Aspettando la sentenza

“La Cassazione ci ripensi, perché sarebbe la prima volta in Italia che qualcuno muore, tra l'altro di fame e di sete e con un'agonia di almeno 15 giorni, per effetto di una sentenza”.  Con le parole di Eugenia Roccella, aspettiamo per oggi 11 novembre la sentenza della Cassazione su Eluana, una sentenza che sarà definitiva.

In questi giorni ho letto due libri. Il primo “Storia di una morte opportuna - il diario del medico che ha fatto la volontà di Welby”, di Mario Riccio e Gianna Milano, un diario del medico che ha sospeso la ventilazione a Welby. Il secondo “Eluana – la libertà e la vita”, di Beppino Englaro con Elena Nave.

Libri ben curati e costruiti, ricchi di citazioni, sentenze, bibliografia – soprattutto quello di Riccio –  ripercorrono le note vicende di Welby ed Eluana, quelle storie che nel giro di pochissimi anni hanno sdoganato presso l’opinione pubblica italiana l’idea che esiste un diritto a morire.

Non sono raccontate come storie tristi, ma quasi come atti di eroismo da parte di chi le vive in prima persona – Mario Riccio e Beppino Englaro, in questo caso: persone qualunque che per imperscrutabili casi della vita si sono trovate a combattere la battaglia del diritto a morire.

Strani tempi, questi nostri, in cui sembra che la maggiore preoccupazione sia quella di morire, e non di vivere. La preoccupazione di non far vivere bambini nati troppo prematuri, oppure disabili gravissimi come Eluana, ma anche meno gravi: quasi che il problema di questi tempi sia amministrare la morte, e non vivere la vita.

A questo proposito vi segnalo l’interessante lettera di Fulvio De Nigris a Gad Lerner, dopo la trasmissione “L’Infedele” dedicata proprio ad Eluana. Il quale Fulvio de Nigris (fondatore dell'Associazione "Amici di Luca") a un certo punto osserva che Beppino Englaro chiede silenzio su sua figlia, però a parlare è sempre e solo lui, e non vediamo mai in tv tutti quelli – e sono migliaia - che la loro Eluana ce l’hanno in casa, e che chiedono solo di essere aiutati a continuare a viverci insieme. Persone per le quali la sentenza Englaro può avere un impatto devastante, e almeno psicologicamente tanti problemi già li ha fatti (senza parlare della questione giuridica e legale: non sentivamo la mancanza dell’ennesima battaglia parlamentare che ci porterà a una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento).

Ma i solerti giudici italiani non si occupano solo di fine vita: anche la legge 40 è sotto tiro, e fra qualche mese la Corte Costituzionale si pronuncerà sul limite massimo dei tre embrioni da creare e trasferire in utero. Intanto continua un’irresponsabile pubblicità ai test genetici: sul corriere, ne hanno descritto uno all’ultimo grido, che stanerebbe ben 15.000 difetti genetici. Una meraviglia, secondo i media. Ne ho parlato su Avvenire.

In pratica anziché leggere l’oroscopo (oppure oltre che leggere l’oroscopo) adesso si fanno i test genetici, e pure per trovare l’anima gemella: guardate qua questo sito. Incredibile.