbero invece ottenere l’effetto di legittimare altro.  

Grave crisi della sinistra in Italia. Di fatto, è arrivata la tangentopoli di sinistra vent’anni dopo. Compagni Spa, mette in copertina L’espresso, raccontando pasticci giudiziari da Napoli a Perugia, mentre il sindaco di Firenze si incatena davanti alla sede di Repubblica a Roma, e mentre continua il duello fra Veltroni e D'Alema. Vedremo se riusciranno a venirne fuori. Per ora, c'è aria di implosione.  

Riguardo alla legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, segnalo un intervento di Mons. Elio Sgreccia pubblicato sull’Osservatore Romano nel 2005, quando era ancora Presidente della Pontificia Accademia della Vita.

Sulla vicenda di Eluana Englaro leggete le ottime interviste de Il Sussidiario, per esempio quella a Bobby, il fratello di Terry Schiavo.

Per gli aggiornamenti di biopolitica dal mondo, cliccate su salutefemminile.it

non solo depenalizzazione

Di seguito la bozza - firmata dai paesi dell'Unione Europea - che secondo i media riguarda la richiesta di depenalizzazione dell'omosessualità; sarà presentata alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, probabilmente il 10 dicembre (dal sito di Marco Perduca 

1. We reaffirm the principle of universality of human rights, as enshrined in the Universal Declaration of Human Rights whose 60th anniversary is celebrated this year, Article 1 of which proclaims that “all human beings are born free and equal in dignity and rights”;

2. We reaffirm that everyone is entitled to the enjoyment of human rights without distinction of any kind, such as race, colour, sex, language, religion, political or other opinion, national or social origin, property, birth or other status, as set out in Article 2 of the Universal Declaration of Human Rights and Article 2 of the International Covenants on Civil and Political, Economic, Social and Cultural Rights, as well as in article 26 of the International Covenant on Civil and Political Rights;

3. We reaffirm the principle of non-discrimination which requires that human rights apply equally to every human being regardless of sexual orientation or gender identity;

4. We are deeply concerned by violations of human rights and fundamental freedoms based on sexual orientation or gender identity;

5. We are also disturbed that violence, harassment, discrimination, exclusion, stigmatisation and prejudice are directed against persons in all countries in the world because of sexual orientation or gender identity, and that these practices undermine the integrity and dignity of those subjected to these abuses;

6. We condemn the human rights violations based on sexual orientation or gender identity wherever they occur, in particular the use of the death penalty on this ground, extrajudicial, summary or arbitrary executions, the practice of torture and other cruel, inhuman and degrading treatment or punishment, arbitrary arrest or detention and deprivation of economic, social and cultural rights, including the right to health;

7. We recall the statement in 2006 before the Human Rights Council by fifty four countries requesting the President of the Council to provide an opportunity, at an appropriate future session of the Council, for discussing these violations;

8. We commend the attention paid to these issues by special procedures of the Human Rights Council and treaty bodies and encourage them to continue to integrate consideration of human rights violations based on sexual orientation or gender identity within their relevant mandates;

9. We welcome the adoption of Resolution AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) on “Human Rights, Sexual Orientation, and Gender Identity” by the General Assembly of the Organization of American States during its 38th session in 3 June 2008;

10. We call upon all States and relevant international human rights mechanisms to commit to promote and protect human rights of all persons, regardless of sexual orientation and gender identity;

11. We urge States to take all the necessary measures, in particular legislative or administrative, to ensure that sexual orientation or gender identity may under no circumstances be the basis for criminal penalties, in particular executions, arrests or detention;

12. We urge States to ensure that human rights violations based on sexual orientation or gender identity are investigated and perpetrators held accountable and brought to justice;

13. We urge States to ensure adequate protection of human rights defenders, and remove obstacles which prevent them from carrying out their work on issues of human rights and sexual orientation and gender identity.

 

terrorismo, Allam, biopolitica

Gli attentati terroristici in India ci hanno ricordato che c’è una guerra in corso, nel mondo, che non è terminata. E’ la guerra al terrorismo. La situazione è ancora confusa, ma il fatto che i terroristi a Mumbai volessero colpire  inglesi ed americani, e soprattutto l’eccidio degli ostaggi ebrei, sono una vera e propria firma dell’attentato.

Dalla strage degli ebrei si è salvato un bambino di due anni, grazie alla baby sitter che è fuggita con il piccolo in braccio mentre i genitori venivano trucidati: una scena da film, purtroppo, che si ripete troppo spesso nella storia. Sul sito Informazione Corretta la notizia ( e la foto del bambino) e la segnalazione di due importanti editoriali di oggi, sull'argomento, di Angelo Panebianco e Fiamma Nirenstein. Ho letto più di una volta il paragone fra gli ebrei e i canarini che si portano in miniera perchè, in presenza di gas tossici, sono i primi a morire, segnalando un grave pericolo in vista. Un paragone agghiacciante, ma purtroppo efficace e tristemente corrispondente a verità.  

E se la situazione in Iraq in questi ultimi mesi è nettamente migliorata, non si può dire altrettanto di quella di molti altri stati musulmani. In Iran continuano a lapidare le donne adultere, e non mancano neppure le esecuzioni capitali. Non ci risultano miglioramenti altrove: per esempio in Arabia Saudita alle donne è ancora proibito guidare la macchina, come ci spiega Asia News. Un "particolare" che la dice lunga sulla mancanza di libertà in certi regimi.  

In questa situazione ci lascia perplessi la novità annunciata da Magdi Allam: il coraggioso giornalista egiziano che ha denunciato più volte il fondamentalismo islamico, mettendo a rischio la propria vita, e che si è battezzato la scorsa Pasqua, ha annunciato di lasciare il giornalismo per darsi alla politica. Ha fondato oggi un nuovo partito “Protagonisti per l’Europa Cristiana”, con cui ha intenzione di presentarsi alle prossime elezioni europee.

Magdi Cristiano Allam è un uomo coraggiosissimo, che stimo molto. Questa sua iniziativa ricorda nei contenuti le posizioni espresse da Marcello Pera, e nella forma la lista pro-life di Giuliano Ferrara.

Ma per costruire un’Europa cristiana, purtroppo, non serve un partito ad hoc. Il lavoro culturale svolto finora da Allam è stato preziosissimo, e sarebbe stato interessante che fosse continuato con un suo centro culturale, una sua fondazione; considerando la sua conoscenza profonda della lingua araba e della cultura di quei popoli, e l’autorevolezza che ha guadagnato in questi anni, potrebbe porsi come punto di riferimento per i tanti musulmani che si vorrebbero liberare dal fondamentalismo islamico, come un ponte con la nostra cultura e il nostro modo di vivere. Non credo proprio che la fondazione di un partito sia una scelta adeguata.

Per quel che riguarda invece la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, segnalo una notizia curiosa, che fa capire quanto è facile prendere lucciole per lanterne. Si tratta di un allarme lanciato dal mensile Jesus, e poi rientrato. Molto istruttivo.